La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Elayne spalancò gli occhi con un rantolo che parve toglierle tutta l’aria dai polmoni. Si agitò come una trota in una rete e batté i talloni a terra. Durò poco, ma in quel breve lasso di tempo il livido si rimpicciolì fino a sparire.
Nynaeve aiutò l’amica ad alzarsi e... vide apparire la mano di una donna con un boccale d’acqua. «Anche un’Aes Sedai ha sete dopo una cosa del genere» disse la sarta.
Elayne allungò la mano per accettarlo, ma Nynaeve la fermò afferrandole il polso. «No, grazie.» La donna scrollò le spalle e, quando si voltò per allontanarsi, Nynaeve aggiunse in tono diffidente: «Grazie.» Dirlo sembrava diventare più facile man mano che lo ripeteva. Non era certa che le piacesse.
Un oceano di merletto si alzò quando la sarta scrollò di nuovo le spalle. «Cucio vestiti per chiunque. E vista la tua carnagione, posso farne uno assai migliore di quello che indossi ora.» Detto questo, svanì nel suo negozio. Nynaeve la guardò male.
«Che cosa è successo?» chiese Elayne. «Perché non mi hai lasciato prendere l’acqua? Ho sete e fame.»
Dopo aver lanciato un’ultima occhiata alla sarta, Nynaeve si piegò per prendere la freccia.
Elayne non ebbe bisogno di alcuna spiegazione. Il bagliore di saidar la avvolse in un istante. «Teslyn e Joline?»
Nynaeve scosse il capo; il leggero giramento di testa stava passando. Non credeva che quelle due si sarebbero limitate a quell’espediente. Niente affatto. «Che cosa ne pensi di Reanne?» chiese con calma.. La sarta era ancora davanti alla porta del negozio, sempre speranzosa. «Forse voleva accertarsi che ce ne andassimo. O magari è stata quella Garenia.» Era un pensiero spaventoso, quasi quanto Teslyn e Joline, e la faceva infuriare persino di più.
Nynaeve non capiva come facesse, ma Elayne riusciva a sembrare graziosa anche quando aggrottava le sopracciglia. «Chiunque sia stata riceverà una bella lezione. Vedrai.» Il cipiglio svanì. «Nynaeve, se il Circolo non sa dove si trova la Scodella, possiamo trovarla, ma...» Elayne si morse il labbro, esitante. «Conosco un solo sistema per esserne sicura.»
Nynaeve annuì lentamente, anche se avrebbe preferito mangiare una manciata di terra. La giornata le era parsa all’inizio luminosa, ma ormai si era mutata in una coltre di tenebre. Da Reanne a... Oh, Luce, quanto tempo doveva passare prima che le spuntassero i primi capelli grigi?
«Non piangere, Nynaeve. Mat non può essere così incapace. La troverà per noi in pochi giorni, ne sono sicura.»
Nynaeve pianse ancora di più.
25
Trappola mentale
Moghedien non voleva fare lo stesso sogno ancora una volta, ma il desiderio di svegliarsi e gridare non serviva a nulla. Il sonno la teneva bloccata come una catena. L’iniziò passò in fretta, una specie di visione confusa. Nessuna pietà; avrebbe dovuto assistere al resto.
Riconobbe a malapena la donna che era entrata nella tenda dov’era tenuta prigioniera. Halima, la segretaria di una di quelle sciocche Aes Sedai. Stupide, eppure l’avevano incatenata senza via d’uscita e l’avevano costretta a obbedire. Movimento rapido, anche se lei pregava per la lentezza. La donna incanalò per fare luce e Moghedien vide solo quel bagliore. Doveva trattarsi di saidin — fra tutti i viventi solo i Prescelti sapevano come attingere al Vero Potere — il Potere che veniva direttamente dal Tenebroso — e pochi erano abbastanza stupidi da usarlo se non in caso di estremo bisogno. Ma era impossibile! Un’immagine sfocata si mosse rapida. La donna si presentò come Aran’gar e chiamò Moghedien per nome, le disse di presentarsi al Pozzo del Destino e le tolse l’a’dam, battendo appena le palpebre per un dolore che nessuna donna avrebbe provato. Di nuovo — quante volte l’aveva fatto? — Moghedien aprì un piccolo passaggio nella tenda. Usò il volo aleggiato per concedersi il tempo di pensare in quel buio infinito, ma non appena salì sulla piattaforma, simile a un balconcino di marmo completo di una confortevole sedia, arrivò davanti ai pendii neri di Shayol Ghul, nascosta per sempre alla luce, dove dalle aperture e dalle gallerie uscivano vapore, fumo e altri gas nocivi; e un Myrddraal le andò incontro, con la divisa nera come la morte, la pelle bianca come una larva e il volto privo di occhi, ma più alto, più grosso degli altri Mezzi Uomini. La guardò con molta arroganza e le disse il suo strano nome senza che lei glielo avesse chiesto, ordinandole di farsi avanti; nessun Myrddraal si comportava così con i Prescelti. Moghedien gridò nei recessi della propria mente perché il sogno procedeva ancora più in fretta, una nebbia invisibile, oltre ogni conoscenza, ma poi, mentre seguiva Shaidar Haran nell’entrata del Pozzo del Destino, tutto riprese a scorrere alla velocità normale, apparendo più reale del tel’aran’rhiod o del mondo stesso.
