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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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«La mia licenza, lady Stark, ti è negata.» Renly si accomodò su uno degli scranni.

Catelyn s’irrigidì. «Speravo di poterti aiutare a fare la pace, mio lord. Non ti aiuterò a fare la guerra.»

Renly alzò le spalle. «Oso dire che riusciremo a prevalere anche senza i tuoi venticinque armati, mia signora. Non intendo farti prendere parte alla battaglia, intendo solo farti assistere.»

«Ero al bosco dei Sussurri, mio lord, e ti garantisco che ho già assistito a fin troppe stragi. Sono venuta quale emissaria…»

«… e quale emissaria te ne andrai» l’interruppe Renly «ma più saggia di quando arrivasti. Vedrai la distruzione dei ribelli con i tuoi occhi, in modo che tuo figlio ne sia informato dalle tue stesse labbra. Sarai al sicuro, non temere.» Si girò per definire la strategia. «Lord Mathis, tu comanderai il cuneo centrale dell’attacco. Bryce, a te l’ala sinistra. Io guiderò l’ala destra. Lord Estermont, a te spetterà la forza di riserva.»

«Non ti deluderò, maestà» rispose lord Estermont.

«Chi comanderà l’avanguardia?» domandò lord Mathis Rowan.

«Maestà.» Si fece avanti ser Jon Fossoway. «Ti chiedo di farmi l’onore.»

«Chiedi quanto ti pare» lo rimbeccò ser Guyard il Verde. «Per diritto, dev’essere uno dei sette a sferrare il primo colpo.»

«Ci vuole molto di più che non un bel mantello per andare alla carica di una falange nemica» annunciò Randyll Tarly. «Io guidavo l’avanguardia di Mace Tyrell quando tu succhiavi ancora il latte dalla tetta di tua madre, Guyard.»

Il padiglione si tramutò in una confusione totale, poiché tutti reclamavano il loro diritto alla guida della prima linea del massacro. “Eccoli, i cavalieri dell’estate” rimuginò Catelyn.

«Basta così, miei lord!» Renly alzò una mano, imponendo il silenzio. «Se avessi una dozzina di avanguardie, ognuno di voi ne avrebbe il comando, ma la gloria più grande appartiene al cavaliere più grande. Sarà ser Loras a sferrare il primo attacco.»

«Con il cuore lieto, maestà.» Il Cavaliere di fiori s’inginocchiò davanti al re. «Concedimi la tua benedizione e un guerriero che cavalchi al mio fianco innalzando il tuo vessillo. Che il cervo e la rosa scendano in battaglia fianco a fianco.»

Lo sguardo di Renly si spostò alle spalle di ser Loras. «Brienne.»

«Maestà.» La donna guerriera si era tolta l’elmo, ma indossava ancora l’armatura di acciaio blu. Faceva caldo nel padiglione affollato, e il sudore le aveva appiccicato i capelli biondi sul viso largo, dai tratti ordinari. «Il mio posto è al tuo fianco, ho giurato di essere il tuo scudo…»

«Uno dei sette» le rammentò il re. «Non temere, quattro dei tuoi compagni saranno con me durante il combattimento.»

Brienne cadde a sua volta in ginocchio e l’implorò: «Se devo separarmi da te, maestà, concedimi almeno l’onore di procedere alla tua vestizione per la battaglia».

Dietro di lei, Catelyn udì qualcuno sogghignare. “È innamorata di lui, povera ragazza. È pronta a essere il suo scudiero pur di poterlo toccare per pochi attimi. E non le importa nulla di essere derisa.”

«Te lo concedo» approvò Renly. «Ora lasciatemi solo. Perfino i re devono riposare prima di scendere in campo.»

«Mio lord» disse Catelyn. «C’è un piccolo tempio nell’ultimo villaggio che abbiamo superato. Dal momento che non mi permetti di partire per Delta delle Acque, permettimi almeno di andare là a pregare.»

«Come desideri. Ser Robar, da’ a lady Stark una buona scorta fino a questo piccolo tempio… ma assicurati che sia di ritorno prima dell’alba.»

«Farai meglio a pregare anche tu, lord Renly.»

«Per la mia vittoria?»

«Per la tua saggezza.»

Renly rise. «Loras, rimani con me e aiutami a pregare. È passato tanto tempo che credo di aver dimenticato come si fa. Per quanto riguarda il resto di voi, voglio che gli uomini siano ai loro posti di combattimento alle prime luci, armati, corazzati e in sella. Quella che abbiamo in serbo per Stannis sarà un’alba che difficilmente dimenticherà.»

