I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
«Non bisogna essere molto coraggiose per restare immobili come un ciocco.» Era una rosa? Gli avrebbe mostrato le spine. A tutti e due. «Adesso Stammi a sentire, Valan Luca...»
«Un tale coraggio. Non hai mai battuto ciglio. Io non avrei avuto lo stomaco di fare quello che hai fatto.»
Era la pura verità, si disse Nynaeve. «Non sono più coraggiosa di quanto devo essere» aggiunse con un tono più pacato. Era difficile inveire contro un uomo che continuava a dirti quanto eri coraggiosa. Certo meglio ascoltare quello che tutte le altre ciance sulle rose. Thom si prese uno dei baffi fra le dita come se avesse sentito qualcosa di divertente.
«Il vestito» proseguì Luca, mostrandole tutti i denti con un sorriso. «Sarai meravigliosa con indosso un...»
«No!» scattò la donna. Se era riuscito a guadagnarsi un po’ di considerazione da parte sua, l’aveva persa riproponendo quell’argomento. Clarine le aveva cucito il vestito che Luca voleva farle indossare, di una seta più rossa del suo mantello. Secondo lei il colore serviva a nascondere il sangue se Thom avesse fallito la mira.
«Ma Nana, la bellezza in pericolo attira molto.» La voce di Luca era sommessa come se le stesse bisbigliando delle parole dolci nelle orecchie. «Avrai tutti gli occhi puntati su di te, ogni cuore batterà per la tua bellezza e coraggio.»
«Se ti piace così tanto» rispose con fermezza, «mettitelo tu.»
A parte il colore, non era disposta a mostrare il seno in pubblico, che fosse o meno opportuno secondo Clarine. Aveva visto gli abiti di scena di Latelle, tutti coperti di lustrini neri, con il collo alto fino al mento. Avrebbe indossato qualcosa come... ma cosa stava pensando? Non aveva intenzione di andare avanti con quella farsa. Aveva acconsentito a provare solo per evitare che Luca bussasse alla loro porta ogni sera per convincerla.
L’uomo però era abile a capire quando doveva cambiare argomento. «Che cosa è successo qui?» chiese, improvvisamente solerte.
Nynaeve sobbalzò quando le toccò l’occhio gonfio. Fu la cattiva sua sorte a fargli scegliere quel nuovo soggetto. Avrebbe fatto meglio a continuare con il vestito. «Non mi piaceva il modo in cui mi guardava la mattina dallo specchio, per cui l’ho morso.»
La voce atona e i denti snudati fecero ritrarre di scatto la mano di Luca. A giudicare dal bagliore torvo negli occhi scuri della donna, sospettava che avrebbe potuto mordere di nuovo. Thom si strofinava i baffi furiosamente, rosso in viso per lo sforzo di non ridere. Sapeva cosa era accaduto. Lo sapeva. E non appena lei fosse andata via senza dubbio avrebbe regalato a Luca la sua versione dei fatti. Gli uomini non potevano fare a meno di spettegolare. Era connaturato in loro dalla nascita e le donne non potevano fare nulla per liberarli da quel difetto.
La luce del giorno era meno forte di quel che pensava. Il sole era rosso sopra le cime degli alberi a occidente. «Se ci riprovi ancora senza un’illuminazione migliore...» gridò scuotendo un pugno davanti al viso di Thom. «È quasi il crepuscolo!»
«Immagino» rispose l’uomo sollevando le sopracciglia irsute «che tu non voglia parlare del fatto che anche io ero bendato.» Chiaramente stava scherzando. «Come desideri, Nana. Da adesso in poi, solo nella luce migliore.»
Solo quando si allontanò a grandi passi sistemandosi furiosamente la gonna si rese conto di aver acconsentito di sottoporsi a quella sciocchezza. Almeno indirettamente. Avrebbero cercato di farle mantenere la promessa, con la stessa certezza con cui il sole sarebbe tramontato quella sera. Sciocca, sciocca, sciocca donna!
La radura dove loro — o almeno Thom, che fossero folgorati lui e quel maledetto Luca! — si esercitavano non era molto lontana dal campo, poco oltre la strada per il Nord. Senza dubbio Luca non voleva che gli animali fossero disturbati se Thom le avesse trafitto il cuore con un pugnale. L’uomo probabilmente avrebbe nutrito i leoni con il suo corpo. E voleva che indossasse quell’abito solo per guardare quello che lei non aveva intenzione di mostrare a nessuno tranne Lan, che fosse folgorato anche lui, per essere uno sciocco uomo ostinato. Desiderava che fosse con lei per potergli dire quello che pensava. Voleva che fosse con lei per essere certa che si trovasse al sicuro. Spezzò un ramo morto di finocchio canino e usò la lunghezza del suo stelo piumato come una frusta per scansare le erbacce che spuntavano fra le foghe in terra. L’altra notte, aveva raccontato Elayne, Egwene le aveva parlato di un combattimento a Cairhien, schermaglie con dei briganti, con i Cairhienesi che vedevano ogni Aiel come un nemico e i soldati andorani che tentavano di reclamare il trono del Sole per Morgase. Lan vi era coinvolto. Non appena Moiraine lo perdeva di vista, finiva in mezzo a una battaglia, come se avvertisse dove si sarebbe svolta. Nynaeve non avrebbe mai pensato di volere che l’Aes Sedai si tenesse stretto Lan.
