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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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«Non ho mai visto nulla come quello che c’è qui fuori» disse Bashere piano mentre camminava.

«Una grossa scorreria fuori dalla Macchia può contare mille Trolloc. La maggior parte ne conta solo poche centinaia. Ah, Kirkun, non hai mai difeso la tua sinistra nel modo in cui avresti dovuto. Anche in tal caso, bisogna essere in soprannumero di tre o quattro a uno per essere sicuri di non finire nei loro pentoloni. Là fuori... penso di aver visto un presagio di Tarmon Gai’don. Una piccola parte di Tarmon Gai’don. Speriamo che sia davvero l’Ultima Battaglia. Se sopravviviamo a quella, non penso che vorremo mai vederne un’altra. Ci sarà, però. C’è sempre un’altra battaglia. Suppongo che sarà così a meno che tutte le persone nel mondo non diventino Calderai.» Alla fine della fila si fermò di fronte a un uomo la cui faccia era spaccata quasi fino alla sua rigogliosa barba nera.

«Ahzkan qui aveva un futuro radioso davanti a sé. Ma si porrebbe dire lo stesso di molti morti.»

Con un pesante sospiro si voltò per fronteggiare Rand. «La Figlia delle Nove Lune si incontrerà con te fra tre giorni in un maniero nell’Altara del nord, vicino al confine con l’Andor.» Toccò il davanti della sua giacca. «Ho una mappa. È già lì vicino da qualche parte, ma dicono che non si trova in terre sotto il loro controllo. Quando si tratta di segretezza, questi Seanchan fanno sembrare le Aes Sedai palesi come ragazze di un villaggio.» Cadsuane sbuffò.

«Sospetti una trappola?» Logain allentò la spada nel suo fodero, forse inconsciamente.

Bashere fece un gesto per lasciar perdere la questione, ma anche lui allentò la sua. «Io sospetto sempre una trappola. Non è questo. La Somma Signora Suroth ancora non vuole che io o Manfor parliamo a qualcuno tranne lei. A nessuno. I nostri servitori erano muti, proprio come quando siamo andati a Ebou Dar con Loial.»

«Anche alla mia servitrice era stata tagliata la lingua» disse Loial in tono disgustato, con le orecchie che si inclinavano all’indietro. Le sue nocche impallidirono sul manico dell’ascia. Hainan emise un suono sbigottito, con le sue orecchie che diventavano rigide come le assi di una palizzata.

«L’Altara ha appena incoronato un nuovo re,» proseguì Bashere «ma tutti nel palazzo di Tarasin sembrano camminare in punta di piedi e guardarsi le spalle, sia Seanchan che Altarani. Sembrava che perfino Suroth avesse una spada che le pendeva sul collo.»

«Forse sono spaventati da Tarmon Gai’don» disse Rand. «O dal Drago Rinato. Dovrò stare attento. Le persone spaventate fanno cose stupide. Quali sono le disposizioni, Bashere?»

Il Saldeano tirò fuori la mappa dall’interno della sua giacca e tornò verso Rand spiegandola. «Sono molto accurate. Lei porterà sei sul’dam e damane, ma nessun altro attendente.» Alivia fece un rumore simile a quello di un gatto arrabbiato e lui sbatte le palpebre prima di proseguire, certamente dubbioso di una damane liberata, a dir poco. «Tu puoi portare cinque persone in grado di incanalare. Lei presupporrà che ogni uomo con te possa, ma puoi portare una donna che non ne è capace per pareggiare i seguiti.»

Min fu improvvisamente al fianco di Rand, cingendogli il braccio col suo.

«No» disse lui con fermezza. Non l’avrebbe portata in una possibile trappola.

«Ne parleremo» mormorò, e il legame si riempì di ostinata determinazione.

Le parole più tremende che una donna può dire a un uomo tranne ‘Ti ucciderò’, pensò Rand. Tutta un tratto provò un brivido. Era stato lui? O Lews Therin? Il folle ridacchiò piano in fondo alla sua testa. Non aveva importanza. Entro tre giorni uno dei problemi sarebbe stato risolto. In un modo o nell’altro. «Che altro, Bashere?»

