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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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Renly alzò le spalle. «Tuo figlio ha vinto qualche battaglia, ma sarò io a vincere La guerra. I Lannister faranno i conti con me.»

«Se hai proposte da fare, fratello, falle» disse bruscamente Stannis «oppure io me ne vado.»

«Molto bene» rispose Renly. «Io propongo che tu scenda da cavallo, t’inginocchi davanti a me e mi giuri fedeltà.»

Stannis controllò a stento la propria rabbia. «Da me non otterrai niente del genere.»

«Hai servito Robert, perché non puoi servire anche me?»

«Robert era mio fratello maggiore. Tu sei il più giovane.»

«Più giovane, più determinato e di gran lunga più attraente…»

«… oltre che ladro e usurpatore.»

Renly scosse il capo. «Usurpatore? Era proprio così che i Targaryen definivano Robert, eppure lui non sembrava essersi posto troppi problemi in merito. Non vedo perché dovrei pormene io.»

“Questo battibecco non porterà a niente” pensò Catelyn. «Ma vi state ascoltando?» tuonò lei. «Se foste miei figli, vi sbatterei le teste una contro l’altra e vi rinchiuderei in una stanza fino a quando non vi foste ricordati di essere fratelli!»

«Tu osi troppo, lady Stark.» Stannis la guardò con la fronte aggrottata. «Sono io il re di diritto, e tuo figlio è un altro traditore, non meno di quanto lo sia mio fratello, qui. Verrà anche il suo giorno di scontarla.»

Questa aperta minaccia alimentò il furore di Catelyn Stark. «Ritieniti pure libero di chiamare chi vuoi traditore e usurpatore, mio lord, ma dimmi, che cosa ti rende tanto diverso? Dici di essere l’unico re di diritto, eppure mi risulta che Robert abbia avuto due figli maschi. Secondo tutte le leggi dei Sette Regni, è il principe Joffrey l’erede al trono, e Tommen dopo di lui. Quali che siano le nostre buone argomentazioni, siamo tutti traditori e usurpatori.»

«Devi perdonare lady Stark, Stannis» rise Renly. «Ha fatto tutta questa strada a cavallo da Delta delle Acque, e credo quindi che non abbia visto la tua letterina.»

«Joffrey non è nato dal seme di mio fratello» le spiegò Stannis senza mezzi termini «e neanche Tommen. Sono dei bastardi. E anche la figlia, Myrcella. Sono tutti e tre degli abomini nati dall’incesto.»

“Che Cersei sia davvero tanto folle?” Catelyn era senza parole.

«Non sembra anche a te una storia incredibile, mia lady?» riprese Renly. «Ero accampato sulla collina del Corno, quando lord Tarly ha ricevuto la lettera in questione. E, lo ammetto, ha lasciato anche me senza parole.» Rivolse un sorriso al fratello. «Non avrei mai sospettato che tu fossi tanto astuto, Stannis. Se fosse vero, tu saresti realmente l’erede di Robert.»

«Se fosse vero? Mi stai dando del bugiardo?»

«Sei in grado di provare anche una sola parola di questa favoletta?»

Stannis digrignò i denti.

“Robert non deve avere immaginato neppure remotamente un tradimento del genere” intuì Catelyn. “Diversamente, Cersei si sarebbe ritrovata senza testa in un battito di ciglia.” «Lord Stannis» lo apostrofò lei. «Se sapevi che la regina si era macchiata di un tale mostruoso crimine, per quale ragione sei rimasto in silenzio?»

«Non sono affatto rimasto in silenzio» dichiarò Stannis. «Ho fatto presente i miei sospetti a Jon Arryn.»

«Perché a lui e non a tuo fratello il re?»

«La considerazione che mio fratello il re aveva nei miei confronti non è mai stata eccelsa. Se fossero provenute da me, simili accuse sarebbero apparse vili e premeditate: una strategia per privilegiare me stesso nella linea di successione. Ritenni quindi che Robert sarebbe stato molto più incline ad ascoltare queste accuse se fosse stato lord Arryn, che lui stimava, a presentare il problema.»

«Bene» commentò Renly. «Quindi abbiamo la conferma di un morto!»

