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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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«Tu sei ta’veren, ragazzo» disse Thom.

«Non ho chiesto io di esserlo. Che io sia folgorato, vorrei che se ne andassero tutti a importunare solo Rand. A lui piace.» Scosse il capo, scacciando l’immagine che si formò mostrando Rand addormentato nel suo letto con Min rannicchiata accanto a lui.

«Lo pensi davvero?» chiese Thom.

Mat esitò. «Vorrei» ammise. «Renderebbe le cose più facili.»

«Le menzogne non rendono mai le cose più facili, a lungo andare. A meno che non si tratti della persona giusta — di solito una donna — proprio al momento giusto. Quando le dici a te stesso, non fai altro che causarti altri guai.»

«I guai li ho causati a quelle persone. Al villaggio.» Lanciò un’occhiata verso la parte posteriore del campo, dove i due Custodi sedevano a sorvegliare le servette ancora legate. Continuavano a dibattersi. Luce! Da dove prendevano quella forza? Non era umana.

«Non penso che questo sia causa tua, Mat» disse Thom pensieroso. «Oh, non dissento sul fatto che i guai ti diano la caccia: pare che sia il Tenebroso in persona a farlo. Ma Hinderstap… be’, mentre stavo cantando in quella sala comune, ho sentito alcune voci. Pareva che non fosse nulla. Ma ripensandoci, mi colpisce che la gente si stesse aspettando questo. O qualcosa del genere.»

«E come avrebbero potuto?» disse Mat. «Se fosse accaduto prima, sarebbero tutti morti.»

«Non lo so» disse Thom meditabondo. In quel momento parve venirgli in mente qualcosa. Iniziò a rovistare nel suo mantello. «Oh, mi ero dimenticato. Forse qualche connessione fra te e quello che è accaduto c’è. Sono riuscito a sottrarre questo a un uomo che aveva alzato troppo il gomito.» Il menestrello tirò fuori un pezzo di carta e lo porse a Mat.

Mat lo prese accigliandosi e lo spiegò. Strinse gli occhi nella luce lunare diffusa, sporgendosi più vicino, e grugnì nel capire quello che il foglio conteneva: non parole, ma il disegno molto accurato della faccia di Mat, col cappello in testa. Aveva perfino il medaglione con la testa di volpe attorno al collo. Dannate ceneri.

Represse la sua irritazione. «Bel tipo. Buon naso, denti dritti, cappello alla moda.» Thom sbuffò.

«Ho visto alcuni uomini mostrare un foglio al sindaco» disse Mat, ripiegando il disegno.

«Non sono riuscito a vedere cosa c’era sopra, ma scommetto che erano uguali a questo. Cosa ha detto al riguardo l’uomo da cui l’hai preso?»

«Una forestiera di un qualche villaggio a nord rispetto a qui li sta distribuendo e offre una ricompensa a chiunque ti abbia visto. L’uomo aveva ricevuto il foglio da un amico, perciò non mi ha saputo dare una sua descrizione o fornire il nome della cittadina. O il suo amico non gliel’ha detto, volendo tenere per se la ricompensa, oppure era troppo ubriaco per ricordare.» Mat si infilò il foglio nella tasca della giacca. Le prime luci dell’alba stavano iniziando a risplendere a est. Era rimasto seduto lì tutta la notte, ma non si sentiva stanco. Solo… prosciugato. «Io torno indietro» disse.

«Cosa?» domandò Thom sorpreso. «A Hinderstap?» Mat annuì, alzandosi. «Non appena farà luce. Devo…»

Un’imprecazione ovattata lo interruppe. Si girò, allungando la mano verso la sua ashandarei. In un batter d’occhio, Thom ebbe un paio di coltelli in mano. A imprecare era stato Ven, il Custode Saldeano di Joline. Era in piedi, la mano sulla spada, ispezionando il terreno attorno a se. Blaeric era accanto alle Aes Sedai, la spada sguainata, in guardia e in allerta.

«Cosa c’è?» domandò in modo stringato Mat.

«Le prigioniere» rispose Fen.

Mat sussultò, accorgendosi che i monticelli stesi accanto ai Custodi erano scomparsi. Scattò verso di loro, imprecando. Il russare di Talmanes si interruppe quando i suoni lo svegliarono e lui si mise a sedere. I legacci fatti con strisce dell’abito di Joline giacevano per terra, ma le giovani servitrici erano svanite.

«Cos’è successo?» chiese Mat alzando lo sguardo.

