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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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«Allora andatevene e basta» disse Mat. «Lasciate questo maledetto posto e andate da qualche altra parte!»

«Abbiamo tentato» disse il sindaco. «Ci risvegliamo sempre qui, non importa quanto andiamo lontano. Alcuni hanno provato a porre fine alle proprie vite. Abbiamo seppellito i corpi. Si sono risvegliati il mattino successivo nei loro letti.»

Nella stanza calò il silenzio. «Sangue e maledette ceneri» sussurrò Mat. Si sentiva raggelato.

«Voi siete sopravvissuti alla notte» disse il sindaco, rimestando di nuovo il suo te.

«Supponevo di no, dopo aver visto quella macchia di sangue. Eravamo curiosi di vedere dove vi sareste risvegliati. La maggior parte delle stanze nelle locande è occupata in modo permanente da viaggiatori che ora sono, nel bene o nel male, parte del nostro villaggio. Non siamo in grado di scegliere dove qualcuno si sveglierà. Accade e basta. Un letto vuoto ottiene un nuovo occupante, e da quel momento in poi continuano a svegliarsi lì ogni mattina.

«Comunque, quando vi ho sentito parlare fra voi di quello che avevate visto, mi sono reso conto che dovevate essere fuggiti. Ricordate la nottata in modo troppo vivido. Tutti quelli che… si uniscono a noi hanno semplicemente gli incubi. Consideratevi fortunati. Vi suggerisco di procedere e dimenticare Hinderstap.»

«Abbiamo delle Aes Sedai con noi» disse Thom. «Potrebbero essere in grado di fare qualcosa per aiutarvi. Potremmo dirlo alla Torre Bianca, far inviare…»

«No!» disse seccamente Barlden. «Le nostre vite non sono così male, ora che sappiamo come comportarci con la nostra situazione. Non vogliamo gli occhi delle Aes Sedai puntati su di noi.» Si voltò. «Per poco non abbiamo cacciato via il vostro gruppo. Lo facciamo, a volte, se percepiamo che i viaggiatori non obbediranno alle nostre regole. Ma avevate con voi delle Aes Sedai. Loro fanno domande, si incuriosiscono. Temevamo che, se vi avessimo cacciato, si sarebbero insospettite e sarebbero entrate con la forza.»

«Costringerle ad andarsene al tramonto le ha rese ancora più sospettose» disse Mat. «E nemmeno far sì che i servitori che si occupavano del loro bagno tentassero di ucciderle è un buon modo per mantenere il segreto.»

Il sindaco si fece cereo. «Alcuni desideravano… be’, che rimaneste intrappolati qui. Pensavano che, se delle Aes Sedai fossero rimaste legate a questo luogo, avrebbero trovato una via d’uscita per tutti noi. Non eravamo tutti d’accordo. A ogni modo, è un nostro problema. Per favore… andatevene e basta.»

«D’accordo.» Mat si mise dritto e raccolse la sua spada. «Ma prima, dimmi da dove vengono questi.» Si tolse di tasca il foglio di carta, quello su cui c’era un disegno della sua faccia. Barlden gli diede un’occhiata. «Li troverai sparsi per i villaggi circostanti» disse. «Qualcuno ti sta cercando. Come ho detto a Ledron la notte scorsa, non ho l’abitudine di tradire gli ospiti. Non avevo intenzione di rapirvi e rischiare di tenervi qua per tutta la notte solo per qualche ricompensa.»

«Chi mi sta cercando?» insiste Mat.

«A circa venti leghe a nordest, c’è una piccola cittadina chiamata Trustair. Si dice che, se vuoi un po’ di denaro, puoi portare notizie di un uomo che ha l’aspetto di quello in questo disegno o nell’altro. Fa’ visita a una locanda di Trustair chiamata Il Pugno Agitato e troverai la persona che ti sta cercando.»

«Un altro disegno?» chiese Mat accigliandosi.

«Sì. Un tipo corpulento con la barba. Una nota sul fondo dice che ha occhi dorati.» Mat lanciò un’occhiata a Thom, il quale sollevò un sopracciglio cespuglioso.

«Sangue e maledette ceneri» borbottò Mat, poi tirò giù la tesa del suo cappello. Chi stava cercando lui e Perrin, e cosa voleva? «Ora ce ne andremo, suppongo» disse. Scoccò un’occhiata a Barlden. Pover’uomo. Questo valeva per tutto il villaggio. Ma cosa poteva fard Mat? C’erano battaglie che potevi vincere e altre che dovevi lasciare a qualcun altro.

