Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
Sentiva la testa fluttuare. Tutto attorno a lei, anche il tempio pareva oscillare. Le ombre continuavano a infrangersi, a ricomporsi, furtivi animali in corsa sui muri bianchi pieni di crepe. Catelyn non aveva mangiato niente tutto il giorno. Forse non era stata una cosa saggia. Aveva detto a se stessa che non c’era stato il tempo per mangiare. La verità era un’altra: in un mondo senza Ned, il cibo aveva perduto qualsiasi sapore. “Quando gli hanno staccato la testa, hanno ucciso anche me.”
Alle sue spalle, la torcia crepitò. Adesso sembrava esserci sua sorella tra le ombre. I suoi occhi, però, erano molto più duri di quanto Catelyn ricordasse. No, non erano gli occhi di Lysa: erano quelli di Cersei Lannister. “Anche Cersei è una madre. Non ha importanza chi sia il padre di quei bambini. Anche lei li ha sentiti scalciare dentro di sé, li ha spinti in questo mondo nel dolore e nel sangue, li ha allattati al seno. E se davvero sono figli di Jaime… ”
«Dimmi, mia signora» Catelyn tornò a rivolgersi alla Madre «anche Cersei t’innalza preghiere?»
C’erano i lineamenti orgogliosi, splendidi e alteri della regina Lannister sul muro. La fenditura li solcava. Forse anche Cersei era in grado di piangere per i suoi figli. “Ognuno dei Sette Dei li incarna tutti e sette” le aveva insegnato septon Osmynd. Nella Vecchia c’era la stessa bellezza che traspariva dalla Vergine, e la Madre poteva essere più implacabile del Guerriero se i suoi figli fossero stati in pericolo. “Sì…”
A Grande Inverno aveva visto quel che bastava di Robert Baratheon per capire che il re non guardava a suo figlio Joffrey con troppo affetto. Se il ragazzo fosse stato effettivamente frutto del seme di Jaime, Robert lo avrebbe messo immediatamente a morte, e ben pochi lo avrebbero condannato per questo. I bastardi erano molto diffusi, ma l’incesto rimaneva un peccato mostruoso sia per gli dei di un tempo sia per quelli attuali. E i figli dell’incesto erano chiamati abominazioni tanto nei templi dei Sette Dei quanto nei parchi degli dei. I re del Drago si sposavano tra fratelli e sorelle, ma erano sangue dell’antica Valyria, dove simili usanze erano comuni e accettate. Come i loro draghi, i Targaryen non rispondevano né a uomini né a dei.
Ned doveva averlo saputo, e Jon Arryn prima di lui. Nessuna meraviglia se Cersei li aveva assassinati entrambi. “E io? Non avrei fatto lo stesso pur di salvare la mia progenie?” Catelyn intrecciò strettamente le dita. Sentì le escrescenze delle cicatrici lasciate dalla lama, quando aveva combattuto per proteggere suo figlio. «Anche Bran sa» sussurrò, chinando il capo. “Dei aiutatemi. Bran deve avere visto qualcosa, udito qualcosa. Per questo hanno cercato di ucciderlo nel suo letto.”
Perduta, piena d’incertezza, Catelyn Stark si affidò agli dei. S’inginocchiò di fronte al Fabbro, che riparava le cose spezzate, e gli chiese di concedere al suo piccolo Bran la sua protezione. Andò dalla Vergine. La implorò di infondere coraggio in Arya e Sansa, di vegliare sulla loro innocenza. Al Padre, chiese giustizia, chiese la forza di cercarla e la saggezza di riconoscerla. Al Guerriero domandò fierezza per Robb, e di ripararlo dai pericoli nelle battaglie a venire. Infine, si prostrò davanti alla Vecchia, spesso raffigurata con una lampada in mano. «Guidami, saggia signora» pregò Catelyn. «Mostrami la via da seguire, non lasciarmi cadere nei luoghi oscuri che incontrerò.»
Poi udì dei passi alle sue spalle, rumori alla porta del tempio.
«Mia signora» disse ser Robar, con gentilezza. «Chiedo scusa, ma il nostro tempo è breve. Dobbiamo essere di ritorno all’accampamento prima del sorgere del sole.»
Catelyn si alzò rigidamente. Le ginocchia le dolevano e in quel momento avrebbe voluto un letto di piume e un cuscino. «Ti ringrazio, cavaliere. Sono pronta.»
