Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » La lama dei sogni
La lama dei sogni - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
1 ... 135 136 137 138 139 140 141 142 143 ... 251
Перейти на страницу:

Il più giovane dei due Illianesi dagli occhi scuri di fronte a lui, un tizio rasato di nome Pavil Ceraneos, aprì la bocca adirato, ma quello più anziano, Jeorg Damentanis, con la barba striata di grigio che stava praticamente fremendo, appoggiò una mano paffuta sul braccio di Ceraneos e gli rivolse uno sguardo sconcertato. Aldragoran non fece alcuno sforzo per nascondere il suo sorriso, mostrando un poco di denti.

Era stato solo un marmocchio quando i Trolloc si erano riversati a Malkier e non aveva il minimo ricordo di quella terra — di rado pensava a Malkier: quella nazione ormai era bella che morta — eppure era lieto di aver permesso ai suoi zii di dargli l’hadori. A un altro tavolo, Managan stava discutendo animatamente con una scura donna tarenese che indossava una gorgiera di merletto e granati di qualità piuttosto scadente alle orecchie; quei due quasi sovrastavano la giovane donna che suonava il dulcimer a martelletti sulla bassa piattaforma accanto a uno degli ampi caminetti di pietra. Quel giovane uomo snello aveva rifiutato l’hadori, così come Gorenellin, che era più prossimo all’età di Aldragoran. Gorenellin stava conducendo una difficile trattativa con un paio di Altarani dalla carnagione olivastra, uno dei quali aveva un bel rubino all’orecchio sinistro, e c’era sudore sulla fronte di Gorenellin. Uomini del genere avevano una reputazione per scoppi improvvisi e imprevedibili di violenza. Anche se lui era stato costretto di rado a usare la spada al suo fianco, era risaputo che sarebbe stato in grado e l’avrebbe fatto.

«Accetto, mastro Aldragoran» disse Damentanis, scoccando un’occhiataccia al suo compagno. Non notandolo, Geraneos snudò i denti in quello che probabilmente sperava che Aldragoran avrebbe preso per un sorriso. Aldragoran lo lasciò passare come tale. Lui era un mercante, dopotutto. La reputazione era una buona cosa quando migliorava il tuo potere di trattativa, ma solo uno sciocco andava in giro a cercare scontri.

L’impiegato degli Illianesi, un tizio sparuto dai capelli che si andavano ingrigendo, anche lui Illianese, aprì il loro scrigno delle monete a liste di ferro sotto l’occhio vigile delle loro due guardie del corpo, uomini corpulenti con quelle strane barbe che lasciavano scoperto il labbro superiore, in giubbe di cuoio cucile con dischi d’acciaio. Ognuno portava alla cintura una spada e un robusto randello. Anche Aldragoran aveva un impiegato alle sue spalle, un Saldeano dagli occhi duri che non sapeva riconoscere l’estremità di una spada dall’altra, ma non usava mai guardie del corpo. Sui suoi possedimenti sì, ma non guardie del corpo. Quello non faceva che contribuire un poco alla sua reputazione. E ovviamente non ne aveva bisogno.

Una volta che Damentanis ebbe firmato due lettere di credito e gli ebbe consegnato tre borsellini di pelle pieni d’oro — Aldragoran contò le monete ma non si curò di pesarle; alcune di quelle spesse corone da dieci nazioni diverse sarebbero state più leggere di altre, tuttavia era disposto ad accettare l’inevitabile perdita — gli Illianesi raccolsero con attenzione le pietre, dividendole per tipo in borselli di cuoio che andarono dentro lo scrigno delle monete. Lui offri loro altro vino, ma l’uomo robusto declinò in modo cortese e si allontanarono con le guardie del corpo che portavano in mezzo a loro lo scrigno a liste di ferro. Aldragoran non riusciva a capire come avrebbero fatto a proteggere qualcuno caricati a quel modo. Kayacun non era certo una città senza legge, ma di recente c’erano più malviventi venuti da fuori, più ladri, più assassini, più piromani, più di ogni genere di crimine, per non parlare della follia di un tipo a cui un uomo non voleva pensare. Tuttavia ora le gemme erano una preoccupazione degli Illianesi.

Ruthan gli fece aprire lo scrigno delle monete — un paio di portatori stavano aspettando all’esterno di caricarselo — ma lui sedette a fissare le lettere di credito e i borselli. Una volta e mezzo quello che si era aspettato di ottenere. Monete leggere dall’Altara e dal Murandy o meno, come minimo una volta e mezzo. Questo sarebbe stato l’anno più redditizio di sempre. E tutto grazie al fatto che Geraneos aveva fatto trasparire la sua rabbia. Damentanis aveva avuto paura di mercanteggiare ulteriormente, dopo. Una cosa meravigliosa, la reputazione.

