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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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Non tutto era pacifico, però. Mattina presto o meno, Rand vide ubriachi turbolenti che venivano gettati fuori dalle locande e dalle taverne, e così tante risse e uomini che si azzuffavano sul selciato che pareva che una non fosse svanita dalla vista prima chela successiva comparisse. Parecchi armigeri palesi si mischiavano nella folla, con le spade al fianco e le loro giacche di lana con le maniche rigonfie a strisce nei colori delle varie casate, ma perfino quelli che indossavano corazze ed elmi non accennavano nemmeno a interrompere le zuffe. Un buon numero di quegli scontri coinvolgevano degli armigeri, uno contro l’altro, con il Popolo del Mare, con tizi dagli abiti rozzi che potevano essere operai, apprendisti o bulli. I soldati che non avevano niente da fare si annoiavano, e i soldati che si annoiavano si ubriacavano e si azzuffavano. Rand era lieto di vedere gli armigeri dei ribelli annoiati.

Le Fanciulle, che scorrevano tra la calca facendo ancora finta di non aver nulla a che fare con Rand, attiravano occhiate perplesse e grattate di capo, perlopiù dai membri dai volti scuri del Popolo del Mare, anche se una marmaglia di bambini le seguiva con le bocche spalancate. I Tarenesi, parecchi dei quali non erano di carnagione molto più chiara di quella del Popolo del Mare, avevano visto gli Aiel in precedenza, e anche se si domandavano perché fossero tornati in città, pareva che quella mattina fossero impegnati in faccende diverse più importanti. Nessuno parve rivolgere una seconda occhiata a Rand o ai suoi compagni. C’erano altri uomini e donne a cavallo per strada, in buona parte forestieri, qua un pallido mercante cairhienese in una giacca scura, là un Arafelliano con campanellini argentei assicurati alle trecce scure, qui una Domanese dalla pelle ramata in un abito per cavalcare quasi trasparente a stento nascosto dal suo mantello seguita da un paio di imponenti guardie del corpo in giubbe di cuoio cucite con dischi d’acciaio, lì uno Shienarese con la testa rasata tranne per un codino grigio e con la pancia che sottoponeva a uno sforzo i suoi bottoni. Era impossibile fare dieci passi a Tear senza vedere dei forestieri. Il commercio tarenese aveva braccia larghe.

Il che non volle dire che Rand attraversò la città senza incidenti. Davanti a lui il ragazzo di bottega di un fornaio inciampò e cadde mentre stava correndo, facendo volare per aria il suo canestro, e quando il ragazzo si sollevò dal selciato mentre Rand gli cavalcava accanto, quello si fermò a metà movimento a bocca aperta, fissando le pagnotte impilate vicino al canestro, che si puntellavano a vicenda a formare un rozzo cono. Un tizio in maniche di camicia, che stava bevendo alla finestra al secondo piano di una locanda, perse l’equilibrio e ruzzolò verso la strada con un urlo che si interruppe quando atterrò in piedi a meno di dieci passi da Tai’daishar con il boccale ancora in mano. Rand se lo lasciò dietro con gli occhi sgranati e che si tastava meravigliato. Increspature di probabilità alterata stavano seguendo Rand, diffondendosi per la città.

Non tutti gli eventi sarebbero stati innocui come le pagnotte o avrebbero avuto esito positivo come l’uomo che era atterrato in piedi e non sulla testa. Quelle increspature potevano trasformare quella che sarebbe stata una caduta incolume in ossa rotte o perfino in un collo spezzato. Uomini potevano pronunciare parole che non avrebbero mai pensato dì sentire dalle proprie labbra, dando origine a faide che sarebbero durate una vita intera. Donne potevano decidere di avvelenare i propri mariti per offese insignificanti che avevano tollerato con compiacenza per anni. Oh, qualcuno avrebbe potuto trovare un sacco marcio pieno d’oro nel suo scantinato senza nemmeno sapere perché si era messo a scavare, oppure un uomo avrebbe potuto chiedere e ottenere la mano di una donna che prima non aveva avuto mai il coraggio di avvicinare, ma per quanti avessero trovato la buona sorte, altrettanti avrebbero trovato la rovina. Equilibrio, lo chiamava Min. Un bene per controbilanciare ogni male. Lui vedeva un male che bilanciava ogni bene. Doveva terminare le sue faccende a Tear e andarsene al più presto. Galoppare in quelle strade affollate era fuori questione, ma scelse un ritmo tale che le Fanciulle dovettero procedere a passo spedito.

