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La corona di spade

Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:

La corona di spade
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«Lini, dimentichi la tua posizione! Hai smesso di essere la mia nutrice da molto...» Morgase respirò profondamente e addolcì la voce. Sostenere quello sguardo spaventato non era facile, nulla spaventava Lini. «Ciò che faccio è per il meglio, credimi» le disse gentilmente.

«Non c’è altro modo di...»

«Nessun altro modo?» La interruppe arrabbiata Breane, stringendo le mani sulla gonna fino a tremare. Ovviamente avrebbe preferito stringerle intorno alla gola di Morgase. «Di quale idiozia parli adesso? Che cosa succede se questi Seanchan pensano che ti abbiamo uccisa noi?» Morgase serrò le labbra; era diventata tanto trasparente?

«Fai silenzio, donna!» Lini non si arrabbiava mai e non alzava mai la voce, ma adesso aveva fatto entrambe le cose e aveva le guance rosse. Sollevò una mano ossuta. «Tieni la bocca chiusa, o ti prendo a schiaffi fino a farti diventare più sciocca di quello che sei!»

«Prendi lei a schiaffi, se proprio devi!» gridò Breane in risposta, con tanta fierezza che sputò. «La ‘regina’ Morgase! Manderà te, me e il mio Lamgwin alla forca, e anche il suo prezioso Tallanvor, perché non ha nemmeno il coraggio di un topo!»

La porta si aprì e apparve Tallanvor, ponendo fine alla discussione bruscamente. Nessuna avrebbe gridato davanti a lui. Lini finse di esaminare la manica del vestito di Morgase, come se avesse bisogno di essere rammendata, e mastro Gill e Lamgwin entrarono nella stanza dopo Tallanvor. Breane sorrise e si sistemò il vestito. Naturalmente gli uomini non notarono nulla.

Morgase invece notò molto. Per prima cosa Tallanvor aveva il cinturone con la spada, come mastro Gill e Lamgwin, anche se quella di quest’ultimo era più simile a un pugnale. Morgase aveva sempre avuto la sensazione che quell’uomo fosse più a suo agio con i propri pugni che con un’arma. Prima che potesse chiedere com’era possibile, l’uomo magro in fondo alla processione chiuse la porta alle sue spalle.

«Maestà,» disse Sebban Balwer «perdona quest’intrusione.» Anche l’inchino e il sorriso parevano asciutti e calcolati, ma quando l’uomo spostò lo sguardo da lei alle altre donne, Morgase decise che se anche gli altri uomini non avevano percepito l’atmosfera nella stanza, quello che una volta era stato il segretario di Pedron Niall aveva capito tutto.

«Sono sorpresa di vederti, mastro Balwer» osservò Morgase. «Ho sentito dire che si sono verificati eventi sgradevoli con Eamon Valda.» In realtà Valda aveva detto che se mai avesse posato gli occhi su Balwer lo avrebbe sbattuto giù da uno dei muri della fortezza. Il sorriso di Balwer divenne teso; era al corrente anche lui delle minacce di Valda.

«Ha un piano per farci uscire tutti da qui» intervenne Tallanvor. «Oggi. Adesso.» Non guardò Morgase da suddito rispettoso. «Abbiamo accettato la sua offerta.»

«Come?» chiese Morgase lentamente, costringendosi a non piegare le ginocchia. Quale aiuto avrebbe potuto offrire quel lezioso ometto? Fuga. Morgase voleva sedersi, ma non l’avrebbe fatto, non con Tallanvor che la guardava in quel modo. Certo, ormai non era più la sua regina, ma lui ancora non lo sapeva. Le venne in mente un’altra domanda. «Perché? Mastro Balwer, non rifiuterò una sincera offerta d’aiuto, ma perché proprio tu dovresti correre il rischio in prima persona? Questi Seanchan te ne faranno pentire se dovessero scoprirlo.»

«Avevo un piano da prima che arrivassero» le rispose lui con cautela. «Sembrava... imprudente... lasciare la regina di Andor nelle mani di Valda. Consideralo il mio modo per ripagarlo. So che a guardarmi non sembro chissà cosa, maestà...» nascose dietro una mano un colpo di tosse di rammarico «...ma il piano funzionerà. Questi Seanchan per la verità lo rendono anche più facile. Se non fossero arrivati loro, avrei dovuto aspettare ancora qualche giorno. Per aver appena conquistato una città, concedono grande liberà a chiunque presti il giuramento. Nemmeno un’ora dopo il sorgere del sole, ho ottenuto un lasciapassare che permetteva a me e ad altri dieci che hanno prestato giuramento di lasciare Amador. Credono che io voglia andare a comprare del vino da qualche parte a est, per cui ho anche dei carri per il trasporto.»