«Mastro Aldragoran?» disse una donna, sporgendosi sul tavolo. «Mi siete stato indicato come un mercante con una vasta corrispondenza di piccioni.»

Per prima cosa lui notò i gioielli, naturalmente, una questione di abitudine. Nell’esile cintura dorata e nella lunga collana erano incastonati buoni rubini, così come in uno dei suoi braccialetti, assieme a delle pietre color verde pallido e azzurro che lui non riconobbe e pertanto le congedò come di nessun valore. Sul braccialetto dorato sul suo polso sinistro, uno strano oggetto collegato a quattro anelli sulle dita da grosse catene e tutto quanto inciso in modo intricato, non cerano pietre, ma negli ultimi suoi due braccialetti erano incastonati buoni zaffiri e altre di quelle pietre verdi. Queste ultime si trovavano anche su due degli anelli alla sua mano destra, ma gli altri due avevano degli zaffiri particolarmente puri. Poi si rese conto che su quella mano lei indossava un quinto anello, vicino a uno degli anelli con una pietra senza valore. Un serpente dorato che si mordeva la sua stessa coda.

Gli occhi di Aldragoran si sollevarono di colpo sul suo volto ed ebbe la sua seconda sorpresa. Il viso di lei, incorniciato dal cappuccio del suo mantello, era molto giovane, ma portava l’anello, e poche erano tanto sciocche da farlo senza averne il diritto. Aveva visto delle Aes Sedai giovani prima, due o tre volte. No, la sua età non lo sconcertò. Ma sulla sua fronte portava il ki’sain, il puntino rosso di una donna sposata. Non sembrava Malkierana. Non aveva una pronuncia malkierana. Molti dei più giovani avevano l’accento della Saldea o di Kandor, di Arafel o di Shienar — lui stesso suonava saldeano — ma dalla sua pronuncia lei non pareva affatto delle Marche di Confine. Inoltre Aldragoran non riusciva a ricordare l’ultima volta che aveva sentito di una ragazza malkierana che fosse andata alla Torre Bianca. La Torre aveva abbandonato Malkier in un momento di necessità, e i Malkierani avevano voltato le spalle alla Torre. Tuttavia lui si affrettò ad alzarsi in piedi. Con le Aes Sedai era sempre saggio essere cortesi. Nei suoi occhi scuri c’era calore. Sì, proprio saggio essere cortesi.

«Come posso aiutarti, Aes Sedai? Desideri che mandi un messaggio per te tramite i miei piccioni? Sarà un piacere.» Era anche saggio concedere alle Aes Sedai qualunque favore chiedessero, e un piccione era un piccolo favore.

«Un messaggio con ogni mercante con cui sei in corrispondenza. Tarmon Gai’don si avvicina.»

Lui scrollò le spalle imbarazzato. «Questo non ha nulla a che fare con me, Aes Sedai. Io sono un mercante.» Stava chiedendo un bel po’ di piccioni. Lui era in contatto con mercanti fino a Shienar.

«Ma manderò il tuo messaggio.» L’avrebbe fatto, non importava quanti uccelli avesse richiesto. Solo dei completi idioti non mantenevano le promesse con le Aes Sedai. Inoltre voleva sbarazzarsi di lei e di quelle sue chiacchiere sull’Ultima Battaglia.

«Riconosci questa?» disse, tirando fuori una corda di cuoio dal collo del suo vestito.

Ad Aldragoran si mozzò il fiato e protese una mano, sfiorando con un dito il pesante anello d’oro con sigillo sulla corda. Sfiorando la gru dorata in volo. Come ne era entrata in possesso? Per la Luce, come? «La riconosco» le disse, con la voce che suonava roca.

«Il mio nome è Nynaeve ti al’Meara Mandragoran. Il messaggio che voglio mandare è questo. Mio marito cavalcherà dalla Fine del Mondo verso la breccia di Tarwin, verso Tarmon Gai’don. Cavalcherà da solo?»

Lui tremolò. Non sapeva se stava ridendo o piangendo. Forse entrambe. Lei era sua moglie?

«Invierò il tuo messaggio, mia signora, ma non ha nulla a che fare con me. Io sono un mercante. Malkier è morta. Morta, ti dico.»

Il calore negli occhi di lei parve intensificarsi e afferrò la sua treccia lunga e folta in una mano.

1 ... 135 136 137 138 139 140 141 142 143 ... 251
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)