I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
L’altro lato dell’Eldar non era migliore. Avevano oltrepassato tre accampamenti dei Manti Bianchi prima di raggiungere la loro meta, centinaia di tende bianche in file precise, e ce ne dovevano essere altri che non avevano visto. I Manti Bianchi da quel lato del fiume, il Profeta, forse una sommossa che poteva scatenarsi da un momento all’altro sulla riva opposta e lei non aveva idea di dove andare e nessun modo per arrivarci, tranne con un carro ondeggiante che non si muoveva più veloce di quanto lei riuscisse a camminare. Non avrebbe mai dovuto lasciarsi convincere da Elayne ad abbandonare la carrozza. Senza vedere una sola erbaccia vicina, spezzò a metà il finocchio canino, poi di nuovo, finché i frammenti non furono più grandi della sua mano, quindi li lanciò a terra. Avrebbe voluto fare lo stesso a Luca. E a Galad Damodred, per averle fatte scappare a quel modo. E ad Al’Lan Mandragoran, per non essere lì. Non che avesse bisogno di lui. Ma la sua presenza sarebbe stata di... conforto.
L’accampamento era tranquillo, con le cene che venivano preparate su piccoli fuochi di fianco ai carri. Petra dava da mangiare a un leone dal manto nero, lanciandogli grandi pezzi di carne attraverso le sbarre con l’aiuto di un bastone. Le leonesse erano già accucciate sopra i loro compagni, ruggendo occasionalmente se qualcuno si avvicinava troppo alle gabbie. Nynaeve si fermò vicino al carro di Aludra. L’Illuminatrice stava armeggiando con un mortaio di legno e un pestello su un tavolo sistemato da un lato del carro, brontolando su qualsiasi cosa stesse mescolando. Tre dei Chavanas sorrisero a Nynaeve per invitarla, facendole cenno di unirsi a loro. Non Brugh, che ancora aveva il labbro tumefatto, anche se Nynaeve gli aveva dato un balsamo per togliere il gonfiore. Forse, se avesse colpito allo stesso modo anche gli altri, avrebbero dato ascolto a Luca — e meglio ancora, a lei! — e si sarebbero resi conto che lei non gradiva i loro sorrisi. Era un peccato che il signor Valan Luca non potesse seguire le proprie istruzioni. Latelle si voltò dalla gabbia degli orsi e le rivolse un sorriso teso, compiaciuto. Prevalentemente, però, Nynaeve fissava Cerandin, che limava le unghie di uno dei grossi s’redit con quello che sembrava un attrezzo per lavorare il metallo.
«Quella» disse Aludra, «usa le mani e i piedi con discreta abilità, ti pare? Non fissarmi così, Nana» aggiunse, pulendosi le mani. «Non sono tua nemica. Qui. Devi provare questi nuovi bastoncini che bruciano.»
Nynaeve prese circospetta la scatola di legno dalla donna con i capelli scuri. Era un cubo che avrebbe potuto tenere facilmente in una mano, ma le usò entrambe in ogni caso. «Credevo che li chiamassi batacchi.»
«Forse sì, forse no. ‘Bastoncini che bruciano’, spiega meglio di cosa si tratta piuttosto che ‘batacchi’, giusto? Ho levigato i buchi che li sostengono per cui non si incendia più il legno. Una buona idea, ti pare? E le capocchie sono di un nuovo composto. Li proverai e mi farai sapere cosa ne pensi?»
«Sì, certo. Grazie.»
Nynaeve si sbrigò prima che la donna le infilasse in mano un’altra scatola. Teneva l’oggetto come se potesse esplodere, non era sicura che non sarebbe accaduto. Aludra faceva provare a tutti i bastoncini, o batacchi, o in qualsiasi modo avesse deciso di chiamarli. Di certo avrebbero acceso un fuoco o una lampada. Potevano anche incendiarsi se le capocchie grigio azzurre si sfregavano l’un l’altra o su qualsiasi altra superficie ruvida. Lei avrebbe preferito continuare a usare l’acciarino, o un pezzo di carbone ben conservato in una scatola di sabbia. Molto più sicuro.
Prima che riuscisse a mettere piede sugli scalini del carro che condivideva con Elayne, si imbatté in Juilin con lo sguardo diretto sull’occhio gonfio. La donna lo fissò così severamente che quello fece un passo indietro e si tolse il ridicolo cappello conico dalla testa. «Sono andato oltre il fiume» disse. «Ci sono centinaia di Manti Bianchi a Samara. Guardano e vengono guardati dai soldati del Ghealdan. Ma ne ho riconosciuto uno. Il giovane che sedeva dall’altro lato della Luce della Verità a Sienda.»
La donna gli sorrise e questi fece un altro passo indietro, fissandola circospetto. Galad a Samara. Di questo avevano bisogno. «Porti sempre delle bellissime notizie, Juilin. Avremmo dovuto lasciarti a Tanchico o, meglio ancora, ai moli di Tear.» Non era affatto giusto. Era preferibile che le avesse parlato di Galad piuttosto che svoltare un angolo e incontrarlo. «Grazie, Juilin. Almeno adesso sappiamo che dobbiamo tenerlo d’occhio.» Il cenno del capo dell’uomo era una risposta appena appropriata per dei ringraziamenti così sentiti, quindi si allontanò rapido rimettendosi il cappello, come se si aspettasse che la donna lo colpisse. Gli uomini non conoscevano le buone maniere.