Sollevando il panno umido steso sui suoi occhi, con cautela in modo da non impigliare l’angreal a forma di braccialetto e anelli fra i suoi capelli — ora indossava quello e i suoi gioielli ter’angreal in ogni momento, quando era sveglia — Nynaeve si mise a sedere sul bordo del letto. Con uomini che necessitavano Guarigione da terribili ferite, alcuni a cui mancava una mano o un braccio, era sembrato meschino richiedere la Guarigione per un’emicrania, ma la corteccia di salice pareva aver funzionato altrettanto bene. Solo più lentamente. Uno dei suoi anelli, con incastonata una gemma verde pallido che ora pareva brillare di una debole luce interna, sembrava vibrare continuamente sul suo dito anche se non si muoveva davvero. Lo schema delle vibrazioni era misto, una reazione a saidar e saidin che venivano incanalati fuori. Se era per quello, qualcuno poteva star incanalando dentro. Cadsuane era certa che sarebbe stato in grado di indicare la direzione, ma non sapeva dire come. Ah! Cadsuane e la sua presupposta conoscenza superiore! Desiderò poterglielo dire in faccia. Non era che Cadsuane la intimidisse — certo che no; era superiore a certe cose — solo che voleva mantenere un certo grado di armonia. Era quella la ragione per cui tratteneva la lingua con quella donna attorno.

Le stanze che condivideva con Lan erano spaziose, ma anche piene di spifferi, senza le imposte che si adattavano per bene alla finestra, e nel corso delle generazioni la casa si era assestata talmente che le porte erano state tagliate in modo da chiudersi del tutto, creando più varchi in cui potessero soffiare degli spifferi. Il fuoco nel caminetto di pietra danzava come se si trovasse all’esterno, crepitando e sputacchiando scintille. Il tappeto, così sbiadito che Nynaeve non poteva più distinguerne il motivo, aveva più forellini di bruciature di quante ne potesse contare. Il letto con le sue pesanti colonne e il baldacchino logoro era grosso e robusto, ma il materasso era bitorzoluto, nei cuscini c’erano più piume che spuntavano di quelle che rimanevano dentro e le coperte erano più scampoli che tessuto originale. Ma Lan condivideva con lei quelle stanze e questo faceva tutta la differenza. Le rendeva un palazzo.

Lui era in piedi davanti alla finestra dove si era trovato all’inizio dell’attacco, con lo sguardo fisso in basso sui lavori che si stavano svolgendo di sotto. O forse esaminava i terreni del maniero che erano diventati un mattatoio. Era così immobile che sarebbe potuto essere una statua, un uomo alto in una giacca verde scuro che gli calzava a pennello, le spalle tanto ampie da far apparire esile la sua vita, con la corda di cuoio del suo hadori che gli teneva indietro i capelli lunghi fino alle spalle, neri con tracce di bianco sulle tempio. Un uomo dal volto duro eppure bello. Agli occhi di Nynaeve lo era, e che gli altri dicessero quello che volevano. Solo facevano meglio a non dirlo quando lei era a portata d’udito. Perfino Cadsuane. Un anello con uno zaffiro perfetto era freddo sulla sua mano destra. Pareva più probabile che lui stesse provando rabbia piuttosto che ostilità. Quell’anello aveva un difetto, a suo parere. Era molto utile sapere se qualcuno nei paraggi stava provando rabbia o ostilità, ma quello non voleva dire che quell’emozione fosse indirizzata contro di te.

«il tempo che torni di fuori e dia di nuovo una mano» disse lei alzandosi.

«Non ancora» ribatte lui senza voltarsi dalla finestra. Anello o no, la sua voce profonda era calma, e piuttosto ferma. «Moiraine era solita dire che un’emicrania era segno che aveva incanalato troppo. È pericoloso.»

La mano di Nynaeve errò verso la sua treccia prima che riuscisse ad abbassarla di nuovo. Come se lui ne sapesse più di lei sull’incanalare! Be’, per certi versi era così. Vent’anni come Custode di Moiraine gli avevano insegnato tutto quello che un uomo poteva sapere su saidar. «La mia emicrania è completamente sparita. Sto benissimo ora.»

«Non essere petulante, amore mio. Mancano solo poche ore al tramonto. Parecchio lavoro verrà lasciato a domani.» la mano sinistra si serrò sull’elsa della spada, si rilassò, e si serrò di nuovo. Nynaeve strinse le labbra. Petulante?, si ripete. Si lisciò le braccia in preda alla furia. Lei non era petulante! Di rado lui imponeva il suo diritto di comandare in privato — maledizione al Popolo del Mare per aver mai pensato una cosa del genere, ma quando lo faceva, quell’uomo era irremovibile. Naturalmente lei poteva andare comunque. Lui non avrebbe cercato di fermarla fisicamente. Ne era certa. Piuttosto certa. Solo che non intendeva violare i suoi voti matrimoniali nemmeno minimamente. Perfino se voleva prendere il sviolinato marito a calci negli stinchi.

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