I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Rand capiva solo due parole su tre e non era per via dello strano accento. Gli sarebbe piaciuto avere tempo per restare ad ascoltare. Corenne. Il Ritorno. Era il modo in cui i Seanchan avevano chiamato il loro tentativo di occupare le terre oltre l’oceano Aryth, quelle dove viveva lui, che consideravano un diritto di nascita. Il resto, Cercatori, Ascoltatori, Torre dei Corvi, era un mistero. Ma sembrava che il Ritorno fosse stato sospeso, almeno per il momento. Era valsa la pena scoprirlo. Il passaggio era più stretto. Forse un dito più piccolo di un attimo prima. Solo i suoi flussi lo mantenevano aperto. Aveva tentato di chiudersi non appena Aviendha aveva rilasciato i suoi flussi e ancora ci stava provando.
«Sbrigati» le disse, e lei in cambio gli rivolse uno sguardo così paziente che pareva una sassata fra gli occhi.
«Sto tentando, Rand al’Thor» rispose, sempre lavorando sul collare. Sulle guance di Seri scivolavano delle lacrime e dalia gola proveniva un lamento continuo, come se l’Aiel volesse sgozzarla. «Hai quasi ucciso le altre due e forse te stesso. Sentivo il Potere che imperversava selvaggiamente in entrambe quando hai toccato il collare. Per cui lasciami fare e, se posso, ci riuscirò.»
Imprecando a bassa voce provò su un lato.
Rand pensò di chiedere alle sul’dam di rimuovere il collare, se c’era qualcuno che sapeva come farlo, erano loro, ma a giudicare dalle loro espressioni avrebbe dovuto costringerle. Se non era capace di uccidere una donna, non era nemmeno in grado di torturarne una.
Sospirando guardò il grigiore colmare il passaggio. I flussi sembravano intessuti nei suoi, non poteva spezzarne uno senza spezzare anche l’altro. Attraversarlo probabilmente avrebbe fatto scattare la trappola, ma eliminare il grigiore, anche se quell’azione non lo avesse attivato, lo avrebbe chiuso prima di superarlo. Dovevano saltare alla cieca dentro solo la Luce sapeva cosa.
Morsa aveva ascoltato attentamente tutto lo scambio di opinioni fra lui e Aviendha e adesso guardava pensierosa le due sul’dam, Jalindin non aveva mai staccato gli occhi dalla nobildonna.
«Molto è stato tenuto nascosto ai Cercatori, lady Morsa, anche se non sarebbe dovuto succedere» aggiunse severa. «I Cercatori devono sapere tutto.»
«Stai esagerando, Jalindin» scattò Morsa agitando la mano guantata. Se non avesse avuto le braccia bloccate lungo i fianchi avrebbe reciso le redini. Voltò il capo per osservare l’altra donna. «Mi sei stata inviata perché Sarek ha delle grandi aspettative e dei progetti per Serengada Dai e Tuel, non per chiedere cosa l’imperatrice abbia...»
Jalindin la interruppe duramente: «Sei tu che stai esagerando, lady Morsa, se credi di resistere contro i Cercatori della Verità. Io in persona ho interrogato una figlia e un figlio dell’Imperatrice, che la Luce la benedica, e in segno di gratitudine per la confessione che ho ottenuto da loro mi ha permesso di guardarla. Credi che la tua casata minore valga più dei figli dell’Imperatrice?»
Morsa rimase eretta, non che avesse altre scelte, ma il viso divenne terreo e si inumidì le labbra. «L’Imperatrice, che la Luce la illumini per sempre, sa già molto più di quanto possa rivelare. Non intendevo implicare...»
La Cercatrice la interruppe di nuovo, girandosi per parlare ai soldati come se Morsa non esistesse. «La donna Morsa è in custodia dei Cercatori della Verità. Verrà interrogata non appena faremo ritorno a Merinloe. Come anche le sul’dam e le damane. Sembra che anche loro abbiano tenuto nascosto qualcosa che non avrebbero dovuto.» Sul viso delle donne da lei menzionate si dipinse l’orrore, ma nello sguardo di Morsa erano riunite tutte le loro espressioni. Gli occhi erano sgranati e stanchi, si accasciò per quanto le consentiva il legame invisibile, senza una sola parola di protesta. Pareva sul punto di gridare, eppure accettava quella situazione. Lo sguardo di Jahndin si volse su Rand. «Ti ha chiamato Rand al’Thor. Verrai trattato bene se ti arrenderai a me, Rand al’Thor. In qualsiasi modo tu sia giunto qui, non puoi pensare di fuggire anche se ci elimini. C’è una grande caccia alla marath’damane che ha incanalato durante la notte.» Gli occhi della donna balenarono verso Aviendha. «Scopriranno inevitabilmente anche te e potresti essere ucciso per sbaglio. C’è una sedizione in questo distretto. Non so come vengano trattati gli uomini come te nelle tue terre, ma a Seanchan le tue sofferenze possono essere alleviate. Qui puoi trovare un grande onore nell’uso del tuo Potere.»