«Ma cosa credi, cieco imbecille, che sia morto per cause naturali? È stata Cersei a farlo avvelenare, nel timore che lui rivelasse la verità. Lord Jon era andato raccogliendo le prove…»

«… le quali ora sono morte con lui. Che peccato!»

Ma ora Catelyn cominciava a ricordare, a far combaciare indizi solo apparentemente sconnessi. «In una lettera segreta che m’inviò a Grande Inverno, mia sorella Lysa accusava la regina di aver assassinato il suo defunto marito» ammise lei. «In seguito, al Nido dell’Aquila, accusò del delitto Tyrion Lannister, fratello della regina.»

Stannis fece un sorriso sarcastico. «Se metti un piede in un groviglio di vipere, che differenza fa quale di esse ti morderà per prima?» commentò.

«Tutta questa storia d’incesti e di vipere è molto divertente, ma non cambia niente. Tu potrai avere anche più diritti al trono, Stannis, ma sono io quello che ha l’esercito più forte.» Renly infilò una mano sotto la cappa. Nel percepire quel movimento, la destra di Stannis impugnò l’elsa della spada. Ma prima che potesse estrarre il suo acciaio, il fratello estrasse… una pesca.

«Ne vuoi una anche tu, fratello?» Renly sorrise. «È di Alto Giardino. Non gusterai mai nulla di più dolce, te lo garantisco.» Diede un morso e il succo gli gocciolò dall’angolo della bocca.

«Non sono venuto qui per mangiare frutta!» Stannis era furibondo.

«Miei lord!» tornò a imporsi Catelyn. «Ci troviamo qui per definire i termini di un’alleanza, non per fare giochetti.»

«Un uomo non dovrebbe mai rifiutare un assaggio di pesca.» Renly gettò via il nocciolo. «È un’occasione che potrebbe non ripetersi. La vita è breve, Stannis. Ricorda ciò che dicono gli Stark.» Si pulì le labbra con il dorso della mano. «L’inverno sta arrivando.»

«E non sono venuto qui nemmeno per essere minacciato.»

«E difatti non sei stato minacciato» ribatté Renly bruscamente. «Nel momento in cui farò minacce, te ne accorgerai. E per dirla tutta con estrema franchezza, tu non mi sei mai piaciuto, Stannis. Rimani però sangue del mio sangue, e non ho alcuna intenzione di ucciderti. Per cui, se è Capo Tempesta che vuoi, prenditela pure… Dono da fratello a fratello. Così come Robert un giorno la diede a me, io oggi la do a te.»

«Tu a me non fai proprio nessun dono, Renly. Capo Tempesta è mia di diritto.»

Renly sospirò, girandosi a metà sulla sella. «Che cosa posso fare con questo mio fratello, Brienne? Rifiuta la mia pesca, rifiuta il mio castello, non si è neppure presentato alle mie nozze…»

«Sappiamo tutti e due che il tuo matrimonio è stato una farsa da guitti. Un anno fa tu stavi complottando per fare di quella ragazza un’altra della baldracche di Robert.»

«Un anno fa io stavo cercando di fare di quella fanciulla la regina di Robert» ribatté Renly. «Ma che differenza fa più, ora? Quel cinghiale s’è preso Robert e io mi sono preso Margaery. E sarai lieto di sapere che è venuta da me con la sua purezza intatta.»

«E, nel tuo talamo, è probabile che morirà con la sua purezza intatta.»

«Invece conto che possa essere in attesa di un figlio entro l’anno. A proposito, tu quanti ne hai di figli, Stannis? Ah, già: nessuno.» Renly esibì un sorriso fintamente innocente. «Per quanto riguarda tua figlia, se mia moglie assomigliasse alla tua, manderei anch’io il mio giullare a servirla.»

«Ora è troppo!» ruggì Stannis. «Non mi farò deridere a questo modo! Non te lo permetterò, sono stato chiaro?» Sfoderò la spada lunga e, nella debole luce del sole, l’acciaio parve scintillare di una strana luce propria, ora rossa, ora gialla, ora bianca e intensa. E l’aria attorno a essa tremava, come riscaldata da vapori torridi.

Il cavallo di Catelyn nitrì e arretrò. Brienne di Tarth avanzò a frapporsi tra i due fratelli, spada in pugno. «Sono pronta ad affrontarti!» urlò a Stannis.

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