La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
«Una ferita onorevole, Handar, e un giorno da ricordare» gli disse Rand mentre l’altro uomo più magro si affrettava a offrire la sua spada e a inchinarsi. Solo allora le Fanciulle abbassarono le lance, ma i loro volti rimasero velati. Un giorno da ricordare? Trolloc e Myrddraal dentro la Pietra. La seconda volta che aveva brandito davvero Callandor, usando la spada che non era una spada come era stata pensata per essere utilizzata. I morti che giacevano ovunque. Una ragazza uccisa che non poteva riportare in vita. Chi poteva dimenticare un giorno del genere? «So che ho dato ordine che il Cuore venisse sorvegliato mentre Callandor era qui, ma perché state montando ancora la guardia?»
I due uomini si scambiarono occhiate perplesse. «Tu hai dato l’ordine di disporre delle guardie, mio lord Drago» rispose Handar «e i difensori obbediscono, ma non hai mai detto nulla su Callandor tranne che nessuno doveva avvicinarsi a essa a meno che non ci fossero prove che veniva da parte tua.» All’improvviso l’uomo tarchiato ebbe un sussulto e si inchinò di nuovo, in maniera ancora più profonda. «Perdonami, mio signore, se sembra che ti stia mettendo in discussione. Non intendevo farlo. Vuoi che convochi i Sommi Signori ai tuoi appartamenti? Le tue stanze sono state tenute pronte per il tuo ritorno.»
«Non ce n’è bisogno» gli disse Rand. «Darlin mi starà aspettando, e so dove trovarlo.»
Handar trasalì. L’altro uomo trovò all’improvviso qualcosa di interessante da esaminare sul pavimento. «Potresti aver bisogno di una guida, mio signore» disse Handar lentamente. «I corridoi... A volte i corridoi cambiano.»
Dunque. Il Disegno si stava davvero allentando. Questo voleva dire che il Tenebroso stava toccando il mondo più di quanto aveva fatto fin dalla Guerra dell’Ombra. Se si fosse allentato troppo prima di Tarmon Gai’don, il Merletto delle Epoche si sarebbe potuto disfare. Un termine al tempo, alla realtà e alla creazione. In qualche modo doveva far accadere l’Ultima Battaglia prima che ciò avvenisse. Solo che non osava. Non ancora.
Assicurò a Handar e all’altro uomo che non gli serviva una guida e i due si inchinarono ancora una volta, accettando apparentemente che il Drago Rinato potesse fare qualunque cosa dicesse. La semplice verità era che lui sapeva di poter individuare Alanna — avrebbe potuto puntare dritto verso di lei — e lei si era mossa dal primo momento in cui l’aveva percepita. Per trovare Darlin e informarlo che Rand al’Thor si stava avvicinando, ne era certo. Min l’aveva definita come una persona che lui teneva in mano sua, eppure le Aes Sedai trovavano sempre un modo per rigirare tutto a loro vantaggio. Avevano sempre i propri progetti, i propri obiettivi. Bastava guardare Nynaeve e Verin. Bastava guardare chiunque di loro.
«Saltano quando dici salta» notò Cadsuane freddamente, spingendo il cappuccio del suo mantello giù contro la schiena mentre si allontanavano dal Cuore. «Questo potrebbe rivelarsi un male per te, quando troppe persone balzano a una tua parola.» Proprio lei aveva il coraggio di dire questo! Cadsuane dannata Melaidhrin!, pensò.
«Sto combattendo una guerra» ribatté lui in tono severo. La nausea lo faceva diventare collerico. Quello era parte del motivo della sua severità. «Meno persone obbediscono, maggiori sono le probabilità che io perda, e se io perdo, tutti perdono. Se potessi fare in modo che tutti mi obbedissero, lo farei.» Allo stato attuale c’erano fin troppi che non gli obbedivano o che lo facevano a modo loro. Per la Luce, perché Min provava compassione?
Cadsuane annuì. «Come pensavo» mormorò, come rivolta a sé stessa. E questo cosa voleva dire?
La Pietra aveva le decorazioni di un palazzo, da arazzi di seta e passatoie sfarzose nei corridoi da Tarabon, Altara e dalla stessa Tear fino a supporti dorati che sostenevano lampade a specchi. Dei forzieri addossati alle pareti di pietra potevano contenere quello che occorreva ai servitori per pulire, tuttavia erano fatti di legni pregiati, spesso intagliati in maniera elaborata e sempre con bande dorate. Delle nicchie ospitavano ciotole e vasi di porcellana del Popolo del Mare, sottili come foglie e che valevano parecchie volte il loro peso in oro, oppure massicce effigi punteggiate di gemme, un leopardo dorato con occhi di rubino che cercava di abbattere un cervo d’argento con corna coperte di perle dell’altezza di un passo, un leone d’oro ancora più alto, con occhi di smeraldo e gocce di fuoco come artigli, e altri ancora decorati con gemme in modo così stravagante che non traspariva nessun metallo. Servitori in livree nere e oro si inchinavano o porgevano le loro riverenze mentre Rand saliva attraverso la Pietra, e quelle di coloro che lo riconoscevano erano davvero profonde. Alcuni sgranavano gli occhi alla vista delle Fanciulle che lo seguivano, ma la loro sorpresa non ritardava mai i loro inchini.
