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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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Un pensiero pericoloso. Era stato suo o di Lews Therin? O era venuto da… altrove?

«Di sicuro tu sei stato troppo severo» disse Merise.

«Troppo severo?» chiese lui. «Ti rendi conto del suo errore, Merise? Hai riflettuto su cosa sarebbe potuto succedere? Cosa sarebbe dovuto succedere?»

«Io…»

«La fine di ogni cosa, Merise» mormorò lui. «Il Tenebroso che avrebbe avuto il controllo del Drago Rinato. Noi due che avremmo combattuto dalla stessa parte.»

Lei tacque, poi disse: «Sì. Ma gli errori, tu stesso li hai commessi. Sarebbero potuti risultare in un simile disastro.»

«Io pago per i miei errori» disse lui, voltandosi. «Pago per essi ogni giorno. Ogni ora. Ogni respiro.»

«Io…»

«Basta.» Non gridò quella parola. La pronunciò con fermezza, ma piano. Le fece sentire l’intera forza del suo malcontento, con lo sguardo che si serrava in quello di Merise. Lei tutta un tratto si afflosciò sulla sella, guardandolo con occhi sgranati.

Da una parte ci fu un fragoroso scricchiolio, seguito da un improvviso schianto. L’aria fu rotta da urla. Rand si girò allarmato. I supporti di un balcone pieno di spettatori si erano rotti ed esso era caduto in strada, andando in pezzi come un barile colpito da un macigno. Alcune persone gemevano dal dolore mentre altre chiamavano aiuto. Ma i suoni erano venuti da entrambi i lati della strada. Rand si accigliò e si volto’: anche un secondo balcone — proprio di fronte al primo — era caduto.

Merisc impallidì, poi voltò il suo cavallo in tutta fretta, dirigendosi ad aiutare i feriti. Altre Aes Sedai si stavano già precipitando a Guarire quelli che erano caduti.

Rand spronò avanti Tai’daishar. Questo non era stato causato dal Potere, ma dalla sua natura di ta’veren di alterare le probabilità. Ovunque si recasse, accadevano eventi casuali e fuori dal comune. Nascite, morti, matrimoni e incidenti in gran numero. Lui cercava di ignorarli.

Di rado aveva visto un avvenimento così… violento, però. Poteva essere certo che non fosse dovuto a qualche interazione con la nuova forza? L’invisibile eppure allettante riserva di potere da cui Rand aveva attinto, usandola e godendo? Lews Therin pensava che quello che era accaduto sarebbe dovuto essere impossibile.

Il motivo originario per cui l’umanità aveva perforato la prigione del Tenebroso era stato il potere. Una nuova fonte di energia per incanalare, come l’Unico Potere, ma differente. Sconosciuta e strana, e potenzialmente vasta. Quella fonte di potere si era rivelata essere il Tenebroso stesso.

Lews Therin piagnucolò.

Rand portava con se la chiave d’accesso per una ragione. Lo collegava a uno dei più potenti sa’angreal mai creati. Con quel potere e l’aiuto di Nynaeve, Rand aveva ripulito saidin. La chiave d’accesso gli aveva consentito di attingere da un fiume inimmaginabile, una tempesta vasta quanto l’oceano. Era stata la cosa più sensazionale che avesse mai sperimentato.

Fino al momento in cui aveva usato quel potere senza nome.

Quell’altra forza lo chiamava, lo lusingava, lo tentava. Così tanto potere, così tanta meraviglia divina. Ma lo terrorizzava. Non osava toccarlo, non di nuovo.

Così portava con se la chiave. Non era certo di quale delle due fonti di energia fosse più pericolosa, ma finche entrambe lo chiamavano, era in grado di resistere a entrambe. Come due persone, che urlavano per attirare la sua attenzione, sovrastandosi a vicenda. Per il momento.

Inoltre, lui non si sarebbe fatto mettere di nuovo un collare. La chiave d’accesso non l’avrebbe aiutato contro Semirhage — nessuna quantità dell’Unico Potere avrebbe soccorso un uomo, se veniva colto alla sprovvista — ma forse ci sarebbe riuscita in futuro. Una volta non aveva osato portarla con se per paura di quello che offriva. Ora non aveva più spazio per indulgere in tali debolezze.