«Dev’essere una trappola.» Quelle parole avevano un sapore amaro. Meglio la finestra che finire in qualche trappola. «Non ti permetteranno di rivelare la loro presenza prima che il loro esercito avanzi.»

Balwer piegò la testa da un lato e iniziò a sfregarsi le mani, quindi si fermò di colpo. «In verità, maestà, ci ho pensato. L’ufficiale che mi ha concesso il lasciapassare ha detto che non ha importanza. Queste sono state le sue parole esatte: ‘Riferisci a chiunque incontrerai ciò che hai visto e lascia che sappiano di non potersi opporre alla nostra venuta. Le tue terre lo scopriranno presto in ogni caso.’ Ho visto diversi mercanti prestare il giuramento stamattina e partire con i loro carri.»

Tallanvor si avvicinò a lei. Troppo. Morgase poteva quasi sentire il suo respiro sul collo e ne avvertiva lo sguardo. «Accettiamo la sua offerta» disse solo per le sue orecchie. «Anche se dovessi legarti e imbavagliarti, credo che riuscirebbe comunque a trovare il sistema di farci andare via. Sembra un tipo pieno di risorse.»

Morgase sostenne lo sguardo di Tallanvor. La finestra o... una possibilità. Se solo Tallanvor fosse rimasto zitto, le avrebbe reso molto più facile ciò che stava per dire. «Accetto con gratitudine, mastro Balwer.» Si allontanò come se volesse guardare Balwer senza dover allungare il collo oltre Tallanvor. La turbava sempre essere troppo vicino a quell’uomo. Era troppo giovane. «Che cosa dobbiamo fare? Dubito che quelle guardie davanti alla porta accetteranno il tuo lasciapassare per noi.»

Balwer piegò il capo come se avesse previsto quella domanda. «Temo che saranno vittime di alcuni incidenti, maestà.» Tallanvor allentò la chiusura del fodero del pugnale e Lamgwin piegò le dita come aveva fatto il lopar con le unghie.

Morgase non credeva che sarebbe stato tanto facile, anche dopo che ebbero impacchettato tutto ciò che potevano portarsi dietro e che i due Tarabonesi finirono infilati sotto al suo letto. Davanti al cancello principale tenne chiuso il mantello contro la polvere — era difficile, per via del fagotto che aveva sulla schiena — e fece l’inchino, con le mani sulle ginocchia come le aveva mostrato Balwer, mentre lui spiegava alle guardie che loro avevano tutti giurato di obbedire, attendere e servire. Morgase stava pensando a un sistema per assicurarsi che non la prendessero viva. Fu solo quando si misero in marcia verso Amador, oltrepassati gli ultimi soldati, sui cavalli che Balwer aveva preparato, che Morgase incominciò a credere in quel piano. Naturalmente forse Balwer si aspettava una bella ricompensa per aver salvato la regina di Andor. Lei non aveva detto a nessuno che ormai quella fase era definitivamente conclusa; sapeva di aver pronunciato quelle parole, e non c’era bisogno che altri ne fossero al corrente. Rimpiangerle era inutile. Adesso avrebbe sperimentato che tipo di vita poteva trovare senza il trono. Una vita lontano da un uomo che era fin troppo giovane e inquietante.

«Perché hai un sorriso tanto triste?» le chiese Lini, tirando le redini della giumenta con i fianchi marroni. Quell’animale sembrava mangiato dalle tarme. Il baio di Morgase non stava meglio, nessuno dei cavalli era in buone condizioni. I Seanchan erano disposti a lasciare che Balwer andasse via, ma non che portasse con sé dei cavalli decenti.

«Ci aspetta ancora un lungo viaggio» rispose Morgase e spronò il cavallo a una specie di trotto per avvicinarsi a Tallanvor.

27

Da solo

Perrin infilò il manico dell’ascia nell’anello del cinturone dal lato opposto della faretra e prese l’arco senza corda che aveva riposto in un angolo, si mise in spalla la bisaccia da sella e lasciò le stanze che condivideva con Faile senza guardarsi indietro. Erano stati felici in quel posto — la maggior parte del tempo. Non pensava che vi avrebbe mai fatto ritorno. Talvolta si chiedeva se essere felice da qualche parte con Faile significava sempre che non sarebbe mai più tornato in quel particolare posto. Sperava che non fosse vero.

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