La sua destinazione era comparsa in vista molto prima che fosse entrato in città, una massa di roccia come una collina spoglia e ripida che si estendeva dal fiume Erinin fin dentro il cuore della città, coprendo almeno otto o nove marce, un buon miglio quadrato o più, e dominando il cielo cittadino. La Pietra di Tear era la roccaforte più vecchia dell’umanità, la struttura più antica al mondo, costruita con l’Unico Potere negli ultimi giorni della Frattura stessa. Era un solido pezzo di roccia, senza nemmeno una giuntura, anche se più di tremila anni di pioggia e vento avevano reso scabra la sua superficie. I primi spalti si ergevano a cento piedi sopra il suolo, anche se più in basso c’erano feritoie per gli arcieri in abbondanza, cosi come cannelli di pietra per far piovere sugli attaccanti olio bollente o piombo fuso. Nessun assediante poteva impedire che la Pietra venisse rifornita attraverso il suo stesso porto protetto da mura, e conteneva fucine e fabbriche per rimpiazzare o riparare qualunque genere di arma nel caso le armerie se ne fossero trovale a corto. Sulla sua Torre più alta, che si innalzava sopra il centro stesso della Pietra, c’era lo stendardo di Tear, metà rosso metà oro, con una linea obliqua di tre mezzalune argentee, e così grande che poteva essere distinto chiaramente mentre si arricciava in una forte brezza. Doveva essere forte per muovere quella bandiera. Su torri più basse ce n’erano delle versioni più piccole, ma qui si alternavano con un altro stendardo svolazzante, l’antico simbolo bianco e nero in campo rosso delle Aes Sedai. La bandiera della Luce. La bandiera del Drago, la chiamavano alcuni, come se non ce ne fosse un’altra che portava quel nome. Il Sommo Signore Darlin stava ostentando la sua fedeltà, a quanto pareva. Quello era un bene.

Alarma era lì dentro, e lui non sapeva ancora se quello fosse un bene o un male. Non era più consapevole di lei con la stessa decisione di prima che Elayne, Aviendha e Min lo avessero vincolato congiunte — pensava che fosse così: in qualche modo loro l’avevano spinta via per ottenere la supremazia e lei gli aveva detto che di lui poteva percepire poco più della sua presenza — tuttavia giaceva ancora in fondo alla sua mente, un groviglio di emozioni e sensazioni fisiche. Pareva passato molto tempo da quando le era stato abbastanza vicino da percepirlo. Ancora una volta il legame con lei gli pareva un’intrusione, come se volesse usurpare il suo legame con Min, Elayne e Aviendha. Alanna era stanca, come se forse di recente non avesse dormito abbastanza, e frustrata, con forti venature di rabbia e scontrosità. I negoziati stavano andando male? Rand lo avrebbe scoperto molto presto. Alanna sarebbe stata consapevole che lui era in città, che si stava avvicinando poco alla volta. Min aveva cercato di insegnargli un trucco chiamato camuffamento che si pensava avrebbe potuto nasconderlo dal legame, ma lui non era mai stato in grado di farlo funzionare. Naturalmente anche lei ammetteva di non esserci mai riuscita.

Presto si ritrovò su una via che si dirigeva in linea retta verso la piazza che circondava la Pietra su tre lati, ma non aveva intenzione di cavalcarci direttamente. Tanto per cominciare, ogni massiccio cancello bordato di ferro sarebbe stato chiuso ermeticamente. Inoltre riusciva a vedere diverse centinaia di armigeri in fondo alla strada. Si aspettava che ci sarebbe stato lo stesso di fronte a ogni cancello. A stento davano l’impressione di uomini che stavano assediando una fortezza. Pareva che stessero oziando in giro senza alcun ordine — molti si erano tolti gli elmi e avevano le alabarde puntellate contro gli edifici ai lati della strada, e servitrici dalle taverne e dalle locande circostanti circolavano tra loro vendendo boccali di birra o vinto da vassoi — eppure era altamente improbabile che si sarebbero mostrati compiacenti se qualcuno avesse cercato di entrare nella Pietra. Non che potessero fermarlo, naturalmente. Poteva spazzar via qualche centinaio di uomini come se fossero farfalle.

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