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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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“Cersei Lannister sarà senza fiato dalle risate” fu il cupo pensiero nella mente di Catelyn.

Stannis puntò la spada scintillante dritta contro il fratello. «Non sono privo di misericordia» tuonò l’uomo, fin troppo noto per essere invece del tutto privo di misericordia «e non voglio che il primo sangue sparso sulla lama della Portatrice di luce sia quello di mio fratello. In onore della memoria della madre di entrambi, ti do questa notte per ripensare alla tua stoltezza, Renly. Abbassa i tuoi vessilli e vieni da me prima dell’alba… e da me avrai Capo Tempesta e il tuo posto nel Concilio ristretto. Ti nominerò persino erede al trono in attesa che nasca il mio primo figlio maschio. Altrimenti, io ti distruggerò!»

«Hai proprio una bella spada, Stannis» rise Renly. «Nessun dubbio in merito. Ma ho l’impressione che il riflesso della lama ti abbia danneggiato la vista. Distruggermi dici? Da’ un’occhiata in quella direzione, fratello. Li vedi tutti quei vessilli?»

«Credi davvero che pochi stracci nel vento possano fare di te un re?»

«No, credo che le spade di Tyrell faranno di me un re. Rowan e Tarly e Caron faranno di me un re, con l’ascia, la palla chiodata e la mazza da guerra. Le frecce di Tarth e le lance di Penrose, e poi Fossoway, Cuy, Mullendore, Estermont, Selmy, Hightower, Oakheart, Crane, Caswell, Blackbar, Morrigen, Beesbury, Shermer, Dunn, Fotly… perfino la Casa Florent, niente meno che i fratelli e gli zii di tua moglie, tutti loro faranno di me un re. La cavalleria di tutto il Sud è con me, ed è solo la parte più piccola delle mie forze. La mia fanteria è in marcia, centomila spade e picche e lance… E tu dici che mi distruggerai? Con che cosa, Stannis? Forse con quella soldataglia scalcinata che vedo ammassarsi sotto le mura dei mio castello? Quanti sono, Stannis? Cinquemila? Forse nemmeno… Lord pescivendoli, cavalieri delle cipolle e mercenari. Metà di loro saranno passati dalla mia parte ancora prima che la battaglia abbia inizio. Hai meno di quattrocento cavalli, questo mi dicono i miei informatori… altri mercenari, protetti da giubbe di cuoio, i quali non reggeranno nemmeno per un istante l’impatto della mia cavalleria pesante. Non ha nessuna importanza se tu ti ritieni un grande stratega, Stannis, quel tuo scheletro di esercito non sopravviverà nemmeno alla prima carica della mia avanguardia.»

«Vedremo, fratello.» Stannis rinfoderò la spada. E una volta che lo ebbe fatto, il mondo parve stranamente meno luminoso. «Quando arriverà la prossima alba, vedremo.»

«Ti auguro che il tuo nuovo dio sia un dio misericordioso, fratello.»

Stannis si congedò con una smorfia e si allontanò al galoppo. La sacerdotessa rossa si attardò per qualche altro momento. «Ripensa bene ai tuoi peccati, lord Renly Baratheon» disse, poi voltò il cavallo e se ne andò a sua volta.

Catelyn e Renly rientrarono assieme all’accampamento dove i pochi uomini di lei e le migliaia di soldati di lui erano in attesa del loro ritorno.

«Esperienza divertente» commentò Renly. «Per quanto non troppo costruttiva. Chissà dove potrei trovarla anch’io una spada come quella di Stannis. In ogni caso, Loras me ne farà dono dopo la battaglia. Mi addolora che si sia giunti a questo.»

«Il tuo dolore si manifesta in modo quanto mai allegro» commentò Catelyn, senza nascondere la propria angoscia.

Renly si strinse nelle spalle. «Tu dici, mia lady? Ebbene, sia come sia. Stannis comunque non è mai stato il più amato dei fratelli, devo proprio confessarlo. Che cosa ne pensi di quella sua storia? Sarà vera? Se Joffrey è figlio dello Sterminatore di re…»

«… il Trono di Spade spetta di diritto a tuo fratello.»

«Almeno fino a quando lui è in vita» replicò Renly. «Una legge quanto mai assurda, non sei d’accordo anche tu? Perché il figlio maggiore e non quello più adatto? La corona è adatta a me, non era adatta a Robert e non lo sarebbe a Stannis. Io sono già un grande re: forte e al tempo stesso generoso, astuto, giusto, diligente, leale verso i miei amici e implacabile verso i miei nemici, ma anche capace di clemenza, paziente…»

«… umile?» suggerì Catelyn.

