La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Shaidar Haran rise, il suono della pelle secca che si sgretola. Anche in questo era diverso dai suoi simili. Molto più crudeli dei Trolloc, che erano solo sanguinari, i Myrddraal erano freddi e imparziali. Shaidar Haran mostrava spesso di divertirsi. Moghedien si considerava fortunata per avere solo qualche livido. La maggior parte delle donne sarebbe stata sull’orlo della follia ormai, se non oltre.
«E sei impaziente di obbedire?» chiese quella voce graffiante.
«Sì, sono impaziente di obbedire, Mia’cova.» Avrebbe detto e fatto qualsiasi cosa fosse necessaria per sopravvivere, ma sussultò lo stesso quando quelle dita fredde le si infilarono di colpo fra i capelli. Cercò di allungarsi il più possibile ma quella creatura la tirò comunque più su. Almeno stavolta i piedi rimasero sul pavimento. Il Myrddraal la studiò, privo di espressione. Memore delle visite passate, Moghedien si costrinse a non arretrare, a non gridare, a rinunciare persino al disperato tentativo di attingere a saidar e farla finita.
«Chiudi gli occhi,» le disse il Myrddraal «e tienili chiusi fino a quando non ti sarà ordinato di aprirli.»
Moghedien obbedì immediatamente. Una delle prime lezioni di Shaidar Haran era stata sull’obbedienza, e poi con gli occhi chiusi poteva fingere di trovarsi da qualche altra parte. Qualsiasi cosa fosse necessaria.
A un tratto la mano che le stringeva i capelli la spinse in avanti e lei gridò pur non volendo. Il Myrddraal aveva intenzione di sbatterla contro la parete. Moghedien protese le mani per proteggersi e Shaidar Haran la rilasciò. La donna barcollò per almeno dieci passi, ma la cella non era così grande. Fumo di legna, percepiva un vago odore di fumo di legna. Mantenne comunque gli occhi fermamente chiusi. Aveva intenzione di continuare ad avere solo dei lividi, e il meno possibile.
«Adesso puoi guardare.» La voce proveniva da un giovane alto e con le spalle larghe, stivali e giubba neri e una camicia bianca svolazzante in parte slacciata, che la guardava con incredibili occhi azzurri da una poltrona imbottita sistemata davanti a un camino di marmo, dove le fiamme danzavano sui ceppi di legno. Moghedien era in una stanza con dei pannelli di legno che avrebbe potuto appartenere a un mercante ricco o a un esponente della piccola nobiltà; i mobili avevano dorature e intagli, i tappeti erano rosso e oro con motivi intricati. Non dubitava di trovarsi nelle vicinanze di Shayol Ghuclass="underline" quel luogo non emanava la sensazione di tel’aran’rhiod, la sola altra possibilità. Si girò velocemente e sospirò. Il Myrddraal non era in vista, da nessuna parte. Le sembrò di essere liberata dalla morsa di forti legacci in cuande.
«Ti sei goduta il tempo che hai trascorso nel vacuolo?»
Moghedien sentì dita gelate affondarle fra i capelli. Lei non era una ricercatrice o una fabbricante, ma conosceva quella parola. Non pensò nemmeno per un istante di chiedere come un uomo tanto giovane potesse saperne il significato. Talvolta nel Disegno si creavano delle bolle, anche se qualcuno, come Mesaana, avrebbe detto che era una spiegazione troppo semplice. Si poteva entrare nei vacuoli, se si sapeva come, e potevano essere manipolati come il resto del mondo — i ricercatori avevano spesso fatto esperimenti enormi nei vacuoli, lo ricordava appena —, ma erano fuori dal Disegno e talvolta si chiudevano o si rompevano e andavano alla deriva. Nemmeno Mesaana era in grado di dire che cosa accadesse — ma qualsiasi cosa contenessero, in quel momento era perduta per sempre.
«Quanto tempo?» Fu sorpresa di sentire che la sua voce era ferma. Girò intorno al giovane che rimase lì seduto a mostrarle i denti bianchi. «Ho detto quanto? O forse non lo sai?»
«Ti ho vista arrivare...» l’uomo fece una pausa, sollevando un boccale d’argento dal tavolo vicino alla poltrona, e la guardò da sopra il bordo con occhi maliziosi «...l’altro ieri sera.»