«Io…» Il Custode dai capelli scuri pareva sbigottito. «Io non ne ho idea. Erano qui solo un momento fa!»

«Ti sei appisolato?» domandò Mat.

«Fen non avrebbe mai fatto una cosa del genere» disse Joline con voce calma, mettendosi a sedere sul suo giaciglio. Indossava ancora solo quella vestaglia.

«Ragazzo,» disse Thom «entrambi abbiamo visto quelle ragazze qui meno di un minuto fa.»

Talmanes imprecò e svegliò le due Braccia Rosse. Delarn sembrava stare molto meglio, con la debolezza derivante dalla Guarigione che pareva infastidirlo a malapena mentre si metteva in piedi. I Custodi suggerirono un’ispezione, ma Mat si limitò a voltarsi verso il villaggio sottostante. «Le risposte sono lì» disse. «Thom, tu con me. Talmanes, sorveglia le donne.»

«Non abbiamo bisogno di essere ‘sorvegliate’, Matrim» disse Joline in tono burbero.

«D’accordo» sbottò lui. «Thom, tu con me. Joline, tu sorveglia i soldati. A ogni modo, restate tutti qui. Non posso preoccuparmi di un intero gruppo in questo momento.»

Non diede loro alcuna opportunità di obiettare. Entro pochi minuti, Mat e Thom furono in sella ai loro destrieri, cavalcando giù lungo il sentiero verso Hinderstap.

«Ragazzo,» disse Thom «cosa ti aspetti di trovare?»

«Non lo so» replicò Mat. «Se lo sapessi, non sarei così desideroso di cercare.»

«Sta bene» disse piano Thom.

Mat notò le stranezze quasi immediatamente. Quelle capre nei pascoli occidentali. Non poteva distinguerlo con certezza nella luce dell’alba, ma pareva che qualcuno le stesse raggruppando. Ed erano luci quelle che scintillavano nel villaggio? Non ce n’era stata nemmeno una in tutta la notte! Accelerò il passo di Pips, con Thom che seguiva in silenzio.

Ci misero quasi un’ora ad arrivare: Mat non aveva voluto rischiare ad accamparsi troppo vicino, anche se non era stato nemmeno propenso a trovare un modo per girare attorno al villaggio e tornare dall’esercito al buio. Era luce piena, pure se era ancora molto presto, quando raggiunsero di nuovo il cortile della locanda. Un paio di uomini in giacche grigiastre stavano lavorando alla porta posteriore, che a quanto pareva era stata scardinata qualche tempo dopo che Mat e gli altri se n’erano andati. Gli uomini alzarono lo sguardo quando Mat e Thom cavalcarono nel cortile, e uno di loro si tolse il berretto con espressione inquieta. Nessuno dei due fece una mossa minacciosa.

Mat rallentò Pips fino a fermarsi. Uno degli uomini bisbigliò all’altro, il quale corse dentro. Un momento dopo, un uomo dalla calvizie incipiente con un grembiule bianco uscì attraverso la soglia. Mat si sentì impallidire.

«D locandiere» disse. «Che io sia folgorato, ti ho visto morto!»

«Meglio andare a prendere il sindaco, figliolo» disse il locandiere a uno degli operai. Lanciò un’occhiata a Mat. «In fretta.»

«Cosa sta succedendo qui, nel maledetto nome della mano sinistra di Hawkwing?» domandò Mat. «Era qualche sorta di deviata messinscena? Tu…»

Una testa fece capolino dalla porta della locanda, sbirciando attorno al locandiere verso Mat Il volto tondeggiante era incorniciato da biondi capelli ricci. L’ultima volta che aveva visto quest’uomo, il cuoco, Mat era stato costretto a sbudellarlo e a tagliargli la gola.

«Tu!» esclamò indicando. «Io ti ho ucciso!»

«Ora calmati, figliolo» disse il locandiere. «Entra, ti prepareremo del te e…»

«Io non vado da nessuna parte con te, spirito» disse Mat. «Thom, lo vedi anche tu?» Il menestrello si strofinò il mento. «Forse dovremmo ascoltare l’uomo, Mat.»

«Fantasmi e spiriti» borbottò Mat, voltando Pips. «Andiamo.» Spronò Pips in avanti, aggirando la locanda verso il lato anteriore, con Thom che lo seguiva. Qui colse un’occhiata di molti operai all’interno, che portavano secchi di vernice bianca. Per ridipingere i punti in cui il fuoco delle Aes Sedai aveva scalfito l’edificio, probabilmente.

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