La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
«Da dove sono venute?» chiese Rand. Algarin poteva non essere ricco, tuttavia teneva il più pulito possibile i suoi granai e stalle. L’uomo corpulento ebbe un sussulto colpevole. Era più giovane della maggior parte dei servitori nella casa, ma la sua testa era calva per metà e diverse rughe affiancavano la sua ampia bocca e si aprivano a ventaglio dai suoi occhi.
«Non lo so, mio signore» borbottò, portandosi le nocche alla fronte con una mano sudicia. Era concentrato a tal punto su Rand che era chiaro che non voleva guardare all’interno del granaio.
«Sono andato alla porta per prendere una boccata d’aria fresca e, quando mi sono voltato, erano sopra ogni cosa. Pensavo... pensavo che magari erano mosche morte.»
Rand scosse il capo per il disgusto. Quelle mosche erano fin troppo vive. Non tutti i Saldeani che difendevano quel granaio erano morti, ma rutti quelli che erano caduti erano stati radunati lì. Ai Saldeani non piacevano le sepolture sotto la pioggia. Nessuno di loro sapeva dire il perché, ma non si seppelliva la gente mentre pioveva e basta. Diciannove uomini giacevano in una fila ordinata sul pavimento... ordinata quanto era possibile, dal momento che ad alcuni mancavano degli arti oppure altri avevano la testa fracassata. Ma erano stati disposti con attenzione dai loro amici e compagni, i loro volti lavati, i loro occhi chiusi. Erano il motivo per cui era andato lì. Non per dare il suo addio o altre cose sentimentali: non aveva conosciuto quegli uomini se non tanto da riconoscere una faccia qua e là. Era andato per ricordare a sé stesso che perfino quella che sembrava una vittoria completa aveva il suo prezzo in sangue. Tuttavia meritavano di meglio che non essere ricoperti di mosche.
Io non ho bisogno di alcun promemoria, ringhiò Lews Therin. Io non sono te, pensò Rand. Ho bisogno di temprarmi. «Logain, sbarazzati di queste maledette cose!» disse ad alta voce.
Sei più temprato di quanto io sia mai stato, disse Lews Therin. All’improvviso ridacchiò. Se non sei me, allora chi sei?
«Adesso sono uno stramaledetto scacciamosche?» mugugnò Logain.
Rand gli girò attorno adirato, ma Alivia parlò con quella pronuncia strascicata prima che lui potesse dire una sola parola.
«Lascia provare me, mio signore.» Lo chiese, per così dire, ma, come una Aes Sedai, non attese il permesso. La pelle di Rand formicolò quando lei abbracciò saidar e incanalò.
Le mosche si riparavano sempre anche dalla pioggia più leggera perché una sola goccia era sufficiente ad abbatterle al suolo, facili prede finché le loro ali non si fossero asciugate. Tuttavia all’improvviso la porta fu inondata da insetti ronzanti come se la pioggia fosse di gran lunga preferibile al granaio. L’aria sembrava condensata di quegli esseri. Rand scacciò via mosche dalla faccia e Min si coprì il volto con le mani, col legame carico di disgusto, ma gli insetti erano solo interessati a fuggire. L’uomo dall’incipiente calvizie, fissando Alivia con la bocca spalancala, tutt’a un tratto tossì e sputò fuori due mosche nella propria mano. Cadsuane gli scoccò un’occhiata che gli fece chiudere di colpo la bocca e gli fece volare le ruvide nocche contro la fronte. Solo uno sguardo, ma lei era quella che era.
«Dunque osservi» disse ad Alivia. I suoi occhi scuri erano fissi sul volto della donna seanchan, ma Alivia non trasalì né balbettò. Si lasciava impressionare molto meno di parecchia gente da quella Aes Sedai.
«E ricordo quello che vedo. Devo imparare in qualche modo se devo aiutare il lord Drago. Ho imparato molto più di quanto tu creda.» Min emise un suono nella sua gola, molto simile a un ringhio, e il legame si gonfiò di rabbia, ma la donna bionda la ignorò. «Non sei arrabbiato con me?» domando a Rand con voce ansiosa.
«Non sono arrabbiato. Impara più che puoi. Stai agendo molto bene.»
Lei arrossì e abbassò gli occhi come una ragazzina colta alla sprovvista da un complimento inatteso. Rughe sottili decoravano gli angoli dei suoi occhi, ma a volte era difficile ricordare che era cent’anni più vecchia di qualunque Aes Sedai vivente invece che qualche anno più giovane di lui. Rand doveva trovare qualcuno per insegnarle di più.
