La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Che cosa ci fanno qui?» chiese Perrin con cenno del capo verso un gruppetto di persone che tenevano per le redini i propri cavalli. Riconobbe Selande, Camaille e l’alta donna Tarenese, tutte in abiti maschili e con la spada. C’era anche un uomo tarchiato con la giubba dalle maniche a strisce e la barba oliata e appuntita, i capelli legati dietro la nuca con un "nastro. Anche lui gli sembrava familiare. Gli altri due uomini, entrambi Cairhienesi, non li conosceva, ma da quanto erano giovani e dai nastri che usavano per tenere legati i capelli si capiva che facevano anche loro parte della ‘società di Selande’.
«Ho preso Selande e alcuni dei suoi amici a mio servizio.» Faile rispose spensierata, ma a un tratto da lei si levò a ondate un odore di cautela. «In città prima o poi si sarebbero cacciati nei guai. Hanno bisogno di qualcuno che dia loro delle indicazioni. Consideralo un atto caritatevole. Non permetterò che ti siano d’intralcio.»
Perrin sospirò e si grattò la barba. Un uomo saggio non accusava apertamente la moglie di nascondergli qualcosa. Soprattutto quando la moglie era Faile. Sarebbe diventata temibile come la madre. Se non lo era già. D’intralcio? Quanti di quei... pupazzi aveva preso con sé? «Siamo pronti? Prima o poi qualche imbecille deciderà di poter riguadagnare il favore di Rand riportandogli indietro la mia testa. Vorrei allontanarmi prima che accada.» Aram ringhiò sommessamente.
«Nessuno prenderà la tua testa, marito.» Faile sorrise e proseguì in un sussurro che sapeva avrebbe sentito solo Perrin. «Tranne forse me.» A voce più alta, aggiunse: «Tutto pronto.»
In una radura dietro gli alberi c’erano gli uomini dei Fiumi Gemelli accanto ai loro cavalli, disposti per due in una colonna che si snodava fin oltre la curva della collina. Perrin sospirò di nuovo. La bandiera con la testa rossa e quella con l’aquila rossa di Manetheren sventolavano pigramente nella brezza in testa alla colonna. C’erano più di dieci Fanciulle accovacciate accanto ai due vessilli, e di fronte a loro Gaul aveva un’espressione quasi imbronciata che Perrin non aveva mai visto su un Aiel.
Quando smontò da cavallo, due uomini con la giubba nera si avvicinarono a lui per salutarlo con il pugno premuto sul cuore. «Lord Perrin» disse Jur Grady. «Siamo qui dalla notte scorsa. Siamo pronti.»
Il volto consumato da contadino di Grady metteva Perrin quasi a suo agio, ma Fager Neald era tutta un’altra faccenda. Forse di dieci anni più giovane di Grady, avrebbe potuto essere un contadino anche lui, ma aveva l’aria affettata e movenze eleganti, e portava i baffi incerati e appuntiti. Grady era uno dei Dedicati e Fager Neald un Soldato, senza la spada d’argento appuntata sul colletto, cosa che però non gli impedì di dire: «Lord Perrin, è davvero necessario portare quelle donne con noi? Arrecheranno solo problemi, e tu lo sai bene.»
Alcune delle donne di cui il ragazzo stava parlando non erano lontane dal contingente dei Fiumi Gemelli, e tenevano gli scialli calati sulle braccia. Edarra sembrava la più vecchia delle sei Sapienti che controllavano impassibili altre due donne. Per la verità quella coppia impensieriva anche Perrin. Seonid Traighan, fredda e riservata nel suo abito di seta verde, aveva cercato di ignorare le donne aiel con tutte le sue forze — quasi tutti i Cairhienesi che non fingevano di essere Aiel li disprezzavano — ma quando vide Perrin passò le redini nell’altra mano e diede un colpetto fra le costole di Masuri Sokawa. Masuri si mosse — le Marroni parevano perdersi nei sogni a occhi aperti fin troppo spesso — fissando con fare assente la Sorella Verde, quindi posò lo sguardo su Perrin. Sembrava stesse guardando un animale insolito e forse pericoloso. Avevano giurato di obbedire a Rand al’Thor, ma avrebbero fatto lo stesso con Perrin Aybara? Dare ordini alle Aes Sedai gli sembrava innaturale, ma era comunque meglio che riceverne da loro.
«Ci siamo tutti» disse Perrin. «Andiamo via prima che qualcuno ci veda.» Faile tirò su con il naso.
