I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Lo scintillio dagli occhi di Aviendha scomparve. Aprì la bocca ma si fermò a fissare Asmodean quando Rand sollevò una mano. Riusciva a vedere le domande sui Seanchan passare in rassegna davanti ai suoi occhi. Se conosceva Aviendha, una volta iniziato non si sarebbe fermata fino a quando non avesse scoperto cose che persino Rand ignorava di sapere. Il che poteva non essere un male. Ma un’altra volta. Dopo aver ottenuto qualche risposta da Asmodean. Aviendha aveva ragione; doveva essere duro.
«Hai fatto una cosa astuta» disse Aviendha. «Nascondere il buco che avevo fatto. Se fosse entrato nella tua stanza un gai’shain, mille sorelle di lancia avrebbero potuto attraversarlo alla tua ricerca.»
Asmodean si schiarì la gola. «Una dei gai’shain è venuta. Una donna di nome Sulin gli aveva detto di accertarsi che mangiassi, mio lord Drago; e per evitare che ti portasse il vassoio e scoprisse che eri sparito, mi sono preso la libertà di riferirle che tu e la giovane donna non volevate essere disturbati.» Una leggera tensione negli occhi dell’uomo attrasse l’attenzione di Rand.
«Cosa?»
«L’ha preso in modo strano. Ha riso forte ed è uscita di corsa. Dopo qualche minuto ci saranno state almeno venti Far Dareis Mai dietro la finestra, che hanno urlato e battuto le lance sugli scudi per almeno un’ora. Devo dire, mio lord Drago, che alcuni dei suggerimenti che gridavano hanno stupito anche me.»
Rand si sentiva le guance in fiamme — era successo nell’altro lato del maledetto mondo eppure la Fanciulle sapevano! — ma Aviendha si limitò a socchiudere gli occhi.
«Aveva gli occhi e i capelli come i miei?» Aviendha non attese il cenno del capo di Asmodean. «Doveva trattarsi della mia sorella prima, Niella.» La donna notò l’espressione stupita e interrogativa sul volto di Rand e rispose prima che potesse parlare. «Niella è una tessitrice, non una Fanciulla, ed è stata presa sei mesi fa dalle Fanciulle Chareen durante un’incursione nella fortezza di Sulara. Ha cercato di convincermi a non prendere la lancia e ha sempre voluto che mi sposassi. La rimanderò dalle Chareen con una bastonata nel posteriore per ognuna di quelle con cui ha parlato!»
Rand la afferrò per il braccio mentre si avviava a lasciare la stanza. «Voglio parlare con Natael. Non credo che sia rimasto molto prima dell’alba...»
«Forse due ore» intervenne Asmodean.
«...per cui avremo poco tempo per dormire. Se vuoi provare a farlo, ti dispiacerebbe passare altrove il resto della notte? Hai comunque bisogno di nuove coperte.»
Aviendha annuì seccamente prima di liberarsi dalla presa e si sbatté la porta alle spalle. Di certo non era arrabbiata per essere stata cacciata dalla sua stanza — come avrebbe potuto esserlo? Ha detto che fra loro non sarebbe successo altro — ma era contento di non essere Niella.
Facendo rimbalzare la corta lancia fra le mani guardò Asmodean.
«Uno strano scettro, mio lord Drago.»
«Andrà bene lo stesso.» Per ricordarsi che i Seanchan erano ancora lì fuori. Per una volta avrebbe desiderato che la sua voce fosse anche più fredda di quanto il vuoto e saidin la rendessero. Doveva essere duro. «Prima che decida di usarlo per infilzarti come un abbacchio, perché non mi hai mai parlato del trucco di rendere qualcosa invisibile? Se non fossi stato in grado di vedere i flussi non avrei mai saputo che il passaggio era ancora lì.»
Asmodean deglutì, cambiando posizione e chiedendosi se la minaccia di Rand fosse seria. Nemmeno Rand ne era sicuro. «Mio lord Drago, non me lo hai mai chiesto. Si tratta di piegare la luce. Hai sempre così tante domande, è difficile trovare un momento per parlare di qualsiasi altra cosa. Ormai dovresti aver capito che adesso i miei affari sono completamente intrecciati ai tuoi.» Inumidendosi le labbra si mise in ginocchio e iniziò a balbettare. «Ho percepito i tuoi flussi — chiunque nel raggio di un chilometro avrebbe potuto farlo — non avevo mai visto nulla di simile; non sapevo che altri oltre Demandred fossero in grado di bloccare un passaggio in fase di chiusura, forse Semirhage e Lews Therin. Li ho percepiti e sono venuto, mi è stato difficile oltrepassare le Fanciulle — ho fatto ricorso a dei trucchi. Ormai dovresti sapere che sono il tuo uomo. Mio lord Drago, sono il tuo uomo.»