«Andiamo, mia signora.» Renly rise. «Un re dovrà pure avere qualche piccolo difetto, o no?»

Catelyn si sentiva molto stanca. Non era servito a niente. I fratelli Baratheon si sarebbero annegati nel reciproco sangue mentre Robb continuava ad affrontare da solo i Lannister. E non c’era niente che lei potesse dire o fare per impedirlo. “È tempo che io torni a Delta delle Acque, a chiudere gli occhi di mio padre. Quello, almeno, posso farlo. Sarò anche un’emissaria da poco, ma nella sofferenza e nel lutto rimango imbattibile, gli dei mi assistano.”

L’accampamento era situato sul crinale di una bassa collina rocciosa che si dipanava in direzione nord-sud. Era più ordinato dell’immenso aggregato sul fiume Mander, ma era soltanto un quarto di esso. Nel momento in cui aveva ricevuto la notizia dell’assalto di suo fratello contro Capo Tempesta, Renly aveva diviso le proprie forze in due tronconi, seguendo una logica identica a quella di Robb alle Torri Gemelle. La fanteria, che costituiva il grosso dell’esercito, era rimasta a Ponte Amaro insieme alla giovane regina, ai carriaggi, agli animali da soma e a tutte le ingombranti, macchine da guerra. Renly invece aveva condotto di persona i suoi cavalieri e i suoi mercenari in un rapido spostamento verso est.

Quanto era simile a Robert in questo… solo che Robert aveva sempre avuto Eddard Stark al suo fianco, a stemperare la sua temerarietà con la cautela. Ned di sicuro sarebbe riuscito a convincere Robert a muovere a Capo Tempesta il suo intero esercito, in modo da circondare Stannis e assediare gli assedianti. Una scelta che Renly, nella sua impulsiva ricerca del corpo a corpo con il fratello, aveva negato a se stesso. In questo modo, aveva interrotto il contatto con le sue linee di rifornimento, lasciando cibo per gli uomini e foraggio per gli animali a interi giorni di marcia dietro di sé, insieme ai carri e ai buoi. Adesso Renly era costretto a dare battaglia al più presto, o per lui sarebbe stata la fame.

Catelyn mandò Hal Mollen a occuparsi dei cavalli e accompagnò Renly al padiglione reale al centro dell’accampamento. Raccolti all’interno delle pareti di seta verde, in attesa della parola del sovrano, c’erano i suoi comandanti e i suoi lord alfieri.

«Mio fratello non è cambiato affatto.» Dichiarò subito Renly, mentre Brienne rimuoveva la cappa dalle sue spalle e sollevava la corona d’oro e di giada dalla sua fronte. «Castelli e cortesie non sono serviti a placarlo: è il sangue che vuole. Ebbene, visto che insiste tanto, sono incline a esaudire il suo desiderio.»

«Maestà, non vedo alcuna ragione di scendere in battaglia.» Lord Mathis Rowan si azzardò per primo. «Il castello è fortemente difeso e abbondantemente rifornito. Ser Cortnay Penrose è un valido comandante, e non esiste alcuna macchina da guerra in grado di fare breccia nelle mura di Capo Tempesta. Che lord Stannis si diletti pure nel suo assedio: ne ricaverà ben scarso sollazzo. E mentre lui rimane al freddo e alla fame, senza ottenere nulla, noi prenderemo Approdo del Re.»

«In modo che si dica che ho avuto paura ad affrontare Stannis?»

«Solamente gli stolti diranno una cosa simile» obiettò lord Mathis.

«E voi?» Renly si rivolse agli altri. «Anche voi siete dello stesso avviso?»

«Io dico che lord Stannis rappresenta per te un pericolo» affermò lord Randyll Tarly. «Evitare lo scontro significa consentirgli di diventare sempre più forte, mentre le tue forze diventeranno sempre più deboli a causa dei combattimenti. I Lannister non verranno sconfitti in un giorno. Quando avrai finito con loro, lord Stannis potrebbe essere forte quanto te… se non addirittura più forte.»

Seguì un coro di assensi, e il re ne fu compiaciuto: «Allora è deciso: si combatte!».

“Ho fallito” pensò Catelyn. “Ho deluso Robb, come avevo deluso Ned.” «Mio lord» disse «dal momento che questa è la tua decisione, la mia presenza qui non ha più senso. Chiedo licenza per fare ritorno a Delta delle Acque.»

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