Grady e Neald fecero di nuovo il saluto e si diressero al centro della radura. Perrin non sapeva quale dei due aveva fatto ciò che era necessario, ma a un tratto l’ormai familiare taglio verticale d’argento lampeggiò in aria roteando e trasformandosi in un passaggio che non era abbastanza alto per passarvi a cavallo. Dall’altro lato si vedevano degli alberi, non molto diversi da quelli che circondavano la collina sulla quale si trovavano in quel momento. Grady vi passò subito attraverso, ma ciò nonostante fu quasi travolto da Sulin e una piccola orda di Fanciulle velate. A quanto pareva, consideravano una questione di onore essere le prime a varcare il passaggio di loro iniziativa, e non avrebbero lasciato che nessuno glielo impedisse.
Vedendo materializzarsi un centinaio di problemi che non aveva preso in considerazione, Perrin condusse Stepper oltre il passaggio, in una terra ondeggiante. Dall’altro lato non vi era alcuna radura, ma meno alberi che nella conca di Cairhien, e quei pochi erano più alti ma altrettanto secchi, anche i pini. Non li conosceva, tranne le querce e le piante di erica. L’aria sembrava leggermente più calda.
Faile lo seguì, ma quando Perrin svoltò a sinistra, lei andò dritta. Aram li guardò entrambi preoccupato fino a quando Perrin non fece cenno con il capo verso Faile. L’ex Calderaio spronò il castrone per seguirla ma, anche se andava veloce, non riuscì a precedere Bain e Chiad, ancora velate; poi, nonostante gli ordini di Perrin per cui a passare dovevano essere prima gli uomini dei Fiumi Gemelli, Selande e una ventina di giovani Cairhienesi e Tarenesi, superarono il varco, trascinandosi dietro i cavalli. Una ventina! Perrin scosse il capo e si mise di fianco a Grady, che guardava in tutte le direzioni studiando la rada foresta.
Poi toccò a Gaul, seguito finalmente da Dannil a capo degli uomini dei Fiumi Gemelli che correvano seguiti dai loro cavalli. Quelle maledette bandiere apparvero dopo Dannil e vennero subito tirate su. Quell’uomo doveva radersi i suoi ridicoli baffi!
«Le donne sono incredibili» mormorò Gaul.
Perrin aprì la bocca per difendere Faile prima di rendersi conto che con tutta probabilità l’uomo si riferiva a Bain e Chiad. Per rimediare a quell’errore, Perrin disse: «Hai moglie, Grady?»
«Sora» rispose lui con fare assente, ancora concentrato sugli alberi circostanti. Perrin avrebbe scommesso che in quel momento Grady era intriso di Potere. Rispetto alle foreste dei Fiumi Gemelli, quel paesaggio concedeva un’ampia visuale, ma qualcuno avrebbe sempre potuto attaccarli di sorpresa. «Le manco» proseguì Grady, parlando quasi da solo. «Impari a capirlo a vista. Però mi piacerebbe sapere perché le fa male il ginocchio.»
«Le fa male il ginocchio» ripeté Perrin atono. «Proprio in questo momento, e tu lo sai.»
Grady si accorse che Perrin e Gaul avevano lo sguardo fisso in un punto. Batté le palpebre, ma riprese a osservare gli alberi. «Perdonami, lord Perrin. Devo mantenere la guardia.» Per molto tempo non disse nulla, poi iniziò lentamente. «È qualcosa che un tizio di nome Canler ha scoperto per conto suo. Al M’Hael non piace che scopriamo le cose da soli, ma una volta fatto...» Il vago sorriso faceva capire che Taim non era stato gentile nemmeno dopo. «Pensiamo sia qualcosa di simile al legame fra Custodi e Aes Sedai. Almeno uno su tre di noi è sposato. E questo legame è il motivo per cui molte donne sono rimaste invece di fuggire quando hanno scoperto cos’erano i loro mariti. Anche quando siamo lontano da loro sappiamo che stanno bene, e loro sanno che noi stiamo bene. A un uomo piace sapere che la moglie è al sicuro.»
«Questo è senz’altro vero» rispose Perrin. Che cosa stava combinando Faile con quegli idioti? Adesso era in groppa a Rondine e gli altri la circondavano guardandola. Perrin non si sarebbe sorpreso se anche lei si fosse lanciata in questa immensa stupidaggine del ji’e’toh.