La circostanza che avesse ripetuto quanto avevano detto i Cairhienesi richiamò la sua attenzione più di ogni altra cosa. Gesticolando con il mozzicone di lancia disse duramente, «Alzati, non sei un cane.» Ma mentre Asmodean si alzava lentamente appoggiò la punta dell’arma contro la gola dell’uomo. Doveva essere duro. «D’ora in poi mi dirai due cose che non ti chiedo ogni volta che parliamo. Bada, ogni volta. Se penso che stai provando a nascondermi qualcosa, sarai contento di finire fra le mani di Semirhage.»
«Come vuoi tu, mio lord Drago» balbettò Asmodean. Sembrava pronto a inchinarsi e a baciargli la mano.
Per evitare che lo facesse, Rand si mosse verso il letto senza coperte per sedersi sulle lenzuola di lino, il materasso di piume cedette sotto il suo peso mentre esaminava la lancia. Era stata una buona idea tenerla come ricordo, da usare come scettro. Anche con tutto il resto, sarebbe stato opportuno non dimenticare i Seanchan. Quelle damane. Se non ci fosse stata Aviendha per bloccarle dalla Fonte...
«Hai provato a mostrarmi come schermare una donna e non ci sei riuscito. Cerca di insegnarmi come evitare flussi che non posso vedere, come combatterli.» Una volta Lanfear aveva tagliato uno dei suoi flussi come se avesse avuto un coltello.
«Non è facile, mio signore, senza una donna con cui esercitarci.»
«Abbiamo due ore» rispose freddamente Rand, mentre dipanava lo schermo che lo bloccava. «Provaci e sforzati.»
33
Una questione di rosso
Il pugnale sfiorò i capelli di Nynaeve mentre affondava nella tavola contro la quale stava appoggiata immobile e batté gli occhi dietro la benda. Avrebbe voluto una treccia decente invece che quelle ciocche di capelli che le pendevano sulle spalle. Se quella lama ne avesse tagliata via anche solo una... Sciocca donna, pensò amaramente. Sciocca, sciocca donna. Con gli occhi coperti riusciva a vedere solo una sottile linea di luce ai suoi piedi. Sembrava molto chiara da dietro quella sciarpa. Doveva ancora esserci abbastanza luce, anche se era tardo pomeriggio. Certamente l’uomo non avrebbe lanciato i pugnali se non vedeva bene. La lama successiva affondò dall’altro lato della testa, poteva percepirne le vibrazioni. Le era sembrato che le avesse sfiorato l’orecchio. Avrebbe senza ombra di dubbio ucciso Thom Merrilin e Valan Luca. Forse anche qualsiasi altro uomo sul quale fosse riuscita a mettere le mani, solo per principio.
«Le pere!» gridò Luca, come se non si trovasse a trenta passi da lei. Forse pensava che la benda la rendesse anche sorda oltre che cieca.
Rovistando nel sacchetto appeso alla cintura estrasse una pera e se la mise in bilico sulla testa. Era cieca. Una stupida completa, per di più cieca! Ne aggiunse altre due e distese con cautela le braccia da entrambi i lati fra i pugnali che la circondavano, impugnando solo i piccioli dei frutti. Vi fu una pausa. Aprì la bocca per dire a Tuoni che se anche solo l’avesse graffiata gli avrebbe...
Tchunk — tchunk — tchunk! Le lame arrivarono così velocemente che avrebbe lanciato un grido se la gola non fosse stata chiusa come un pugno. Mantenne la presa solo sul picciolo nella mano sinistra, l’altra pera tremava trafitta dal pugnale e da quella sulla testa stava colando il succo.
Strappandosi la benda si avviò a grandi passi verso Thom e Luca, entrambi sorridevano come dei maniaci. Prima che riuscisse a pronunciare una delle parole che le ribollivano in mente, Luca commentò ammirato, «Sei magnifica, Nana. Il tuo coraggio è magnifico, ma tu lo sei di più.» Fece roteare quella ridicola cappa di seta rossa rivolgendole un inchino con una mano sul cuore. «La chiamerei ‘rosa fra le spine’. Anche se a dire il vero tu sei molto più bella di una semplice rosa.»