I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Di colpo i piedi incominciarono a fargli male e il dolore iniziò a risalire lungo la gamba. Gli ci volle un momento per voltarsi indietro, quindi rotolò via dal cumulo di sabbia calda. Dal punto dove le brache avevano preso a bruciare salivano degli anelli di fumo, soffiati via dal vento. Alla ricerca del fagotto che aveva lasciato ricoprì Aviendha dalla testa ai piedi, coperte, tappeti del pagliericcio e indumenti. Ogni frammento di protezione era vitale. I suoi occhi erano chiusi e non si muoveva. Scostò le coperte quanto bastava per appoggiarle un orecchio sul cuore. Il battito era così lento che non era certo di percepirlo davvero. Anche quattro coperte e mezza dozzina di tappeti non erano abbastanza e non poteva incanalare calore nel corpo della donna come aveva fatto con il suolo. Se anche avesse ridotto il flusso ai minimi termini probabilmente l’avrebbe uccisa invece che riscaldarla. Poteva sentire quello che aveva usato per mantenere aperto il Passaggio, un chilometro e mezzo, forse due di distanza attraverso la tormenta. Se avesse cercato di portarla così nessuno dei due sarebbe sopravvissuto. Avevano bisogno di un riparo e in quel luogo.
Incanalò flussi di Aria e la neve incominciò a muoversi sul suolo contro il vento, costruendo delle solide pareti quadrate a tre passi di distanza con un’apertura come porta, crescendo in altezza, compattandosi fino a risplendere come il ghiaccio, ergendo mura abbastanza alte per restare in piedi. Con Aviendha fra le braccia entrò incespicando nella sala oscura, intessendo e legando le fiamme che danzavano negli angoli per fare luce e sempre incanalando per accumulare altra neve in modo da chiudere la porta.
Già solo tenendo fuori il vento era più al caldo, ma non era abbastanza. Usando il trucco che gli aveva mostrato Asmodean intrecciò Aria e Fuoco e l’aria divenne più calda. Non osava legare quei flussi. Se si fosse addormentato potevano crescere e dissolvere il riparo. Per la verità le fiamme erano altrettanto pericolose, ma era troppo debole e infreddolito per mantenere più di un flusso.
Il suolo era stato pulito mentre costruiva, era cosparso di sabbia con solo alcune foglie marroni che non riconosceva e qualche ciuffo d’erba morta che per lui aveva un aspetto altrettanto strano. Rilasciando il flusso di fuoco intrecciato riscaldò il terreno per allontanare il freddo, quindi riprese di nuovo entrambi i flussi. Tutto quello che poté fare fu deporre con delicatezza Aviendha piuttosto che lasciarla cadere.
Infilò una mano sotto alle coperte per toccarle le guance e le spalle. Dei rivoletti di acqua le scivolavano sul viso e i capelli mentre il ghiaccio si scioglieva. Lui aveva freddo ma la ragazza era gelata. Aveva bisogno di tutto il calore che fosse riuscito a creare e non osava riscaldare ulteriormente l’aria. L’interno del riparo già brillava con un leggero strato di acqua. Per quanto sentisse freddo in lui c’era più tepore che nella donna.
Togliendosi i vestiti si infilò sotto le coperte con lei lasciando gli abiti umidi ad asciugare. Avrebbero potuto trattenere il calore del corpo. Il tatto era aumentato dal vuoto e da saidin, e lui si immerse nella sensazione che emanava dalla donna. Quella pelle faceva sembrare ruvida la seta. A confronto con la sua il raso era... Non pensare. Le scostò i capelli bagnati dal viso. Avrebbe dovuto asciugarli, ma l’acqua non sembrava più fredda e non c’era altro da poter usare tranne le coperte o i loro abiti. La donna aveva gli occhi chiusi e il torace si muoveva lentamente contro quello di Rand. La testa era appoggiata sul braccio e contro il petto di Rand. Se non fosse sembrata l’inverno personificato poteva somigliare a una donna addormentata. Così tranquilla, niente affatto arrabbiata. Smettila di pensare, si disse. Era un comando duro al di fuori del vuoto che lo circondava. Parla. Si disse.
