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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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«La paura è meglio dell’amore, dice la mamma. E lei» Joffrey indicò Sansa «ha paura di me.»

«Ma sicuro, come no» sospirò il Folletto. «Un vero peccato che Stannis e Renly non siano anche loro delle ragazzine di dodici anni. Bronn, Timett: la piccola viene con noi.»

Sansa si mosse come in un sogno. O forse come in un incubo. Aveva pensato che gli uomini del Folletto la riportassero nelle sue stanze, nel Fortino di Maegor. Invece la condussero nella Torre del Primo Cavaliere. Sansa non vi rimetteva piede dal giorno in cui suo padre era caduto in disgrazia. Tornare a salire quei gradini di pietra le diede le vertigini.

Alcune servette cominciarono a prendersi cura di lei, offrendo vuote parole di conforto nel tentativo di farla smettere di tremare. Una di loro rimosse quanto rimaneva del suo abito fatto a brandelli. Un’altra le preparò un bagno, togliendole dal viso e dai capelli il succo appiccicoso del melone. La ripulirono con il sapone, le versarono acqua calda sul capo. Ma tutto quello che Sansa continuò a vedere furono i volti sul ponte coperto. “I cavalieri giurano di difendere i deboli, di proteggere le donne, di combattere per la giustizia. Ma nessuno di loro ha alzato un dito.” L’unico che aveva tentato di aiutarla era stato ser Dontos, e lui non era nemmeno più un cavaliere. Non più di quanto lo fosse il Folletto. Né il Mastino… Il Mastino odiava i cavalieri… “E anch’io li odio” pensò Sansa. “Non sono veri cavalieri, nessuno di loro.”

Una volta che fu ripulita, maestro Frenken, grassoccio, e con i capelli perennemente arruffati, venne a visitarla. La fece stendere sul materasso, spalmò un unguento sulle piaghe che fiammeggiavano sul retro delle sue cosce.

Quindi le preparò un boccale di vino dei sogni, aggiungendo anche del miele per renderlo più gradevole. «Ora, piccola, cerca di dormire. Quando ti sveglierai, tutto questo ti sembrerà solo un brutto sogno.»

“No, stupido, stupido uomo. Non sarà affatto così” ma Sansa bevve ugualmente il vino dei sogni. E poi dormì.

Quando si risvegliò, erano calate le tenebre. Non sapeva bene dove si trovava, eppure il posto le sembrò comunque stranamente familiare. Fece per alzarsi ma fitte di dolore le attraversarono le gambe, risalendo lungo la schiena, e con esse tornò anche la memoria. Le si riempirono gli occhi di lacrime. Qualcuno aveva lasciato sul letto una vestaglia per lei. Sansa la indossò e andò ad aprire la porta. Fuori c’era una donna dal volto duro e la pelle scura come il cuoio, con tre collane avvolte attorno al collo esile e rugoso. Una collana era d’oro, un’altra d’argento. La terza era fatta di orecchie umane.

«Dove credi di andare te?» le chiese la donna, appoggiandosi a una lunga picca.

«Nel parco degli dei.» Sansa doveva trovare ser Dontos, a tutti i costi. Lo avrebbe implorato di portarla a casa subito, prima che fosse troppo tardi.

«Il mezzo-uomo dice che tu non vai via» rispose la donna con la collana di orecchie mozzate. «Prega qui, che gli dei ti sentono lo stesso.»

Sansa abbassò lo sguardo e rientrò mestamente nella stanza. Di colpo, si rese conto del perché quel luogo le sembrava familiare. “Mi hanno messo in quella che un tempo è stata la camera di Arya, quando papà era Primo Cavaliere. Tutte le sue cose non ci sono più, i mobili sono stati spostati, ma è lo stesso posto…”

Più tardi, una delle servette le portò un piatto con pane, formaggio e olive, e una caraffa di acqua fresca. «Porta via» ordinò Sansa. Ma la ragazza lasciò tutto sul tavolo. Sansa si rese conto di avere sete. Si costrinse ad attraversare la stanza, nonostante le fitte di dolore lancinante alle cosce che sentiva a ogni passo. Bevve due coppe d’acqua l’una dopo l’altra. Stava prendendo un’oliva quando bussarono alla porta.

Piena d’ansia, si girò verso l’ingresso lisciandosi meccanicamente le pieghe del vestito. «Sì?»