Cavalcarono in silenzio, attraversando foreste diradate con i tronchi degli alberi inclinati dal vento incessante, simili a ubriachi che cercassero di allontanarsi dal mare. Fu il nitrire nervoso dei cavalli e il clangore dell’acciaio a guidarli al campo di Renly. Nelle tenebre, si allineavano lunghi ranghi di uomini pesantemente armati e di cavalli pesantemente corazzati. Figure nere, come se il Fabbro avesse tramutato in acciaio la notte stessa. Catelyn vide vessilli alla sua sinistra, vessilli alla sua destra, e altri vessilli ancora davanti a lei. Ma nella luminosità tetra prima dell’alba, non erano distinguibili né colori né emblemi. “Un esercito grigio… uomini grigi, in sella a cavalli grigi sotto grigi vessilli.” Rimanevano a cavallo, in attesa. I cavalieri-ombra di Renly tenevano le punte delle loro lance rivolte verso l’alto. Catelyn si mosse così attraverso una foresta fatta di alberi esili, privi di foglie, privi di vita. Là dove sorgeva Capo Tempesta non si vedevano altro che tenebre impenetrabili, una muraglia di nero compatto sulla quale neppure le stelle erano in grado di splendere. Ma c’erano torce in movimento nei campi attorno alla posizione di lord Stannis.
Le candele all’interno del padiglione di Renly conferivano alla seta delle pareti una magica luminosità, tramutando la grande tenda in una specie di castello fatato, ravvivato da una luce smeraldo. Due membri della Guardia dell’arcobaleno montavano la guardia sulla porta del padiglione reale. La luce verde scintillava in modo arcano sulle prugne viola della tunica di ser Parmen, e dava una sfumatura malata ai girasoli che ricoprivano ogni centimetro quadrato della corazza smaltata di ser Emmon. Lunghi pennacchi di seta ondeggiavano dalla cuspide dei loro elmi, al di sopra delle cappe multicolori che drappeggiavano le spalle dei due cavalieri.
All’interno, Catelyn trovò Brienne intenta alla vestizione del re per la battaglia, mentre lord Tarly e lord Rowan discutevano di tattiche e schieramenti. Era piacevolmente caldo nella tenda, il calore si diffondeva dai carboni che ardevano in una dozzina di piccoli bracieri di ferro.
«Vostra Grazia, devo parlarti» per una volta, Catelyn concesse a Renly il titolo della regalità, purché lui l’ascoltasse.
«Solo un momento, lady Catelyn» rispose Renly.
Brienne agganciò la metà dorsale della corazza a quella frontale al di sopra della tunica imbottita. L’armatura del re era color verde scuro, il verde delle foglie di una foresta d’estate, talmente cupo che pareva divorare la luce delle candele. Ogni volta che Renly si muoveva, fregi d’oro scintillavano da fibbie e ganci, simili a fuochi lontani, dispersi in quella stessa foresta.
«Lord Mathis, ti prego, continua» esortò il re.
«Come stavo dicendo, vostra Grazia» Mathis Rowan lanciò a Catelyn uno sguardo in tralice. «Il nostro esercito è ormai schierato. Perché aspettare l’alba? Fa’ suonare l’attacco.»
«Così poi dirà che ho vinto con l’inganno, con un attacco non cavalieresco! L’ora stabilita è l’alba.»
«Stabilita da Stannis» rincarò Randyll Tarly. «Ci ritroveremo ad andare alla carica con gli artigli del sole sorgente dritti negli occhi. Saremo mezzo accecati.»
«Soltanto fino al primo scontro» ribatté Renly, sicuro di sé. «Ser Loras sfonderà il loro schieramento. Dopodiché, sarà il caos.» Brienne diede una stretta alle cinghie di cuoio verde, chiudendo le fibbie dorate. «Quando mio fratello cadrà, fate sì che nessuno scempio venga fatto del suo corpo. Stannis è pur sempre sangue del mio sangue. Non permetterò che la sua testa venga esibita sulla punta di una picca.»
«E se invece dovesse arrendersi?» disse lord Tarly.
«Arrendersi?» lord Rowan rise. «Quando Mace Tyrell cinse d’assedio Capo Tempesta, Stannis mangiò ratti piuttosto che aprire le sue porte.»
«Non credere che me ne sia scordato, Mathis» Renly sollevò il mento, permettendo a Brienne di sistemargli la gorgiera. «Verso la fine dell’assedio, ser Gawen Wylde e tre dei suoi cavalieri cercarono di sgattaiolare fuori dal portale secondario, decisi ad arrendersi. Stannis però li prese. Visto che ci tenevano tanto a uscire dal castello, li fece lanciare oltre le mura con le catapulte. Vedo ancora la faccia di Gawen mentre lo legavano sul cucchiaio. Era il nostro maestro d’armi.»