I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
«Dividile equamente» raccomandò ad Aviendha. Sapeva che la sua voce era fredda e priva di emozioni. Asmodean gli aveva detto che poteva evitarlo, ma sino a ora non ci era riuscito.
La donna gli rivolse un’occhiata meravigliata, ma tutto quello che rispose fu, «Tu sei più grosso» e proseguì secondo i suoi criteri.
Non serviva a nulla discutere. Secondo la sua esperienza, dalle ragazze di Emond’s Field fino alle Fanciulle, se una donna voleva fare qualcosa per te il solo modo di impedirglielo era legarla, specialmente se richiedeva un sacrificio da parte sua. La sorpresa era che non aveva usato un tono acido e non aveva detto nulla riguardo al fatto che fosse un abitante delle terre bagnate rammollito. Forse da tutto ciò sarebbe uscito qualcosa di buono oltre al ricordo. Non può davvero aver voluto insinuare qualcos’altro, pensò, anche se sospettava che fosse esattamente quello che intendeva dire.
Tessendo un flusso di Fuoco sottile come un dito aprì un varco nel ghiaccio allargando la fessura nella parte alta. Fu stupito di vedere la luce del giorno. Rilasciando saidin si scambiarono delle occhiate di meraviglia. Sapeva di aver perso per un po’ la cognizione del tempo — hai perso la cognizione dell’intero anno — ma non potevano essere rimasti nel rifugio così a lungo. Ovunque si trovassero, era molto distante da Cairhien.
Rand spinse il blocco che aveva tagliato come porta, ma quello non si mosse finché non vi appoggiò contro la schiena, affondando i talloni e usando tutta la forza che aveva. Proprio mentre gli veniva in mente che avrebbe potuto facilmente riuscirci con l’uso del Potere il blocco precipitò a terra, trascinandolo con sé nella fredda, pallida e pungente luce. Non fino in fondo però. Si fermò a un certo punto contro la neve che era caduta attorno al riparo. Sdraiato sul dorso con appena un pezzo di schiena di fuori poteva vedere altri cumuli di neve, alcuni attorno a radi alberi deformati che non riconosceva, altri forse che seppellivano cespugli o massi.
Aprì la bocca e dimenticò cosa stava per dire quando qualcosa si mosse nell’aria a nemmeno quindici metri sopra la sua testa, una sagoma grigia molto più grande di un cavallo che avanzava grazie al lento battito di ampie ali dispiegate, un muso osseo spuntava davanti a zampe artigliate e una sottile coda simile a quella di una lucertola lo seguiva. La testa di Rand ruotò seguendo il volo di quella creatura sopra gli alberi. In groppa vi erano due persone, riconoscibili malgrado quelli che sembravano essere due cappucci: era chiaro che stavano investigando il terreno sottostante. Se fosse stata visibile qualche altra parte del suo corpo oltre la testa, se non si fosse trovato direttamente sotto alla creatura, di certo lo avrebbero notato.
«Lascia le coperte» disse mentre si riaffacciava all’interno. «Forse è gente amichevole e forse no, ma preferisco non scoprirlo.» Non era certo di voler fare la conoscenza di persone che cavalcavano creature di quel tipo. Se si trattava di persone. «Sgattaioleremo verso il passaggio. Il più velocemente possibile, ma sempre di nascosto.»
Incredibilmente la donna non discusse. Quando Rand fece qualche commento sulla faccenda mentre la aiutava a salire sul blocco di ghiaccio — anche quello lo stupì: Aviendha aveva accettato la sua mano senza nemmeno lanciargli un’occhiata furiosa — la ragazza replicò: «Non discuto quando dici cose sensate, Rand al’Thor.» Non era proprio ciò che ricordava.
La terra che li circondava era piatta, completamente ricoperta da una coltre di neve, ma a occidente si elevavano delle montagne acuminate con i picchi imbiancati e avvolti dalle nuvole. Non ebbe problemi a capire che si trovavano a ovest osservando da che parte sorgeva il sole. Meno della metà della sfera dorata era sopra l’oceano. Lo fissava. Il suolo era abbastanza scosceso per vedere le onde che si infrangevano con violenti spruzzi su una riva rocciosa a forse un chilometro di distanza. Un oceano a est, che si estendeva all’infinito verso l’orizzonte e il sole. Se la neve non era abbastanza, questo gli faceva capire che non erano in una terra che conosceva.
