La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
«Lan una volta mi ha detto che Malkier vivrà finché un solo uomo porterà l’hadori come impegno di combattere l’Ombra, finché una sola donna porterà il ki’sain come impegno che manderà i suoi figli a combattere l’Ombra. Io porto il ki’sain, mastro Aldragoran. Mio marito porta l’hadori. Anche tu. Lan Mandragoran cavalcherà da solo verso l’Ultima Battaglia?»
Lui stava ridendo, ridendo fino a tremare. Eppure poteva sentire lacrime che gli scendevano lungo le guance, tira follia! Completa follia! Ma non riusciva a trattenersi. «No, mia signora. Non posso darti la certezza per chiunque altro, ma io ti giuro per la Luce e per la mia speranza di rinascita e di salvezza che non cavalcherà da solo.» Per un momento lei studiò il suo volto, poi annuì una volta con fermezza e si voltò. Aldragoran fece un cenno con la mano verso di lei. «Posso offrirti del vino, mia signora? Mia moglie vorrà incontrarti.» Alida era Saldeana, ma di certo avrebbe voluto conoscere la moglie del Re senza corona.
«Grazie, mastro Aldragoran, ma ho diverse altre città da visitare oggi, e devo essere di ritorno a Tear stasera.»
Lui sbatté le palpebre nell’osservarla dirigersi verso la porta raccogliendo il suo mantello. Aveva diverse altre città da visitare quel giorno e doveva essere di ritorno a Tear quella sera? Le Aes Sedai erano davvero in grado di compiere prodigi.
Il silenzio aleggiò sulla sala comune. Non avevano parlato a voce bassa, e perfino la ragazza col dulcimer aveva cessato di adoperare i suoi martelletti. Tutti lo stavano fissando. Molti dei forestieri avevano la bocca spalancata.
«Be’, Managan, Gorenellin,» li apostrofò «ricordate ancora chi siete? Ricordate la vostra stirpe? Chi cavalcherà con me fino alla breccia di Tarwin?»
Per un momento pensò che nessuno dei due avrebbe parlato, ma poi Gorenellin si alzò in piedi, con le lacrime che gli facevano luccicare gli occhi. «La Gru Dorata vola verso Tarmon Gai’don» disse piano.
«La Gru Dorata vola verso Tarmon Gai’don!» gridò Managan, balzando in piedi così veloce che rovesciò la sua sedia.
Ridendo, Aldragoran si unì a loro, tutti e tre che urlavano con quanto fiato avevano in corpo. «La Gru Dorata vola verso Tarmon Gai’don!»
21
Dentro la Pietra
Il fango della città esterna lasciò il posto a strade lastricate presso le mura di Tear, dove la prima cosa che Rand notò fu l’assenza di guardie. Malgrado gli svettanti bastioni di pietra con le loro torri, la città era meno difesa dello Stedding Shangtai, dove all’alba a lui e a tutti gli altri umani era stato negato l’ingresso, in modo gentile ma deciso. Lì i terrazzamenti degli arcieri sulle torri erano vuoti. La porta borchiata di ferro del tozzo corpo di guardia grigio appena all’interno degli ampi cancelli era spalancata e una donna dal volto duro in rozzi abiti di lana, con le maniche rimboccate sopra braccia sottili, sedeva a un mastello di legno a pulire energicamente dei vestiti in un lavatoio. Pareva essersi stabilita lì: due bambini piccoli e sudici che si succhiavano il pollice spostarono lo sguardo dietro di lei, fissando con occhi sgranati lui e i suoi compagni. I loro cavalli, perlomeno. Tai’daishar era davvero una meraviglia a vedersi: uno stallone nero lucido con un petto massiccio, un cavallo che attirava l’attenzione, tuttavia aveva scelto di montare comunque quell’animale. Se i Reietti potevano trovarlo con la stessa facilità con cui l’avevano fatto al maniero di Algarin, non c’era scopo di nascondersi. O almeno di metterci troppo sforzo. Indossava guanti neri per cavalcare in modo da nascondere le teste di drago sulle sue mani e gli aironi impressi a fuoco nei suoi palmi. La sua giacca era di lana grigio scuro senza il minimo ricamo, la sella dello stallone di materiale semplice e l’elsa e il fodero della sua spada erano stati ricoperti in pelle di cinghiale non lavorata fin da quando era entrata in suo possesso, nulla che attirasse una seconda occhiata. Cadsuane, in un abito di lana grigia disadorno, portava il cappuccio del mantello verde scuro ben alzato per celare il suo volto da Aes Sedai, ma Min, Nynaeve e Alivia non avevano bisogno di nascondersi. Anche se la giacca rossa ricamata a fiori e le brache attillate di Min potevano attirare un po’ d’attenzione, per non parlare dei suoi stivali rossi a tacco alto. Rand aveva visto donne a Cairhien indossare vestiti del genere, copiandola, eppure pareva improbabile che la sua moda si fosse diffusa fino a Tear, dove la modestia la faceva da padrone. In pubblico, perlomeno. Nynaeve portava il suo abito di seta azzurra sferzato di giallo e tutta la sua gioielleria, solo in parte nascosta dal mantello blu, ma Tear sarebbe stata piena di vestiti di seta. Aveva voluto indossare il suo scialle! Era nelle bisacce, però. Solo un piccolo sforzo.
