I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Molto tempo dopo — due ore, forse tre, non avrebbe saputo stabilirlo — giaceva sui tappeti con le coperte addosso e la mano dietro la testa intento a osservare Aviendha che esaminava le bianche pareti scivolose. Avevano trattenuto una sorprendente quantità di calore, non c’era bisogno di riprendere saidin per allontanare il freddo o cercare di riscaldare l’aria. Aviendha non aveva fatto altro che passarsi le mani fra i capelli una volta in piedi, completamente a suo agio nella propria nudità. Naturalmente era un po’ tardi per vergognarsi di un particolare così irrilevante come il non avere abiti addosso. Rand si era preoccupato di farle del male mentre la trascinava fuori dall’acqua, ma adesso la donna mostrava meno graffi di lui e in qualche modo non sembrava affatto che la sua bellezza ne avesse risentito in qualche modo.
«Cos’è questo?» chiese.
«Neve.» Le spiegò meglio che poteva cosa fosse la neve ma la donna si limitò a scuotere il capo, in parte meravigliata e in parte incredula. Per chiunque fosse cresciuto nel deserto, il fatto che dell’acqua gelata scendesse dal cielo doveva sembrare impossibile come volare. Secondo le testimonianze la sola volta che aveva veramente piovuto nel deserto era stato lui a scatenare la pioggia.
Rand non riuscì a trattenere un sospiro di rammarico quando Aviendha si infilò la sottoveste. «Le Sapienti possono sposarci non appena torniamo.» Rand era ancora in grado di sentire il flusso che manteneva aperto il passaggio.
Il volto di Aviendha sovrastato dalla chioma rosso scuro sbucò dall’indumento e lo fissò senza espressione. Non in maniera ostile ma nemmeno amichevole. Forse determinata. «Cosa ti lascia pensare che un uomo abbia il diritto di rivolgermi una tale proposta? E poi appartieni a Elayne.»
Dopo un momento Rand riuscì a parlare. «Aviendha, abbiamo appena... noi due... Luce, adesso dobbiamo sposarci. Non che lo faccia perché devo» aggiunse velocemente. «Lo voglio.» Di questo veramente non era affatto sicuro. Credeva che avrebbe potuto amarla, ma pensava lo stesso di Elayne. Per qualche motivo Min continuava ad affacciarsi alla sua mente. Sei un gran libertino, come Mat, si disse, ma per una volta poteva fare ciò che era giusto.
Aviendha tirò su con il naso e toccò le calze per accertarsi che fossero asciutte, quindi si sedette per indossarle. «Egwene mi ha parlato delle vostre usanze nuziali nei Fiumi Gemelli.»
«Vuoi aspettare un anno?» le chiese incredulo.
«L’anno. Sì, mi riferisco a quello.» Rand non si era mai reso conto di quanta parte della gamba mostrasse una donna che si infilava una calza. Era strano che sembrasse così eccitante che l’aveva vista nuda, sudata e... Si concentrò ad ascoltarla. «Egwene mi ha raccontato che pensava di chiedere alla madre il permesso per te; ma comunque la madre le aveva detto di aspettare un anno anche se aveva i capelli raccolti in una treccia.» Aviendha aggrottò le sopracciglia con un ginocchio quasi sotto al mento. «È corretto? Ha osservato che a una ragazza non era permesso intrecciare i capelli fino a quando non era abbastanza grande da sposarsi. Capisci quello che sto dicendo? Assomigli a quel... pesce... che Moiraine ha preso nel fiume.» Nel deserto non c’erano pesci, gli Aiel li conoscevano solo grazie ai libri.
«Certo che capisco» le rispose. Poteva benissimo essere sordo e bendato, per quel che ne capiva. Spostandosi sotto le coperte si sforzò di sembrare sicuro. «Almeno... be’, le usanze sono complesse e non sono sicuro a quale ti stia riferendo.»
