I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
I gai’shain si alzarono in silenzio, uomini e donne, prima che Rand chiudesse le porte. Non avrebbero dormito fino a quando non lo avesse fatto lui e alcuni avrebbero fatto dei turni per rimanere svegli in caso volesse qualcosa durante la notte. Aveva cercato di ingiungere loro di non farlo, ma dire a un gai’shain di non servire secondo le usanze era come prendere a calci una balla di lana, qualsiasi segno lasciavi, scompariva non appena toglievi il piede. Gli fece cenno di andare via e si avviò per le scale di marmo. Alcuni di quei gai’shain avevano trovato dei pezzi di mobilia, incluso un letto e due materassi di piume, e Rand non vedeva l’ora di lavarsi e...
Rimase immobile non appena aprì le porte della sua camera da letto. Aviendha non aveva scelto di rimanere alle tende. Stava in piedi davanti al lavabo, con la brocca e il bacile scompagnati, un asciugamano in una mano e un pezzo di sapone giallo nell’altra. Non indossava indumenti. Sembrava sorpresa quanto lui, altrettanto incapace di muoversi.
«Io...» Aviendha si fermò per deglutire, i grandi occhi verdi erano fissi sul viso di Rand. «Non potevo costruire una tenda per la sauna in questa... città, per cui ho pensato di provare il tuo sistema di...» La donna era tutta muscoli sodi e curve sinuose, e la sua pelle bagnata riluceva dalla testa ai piedi. Non aveva mai immaginato che le sue gambe fossero così lunghe. «Credevo che saresti rimasto più a lungo al ponte. Io...» la voce divenne stridula e gli occhi sgranati per il panico. «Non ho organizzato tutto perché mi vedessi! Devo allontanarmi da te. Il più possibile. Devo!»
Di colpo accanto a lei apparve una linea verticale che splendeva. Si allargò come se ruotasse trasformandosi in un passaggio. Un vento gelido ne provenne colmando la stanza e portando con sé spesse coltri di neve.
«Devo andare via!» gemette, e scomparve nella tormenta.
Immediatamente il passaggio incominciò a chiudersi di nuovo, girando, ma senza pensare Rand incanalò bloccandolo a metà percorso e alla grandezza iniziale. Non sapeva cosa aveva fatto o in che modo, ma era sicuro che era un passaggio per Viaggiare. Come quelli di cui gli aveva parlato Asmodean ma che non era stato in grado di insegnargli. Ovunque fosse andata Aviendha, lo aveva fatto nuda, nel cuore di una tempesta invernale. Rand legò i flussi che aveva creato mentre strappava tutte le coperte disponibili dal letto e le lanciava sugli abiti e il pagliericcio di Aviendha. Prendendo coperte, abiti e tappeti, la seguì a breve distanza.
Il vento gelido imperversava riempiendo l’aria della notte di turbini di neve. Anche avvolto nel vuoto poteva percepire che il suo corpo rabbrividiva. Riusciva a malapena a distinguere delle sagome nell’oscurità, alberi pensò. Non c’era nulla che potesse fiutare tranne il freddo. Davanti a lui si mosse una figura, resa meno evidente dal buio e dalla tormenta di neve. Forse non l’avrebbe notata se non avesse avuto la vista acuta grazie al vuoto. Aviendha, che correva più veloce possibile. La inseguì con la neve che gli arrivava alle ginocchia stringendosi l’ingombrante carico al petto.
«Aviendha, fermati!» Temeva che il gemito del vento avrebbe trasportato lontano il suo richiamo, ma la donna lo sentì. Come reazione si mise a correre ancora più velocemente. Rand accelerò barcollando e inciampando mentre la neve sempre più alta gli risucchiava gli stivali. Le impronte lasciate dai piedi nudi della donna si riempivano velocemente. Se la perdeva di vista in quella tormenta... «Fermati, sciocca di una donna! Stai cercando di ammazzarti?» Il suono della voce di Rand sembrava incitarla a fuggire ancora più forte.
Rand si impose un passo più veloce, sempre sul punto di cadere e tirarsi su, abbattuto dal vento furioso quanto dall’inciampare nella neve, annaspando fra gli alberi. Doveva tenere gli occhi su di lei. Doveva solo ringraziare che la foresta, o qualsiasi cosa fosse, avesse gli alberi ben distanziati.