La seconda cosa che Rand notò fu il suono, un chiassoso sbatacchiare ritmico accompagnato periodicamente da un fischio penetrante. Dapprima debole, pareva avvicinarsi rapido. Malgrado fosse presto, le strade che riusciva a vedere dai cancelli erano affollate. Metà delle persone in vista parevano del Popolo del Mare, gli uomini a torso nudo, le donne con bluse di lino dai colori vivaci, tutti con fusciacche più variopinte di quelle indossate dai cittadini di Tear. Ogni testa pareva voltata verso quel suono. I bambini schizzavano tra la calca, scartando carretti tirati perlopiù da buoi con ampie corna, correndo verso il rumore. Diversi uomini e donne ben vestiti erano smontati dalle loro portantine e stavano in piedi accanto ai portatori a osservare. Un mercante con la barba biforcuta con catenelle d’argento lungo il petto della sua giacca sbucava fuori dal finestrino di una carrozza laccata di rosso, gridando al conducente di tenere a bada i cavalli che saltellavano nervosamente mentre si sforzava di ottenere una visuale migliore.
Piccioni dalle ali bianche, su letti d’ardesia a spiovente, spaventati da un fischio particolarmente acuto, volteggiarono all’improvviso in aria. E due grossi stormi andarono a sbattere l’uno contro l’altro, facendo cadere uccelli storditi sulla folla sottostante. Piombarono fino all’ultimo. Alcune persone smisero del tutto di guardare fisso verso il rumore che si avvicinava e osservarono il cielo a bocca aperta. In parecchi raccolsero uccelli caduti e torsero loro il collo, però, e non solo persone scalze in logori abiti di lana. Una donna in seta e merletto, in piedi accanto a una delle portantine, si affrettò a raccoglierne una mezza dozzina prima di fissare nella direzione del rumore con gli uccelli che le penzolavano dalle mani per le zampe.
Alivia emise un suono sbigottito. «Questo è un segno buono o cattivo?» biascicò. «Dev’essere cattivo. A meno che i piccioni qui siano diversi...» Nynaeve le rivolse un’occhiataccia, ma non disse nulla. Era stata molto silenziosa da quando Lan era scomparso il giorno prima, un argomento sul quale era particolarmente reticente.
«Alcune di quelle persone stanno per morire di fame» disse Min in tono triste. Il legame fremette di dispiacere. «Fino all’ultimo su cui posso vedere qualcosa.»
Come posso nascondermi? rise Lews Therin. Io sono ta’veren. Tu sei morto, pensò bruscamente Rand rivolto a lui. La gente lì di fronte stava per morire di fame e lui rideva? Non c’era nulla da fare, ovviamente, non quando Min parlava, ma ridere era un’altra faccenda, io sono ta’veren. Io! Cos’altro stava succedendo a Tear a causa della sua presenza? Il suo essere ta’veren non aveva sempre qualche effetto, ma quando accadeva il risultato poteva coprire un’intera città. Meglio procedere con quello per cui era venuto prima che la gente sbagliata capisse cosa volevano dire dei piccioni che volavano l’uno contro l’altro. Se i Reietti stavano mandando sulle sue tracce armate di Trolloc e Myrddraal, pareva probabile che degli Amici delle Tenebre avrebbero colto un’opportunità per piantargli una freccia tra le costole. Fare un piccolo sforzo per nascondersi non era lo stesso che non farne nessuno.
«Se avessi portato la bandiera della Luce e una scorta di mille invece che di sei non avrebbe fatto differenza» mormorò Cadsuane in tono asciutto, scrutando le Fanciulle che stavano cercando di fingere di non avere nulla a che fare col gruppo di Rand stando in un ampio cerchio attorno a esso, con gli shoufa che ricoprivano le loro teste e i veli che pendevano sopra i loro petti. Due erano Shaido, con occhi feroci ogni volta che lo guardavano. Le lance delle Fanciulle erano tutte sulle loro schiene, infilate attraverso l’imbracatura delle custodie dei loro archi, ma solo perché Rand aveva detto che altrimenti le avrebbe lasciate indietro e avrebbe portato qualcun altro al loro posto. Nandera aveva insistito almeno su alcune Fanciulle, che lo fissavano con occhi duri come smeraldi. Lui non aveva mai preso in considerazione di rifiutare. Come unico figlio di una Fanciulla che qualunque di loro avesse mai conosciuto, aveva degli obblighi da rispettare.