«Rand al’Thor,» disse Min in tono irato, incrociando le braccia «non avrai intenzione di lasciare che quella donna...»
«Le tue visioni non sono mai sbagliate» la interruppe lui. «Quello che vedi accade sempre. Hai cercato di cambiare le cose e non ha mai funzionato. Me l’hai detto tu stessa, Min. Cosa ti fa pensare che stavolta sarà diverso?»
«Perché dev’essere diverso» gli disse in tono feroce. Si sporse verso di lui come se fosse pronta a lanciarglisi addosso. «Perché io voglio che sia diverso. Perché sarà diverso. Comunque non so se sia stato così per tutto quello che ho visto. La gente va avanti. Mi sbagliavo su Moiraine. Ho visto ogni genere di cose nel suo futuro e lei è morta. Forse alcune delle altre cose che ho visto non si sono mai avverate.»
Non deve essere diverso stavolta, ansimò Lews Therin. L’hai promesso!
Un debole cipiglio comparve sul volto di Logain e lui scosse un poco il capo. Forse non gli piaceva che Min mettesse in discussione la propria capacità. Rand quasi si pentì di avergli detto della sua visione su di lui, anche se all’epoca era sembrato un innocuo incoraggiamento. L’uomo aveva davvero domandato alle Aes Sedai di confermare la dote di Min, anche se era stato abbastanza saggio da cercare di mantenere Rand all’oscuro dei suoi dubbi.
«Non riesco a capire cosa renda questa giovane donna così accanita per te, ragazzo» meditò Cadsuane. Arricciò le labbra pensierosa, poi scosse il capo e i suoi ornamenti dondolarono. «Oh, sei piuttosto attraente, suppongo, ma proprio non riesco a capirlo.»
Per evitare un’altra discussione con Min — lei non le chiamava così; le definiva ‘chiacchierate’, ma Rand sapeva la differenza — Rand tirò fuori la lettera di Verin e ruppe il grumo di ceralacca gialla con impresso il sigillo di un anello del Gran Serpente. La calligrafia minutissima della Sorella Marrone copriva buona parte della pagina, con poche lettere macchiate dove delle gocce di pioggia avevano bagnato la pagina. Rand si avvicinò alla lanterna più vicina. Emetteva un debole puzzo di olio andato a male.
Come ho detto, ho fatto quanto potevo qui. Ritengo di poter meglio adempiere al mio giuramento a te altrove, così ho preso Tomas e sono andata a onorarlo. Ci sono molti modi per servirti, dopotutto, e molte esigenze. Sono convinta che puoi fidarti di Cadsuane e di certo dovresti prestare ascolto ai suoi consigli, ma sii cauto con le altre Sorelle, incluse quelle che ti hanno giurato fedeltà. Un giuramento del genere non significa nulla per una Sorella Nera, e perfino quelle che camminano nella Luce possono interpretarlo in modi che tu disapproveresti. Sai già che poche vedono quel voto come qualcosa che richiede obbedienza assoluta in tutte le cose. Alcune potrebbero trovare altre scappatoie. Perciò, che tu segua o meno il consiglio di Cadsuane, e ti ripeto che dovresti, segui il mio. Sii molto cauto.
Era firmato semplicemente ‘Verin’.
Lui emise un grugnito amareggiato. Poche pensavano che il giuramento significasse obbedienza assoluta? A lui pareva nessuna. Obbedivano, di solito, tuttavia la lettera non corrispondeva sempre allo spirito. Verin, per esempio. Lei lo aveva messo in guardia sulla possibilità che le altre facessero cose che lui poteva disapprovare, ma non aveva detto dove stava andando o cosa aveva intenzione di fare lì. Aveva forse paura che lui non avrebbe approvato? Forse era solo una dissimulazione da Aes Sedai. Le Sorelle mantenevano segreti con la stessa naturalezza con cui respiravano.
Quando porse la lettera a Cadsuane, il suo sopracciglio sinistro si contrasse lievemente. Doveva essere davvero sconcertata per aver lasciato trasparire così tanto, ma prese la lettera e la tenne dove la luce della lanterna la illuminava.
«Una donna dalle molte maschere» disse infine, riconsegnandogli la pagina. «Ma qui da un buon consiglio.»