Dagli occhi di Moghedien scendevano lacrime, su guance che erano già umide. La donna si contorse sul pagliericcio duro agitando braccia e gambe in una lotta per svegliarsi disperata quanto inutile. Non era più consapevole di star sognando — tutto sembrava reale — ma i ricordi rimanevano e in quelle profondità l’istinto gridava e graffiava per fuggire.
Il tunnel scosceso le era ben familiare, con la volta coperta di stalattiti di pietra simili a zanne, le pareti che risplendevano di una luce pallida. Moghedien aveva fatto questo viaggio in discesa molte volte da quando, tanto tempo addietro, era andata per la prima volta a inchinarsi davanti al Sommo Signore dedicandogli la propria anima, ma mai come adesso, mai con il suo fallimento noto in tutta la sua grandezza. In passato era sempre riuscita a nascondere i propri insuccessi — anche al Sommo Signore. Molte volte. In quel posto potevano essere fatte cose che altrove erano impossibili. E ne potevano accadere di inimmaginabili.
Moghedien sussultò quando una di quelle zanne di pietra le sfiorò i capelli, poi si sforzò di riprendere il controllo. Le stalattiti non sfioravano nemmeno quello strano Myrddraal, anche se era assai più alto di lei, ma Moghedien era costretta a chinare il capo o aggirare quelle punte. La realtà era come argilla nelle mani del Sommo Signore, che spesso dimostrava il suo scontento in questo modo. Un dente di pietra la colpì a una spalla e Moghedien dovette piegarsi per passare sotto a un altro. Adesso il tunnel era così basso da non permetterle di stare dritta. Doveva inchinasi sempre di più, procedendo accovacciata davanti al Myrddraal, cercando di avvicinarsi. Il passo di quella creatura non cambiava mai, ma per quanto lei si affrettasse, la distanza fra loro due non diminuiva. Il soffitto si abbassava sempre più, le fauci del Sommo Signore che torturavano i traditori e gli stolti, e Moghedien dovette procedere carponi, poi strisciando sui gomiti e le ginocchia. La luce divampò e lampeggiò nel tunnel, a est dell’entrata del Pozzo del Destino, proprio davanti a lei, e Moghedien si stese sul ventre, trascinandosi con le mani e spingendo con i piedi. Le punte di pietra le penetravano la carne, impigliandosi nel vestito. Ormai ansimante, si dimenò per l’ultimo tratto con nelle orecchie il rumore della lana che si lacerava.
Si guardò alle spalle e fu scossa da brividi. Al posto del tunnel vide un solido muro di pietra. Forse il Sommo Signore aveva calcolato tutto al millesimo, e se lei fosse stata più lenta...
La roccia su cui si trovava Moghedien sporgeva sopra un lago rosso di roccia fusa striato di nero, dove fiamme grandi come uomini danzavano, morivano e riapparivano. La caverna saliva verso l’altro senza soffitto, fino a un cielo dove le nuvole, striate di rosso, giallo e nero, correvano folli come se fossero portate dal vento dei tempi. Non era il cielo tempestoso di Shayol Ghul. Nulla di tutto ciò catturò l’attenzione di Moghedien, e non solo perché l’aveva visto molte volte. Il Foro nella prigione del Sommo Signore non era più vicino che in qualsiasi altro posto al mondo, ma lì era percepibile, e lei poteva immergersi nella gloria radiosa del Sommo Signore. Il Vero Potere scorreva tutto intorno a lei, così forte che provare a incanalare l’avrebbe ridotta in cenere. Non che avesse intenzione di pagare quel prezzo.