La mattina seguente Elayne era ancora disturbata all’idea dei soldati di sua madre a Cairhien, che combattevano contro gli Aiel di Rand, ma Nynaeve era preoccupata dei briganti. Secondo Egwene, se uno di essi era solo accusato di furto o di omicidio o di devastazione veniva impiccato da Rand. Non metteva di persona le mani sulla corda, ma era la stessa cosa ed Egwene diceva che assisteva a ogni esecuzione con il viso freddo e duro come le montagne. Non era tipico di Rand. Era stato un ragazzo gentile. Qualsiasi cosa gli fosse accaduta nel deserto lo aveva reso peggiore.
Be’, Rand era lontano e i problemi suoi e di Elayne non erano prossimi alla soluzione. Il fiume Eldar era a meno di un chilometro a nord, scavalcato da un solo ponte di pietra costruito fra alti pilastri che brillavano senza nemmeno una traccia di ruggine. Senza dubbio residui di un’altra epoca, forse di un’altra era. Vi era salita a mezzogiorno, proprio dopo il loro arrivo, ma non c’era una sola imbarcazione nel fiume che onorasse quel nome. Barche a remi, piccoli scafi dei pescatori che lavoravano lungo il canneto sulle rive, alcuni strani minuscoli gusci che scivolavano sull’acqua mentre un uomo inginocchiato remava; anche una grossa chiatta che sembrava ormeggiata nel fango, se ne vedeva molto su entrambe le fiancate, una parte secca e screpolata, eppure non era una sorpresa, con quel caldo fuori stagione, ma nulla che potesse portarla velocemente a fondovalle come voleva. Non che sapesse dove fosse diretta.
Pur sforzandosi, non riusciva a ricordare il nome della città dove dovevano trovarsi le Sorelle Azzurre. Nynaeve colpiva selvaggiamente le erbacce e dei piccoli piumini bianchi svolazzavano in giro. Probabilmente le donne non si trovavano più in quel luogo, se mai vi erano state. Ma era l’unico indizio di un posto sicuro che non fosse Tear. Se solo fosse riuscita a rammentarlo.
L’unica cosa buona di quel viaggio verso nord era che Elayne aveva smesso di amoreggiare con Thom. Non c’era stato neanche un incidente da quando si erano unite allo spettacolo. Almeno, sarebbe andato bene se Elayne non avesse preteso di fare finta di nulla. Il giorno prima Nynaeve si era complimentata con lei per aver finalmente messo la testa a posto, ed Elayne le aveva risposto freddamente, «Stai cercando di scoprire se mi frapporrò fra te e Thom, Nynaeve? È piuttosto vecchio per te e pensavo che il tuo affetto fosse rivolto altrove, ma sei abbastanza grande per decidere da sola. Sono affezionata a Thom, come credo lui lo sia a me. Lo considero un secondo padre. Se vuoi amoreggiare con lui, hai il mio permesso. Ma ero convinta che fossi più fedele.»
Luca voleva oltrepassare il fiume al mattino e Samara, la città dall’altro lato, nel Ghealdan, non era il luogo giusto dove trovarsi. L’uomo aveva trascorso la maggior parte del giorno fin dal loro arrivo a Samara, assicurandosi un posto per lo spettacolo. Temeva solo che un certo numero di altri serragli ambulanti lo avesse preceduto e non era l’unico ad avere altro oltre gli ammali. Per quello aveva insistito che Thom che si cimentasse nel lancio dei pugnali. Era fortunata che non volesse farglielo fare sulle funi con Elayne. Sembrava credere che la cosa più importante del mondo fosse rendere il suo spettacolo più grande e migliore degli altri. Per quanto la riguardava, la cosa più preoccupante era che il Profeta si trovava a Samara, con i suoi seguaci che affollavano le vie e riempivano le tende, i rifugi e le baracche attorno, una seconda città che superava Samara, anche se era grande. Aveva delle alte mura di cinta in pietra come la maggior parte degli edifici, alcuni anche di tre piani, e c’erano più tetti di ardesia o tegole che di paglia.