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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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Altrimenti nessuno si fiderei di te, disse Lews Therin suonando del tutto sano di mente. Per il momento.

Rand guardò torvo Cadsuane, con i pugni serrati stretti, sul punto di tessere qualcosa che l’avrebbe bruciacchiata. Poteva sentire una frustata sul sedere e l’avrebbe percepita ancora di più una volta in sella. Pareva pulsare, e la sua rabbia pulsava con essa. Lei scrutò con calma sopra il suo vino. C’era un accenno di sfida nel suo sguardo, di provocarlo a incanalare? Quella donna passava ogni momento in sua presenza a sfidarlo! Il problema era che il suo consiglio era buono. Lui aveva dato ad Alanna quei termini. Si era aspettato che loro fossero più rigide nelle trattative, che ottenessero di più, ma avevano effettivamente conseguito quello che lui aveva chiesto. E oltre. Lui non aveva pensato a delle multe.

«Pare che le tue fortune siano cresciute, re Darlin» disse. Una delle servitrici fece una riverenza e porse a Rand un altro calice pieno di vino. Il suo volto era calmo quanto quello di qualunque Aes Sedai. Si poteva pensare che per lei fosse materia di ogni giorno assistere a uomini che discutevano con delle Sorelle.

«Salutate tutti re Darlin» intonò Weiramon, suonando un poco strozzato, e dopo un momento Anaiyella gli fece eco, senza fiato come se avesse corso per un miglio. Una volta aveva parlato di sé stessa per una corona a Tear. «Ma perché mai dovrebbero volermi come re?» disse Darlin sfregandosi una mano fra i capelli. «O chiunque altro. Non ci sono stati re nella Pietra dalla morte di Moreina, mille anni fa. Oppure sei stata tu a esigerlo, Bera Sedai?»

Bera, chinata a raccogliere il mantello, si raddrizzò e cominciò a scuoterlo. «Sono stati loro a... ‘esigerlo’ è una parola troppo forte... a suggerirlo. Chiunque di loro avrebbe colto al balzo l’opportunità di un trono, in particolare Estanda.» Anaiyella emise un suono strozzato. «Ma naturalmente sapevano di non avere alcuna speranza per quello. In questo modo possono giurare fedeltà a te invece che al Drago Rinato, facendolo suonare un po’ meno sgradevole.»

«E se tu sei re» si inserì Caraline «significa che Sovrintendente a Tear per il Drago Rinato diventa un titolo inferiore.» Rise in tono gutturale. «Potrebbero perfino aggiungerci tre o quattro altri titoli altisonanti per cercare di oscurarlo ancora di più.» Bera increspò le labbra come se fosse stata in procinto di tirare in ballo quel punto.

«E tu sposeresti un re, Caraline?» chiese Darlin. «Accetterò la corona, se vuoi. Anche se dovrò farne fare una.»

Min si schiarì la gola. «Potrei dirti che aspetto dovrebbe avere, se lo gradisci.»

Caraline rise di nuovo e lasciò andare il braccio di Darlin, scostandosi da lui. «Dovrò vederti indossarla prima di poterti rispondere. Fa’ fare la corona come dice Min, e se ti darà un aspetto grazioso...» Sorrise. «Allora forse lo prenderò in considerazione.»

«Auguro il meglio a entrambi,» disse Rand bruscamente «ma ci sono faccende più importanti di cui occuparci ora.» Min gli rivolse un’occhiataccia, con disapprovazione che inondava il legame. Nynaeve gli rivolse un’occhiataccia. E quello cosa riguardava? «Tu accetterai quella corona, Darlin, e non appena i documenti saranno firmati, voglio che arresti quei Seanchan, poi radunerai ogni uomo a Tear che sappia riconoscere un’estremità di una spada o di un’alabarda dall’altra. Disporrò affinché gli Asha’man ti portino nell’Arad Doman.»

«E io, mio lord Drago?» chiese Weiramon con entusiasmo. Quasi fremeva per l’eccitazione, riuscendo a camminare impettito pur stando fermo. «Se ci sono dei combattimenti, posso servirti meglio che non rimanendo a languire a Cairhien.»

Rand studiò l’uomo. E Anaiyella. Weiramon era un balordo idiota e lui non si fidava di nessuno dei due, ma non riusciva a vedere quali danni avrebbero potuto fare con non più di una manciata di seguaci. «Molto bene. Vuoi due potete accompagnare il Sommo Signore... ossia, re Darlin.» Anaiyella deglutì come se lei in questo caso avesse preferito tornare a Cairhien.

«Ma cosa dovrei fare nell’Arad Doman?» volle sapere Darlin. «Da quel poco che ho sentito di quella terra, è una gabbia di matti.» Lews Therin rise in modo incontrollato nella testa di Rand.