Aviendha fissò stupita i frangiflutti e le onde che fluivano, quindi lo guardò corrucciata quando il pensiero divenne concreto. Forse non aveva mai visto un oceano, ma aveva studiato le mappe.
Con la gonna la neve le creava più problemi che a lui, e Rand si dibatteva, scavandosi un percorso più che camminando, a volte affondando fino alla vita. Aviendha esclamò quando Rand la prese in braccio e gli occhi verdi gli si rivolsero furiosi.
«Dobbiamo muoverci più velocemente di quanto possa fare tu trascinandoti quella gonna» le disse. Lo sguardo svanì ma Aviendha non gli passò il braccio attorno al collo, come invece Rand sperava. Al contrario rimase a braccia conserte e assunse un’espressione paziente. Forse un po’ imbronciata. Qualsiasi cosa fosse cambiata in lei dopo quanto avevano era successo, non era completamente diversa. Rand non comprendeva perché lo considerava un sollievo.
Avrebbe potuto fondersi un passaggio attraverso la neve come aveva fatto durante la tormenta, ma se fosse sopraggiunta un’altra di quelle creature volanti il percorso sgombro l’avrebbe guidata dritta su di loro. Una volpe procedeva alla sua destra, tutta bianca tranne un pennacchio nero sulla punta della coda ricoperta di pelo, rivolgendo di tanto in tanto a lui e Aviendha un’occhiata sospettosa. Le impronte dei conigli marchiavano la neve in diversi punti, confuse dove avevano spiccato il salto e si accorse che vi erano anche le orme di un gatto che poteva essere grande come un leopardo. Forse c’erano animali anche più grossi, magari qualcuno simile a quelli che aveva già visto ma che non poteva volare. Non che volesse incontrarli, ma c’era sempre la possibilità che... queste creature volanti... scambiassero le tracce che stava lasciando per quelle di qualche altra bestia. Si muoveva ancora di albero in albero, anche se desiderava che ve ne fossero di più e più vicini. Ma in quel caso non avrebbe mai ritrovato Aviendha nella tormenta. Lei protestò guardandolo torva e di conseguenza Rand allentò la presa su di lei, ma adesso gli alberi sarebbero stati d’aiuto. Forse dipese dal suo passo furtivo, ma fu lui ad avvistare gli altri per primo. . A meno di cinquanta passi dal passaggio, davanti al quale poteva ancora sentire il flusso che lo manteneva, c’erano quattro persone a cavallo e più di venti a piedi. Le persone a cavallo erano tutte donne avvolte in lunghi e spessi mantelli foderati di pelliccia; due indossavano un braccialetto d’argento al polso sinistro, collegato da un lungo guinzaglio dello stesso materiale splendente a un collare legato attorno alla gola di due donne vestite di grigio e senza mantello, in piedi nella neve. Gli altri a piedi erano uomini che portavano indumenti di pelle scura e un’armatura laccata verde e oro, fatta di lastre sovrapposte sul petto, sulle braccia e davanti alle cosce. Sulle lance c’erano dei tasselli verdi e oro, i lunghi scudi erano dipinti nello stesso colore e gli elmetti assomigliavano a teste di grossi insetti, con i visi che spuntavano fra le mandibole. Uno era chiaramente un ufficiale, senza lancia o scudo, ma con uno spadone a due mani dalla lama ricurva appeso dietro la schiena. L’armatura laccata era bordata d’argento, e delle piume sottili verdi che assomigliavano ad antenne accentuavano l’impressione che gli aveva suscitato l’elmetto dipinto. Adesso sapeva dove erano capitati. Aveva già visto armature come quella. E donne con simili collari.
Adagiandola dietro qualcosa che assomigliava a un pino contorto, anche se il tronco era liscio e grigio striato di nero, le indicò la scena e Aviendha annuì in silenzio.
«Le due donne unite dal collare possono incanalare» sussurrò. «Puoi bloccarle?» Quindi si affrettò ad aggiungere, «non abbracciare ancora la Fonte. Sono prigioniere, ma potrebbero comunque dare l’allarme e, anche se non lo fanno, quelle con il bracciale potrebbero essere in grado di percepirlo.»
Aviendha lo guardò perplessa, ma non sprecò tempo a porre domande sciocche, per esempio su come lo sapesse. Ci avrebbe pensato più tardi. «Anche le donne con i bracciali sono in grado di incanalare» rispose altrettanto sommessamente Aviendha. «La sensazione che emettono però è molto strana. Debole. Come se non si fossero mai esercitate. Non riesco a capire come possa essere.»