I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Rand poteva. Le damane erano in teoria quelle in grado di incanalare. Se due donne erano in qualche modo riuscite a svicolare nella rete dei Seanchan per diventare sul’dam — e dal poco che conosceva non era cosa facile poiché i Seanchan provavano tutte le donne con i primi segni della capacità di incanalare — non avrebbero mai osato tradirsi. «Sei capace di schermarle tutte e quattro?»
Aviendha gli rivolse un’occhiata compiaciuta. «Certo. Egwene mi ha insegnato a gestire diversi flussi allo stesso momento. Posso bloccarle, legare i flussi e avvolgerle in flussi di Aria prima che si rendano conto di cosa stia accadendo.» Quel sorrisetto compiaciuto scomparve. «Sono abbastanza veloce da affrontare loro e i cavalli, ma tu dovrai occuparti degli altri finché non sarò in grado di venire in tuo aiuto. Se qualcuno riesce a scappare... allora potrà certamente scagliare quelle lance fin qui e se uno di loro ti inchioda al suolo...» Per un po’ Aviendha borbottò, come fosse arrabbiata per non essere in grado di completare la frase. Alla fine lo fissò, con lo sguardo furioso come non l’aveva vista mai. «Egwene mi ha parlato della guarigione, ma ne sa poco e io anche meno.»
Perché era arrabbiata adesso? si chiese Rand. Meglio cercare di capire il sole piuttosto che una donna, concluse amareggiato. Glielo aveva detto Thom Merrilin ed era la pura verità. «Tu pensa a schermare quelle donne,» si raccomandò «io penserò al resto. Fallo solo quanto ti tocco il braccio.»
Aviendha credeva stesse vantandosi, ma lui non doveva separare i flussi, solo tesserne uno intricato di Aria per legare le braccia lungo i fianchi e bloccare le zampe dei cavalli come le gambe degli uomini.
Inspirando profondamente afferrò saidin, toccando il braccio di Aviendha e incanalando.
Dai Seanchan si levarono delle grida di spavento. Avrebbe dovuto procurarsi dei bavagli, avrebbero potuto attraversare il passaggio prima di attirare l’attenzione di altri. Mantenendo la presa sulla Fonte afferrò il braccio di Aviendha trascinandola nella neve, senza badare al ringhio della donna che diceva di riuscire a camminare da sola. In questo modo aveva aperto un varco e dovevano sbrigarsi.
I Seanchan ritrovarono la calma mentre li osservavano farsi istrada davanti a loro. Le due donne che non erano sul’dam avevano portato indietro i cappucci, dimenandosi contro i flussi che le bloccavano. Rand li stava mantenendolo invece di legarli, avrebbe dovuto liberarli quando fosse andato via: non poteva lasciare i Seanchan imprigionati nella neve. Se non fossero morti di freddo, t’erano sempre quei grossi gatti dei quali aveva visto le impronte. Dove ce n’era uno ce n’erano sicuramente degli altri.
Il passaggio era in buone condizioni, ma invece di portare nella sua stanza a Eianrod era grigio. Gli sembrava anche più piccolo di come se lo ricordava. Cosa ancor più grave, era in grado di vedere il flusso d’origine di quel grigiore. Era stato creato da saidin. Attraverso il vuoto filtrarono dei pensieri di rabbia. Non sapeva a cosa servisse, ma poteva benissimo essere una trappola per chiunque vi fosse passato attraverso, intessuta da uno dei Reietti maschi. Probabilmente da Asmodean. Se l’uomo fosse riuscito a consegnarlo agli altri forse avrebbe recuperato la sua posizione fra loro. Ma non potevano restare dove erano. Se solo Aviendha si fosse ricordata di come aveva aperto il varco la prima volta sarebbero stati in grado di crearne uno nuovo, ma data la situazione avrebbero dovuto usare quello, trappola o no.
Una delle donne a cavallo, con un corvo nero davanti a una torre ricamato sulla parte anteriore del mantello, aveva il volto severo e occhi che sembravano volergli trapassare il cervello. L’altra, più giovane, chiara e bassa ma anche più regale nell’aspetto, aveva ricamata sul mantello verde una testa di cervo argentata. Il dito mignolo dei guanti era troppo grande. Rand sapeva, osservando la testa rasata sulle tempie, che dita lunghe terminavano con unghie altrettanto lunghe e senza dubbio laccate, entrambi segni della nobiltà seanchan. I soldati avevano i volti e le schiene rigidi, ma gli occhi azzurri dell’ufficiale brillavano dietro all’elmo a forma di testa di insetto ed egli contraeva inutilmente le mani, mentre si agitava per cercare di raggiungere la spada.