Aviendha lo guardò sospettosa per un po’, ma le tradizioni aiel erano talmente intricate che gli credette. Nei Fiumi Gemelli ci si frequentava per un anno e se i due andavano d’accordo, allora diventavano promessi sposi e alla fine si sposavano. Tutto qui. Aviendha proseguì mentre si vestiva. «Mi riferisco al fatto che una ragazza chieda alla madre il permesso durante l’anno, come anche alla Sapiente. Non posso dire di capirlo.» La blusa bianca che le coprì il capo per un po’ ne smorzò le parole. «Se lo vuole ed è abbastanza grande da sposarsi, perché dovrebbe avere bisogno del consenso? Ma vedi? Secondo le mie usanze» il tono della voce lasciava trapelare che erano le sole a essere importanti, «spetta a me decidere se domandarti in sposo, e non lo farò. Secondo le tue usanze,» scosse il capo soprappensiero mentre si legava la cintura «non ho il permesso di mia madre. E suppongo che tu debba avere quello di tuo padre. O di un tuo fratello prossimo, visto che tuo padre è morto. Non li abbiamo, per cui non possiamo sposarci.» Incominciò a piegare la fascia da legare attorno al capo.
«Capisco» rispose debolmente. Qualsiasi ragazzo dei Fiumi Gemelli che chiedeva al padre quel tipo di permesso stava anche chiedendo di essere tirato per le orecchie. Quando pensava ai giovani che scioccamente si erano preoccupati che qualcuno, chiunque, scoprisse cosa facevano con le ragazze che intendevano sposare... A quel riguardo si ricordava di quando Nynaeve aveva colto Kimry Lewin e Bar Dowtry nel fienile del padre di Bar. Kimry aveva la treccia già da cinque anni, ma quando Nynaeve ebbe finito con lei, le diede il cambio comare Lewin. La Cerchia delle Donne aveva quasi scuoiato vivo il povero Bar; e non era nulla in confronto a quello che avevano fatto a Kimry durante il mese che ritenevano il tempo d’attesa più breve per il matrimonio. La battuta raccontata a bassa voce quando non poteva essere udita dalla Cerchia delle Donne era che né Bar né Kimry erano riusciti a sedersi per la prima settimana di matrimonio. Rand supponeva che Kimry non avesse chiesto il permesso. «Ma immagino che Egwene non conosca tutte le usanze maschili» continuò Rand. «Le donne non sono al corrente di tutto. Vedi, visto che sono stato io a iniziare, dobbiamo sposarci. Non serve il consenso.»
«Hai iniziato tu?» Tirò su con il naso in maniera significativa. Aiel, Andorane o altro, le donne usavano quel rumore come un bastone, per spronare o colpire. «Non ha importanza visto che seguiremo le usanze aiel. Non accadrà di nuovo, Rand al’Thor.» Rand era sorpreso e compiaciuto sentendo del rimpianto nella voce di Aviendha. «Appartieni alla sorella prossima della mia sorella prossima. Io ho un toh nei confronti di Elayne adesso, ma non è una faccenda che ti riguardi. Hai intenzione di restartene sdraiato per sempre? Ho sentito dire che gli uomini diventano pigri dopo, ma non può mancare molto alla partenza dei clan per la marcia del mattino. Devi essere presente.» Di colpo in viso le apparve un’espressione preoccupata e la donna cadde in ginocchio. «Se è possibile ritornare. Non sono sicura di ricordare cosa ho fatto per creare il buco, Rand al’Thor. Devi trovare la via del ritorno.»
Rand le raccontò di come aveva bloccato il suo passaggio e che poteva ancora percepirlo. Aviendha sembrò sollevata e gli rivolse addirittura un sorriso. Ma divenne sempre più chiaro mentre piegava le gambe e si aggiustava le gonne, che non aveva alcuna intenzione di voltarsi di spalle mentre lui si vestiva. «Quel che è giusto è giusto» mormorò Rand dopo un bel po’ uscendo da sotto alle coperte.
Cercò di essere disinvolto come lo era stata lei, ma non era facile. Sentiva gli occhi di Aviendha che lo sfioravano, anche quando era di schiena. La donna non aveva il diritto di fare ‘apprezzamenti sul suo posteriore, lui non aveva detto nulla riguardo al suo. Comunque Aviendha si comportava a quel modo solo per farlo arrossire. Le donne non guardavano gli uomini così. E non chiedono alle madri il permesso di...? Aveva la sensazione che la vita con Aviendha non fosse diventata per niente più facile.
32
Una lancia corta
Vi fu una breve discussione. Anche se la tormenta infuriava avrebbero potuto fare ritorno al passaggio usando come mantelli le coperte e i tappeti. Aviendha incominciò a ripartirli mentre lui afferrava saidin, colmandosi di vita e morte, fuoco fuso e ghiaccio liquido.