Tutte le decorazioni di un palazzo, tuttavia la Pietra era stata progettata per la guerra all’interni$ così come all’esterno. Ovunque due corridoi si incrociavano, buche assassine punteggiavano il soffitto. Tra gli arazzi, delle feritoie foravano le pareti in alto, angolate per coprire il corridoio in entrambe le direzioni, e non c’era nessuna rampa di scale senza feritoie posizionale in modo da potervi far piovere frecce o dardi di balestra. Solo un assalitore era riuscito a penetrare a forza dentro la Pietra, gli Aiel, e si erano sbarazzati di ogni opposizione troppo in fretta perché molte di quelle difese entrassero in gioco, ma qualunque altro nemico tosse riuscito a introdursi nella Pietra avrebbe pagato un prezzo di sangue per ogni corridoio. Tranne che Viaggiare" aveva cambiato per sempre il modo di muovere guerra. Viaggiare, i Boccioli di Fuoco e così tanto altro. Il prezzo di sangue sarebbe stato comunque pagato, eppure mura di pietra e alte torri non sarebbero più riuscite a tenere a bada un assalto. Gli Asha’man avevano reso la Pietra obsoleta quanto le spade di bronzo e le asce di pietra a cui gli uomini erano stati ridotti con la Frattura. La più antica fortezza dell’umanità ora era un’anticaglia.
Il legame con Alarma lo guidò sempre più in alto, finché non arrivò ad alte porte lucidate con leopardi d’oro al posto delle maniglie. Lei era dall’altro lato. Per la Luce, il suo stomaco voleva svuotarsi. Facendosi forza, aprì uno dei battenti ed entrò, lasciando le Fanciulle a montare la guardia. Min e le altre lo seguirono all’interno.
Il soggiorno era decorato quasi quanto i suoi stessi appartamenti dentro la Pietra, con ampi arazzi di seta che pendevano alle pareti, mostrando scene di caccia e di battaglia, il grande tappeto tarabonese a motivi geometrici che valeva abbastanza oro da nutrire un grosso villaggio per un anno, il caminetto di marmo nero tanto alto che un uomo poteva entrarci dentro e tanto largo da tenerne otto fianco a fianco. Tutti i massicci pezzi di mobilio erano intagliati in modo elaborato, incrostati di doratura e punteggiati di gemme, così come le alte lampade su sostegni dorati, con le loro fiamme che si specchiavano e si andavano ad aggiungere alla luce lasciata entrare dal soffitto a pannelli di vetro. Un orso dorato con occhi di rubino e unghie e denti d’argento, alto più di un passo, stava in cima a un piedistallo dorato da un Iato della stanza, mentre un altro basamento identico ospitava un’aquila dagli occhi di smeraldo e dagli artigli di rubino quasi altrettanto alta. Pezzi sobri per Tear. Seduta in una poltrona, Alanna alzò lo sguardo al suo ingresso e protese un calice dorato affinché una delle due giovani servitrici in nero e oro lo riempisse con vino scuro da un’alta caraffa dorata. Slanciata in un abito per cavalcare grigio sferzato di verde, Alanna era tanto avvenente che Lews Therin cominciò a canticchiare fra sé. Per poco Rand non si tastò il lobo dell’orecchio prima di abbassare la mano, all’improvviso incerto se quel gesto fosse suo o del folle. Lei sorrise ma in modo cupo e i suoi occhi passarono in rassegna Min e Nynaeve, Alivia e Cadsuane, col legame che trasmetteva il suo sospetto, per non parlare di rabbia e scontrosità. Le ultime due sensazioni si accentuarono per Cadsuane. E ci fu anche gioia, mista a tutto il resto, quando il suo sguardo si posò su di lui. Non che trasparisse dalla sua voce. «Ma guarda, chi si sarebbe aspettato di vederti, mio lord Drago?» mormorò quel titolo con un accenno di asprezza. «Una vera sorpresa, non sei d’accordo, mio lord Astoril?» Dunque non aveva avvisato nessuno, dopotutto. Interessante.