La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
Scalciando invece le sue gonne, andò a mettersi accanto a lui alla finestra e lasciò scivolare il braccio attraverso il suo. Il braccio di Lan era solido come una roccia, però. I suoi muscoli erano davvero duri, in modo meraviglioso, ma quella era la durezza della tensione, come se si stesse sforzando di sollevare un grosso peso. Quanto desiderava avere il suo legame a darle indizi su quello che lo stava turbando. Quando avesse messo le mani su Myrelle... No, meglio non pensare a quella sgualdrina! Verdi! Semplicemente non ci si poteva fidare di loro con gli uomini!
Fuori, non distante dalla casa, poteva vedere un paio di quegli Asha’man in giubba scura e le Sorelle a loro vincolate. Aveva evitato quell’intera marmaglia il più possibile — gli Asha’man per ovvie ragioni, le Sorelle perché sostenevano Elaida — tuttavia non si poteva passare del tempo nella stessa casa con delle persone, perfino una casa grande e dispersiva come quella di Algarin, ed evitare di riconoscerle. Arel Malevin era un Cairhienese che sembrava perfino più grande di quanto era in realtà perché arrivava a malapena al petto di Lan; Donalo Sandomere un Tarenese con un granato all’orecchio sinistro e la barba striata di grigio modellata a punta e oliata, anche se lei dubitava davvero che quel volto rugoso e coriaceo appartenesse a un nobile. Malevin aveva vincolato Aisling Noon, una Verde dagli occhi fieri la cui parlata era infarcita di imprecazioni da Marche di Confine che alle volte facevano trasalire Lan. Nynaeve avrebbe voluto comprenderle, ma lui si rifiutava di spiegargliele. La prigioniera di Sandomere era Ayako Norsoni, una minuta Bianca con capelli neri ondulati lunghi fino in vita la cui pelle era bruna quasi quanto quella di una Domanese. Pareva timida, una rarità tra le Aes Sedai. Entrambe le donne indossavano i loro scialli frangiati. Le prigioniere lo facevano quasi sempre, forse come gesto di sfida. D’altra parte sembravano andare stranamente d’accordo con gli uomini. Spesso Nynaeve li aveva visti chiacchierare amichevolmente, non certo il comportamento di prigioniere riottose. E lei sospettava che Logain e Gabrelle non fossero l’unica coppia a condividere il letto fuori dai vincoli matrimoniali. Era ignobile! All’improvviso alcuni fuochi vennero accesi di sotto, sei che avviluppavano Trolloc morti di fronte a Malevin e Aisling, sette di fronte a Sandomere e Ayako, e Nynaeve sbatte le palpebre contro quel bagliore accecante. Era come cercare di guardare tredici soli di mezzogiorno che ardevano in un cielo limpido. Erano collegati. Poteva capirlo dal modo in cui i flussi di saidar si muovevano, rigidi, come se fossero messi a forza al loro posto invece che guidali. O meglio, erano gli uomini a cercare di forzarli. Quello non funzionava mai con la metà femminile del Potere. Era puro Fuoco, e le vampate erano feroci, più di quanto lei si sarebbe mai potuta aspettare dal Fuoco da solo. Ma ovviamente stavano usando anche saidin e chi poteva dire cosa stavano aggiungendo da quel caos micidiale? Dal poco che riusciva a ricordare dell’essere collegala con Rand non aveva alcun desiderio di avvicinarsi mai più a quello. Nel giro di pochi minuti i fuochi si spensero, lasciando solo bassi cumuli di cenere grigia a giacere su terra bruciata. Quello non poteva fare del bene al terreno.
«Non puoi trovare questo molto divertente, Lan. A cosa stai pensando?» «Pensieri futili» disse lui, il suo braccio duro come roccia sotto la mano di Nynaeve. Nuovi fuochi avvamparono all’esterno.
«Condividili con me.» Riuscì a mettere un accenno di domanda in quella frase. Lui pareva divertito dalla natura dei loro voti, eppure si rifiutava del tutto di seguire le istruzioni più piccole quando erano soli. Acconsentiva all’istante alle richieste — be’, la maggior parte delle volte — ma quell’uomo avrebbe lasciato tranquillamente i suoi stivali infangati finché lo sporco non si fosse scrostato se lei gli avesse detto di non camminare nel fango.
«Pensieri spiacevoli, ma se vuoi... I Myrddraal e i Trolloc mi fanno pensare a Tarmon Gai’don.»
«Pensieri spiacevoli davvero.»