«Tarmon Gai’don giungerà presto» disse Rand. Volesse la Luce che non fosse troppo presto.

«Andrai nell’Arad Doman per prepararti per Tarmon Gai’don.»

22

Far piangere un’ancora

Malgrado il rollio indotto dalle lunghe onde azzurre, Harine din Togara sedeva mollo dritta accanto a sua sorella, appena davanti ai loro portatori di parasole e al timoniere alla sua lunga barra. Shalon pareva intenta a studiare i dodici uomini e donne che muovevano i remi. O forse era concentrata nei suoi pensieri. C’era parecchio su cui meditare di recente, non ultimo l’incontro a cui Harine era stata convocata, ma lei lasciò che i suoi pensieri vagassero alla cieca. Ricomponendosi. Ogni volta che le Prime Dodici degli Atha’an Miere si erano incontrate da quando avevano raggiunto Illian, lei aveva avuto bisogno di ricomporsi prima di parteciparvi. Quando aveva raggiunto Tear e aveva trovato il Gabbiano azzurro di Zaida ancora ormeggiato nel fiume, era stata certa che la donna fosse ancora a Caemlyn o perlomeno che stesse procedendo a parecchia distanza nella sua scia. Un errore doloroso, quello. Anche se, per la verità, sarebbe cambiato molto poco se Zaida fosse stata distante settimane. Non per Harine, almeno. No. Nessun pensiero per Zaida.

Il sole stava solo un pugno sopra l’orizzonte a est, e diversi vascelli dei terricoli erano diretti verso il lungo frangiflutti che proteggeva il porto di Illian. Uno portava tre alberi e una parvenza di alte velature, di cui le più grandi quadrate, eppure era basso e governato male, sguazzando tra le basse acque agitate in zampilli di spruzzi invece di solcarle. Parecchie erano piccole e con velature basse e triangolari quasi tutte alte sul boma. Alcune parevano piuttosto rapide, ma dato che i terricoli di rado navigavano fuori vista della terra e di solito si ancoravano di notte per paura delle secche, quella loro velocità serviva a poco. I carichi che abbisognavano di vera velocità andavano sulle navi degli Atha’an Miere. Per un sovrapprezzo, certo. Era solo una piccola parte di quello che gli Atha’an Miere trasportavano, in parte per via del prezzo, in parte perché poche merci avevano realmente bisogno della loro velocità. Inoltre affittare spazio per merci altrui garantiva un certo profitto, ma quando il Mastro del Cargo commerciava le loro stesse mercanzie per la nave, tutti i profitti andavano al vascello e al clan.

Navi degli Atha’an Miere erano ancorate lungo la costa a est e a ovest fin dove l’occhio poteva vedere, perlustratori e libranti, rasentatori e perché, perlopiù circondati da barche traghetto ammassate come ubriachi a un festival a riva. Sospinte a poca distanza dalla città, le barche traghetto avevano in vendita tutto, da frutta essiccata a carne di bue e di pecora a quarti, da chiodi e mercanzie di ferro a spade e pugnali, da gingilli sgargianti da Illian che potevano catturare l’occhio di un marinaio a oro e gemme. Anche se l’oro era di solito una sottile rivestitura che veniva raschiata via in pochi mesi per mostrare l’ottone al di sotto e le gemme erano solo vetro colorato. Portavano anche ratti, ma quelli non erano in vendita. Ancorata così a lungo, ogni nave ormai era piagata dai ratti. Ratti e deterioramento assicuravano che ci fosse sempre un mercato per gli ambulanti.

Le barche traghetto circondavano anche i massicci vascelli di fattura seanchan, a dozzine, che erano stati usati nella Fuga. Era così che veniva chiamata adesso, la grande Fuga da Ebou Dar. Bastava dire Fuga e nessuno chiedeva di che fuga si trattasse. Erano navi dalla prua massiccia, larghe due volte e più un perlustratore, adatte forse per affrontare grossi marosi, ma con strano sartiame e singolari vele a coste troppo rigide per essere regolate in modo appropriato. Uomini e donne ora stavano sciamando su quegli alberi e pennoni, modificando il sartiame in qualcosa di più utilizzabile. Nessuno voleva quelle imbarcazioni, ma ai cantieri sarebbero occorsi anni per rimpiazzare tutti i vascelli perduti a Ebou Dar. I;, la spesa! Troppo panciute o no, quelle navi avrebbero visto molti anni di utilizzo. Nessuna Maestra delle Vele aveva alcun desiderio di affondare nei debiti, prendendo in prestito dai forzieri del clan, quando molto se non tutto il suo oro in questo momento stava venendo recuperato dai Seanchan a Ebou Dar; non se poteva farne a meno. Alcune, tanto sfortunate da non avere né le proprie navi né una di quelle dei Seanchan, non avevano altra scelta.

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