La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
Quando tornò nelle loro stanze, Lan era in soggiorno, le bisacce in spalla e il mantello cangiante da Custode che gli pendeva lungo la schiena. Il suo volto era immobile, una maschera di pietra. Lei prese solo il tempo per afferrare il suo mantello, seta blu foderata di velluto, e camminarono in silenzio, con la mano destra di Nynaeve appoggiata lievemente sul polso di Lan, fuori verso la stalla fiocamente illuminala dov’erano tenuti i loro cavalli. L’aria lì odorava di fieno, cavalli e letame.
Uno stalliere snello dall’incipiente calvizie con un naso che era stato rotto più di una volta sospirò quando Lan gli disse che volevano Mandarb e Nodo d’amante sellati. Una donna dai capelli grigi cominciò a darsi da fare sulla robusta giumenta marrone di Nynaeve, mentre tre degli uomini attempati si occuparono di mettere le briglie all’alto stallone nero di Lan e farlo uscire dalla sua scuderia.
«Voglio una promessa da te» disse Nynaeve piano mentre aspettavano. Mandarb saltellava in cerchi cosicché la donna grassoccia che tentava di sollevare la sella sulla schiena dello stallone aveva dovuto cercare di correre per riprenderlo. «Un giuramento. Dico sul serio, Lan Mandragoran. Non siamo più persone sole.»
«Su cosa vuoi che giuri?» chiese lui con cautela. Lo stalliere dalla calvizie incipiente ne chiamò altri due in aiuto.
«Che cavalcherai fino a Fal Moran prima di entrare nella Macchia e che, se qualcuno vorrà unirsi a te, glielo permetterai.»
Accennò un melanconico sorriso. «Mi sono sempre rifiutato di condurre uomini nella Macchia, Nynaeve. Ci furono delle volte in cui degli uomini cavalcarono con me, ma non vorrei...»
«Se degli uomini hanno cavalcato con te prima» interloquì lei «lo possono fare di nuovo. Giura su questo, oppure sarò io a giurare che ti lascerò cavalcare fino a Shienar.» La donna stava allacciando lo straccale sulla sella di Nodo d’amante, ma i tre uomini si stavano ancora sforzando di mettere la sella sulla schiena a Mandarb e di impedirgli di scrollarsi di dosso la coperta.
«Quanto a sud di Shienar intendi lasciarmi?» chiese. Quando lei non disse nulla, Lan aggiunse:
«Molto bene, Nynaeve. Se è questo che vuoi. Lo giuro per la Luce e per la mia speranza di rinascita e salvezza.»
Le fu molto difficile non sospirare di sollievo. Ce l’aveva fatta, e senza mentire. Stava cercando di fare come voleva Egwene e di comportarsi come se avesse già pronunciato i Tre Giuramenti sul Bastone dei Giuramenti, ma era molto difficile trattare con un marito se non si poteva mentire nemmeno quando era assolutamente necessario.
«Baciami» gli disse, affrettandosi ad aggiungere: «Questo non è un ordine. Voglio solo baciare mio marito.» Un bacio d’addio. Non ci sarebbe stato tempo per un altro più tardi.
«Di fronte a tutti?» disse lui ridendo. «Sei sempre stata così timida per queste cose.»
La donna aveva quasi finito con Nodo d’amante, e uno degli stallieri stava tenendo Mandarb il più fermo possibile mentre gli altri due si affrettavano ad allacciare lo straccale.
«Sono troppo occupati per vedere qualcosa. Baciami, oppure penserò che sei tu quello che...» Le labbra di Lan sulle sue interruppero quelle parole. Le si arricciarono le dita dei piedi.
Qualche tempo dopo, lei era appoggiata sul suo ampio petto a riprendere fiato mentre Lan le accarezzava i capelli. «Forse possiamo passare un’ultima notte assieme a Shienar» mormorò piano.
«Potrebbe passare del tempo prima di stare di nuovo assieme e mi mancheranno i tuoi graffi sulla schiena.»
Il volto di Nynaeve si accalorò e si spinse via da lui in modo malfermo. Gli stallieri avevano terminato e stavano fissando molto esplicitamente il pavimento coperto di paglia, ma potevano essere a distanza tale da aver sentito! «Penso di no.» Fu orgogliosa che la sua voce non suonasse senza fiato. «Non voglio lasciare Rand solo con Alivia così a lungo.» «Si fida di lei, Nynaeve. Io non lo capisco, ma è così, e questo è tutto ciò che importa.»