A Rand non importava molto di loro e non voleva lasciare indietro le damane. Almeno gli avrebbe concesso la possibilità di fuggire. Lo fissavano come avrebbero fatto con un animale selvatico dalle zanne snudate, ma non avevano intenzione di essere prigioniere, trattate quasi come ammali domestici. Poggiò una mano sul collare di quella più vicina e provò una scossa che gli tolse quasi la sensibilità dal braccio. Per un istante il vuoto vacillò e saidin imperversò attraverso di lui come una tormenta di neve mille volte più potente di quella del giorno prima. I capelli corti e biondi della damane si agitavano mentre era in preda alle convulsioni dopo che Rand ne aveva sfiorato il collare e gridava. Anche la sul’dam connessa a lei respirava a fatica ed era pallida. Sarebbero cadute entrambe se non fossero state sostenute da Aria.
«Provaci tu» disse ad Aviendha, «una dorma dovrebbe essere in grado di toccarlo senza correre rischi. Non so come aprirlo.» Sembrava un pezzo unico, chiuso in qualche modo misterioso, proprio come i bracciali. «Ma se glielo hanno messo, allora deve essere possibile toglierlo.» Un breve indugio non avrebbe cambiato la situazione del passaggio. Si trattava di Asmodean?
Aviendha scosse il capo ma iniziò a lavorare con il collare dell’altra donna. «Resta ferma» si rivolse severa alla damane, una ragazza pallida di circa sedici anni che cercò di ricambiare lo sguardo. Se prima avevano guardato Rand come una bestia selvatica, ora fissavano Aviendha come se fosse un incubo che avesse assunto forma umana.
«È una marath’damane» singhiozzò la ragazza pallida. «Salva Seri, padrona! Ti prego, salva Seri!» L’altra damane, più grande, quasi materna, iniziò a singhiozzare senza controllarsi. Aviendha guardò Rand furibonda come aveva fatto con la ragazza, borbottando nervosa mentre armeggiava con il collare.
«È lui, lady Morsa» disse improvvisamente la sul’dam dell’altra damane con un tono strascicato che Rand capiva a malapena. «Ho portato il braccialetto a lungo e sono in grado di capire se una marath’damane avesse fatto altro che bloccare Jini.»
Morsa non sembrava sorpresa. Pareva piuttosto terrorizzata per averlo riconosciuto mentre lo guardava. Poteva essere solo una cosa.
«Tu eri a Falme» disse Rand. Se fosse passato per primo avrebbe dovuto lasciare Aviendha dietro, anche se solo per un momento.
«C’ero.» La nobile sembrava debole, ma la lenta voce dal tono strascicato era fredda e imperiosa. «Ho visto te e anche quello che hai fatto.»
«Allora fai in modo che non si verifichi lo stesso qui. Non crearmi problemi e vi lascerò in pace.» Non poteva mandare Aviendha per prima, incontro a chissà cosa, nel nome della Luce. Se le emozioni non fossero state così lontane avrebbe fatto le Stesse smorfie di Aviendha. Dovevano attraversarlo assieme ed essere pronti ad affrontare di tutto.
«Molto è stato tenuto segreto riguardo a quanto è avvenuto nelle terre del grande Hawkwing, lady Morsa» disse la donna dal volto severo. Gli occhi scuri avevano un’espressione dura tanto «verso Morsa che nei suoi riguardi. «Ci sono voci che l’Esercito Sempre Vittorioso abbia assaggiato la sconfitta.» «Adesso cerchi la verità fra le voci, Jalindin?» chiese Morsa con un tono di voce tagliente. «Una Cercatrice più di chiunque altra dovrebbe sapere quando restare in silenzio. L’Imperatrice in persona ha vietato di parlare del Corenne prima che lo faccia lei. Se tu o io pronunciamo anche solo il nome della città dove era giunta quella spedizione, ci taglieranno le lingue. Forse ti «piacerebbe essere senza lingua nella Torre dei Corvi? Nemmeno gli Ascoltatori udirebbero le tue preghiere o vi presterebbero attenzione.»