Fu facile distinguere la destinazione: circa cinquecento armigeri Cairhienesi erano accampati sui terreni di un spaziosa villa signorile. Anche gli Aiel avevano le loro tende per terra, ma avevano rivendicato pure gli edifici e diversi tetti circostanti. Per gli Aiel, accamparsi in un posto era essenzialmente come proteggerlo, e un Aiel che riposava era doppiamente in allerta rispetto a un normale soldato di pattuglia. Rand aveva lasciato il grosso della sua forza fuori dalla città ; avrebbe affidato a Dobraine e ai suoi amministratori il compito di trovare alloggi per gli uomini di Rand all’interno delle mura.

Rand arrestò Tai’daishar, poi esaminò la sua nuova casa.

Noi non abbiamo casa, sussurrò Lews Therin. L’abbiamo distrutta. Bruciata, fusa, liquefatta, come sabbia nei fuoco.

La villa era di sicuro un passo in avanti dal maniero fatto soprattutto di tronchi. I suoi vasti terreni erano circondati da cancellate di ferro. Le aiuole erano vuote — i fiori esitavano a sbocciare questa primavera —, ma il prato era più verde di molti di quelli che aveva visto. Oh, era soprattutto giallo e marrone, ma c’erano chiazze di verde. I giardinieri stavano lavorando sodo, i loro sforzi evidenti anche nei filari di tassi Aryth potati in forme di animali immaginali ai lati del prato.

La villa stessa era quasi un palazzo; naturalmente ce n’era uno nella città , di proprietà del re. Ma si diceva che fosse inferiore rispetto alle case del Consiglio dei Mercanti. Lo stendardo che sventolava in cima alla villa era di colore nero e oro brillante, e proclamava questa come la sede della Casata Chadmar.

Forse questa Milisair aveva visto la partenza degli altri come un’opportunità. Se era così, l’unica vera opportunità che aveva ottenuto era quella di essere presa da Rand.

I cancelli per i terreni della villa erano aperti e gli Aiel a suo seguito si stavano già affrettando all’interno, unendosi a capannelli di membri del loro clan o setta. Era seccante che di rado aspettassero i comandi o gli ordini di Rand, ma gli Aiel erano Aiel. Qualunque suggerimento di rimanere ad aspettare suscitava semplicemente risate, come se lui avesse pronunciato una battuta spassosa. Sarebbe stato più facile domare il vento stesso che non farli comportare come abitanti delle terre bagnate.

Questo lo indusse a pensare ad Aviendha. Dov’era andata, così all’improvviso? Poteva percepirla attraverso il legame, ma era debole: si trovava molto lontano. A est. Che faccende aveva da sbrigare nel Deserto?

Scosse il capo. Tutte le donne erano difficili da capire, e quelle Aiel erano dieci volte più incomprensibili. Aveva sperato di poter passare qualche tempo con lei, ma Aviendha l’aveva evitato di proposito. Be’, forse era stata la presenza di Min a tenerla a distanza. Forse Rand sarebbe riuscito a impedire di farle del male prima della sua morte. Forse Aviendha era fuggita. a’ suoi nemici non sapevano ancora di lei.

Spronò Tai’daishar attraverso i cancelli, percorrendo il viale verso la villa vera e propria. Smontò, staccando la statuetta dalla sua cinghia e facendola sci vola re nella tasca troppo grande della sua giacca, che era stata rapidamente adattata per contenerla. Consegnò il suo destriero a uno stalliere, uno dei servitori della villa, che indossava una giubba verde con sotto una camicia di un bianco lucente, colletto e polsini increspati. I servitori della villa erano già stati informati che Rand avrebbe usato quel posto come suo, ora che alla sua precedente occupante era stata… data la sua protezione.

Dobraine si unì a lui mentre saliva i gradini per l’edificio. Era imbiancato per bene, con pilastri di legno che fiancheggiavano il pianerottolo anteriore. Rand attraversò le porte principali. Dopo aver vissuto in diversi palazzi, rimase ancora impressionato. E disgustato. L’opulenza che trovò oltre le porte della villa non avrebbe mai fatto supporre che metà della cittadinanza stesse morendo di fame. Lungo il fondo dell’ingresso, parecchi servitori molto nervosi erano disposti in fila. Rand poteva percepire la loro paura. Non accadeva tutti i giorni che un’abitazione venisse occupata dal Drago Rinato in persona.

Rand si tolse il guanto per cavalcare infilando la mano fra l’altro braccio e il fianco, poi se lo fece scivolare alla cintura. «Dov’è lei?» domandò, voltandosi verso le due Fanciulle — Beralna e Riallin — che stavano tenendo d’occhio i servitori.

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