L’interno del carro era molto più pulito di quando Thom e Juilin lo avevano comperato. La vernice scrostata era stata rimossa — gli uomini avevano protestato nel farlo — e le credenze e il tavolino fissato al pavimento erano stati lucidati fino a brillare. La piccola stufa di mattoni con il camino di metallo non la usavano mai — le notti erano abbastanza calde, e se avessero iniziato a cucinare all’interno Thom e Juilin non avrebbero mai fatto il loro turno — ma era un buon nascondiglio per i loro beni, la borsa con il denaro e il cofanetto con i gioielli. Come anche il sacchetto di pelle con il sigillo, che aveva infilato in fondo e non aveva più toccato da allora.
Elayne, seduta su uno dei piccoli letti, stava mettendo qualcosa sotto le coperte quando Nynaeve era entrata, ma prima che potesse chiedere di cosa si trattava, esclamò, «Il tuo occhio! Che cosa ti è accaduto?» Era ora che si lavassero di nuovo i capelli con il pepegallina, alle radici si vedeva un debole colore dorato. Andava ripetuto dopo alcuni giorni.
«Cerandin mi ha colpita mentre non stavo guardando» mormorò Nynaeve. Quindi rammentò il sapore della felcegatta bollita e la polvere di foglia dell’intenditore che le fecero arricciare la lingua. Non era la ragione per cui aveva deciso che Elayne si recasse all’ultimo appuntamento nel tel’aran’rhiod. Non stava evitando Egwene. Era solo che lei compiva la maggior parte dei viaggi nel Mondo dei Sogni ed era giusto dare la possibilità a Elayne di andare. Era tutto.
Con attenzione ripose la scatola con i bastoncini per il fuoco in una delle credenze, vicino ad altre due. Quella che si era incendiata l’aveva buttata da tempo.
Ignorava il motivo per cui stava nascondendo la verità. Elayne ovviamente non era stata fuori dal carro, altrimenti ne sarebbe venuta a conoscenza. Lei e Juilin probabilmente erano i soli nel campo a non sapere, adesso che Thom aveva certamente rivelato tutti i dettagli a Luca.
Inspirando profondamente si sedette sull’altro letto e si costrinse a guardare Elayne negli occhi. Qualcosa nella calma dell’altra le diceva che era consapevole che le avrebbe rivelato dell’altro.
«Ho chiesto a Cerandin delle damane e sul’dam. Sono sicura che ne sappia più di quanto non sembri.» Fece una pausa per dare modo a Elayne di esprimere i suoi dubbi, per replicare che la donna seanchan le aveva già detto tutto quello che conosceva, che non aveva frequentato molto damane e sul’dam. Ma Elayne rimase in silenzio e Nynaeve si rese conto che stava solo sperando di posticipare il momento della discussione. «Si è arrabbiata per non saperne di più, per cui l’ho scossa. Hai davvero esagerato con lei. Ha agitato un dito sotto al mio naso!» Elayne ancora la guardava, quegli occhi freddi e azzurri non battevano nemmeno. Nynaeve si limitò a non distogliere lo sguardo mentre proseguiva. «Lei... è riuscita a farmi volare sopra le spalle. Mi sono alzata e l’ho schiaffeggiata, lei mi ha presa a pugni. Così mi sono fatta quest’occhio.» Tanto valeva confessare il resto, Elayne lo avrebbe presto sentito. Avrebbe preferito farle una linguaccia. «Chiaramente non volevo fermarmi lì. Ci siamo azzuffate un altro po’.» Non molto da parte sua, anche se aveva rifiutato di arrendersi. L’amara verità era che Cerandin aveva semplicemente smesso di rigirarla e ingannarla perché era come prendersela con un bambino. Se nessuno avesse guardato avrebbe potuto incanalare, di certo era abbastanza arrabbiata. Se nessuno avesse guardato. Desiderava che Cerandin l’avesse coperta di pugni fino a farla sanguinare. «A quel punto Latelle le ha dato un bastone. Sai, quella donna vuole vendicarsi di me.» Certamente non c’era bisogno di dire che Cerandin l’aveva tenuta a capo chino sopra una parte del carro per tutto il tempo. Nessuno l’aveva maltrattata a quel modo da quando a sedici anni aveva tirato una brocca d’acqua contro Neysa Ayellin. «In ogni caso Petra l’ha fermata.» Appena in tempo. Il grosso uomo le aveva afferrate entrambe per la collottola, come gattini. «Cerandin ha chiesto scusa e questo è tutto.» Petra aveva costretto la donna seanchan a chiedere scusa, ma aveva preteso lo stesso da Nynaeve, rifiutandosi fino ad allora di lasciare la gentile ma ferrea presa sul collo. Lo aveva colpito con il massimo della forza, proprio nello stomaco, e non aveva battuto ciglio. Anche la mano sembrava. «Non c’è molto altro da raccontare. Immagino che Latelle cercherà di diffondere per conto suo una storia con delle aggiunte inventate. Lei avrei dovuto scuotere. Non l’ho picchiata abbastanza forte.»