Provò a parlare della prima cosa che gli era venuta in mente, Elayne e la confusione che le due lettere avevano creato, ma questo gli richiamò presto alla memoria pensieri di Elayne dai capelli biondo oro che filtravano nel vuoto, dei baci rubati nei posti nascosti della Pietra. Non pensare ai baci, sciocco! si rimproverò. Si concentrò su Min. Non l’aveva mai vista sotto quell’aspetto. Be’, alcuni sogni non contavano. Min lo avrebbe preso a schiaffi se mai avesse cercato di baciarla, oppure avrebbe riso chiamandolo zuccone. Ma parlare di donne gli rammentava costantemente che ne aveva fra le braccia una che non aveva indumenti addosso. Colmato dal Potere riusciva a fiutarne l’odore, avvertiva ogni centimetro di lei con la stessa precisione che avrebbe provato passandole le mani... il vuoto vacillò. Luce, stai solo provando a riscaldarla! Tieni la mente lontano dalle porcherie, uomo!
Cercando di allontanare quei pensieri le parlò delle sue speranze per Cairhien, di riportare la pace e far finire la carestia, di farsi seguire dalle nazioni senza altro spargimento di sangue. Ma anche questo argomento possedeva una vita propria, un percorso inevitabile, verso Shayol Ghul, dove avrebbe dovuto affrontare il Tenebroso e morire, se le Profezie erano vere. Sembrava una forma di codardia ammettere che sperava di riuscire in qualche modo a sopravvivere. Gli Aiel non conoscevano la viltà, il peggiore di loro era coraggioso come un leone. «La Frattura del Mondo ha ucciso i deboli» aveva sentito dire da Bael, «e la terra delle Tre Piegature ha ucciso i codardi.»
Continuò a discorrere di dove potevano trovarsi, dove li aveva portati quella sua fuga selvaggia e insensata. In qualche luogo strano e lontano, per esserci la neve in quel periodo dell’anso. Era peggio di una fuga insensata. Folle. Eppure sapeva che Aviendha stava fuggendo da lui. Fuggire da lui. Quanto doveva odiarlo per scappare così lontano piuttosto che dirgli di andare via e lasciarle fare il bagno in pace.
«Avrei dovuto bussare.» Alla propria camera da letto? «So che non vuoi stare accanto a me. Non devi. Qualsiasi cosa desiderino le Sapienti, qualsiasi cosa dicano, tornerai alle tende. Non sarai costretta a venirmi di nuovo vicino. Infatti se tu, io... ti manderò via.» Perché aveva esitato a quel punto? La donna lo faceva infuriare, era fredda, mordace quando era sveglia e quando dormiva... «È stata una follia questa. Avresti potuto ammazzarti.» Le stava accarezzando di nuovo i capelli. Non riusciva a fermarsi. «Se commetterai ancora una follia grande anche solo la metà di questa, ti spezzerò il collo. Hai idea di quanto mi mancherà il tuo respiro durante la notte?» Mancare? Lo faceva impazzire con quel rumore! Era lui a essere pazzo. Doveva fermarsi. «Andrai via e questo è quanto, anche se sarò obbligato a rimandarti nel Rhuidean. Le Sapienti non possono ostacolarmi se parlo in veste di Car’a’carn. Non dovrai fuggire di nuovo da me.»
La mano che non riusciva a smettere di carezzarle i capelli si immobilizzò quando la donna si mosse. Si accorse che adesso era calda. Molto calda. Avrebbe dovuto avvolgersi in una delle coperte per mantenere un comportamento decente e allontanarsi. Aviendha aprì gli occhi verde chiaro fissandolo seria a pochi centimetri di distanza. Non pareva sorpresa di vederlo e non si fece indietro. Rand tolse il braccio che la circondava e stava cominciando ad allontanarsi quando la donna lo prese saldamente per i capelli, procurandogli dolore. Se si fosse mosso sarebbe rimasto calvo. Non gli diede l’opportunità di fornirle spiegazioni. «Ho promesso a mia sorella prossima di tenerti d’occhio.» Adesso sembrava che parlasse da sola quanto con lui, con un tono di voce basso e quasi inespressivo. «Sono fuggita da te più che potevo, per difendere il mio onore. E tu mi hai seguita anche qui. I cerchi non mentono e io non posso correre ancora.» Adesso il tono di voce era fermo e deciso. «Non correrò oltre.»
Rand avrebbe voluto chiederle cosa intendesse mentre cercava di liberarsi i capelli da quella presa, ma lei ne afferrò una manciata dall’altro lato e avvicinò la bocca di Rand alla sua. Era la fine della sua razionalità. Il vuoto cadde in pezzi e saidin scomparve. Non credeva che sarebbe riuscito a fermarsi, anche se avesse voluto, e non era convinto di volerlo; Aviendha certamente non sembrava desiderarlo. L’ultimo pensiero coerente che ebbe Rand fu che non era certo di poterla fermare.