Ancora fissando fuori dalla finestra, lui annuì. Non c’era nessuna espressione sul suo volto — Lan poteva insegnare alle Aes Sedai come nascondere le emozioni! — ma un tocco di calore entrò nella sua voce. «Sta per arrivare, Nynaeve, eppure al’Thor sembra pensare di avere l’eternità per danzare con i Seanchan. La Progenie dell’Ombra potrebbe stare attraversando la Macchia mentre ce ne stiamo qui, giù fino...» La sua bocca si chiuse di colpo. Giù fino a Malkier, aveva quasi detto, la defunta Malkier, la terra distrutta dove lui era nato. Lei ne era certa. Lan proseguì come se non si fosse interrotto. «Potrebbero colpire Shienar, tutte le Marche di Confine, la prossima settimana o anche domani. E al’Thor se ne sta seduto a tessere le sue trame coi Seanchan. Dovrebbe mandare qualcuno per convincere re Easar e gli altri a tornare al loro compito lungo la Macchia. Dovrebbe schierare tutte le forze che può radunare e portarle alla Macchia. L’Ultima Battaglia sarà lì e a Shayol Ghui. La guerra è lì.»
Dentro di lei montò la tristezza, tuttavia riuscì a trattenerla dalla sua voce. «Devi tornare indietro» disse con calma.
Alla fine lui si voltò, guardandola accigliato. I suoi limpidi occhi azzurri erano così freddi. In essi c’era meno morte di un tempo, di questo lei era certa, ma erano comunque così freddi. «Il mio posto è con te, cuore del mio cuore. Ora e sempre.»
Nynaeve radunò tutto il suo coraggio e si aggrappò a lui forte, tanto torte da farle male. Voleva parlare veloce, far uscire le parole prima che il coraggio le mancasse, ma si costrinse a un tono fermo e a un ritmo regolare. «Una volta ho sentito un detto delle Marche di Confine: ‘La morte è più leggera di una piuma, il dovere è più pesante di una montagna.’ Il mio dovere è qui, ad assicurarmi che Alivia non uccida Rand. Ma ti porterò alle Marche di Confine. Il tuo dovere è lì. Vuoi andare a Shienar? Hai menzionato re Basar e Shienar. Ed è vicino a Malkier.»
Lui la guardò a lungo, ma alla fine espirò lentamente e la tensione lasciò il suo braccio. «Sei sicura Nynaeve? Se lo sei, allora sì, Shienar. Nelle Guerre Trolloc, l’Ombra usò la breccia di Tarwin per spostare vaste truppe di Trolloc, proprio come fece pochi anni fa, quando cercammo l’Occhio del Mondo. Ma solo se ne sei completamente sicura.»
No, lei non ne era sicura. Voleva piangere, urlargli contro che era uno sciocco, che il suo posto era con lei, non a morire da solo in una futile guerra personale con l’Ombra. Solo che non poteva dirgli nulla di tutto ciò. Legame o no, Nynaeve sapeva che dentro era lacerato, lacerato fra il suo amore per lei e il suo dovere, lacerato e sanguinante proprio come se fosse stato trafitto con una spada. Lei non poteva aggiungersi alle sue ferite. Poteva cercare di assicurarsi che sopravvivesse, però. «Ti farei quest’offerta se non fossi sicura?» disse in tono asciutto, sorpresa di quanto appariva calma.
«Non mi piacerà mandarti via, ma tu hai il tuo dovere e io il mio.»
Avvolgendo le braccia attorno a lei, Lan la cinse contro il petto, dapprima gentilmente, poi più forte, finché Nynaeve pensò che potesse spremerle tutta l’aria dai polmoni. Non le importava. Lo abbracciò con la stessa ferocia e dovette disserrare a forza le mani dalla sua larga schiena quando ebbe terminato. Per la Luce, voleva piangere. E sapeva di non doverlo fare.
Mentre lui iniziava a preparare le sue bisacce, Nynaeve si cambiò in tutta fretta con un vestito per cavalcare di seta verde sferzata di giallo e robuste scarpe di cuoio, poi uscì dalla stanza prima che Lan avesse terminato. La biblioteca di Algarin era vasta, una stanza quadrata e dall’alto soffitto fiancheggiata da scaffali. Mezza dozzina di sedie imbottite erano sparpagliate per il pavimento e un lungo tavolo o un’alta scaffalatura per mappe completavano il mobilio. Il caminetto di pietra era freddo e le lampade su sostegni di ferro spente, ma lei incanalò brevemente per accenderne tre. Con una frettolosa ricerca trovò le tre mappe di cui aveva bisogno nei comparti romboidali della scaffalatura. Erano vecchie quanto la maggior parte dei libri, tuttavia il territorio non subiva grandi trasformazioni in duecento o trecento anni.