Lei tirò su col naso. Come se esistesse un uomo che sapeva cos’era bene per lui.
La sua robusta giumenta nitrì a disagio mentre cavalcavano in mezzo a Trolloc morti su un pezzo di terreno non distante dalla stalla che lei conosceva abbastanza bene da intessere un passaggio. Mandarb, un cavallo da guerra addestrato, non ebbe la minima reazione al sangue, al fetore e agli enormi cadaveri. Lo stallone nero sembrava calmo quanto il suo cavaliere, ora che aveva Lan in groppa. Lei poteva capirlo. Lan aveva un effetto davvero calmante anche su di lei. Di solito. A volte aveva esattamente l’effetto contrario. Desiderò che potessero avere un’altra notte assieme. Il suo volto si accalorò di nuovo.
Smontando, attinse saidar senza usare l’angreal e in tesse un passaggio alto abbastanza perché lei vi potesse guidare Nodo d’amante su una prateria punteggiata di macchie di faggi chiazzati di nero e alberi che non riconobbe. Il sole era una palla dorata poco più in basso del suo picco, tuttavia l’aria era decisamente più fredda che a Tear. Tanto fredda da farle raccogliere il mantello attorno a sé, in effetti. Montagne sormontate da neve e nubi sorgevano a est, nord e sud. Non appena Lan fu passato, lasciò dissipare il flusso e immediatamente in tesse un altro passaggio, più grande, mentre montava in sella e sistemava di nuovo il mantello attorno a sé.
Lan condusse Mandarb qualche passo vero ovest, il suo sguardo fisso. La terra terminava all’improvviso in quello che era ovviamente un dirupo a non più di venti passi da lui, e da lì l’oceano si estendeva fino all’orizzonte. «Cosa significa questo?» domandò, voltandosi. «Questa non è Shienar. È la Fine del Mondo, nella Saldea, il più lontano possibile da Shienar stando ancora nelle Marche di Confine.»
«Ti ho detto che ti avrei portato alle Marche di Confine, Lan, e l’ho fatto. Ricordati il tuo giuramento, mio cuore, poiché io lo farò di certo.» Detto questo, diede di talloni nei fianchi della giumenta e lasciò che l’animale scattasse verso il passaggio aperto. Lo udì chiamare il suo nome, ma lasciò che il passaggio si chiudesse dietro di lei. Gli avrebbe dato una possibilità di sopravvivere. Solo poche ore dopo mezzogiorno, meno di mezza dozzina di tavoli erano occupati nell’ampia sala comune della Lancia della regina. Parecchi degli uomini e donne ben vestiti, con impiegati e guardie del corpo attenti dietro di loro, erano lì per comprare o vendere pepe dei ghiacci, che cresceva bene ai piedi delle colline sul lato rivolto verso l’entroterra dei monti Banikhan, detti da molti in Saldea la Muraglia del Mare.
Weilin Aldragoran non era interessato al pepe. La Muraglia del Mare aveva altri raccolti, più redditizi.
«Il mio prezzo finale» disse, agitando una mano sopra il tavolo. Su ogni dito c’era un elegante anello. Non pietre grandi, ma di ottima qualità. Un uomo che vendeva gemme doveva pubblicizzarle. Lui commerciava anche in altre mercanzie — pellicce, legni rari per falegnami, spade e corazze di ottima fattura, occasionalmente altre merci che offrivano un buon profitto — ma le gemme gli frutta vano la maggior parte dei suoi guadagni ogni anno. «Non scenderò ulteriormente.» Il tavolo era coperto con un pezzo di velluto nero, il tessuto migliore per mostrare una buona porzione del suo campionario. Smeraldi, gocce di fuoco, zaffiri e, meglio di tutto, diamanti. Diversi di quelli erano abbastanza grandi da interessare un regnante, e nessuno piccolo, tirano tutti privi di difetti, inoltre. Lui era noto in tutte le Marche di Confine per le sue pietre perfette. «Accettalo oppure lo farà qualcun altro.»