Era ormai il crepuscolo quando Catelyn lasciò il grande padiglione del re.

Ser Robar Royce le si affiancò. Lo conosceva vagamente, uno dei figli di Yohn Royce il Bronzeo. Era un giovane dall’aspetto deciso, un cavaliere che si era guadagnato una certa rinomanza nei tornei. Renly gli aveva fatto dono di uno dei mantelli arcobaleno e di un’armatura color rosso sangue, investendolo come uno dei sette della sua Guardia personale.

«Sei molto lontano dalla Valle di Arryn, ser.»

«E tu sei ancora più lontana da Grande Inverno, mia lady.»

«Io so che cosa mi ha portato fin qui, ma tu, giovane Robar, lo sai perché sei qui? Questa non è la tua battaglia più di quanto non sia la mia.»

«È diventata la mia battaglia nel momento in cui ho scelto Renly come mio re.»

«I Royce sono alfieri della Casa Arryn.»

«Il lord mio padre deve fedeltà a lady Lysa, e lo stesso vale per il suo primogenito. Ma un secondo figlio può cercare la gloria dove meglio crede.» Ser Robar si strinse nelle spalle. «Si finisce con l’averne abbastanza dei tornei.»

Non poteva avere più di ventun anni, notò Catelyn, quasi la stessa età del re che si era scelto… ma il suo re, il suo Robb, a quindici anni aveva molto più discernimento e giudizio di quanto questo giovane nobile fosse riuscito a imparare. O almeno, tanto lei sperava.

Nel piccolo settore dell’accampamento dove Catelyn aveva fatto erigere le sue tende, Shadd stava affettando carote in una pentola, Hal Mollen giocava a dadi con tre dei suoi uomini di Grande Inverno e Lucas Blackwood sedeva ad affilare il suo pugnale.

«Lady Stark» l’apostrofò Lucas nel vederla apparire. «Mollen dice che ci sarà battaglia all’alba.»

«Mollen dice la verità» rispose lei, pensando: “E Mollen ha anche la lingua troppo lunga, a quanto pare”.

«Che cosa facciamo, mia lady? Combattiamo… o fuggiamo?»

«Preghiamo, Lucas» rispose Catelyn Stark. «Preghiamo.»

SANSA

«Più lo fai aspettare, peggio sarà per te» l’avvertì Sandor Clegane.

Sansa cercò di affrettarsi. Inutile: le sue dita continuarono a impigliarsi tra nodi e bottoni. Il Mastino parlava sempre in tono rude ma, questa volta, nel modo in cui lui la stava guardando, c’era qualcosa che la riempiva di terrore. Che Joffrey avesse scoperto del suo incontro segreto con ser Dontos? “No, per pietà… No!” invocò silenziosamente nello spazzolarsi i capelli. Ser Dontos era la sua unica speranza. “Devo essere graziosa. A Joff piace che io sia graziosa. E gli piace che indossi questo abito, e questo colore.” Si passò le mani sul corpetto, spianandone le grinze. Il tessuto le fasciava stretto il busto.

Nel lasciare le sue stanze, Sansa si tenne alla sinistra del Mastino, lontano dalla metà sfigurata della sua faccia. «Dimmi che cosa ho fatto.»

«Non tu. Il tuo regale fratello.»

«Robb è un traditore» parole che Sansa ormai ripeteva senza nemmeno più pensare. «Qualsiasi cosa abbia fatto, io non ne ho alcuna parte.»

“Dei, aiutatemi, fate che non si tratti dello Sterminatore di re.” Se Robb aveva fatto del male a Jaime Lannister, Sansa sapeva che questo avrebbe significato la sua fine. Rivide ser Ilyn Payne, la Giustizia del re, rivide questi suoi terribili, spietati occhi lividi, fiammeggianti nello scarno volto butterato.

«Ti hanno ammaestrato proprio bene, uccellino» grugnì Sandor Clegane.

La condusse sul ponte coperto inferiore, dove una folla si era radunata lungo i merli degli arcieri. In molti si fecero da parte per lasciarli passare. Sansa udì lord Gyles tossire. Ragazzi di stalla sfaccendati le lanciarono occhiate insolenti. Per contro, ser Horas Redwyne evitò di guardarla, e suo fratello, ser Hobber, fece addirittura finta di non vederla. A terra un gatto giallo stava morendo e miagolava dal dolore. Aveva un dardo di balestra conficcato tra le costole. Sansa aggirò il piccolo corpo scosso dagli ultimi spasmi sentendosi male.

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