Rand le rise in faccia e la donna sembrò offesa. «Non posso darti la morte, ma meriteresti almeno che ti strappassi la pelle a frustate per questo.» Certo non avrebbe dovuto preoccuparsi di essere domato fra le mani dei Seanchan. A Seanchan gli uomini che potevano incanalare venivano uccisi. Non giustiziati. Cacciati e abbattuti a vista.
Il grigiore che colmava il passaggio era ancora più stretto, appena largo per consentire ai due di attraversarlo assieme.
«Lascia perdere, Aviendha. Dobbiamo andare via.»
Aviendha rilasciò il collare di Seri e lo guardò esasperata, ma gli occhi si diressero sul passaggio, raccolse le gonne per camminare nella neve verso di lui, mormorando qualcosa contro l’acqua ghiacciata.
«Sii pronta a tutto» le raccomandò mettendole un braccio attorno alle spalle. Si disse che dovevano stare vicini per poter passare nella fessura. Non perché gli piaceva. «Non so per cosa, ma sii pronta.» La donna annuì e Rand disse: «Salta!»
Insieme balzarono nel grigiore, Rand rilasciò i flussi che bloccavano i Seanchan per colmarsi di saidin...
...e atterrarono incespicando nella sua stanza a Eianrod, illuminata dalle lampade con il buio fuori dalle finestre.
Asmodean era seduto a gambe incrociate, appoggiato contro il muro dietro la porta. Non abbracciava la Fonte ma Rand elevò un blocco fra l’uomo e saidin per essere sicuro. Voltandosi ancora con il braccio sulle spalle di Aviendha vide che il passaggio era scomparso. No, non scomparso, poteva ancora scorgerne i flussi e quelli che sapeva dovevano essere di Asmodean, ma non sembrava vi fosse qualcosa. Senza fermarsi ruppe i flussi di Asmodean e il passaggio riapparve, una visuale sui Seanchan che si restringeva, lady Morsa accasciata sulla sella e Jalindin che gridava ordini. Nell’apertura apparve una lancia con i tasselli verdi e oro, proprio prima di richiudersi. Istintivamente Rand incanalò Aria per afferrare l’arma ondeggiante. Il manico era Uscio e ben lavorato. Scosso dai brividi, fu contento che non avesse provato a rimuovere la barriera grigia prima di saltare.
«È stato un bene che nessuna delle sul’dam si sia ripresa per tempo,» disse afferrando la lancia «o ci sarebbe stato di peggio a seguirci.» Guardò Asmodean con la coda dell’occhio, ma l’uomo si limitava a restare seduto e sembrava leggermente malato. Non sapeva se Rand avesse intenzione di piantargli in gola quella lancia.
Aviendha tirò sonoramente su con il naso. «Credi che le abbia rilasciate?» disse nervosa. Allontanò il braccio di Rand con fermezza, ma non pensava che fosse arrabbiata con lui. Comunque non per il braccio. «Ho legato le loro schermature meglio che potevo. Sono tue nemiche, Rand al’Thor. Anche quelle che hai chiamato damane sono dei cani fedeli che ti avrebbero ucciso piuttosto che farsi liberare. Devi essere duro con i tuoi nemici, non debole.»
Sollevando la lancia pensò che Aviendha avesse ragione. Si era lasciato alle spalle avversari che avrebbe dovuto affrontare un altro giorno. Bisognava che diventasse più duro. Altrimenti sarebbe stato ridotto in polvere prima di raggiungere Shayol Ghul.
Di colpo la donna incominciò a sistemarsi la gonna e la voce parve quasi cordiale. «Ho notato che non hai salvato quella faccia pallida di Morsa dal suo destino. Dal modo in cui l’hai guardata, credevo che gli occhi grandi e il seno florido avessero attirato la tua attenzione.»
Rand la fissò con uno stupore che fluiva attraverso il vuoto da cui era circondato. Era come se stesse dicendo che la cena era pronta. Si chiese in che modo avrebbe potuto notare il seno di Morsa, nascosto com’era sotto al mantello. «Avrei dovuto portarla con noi» rispose. «Per interrogarla sui Seanchan. Temo che mi daranno ancora problemi.»