Moghedien non riuscì a trattenere un sospiro di sollievo. Il solo motivo per cui qualcuno poteva voler entrare in un vacuolo era che il tempo trascorreva in maniera diversa, talvolta era più lento, talvolta più veloce. Altre volte molto più veloce. Moghedien non sarebbe stata sorpresa di scoprire che il Sommo Signore l’aveva davvero imprigionata per cento anni o mille, "per farla poi riemergere in un mondo che era già suo e costringerla a nutrirsi di carogne mentre gli altri Prescelti erano ai posti di comando. Lei era ancora una dei Prescelti, almeno nella sua mente, fino a quando il Sommo Signore in persona avesse detto che non era più così. Da quel che ne sapeva, nessuno si era mai liberato da una trappola mentale, ma lei avrebbe trovato il sistema. Esisteva sempre per quelli che erano cauti, mentre alcuni fra i caduti chiamavano codardia la cautela. Lei stessa aveva scortato alcuni di quei cosiddetti coraggiosi a Shayol Ghul, per essere associati a un cour’souvra.
A un tratto le venne in mente che l’individuo di fronte a lei sapeva molte cose per essere un semplice Amico delle Tenebre, e oltretutto così giovane. L’uomo mise una gamba sul bracciolo della poltrona, seduto in modo così scomposto da essere indecente. Graendal forse se lo sarebbe preso se avesse capito che ricopriva una posizione di potere; solo il mento un po’ troppo prominente rovinava la sua bellezza. Moghedien non credeva di aver mai visto occhi così azzurri. Con l’insolenza di quest’uomo e tutto quello che aveva dovuto sopportare da Shaidar Haran ancora fresco nella memoria, con la Fonte che la chiamava e il Myrddraal che era andato via, Moghedien prese seriamente in considerazione l’idea di dare una lezione a quel giovane Amico delle Tenebre. Il vestito sudicio che sapeva di indossare peggiorava il tutto; Moghedien emanava un leggero profumo grazie all’acqua che le avevano portato per lavarsi, ma non aveva avuto modo di polire il vestito di lana grezza con il quale era fuggita da Egwene al’Vere, vestito che ora mostrava anche gli strappi subiti nella galleria nel Pozzo del Destino. Alla fine prevalse la prudenza, la stanza doveva essere vicina a Shayol Ghul. Ma trattenersi le costò un grande sforzo.
«Come ti chiami?» chiese Moghedien. «Hai la minima idea di chi sono io?»
«Sì, Moghedien. Puoi chiamarmi Moridin.»
Moghedien rimase a bocca aperta. Non per quel nome, qualsiasi idiota poteva farsi chiamare col termine che nella lingua antica significava morte. Ma una piccolissima macchia nera, a malapena visibile, fluttuò davanti a uno di quegli occhi azzurri e poi davanti all’altro, seguendo la stessa linea. Questo Moridin aveva attinto dal Vero Potere, e più di una volta. Assai più di una volta. Moghedien sapeva che erano sopravvissuti altri uomini capaci di incanalare oltre ad al’Thor — e il giovane nella stanza era grosso quanto lui — ma non si sarebbe mai aspettata che il Sommo Signore concedesse a uno di loro questo particolare onore. Un onore con effetti collaterali, come sapevano bene tutti i Prescelti. Col tempo, il Vero Potere creava molta più dipendenza dell’Unico Potere; una volontà forte poteva tenere a bada il desiderio di attingere più saidar o saidin, ma lei personalmente non credeva che esistesse una mente così salda da resistere al Vero Potere, non quando ormai il saa appariva negli occhi. Il prezzo finale era diverso, ma non meno terribile.
«Ti è stata data una possibilità più grande di quanto credi» gli disse Moghedien. Come se il suo vestito fosse dello streith più bello, si accomodò sulla poltrona di fronte a Moridin. «Dammi un po’ di quel vino e ti spiegherò di che si tratta. Solo altre ventinove persone hanno avuto questo tuo dono...»
Con sua sorpresa, l’uomo si mise a ridere. «Tu hai capito male, Moghedien. Sei ancora al servizio del Sommo Signore, ma non come lo eri una volta. Il tempo dei tuoi giochi è passato. Se non fossi riuscita per caso a combinare qualcosa di buono, ormai saresti morta.»
«Io sono una dei Prescelti, ragazzo» rispose Moghedien, con la furia che cominciava a incendiare la cautela. La donna si alzò, pronta ad affrontare quel giovane con tutta la sapienza delle Epoche trascorse. In molti degli aspetti riguardanti l’uso dell’Unico Potere, era ancora insuperata. Stava quasi per abbracciare la Fonte, incurante di quanto fosse vicina Shayol Ghul. «Con ogni probabilità, tua madre ha usato fino a qualche giorno fa il mio nome per spaventarti, ma sappi che al solo sentirlo hanno sudato anche alcuni uomini adulti che potrebbero schiacciarti come una mosca. Con me dovrai tenere a freno la lingua!»