La porta si aprì. Entrò Tyrion Lannister.

«Mia signora. Spero di non disturbarti.»

«Sono tua prigioniera?»

«Mia ospite» il Folletto indossava il simbolo del suo rango, una collana di piccole mani d’oro che andavano a intrecciarsi le une con le altre. «Credo che dovremmo parlare.»

«Come il mio signore comanda.»

Sansa trovò difficile non fissarlo. Il volto di Tyrion era talmente brutto da esercitare su di lei un certo fascino distorto.

«Il cibo e gli abiti sono di tuo gradimento?» riprese il Folletto. «Qualsiasi cosa desideri, non hai che da chiedere.»

«Sei estremamente gentile. E questa mattina… Ti sono grata per avermi aiutato.»

«Hai il diritto di sapere per quale ragione Joffrey si è comportato in modo tanto riprovevole. Sei notti fa, tuo fratello Robb ha lanciato un attacco di sorpresa contro mio zio Stafford Lannister, accampato con il suo esercito in un luogo chiamato Oxcross, a meno di tre giorni di cavallo da Castel Granito. I tuoi uomini del Nord hanno riportato una vittoria schiacciante. La notizia ci è giunta soltanto questa mattina.»

«È… È terribile, mio signore» ma dentro di sé, Sansa stava esultando. “Robb vi ucciderà! Vi ucciderà tutti!” «Mio fratello è un vile traditore.»

«In ogni caso, non è certo un pappamolle» il nano corrugò la fronte. «Lo ha dimostrato chiaramente.»

«Ser Lancel ha detto che Robb era alla testa di un’orda di mostri…»

«Ser Lancel è un guerriero da otre di vino» la risata del Folletto risuonò come un ringhio di puro disprezzo. «Non saprebbe distinguere un mostro da un mastro. Tuo fratello aveva con lui il suo meta-lupo, ma credo che la cosa cominci e finisca lì. Gli uomini del Nord si sono infiltrati nell’accampamento di mio zio e hanno reciso le funi dei cavalli. Poi lord Stark ha mandato tra loro il lupo. Perfino i destrieri addestrati al combattimento sono come impazziti. I cavalieri sono stati calpestati a morte mentre erano ancora all’interno delle loro tende. In quel caos, l’intero accampamento si è come sgretolato in preda al terrore. I soldati si sono dati alla fuga, gettando via le loro armi per scappare più in fretta. Ser Stafford è stato abbattuto mentre correva dietro al suo cavallo. Lord Rickard Karstark gli ha trafitto il petto con una lancia. Ser Rubert Brax è morto, e anche ser Lymond Vikary, lord Crakehall, lord Jast. Tutti morti. Una cinquantina di nobili sono stati presi prigionieri, tra cui i figli di Jast e mio nipote Martyn Lannister. Quelli che l’hanno scampata ora raccontano storie pazzesche, giurando che gli antichi dei del Nord marciano al fianco di tuo fratello.»

«Quindi… Non si è trattato di stregoneria?»

«La stregoneria è la salsa piccante che gli idioti spargono sui loro fallimenti cercando di soffocare il sapore della propria incompetenza» grugnì il Folletto. «Sembra che quella testa di caprone di mio zio non abbia neppure pensato a piazzare delle sentinelle. Il suo esercito era formato da reclute da niente… apprendisti, minatori, braccianti, pescatori… la feccia di Lannisport. L’unico vero mistero è come tuo fratello sia riuscito a piombargli addosso senza che nessuno se ne accorgesse. Le nostre forze continuano a tenere la Zanna Dorata, e giurano di non averlo avvistato.» Il nano scrollò le spalle con irritazione. «Bene, Robb Stark è il flagello di mio padre. Joffrey è il mio flagello. Per cui, dimmi, che cosa provi nei confronti del mio regale nipotino?»

«Lo amo con tutto il mio cuore» non ci fu nemmeno un’ombra di esitazione nella risposta di Sansa.

«Sul serio?» Tyrion non sembrava affatto convinto. «Anche adesso?»

«Il mio amore verso sua Grazia è più grande che mai.»

«Però. Ti hanno insegnato a mentire proprio bene» rise il Folletto. «Un giorno, bambina, sarai grata per questo. Perché tu sei ancora una bambina, non è vero? O forse hai già raggiunto la fertilità?»

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