Le piante sfioravano la superficie del vuoto e venivano eliminate. Avrebbe potuto provare a reprimere la tormenta e forse il risultato avrebbe trasformato l’aria in ghiaccio. Un guscio di Aria per tenere lontana la neve che fioccava non sarebbe servito a nulla per il suolo. Poteva fondere un passaggio per sé usando Fuoco e ritrovarsi a faticare nel fango. A meno che...
Incanalò e la neve davanti a lui si sciolse in una banda larga un metro, una fascia che lo precedeva mentre correva. Il vapore saliva e la neve che scendeva svaniva a qualche centimetro dal suolo sabbioso. Poteva sentirne il calore attraverso gli stivali. Fin quasi alle caviglie il corpo tremava per il freddo, mentre i piedi sudavano e li doveva allontanare dalla fonte di calore. Adesso però stava per raggiungerla. Ancora cinque minuti e...
Di colpo la sagoma eterea che inseguiva svanì come se fosse caduta in una buca.
Mantenendo gli occhi fissi sull’ultimo punto in cui l’aveva vista corse al massimo delle sue possibilità. Improvvisamente si ritrovò nell’acqua gelata che gli arrivava fin quasi alle ginocchia. Davanti a lui la neve fusa rivelò dell’altro e un bordo di ghiaccio che arretrava. Dall’acqua scura non saliva il vapore. Ruscello o fiume, era troppo grande per riscaldarlo incanalando anche solo di poco. Probabilmente aveva corso sul ghiaccio ed era caduta, ma non l’avrebbe salvata cercando di guadare questo corso d’acqua. Colmo di saidin era a malapena consapevole del freddo, ma batteva i denti.
Ritornando sulla riva lo sguardo si fermò su dove pensava che Aviendha fosse scomparsa, incanalò flussi di Fuoco sul terreno ancora spoglio, ben lontano dal ruscello, fino a quando la sabbia si fuse avvampando bianca. Anche in quella tormenta sarebbe rimasta calda per un po’. Appoggiò il fagotto nella neve accanto a lui — la vita della donna dipendeva dal fatto di ritrovare le coperte e il tappeto — quindi si incamminò da un lato attraverso la neve profonda, di fianco al percorso e si sdraiò. Lentamente scivolò sul ghiaccio coperto di neve.
Il vento sibilava travolgendolo. La giubba avrebbe potuto anche non esistere. Le mani erano intirizzite come i piedi, aveva smesso di tremare se non occasionalmente. Dentro al vuoto regnava una fredda calma, sapeva cosa stava accadendo. Nei Fiumi Gemelli c’erano bufere di neve, forse anche brutte come questa. Il suo corpo stava per essere sopraffatto dal gelo. Se non si fosse spostato presto al caldo avrebbe osservato la propria morte con calma dal vuoto. Ma se moriva la stessa sorte sarebbe toccata ad Aviendha. Se non le era già accaduto.
Percepì, più che sentire, che il ghiaccio stava spezzandosi sotto al suo peso. Le mani indagatrici si ritrovarono immerse nell’acqua. Questo era il punto, ma con la neve che turbinava riusciva a malapena a vedere. Agitò ripetutamente le braccia alla ricerca, con le mani intirizzite che schizzavano. Una colpì qualcosa ai margini del ghiaccio e Rand ordinò alle dita di chiudersi, mentre sentiva i capelli gelati che si spezzavano.
Devo portarla fuori, si disse. Strisciò indietro tirandola. La donna era un peso morto che scivolava lentamente fuori dall’acqua. Non mi importa se si graffia con il ghiaccio, pensò. Meglio che congelare o annegare. Indietro, continua a muoverti. Se ti fermi Aviendha muore. Continua a muoverti, che tu sia folgorato! pensava e ripensava. Strisciando, puntando le gambe, spingendo con una mano. L’altra era bloccata fra i capelli di Aviendha, non aveva modo di cercare una presa migliore. E comunque lei non poteva accorgersene. Ti è andata bene per troppo tempo, si disse, con i lord che si inginocchiano al tuo cospetto, i gai’shain che corrono per servirti il vino e Moiraine che esegue quello che le dici, pensava. Indietro. È il momento di fare qualcosa da solo, se ancora puoi. Muoviti, maledetto figlio di padre ignoto e di una capra zoppa! Continua a muoverti!