«Il tuo oro è sul carro di fuori» disse il sindaco. «Non abbiamo preso nulla dalle tue vincite. C’è anche il cibo.» Incontrò gli occhi di Mat. «Noi teniamo fede alla nostra parola, qui. Altre cose sono fuori dal nostro controllo, in particolare per coloro che non danno retta alle regole. Ma non abbiamo intenzione di derubare un uomo soltanto perché è un forestiero.»

«Davvero tollerante da parte vostra» disse Mat in tono piatto, aprendo la porta. «Buona giornata, allora, e quando giunge la notte, cercate di non uccidere nessuno che io non ucciderei. Thom, tu vieni?»

Il menestrello si unì a lui, zoppicando appena per la sua vecchia ferita. Mat lanciò un’occhiata a Barlden, che se ne stava con le maniche arrotolate al centro della stanza, lo sguardo abbassato sulla sua tazza di te. Pareva desiderare che lì dentro ci fosse qualcosa di un po’ più forte.

«Pover’uomo» disse Mat, poi uscì nella luce del mattino dopo Thom e si chiuse la porta alle spalle.

«Suppongo che andremo a cercare questa persona che sta diffondendo i disegni?» chiese Thom.

«Hai indovinato» disse Mat, legando la sua ashandarei alla sella di Pips. «E comunque sulla strada per Quattro Re. Condurrò io il tuo cavallo se puoi guidare il carro.»

Thom annuì. Stava esaminando la casa del sindaco.

«Cosa c’è?» domandò Mat.

«Nulla, ragazzo» disse il menestrello. «È solo che… be’, è una triste storia. C’è qualcosa di sbagliato nel mondo. C’è uno strappo nel Disegno qui. La città si disfa di notte, e poi il mondo cerca di sistemarla ogni mattina per mettere le cose di nuovo a posto.»

«Be’, dovrebbero essere più espliciti» disse Mat. I paesani avevano attaccato dei cavalli al carro pieno di cibo mentre Mat e Thom parlavano col sindaco. Si trattava di due forti bestie da tiro, dal manto marrone chiaro e dagli zoccoli ampi.

«Più espliciti?» chiese Thom. «E come? Il sindaco ha ragione: hanno cercato di avvertirci.» Mat mugugnò, dirigendosi ad aprire il forziere e a controllare il suo oro. Era li, come aveva detto il sindaco. «Non so» disse. «Potrebbero mettere un cartello di avviso o cose del genere. ‘Salve. Benvenuti a Hinderstap. Vi trucideremo nella notte e mangeremo la vostra dannata faccia se rimarrete dopo il tramonto. Provate le nostre torte. Marma Baily le fa fresche ogni giorno.’»

Thom non ridacchiò. «Pessimo gusto, ragazzo. C’è troppa tragedia in questa cittadina per riderci sopra.»

«Divertente» disse Mat. Contò tanto oro quanto immaginava fosse un buon prezzo per il cibo e per il carro. Poi, dopo un momento, aggiunse altre dieci corone d’argento. Dispose tutte le monete in una pila sulla soglia del sindaco, poi chiuse il forziere. «Più le cose si fanno tragiche, più mi viene voglia di ridere.»

«Abbiamo davvero intenzione di prendere questo carro?»

«Ci serve il cibo» disse Mat, legando il forziere sul retro del carro. Diverse grosse forme di formaggio bianco e mezza dozzina di cosce di montone erano disposte in bella vista accanto ai barilotti di birra. Il cibo aveva un buon odore e il suo stomaco borbottò. «L’ho vinto giustamente.» Lanciò un’occhiata ai paesani di passaggio sulla strada. La prima volta che li aveva visti il giorno prima, aveva pensato che la lentezza del loro passo fosse dovuta alla natura pigra dei montanari. Ora gli venne in mente che era dovuto a una ragione del tutto diversa.

Si voltò per tornare al suo lavoro, controllando i finimenti dei cavalli. «E non mi sento minimamente in colpa a prendere carro e cavalli. Dubito che questa gente farà molti viaggi in futuro…»

29

Dentro Bandar Eban

Moiraine Damodred, morta a causa della mia debolezza.

Rand rallentò Tai’daishar al passo mentre attraversava il massiccio cancello per Bandar Eban, attorniato dal suo seguito, con file di Aiel in testa. Si diceva che sui cancelli fosse intagliato il sigillo cittadino, ma essendo spalancati, Rand non poteva vederli.

L’Amico delle Tenebre senza nome che decapitai su quelle colline nel Murandy. Ho scordato l’aspetto degli altri che erano con lei, ma non dimenticherò mai la sua faccia.

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