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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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«Al secondo piano» rispose una delle Fanciulle. «A sorseggiare del te mentre la mano le trema così tanto da minacciare di rompere la porcellana.»

«Continuiamo a dirle che non è una prigioniera» disse l’altra Fanciulla. «Non può andarsene e basta.»

Entrambe lo trovavano divertente. Rand lanciò un’occhiata di traverso quando Rhuarc si unì a lui nell’atrio. L’alto capoclan dai capelli color del fuoco ispezionò la stanza, con il suo lampadario scintillante e i vasi decorati. Rand sapeva cosa stava pensando. «Puoi prendere il quinto» disse. «Ma solo dai ricchi che vivono in questo quartiere.»

Non era così che avveniva: gli Aiel avrebbero dovuto aver diritto a un quinto da tutti quanti. Ma Rhuarc non obiettò. Quello che gli Aiel avevano fatto con la presa di Bandar Eban non era stata una vera conquista, anche se avevano combattuto bande e delinquenti. Forse non avrebbe dovuto concedergli nulla. Ma considerando le ville come questa, qui c’era ricchezza in abbondanza per gli Aiel, perlomeno fra i ricchi.

Le Fanciulle annuirono, come se se lo fossero aspettato, poi si allontanarono con ampie falcate, probabilmente per cominciare a selezionare la loro quota. Dobraine le guardò con costernazione. Cairhien aveva subito il quinto aiel in diverse occasioni.

«Non riuscirò mai a capire perché li lasciò saccheggiare come banditi che trovano le guardie del convoglio addormentate» disse Corele, entrando nella stanza con un sorriso. Sollevò un sopracciglio per quel mobilio impressionante. «E in un posto così bello. Come lasciare che dei soldati calpestino dei germogli primaverili, non è così?»

Era stata mandata a trattare con lui adesso che aveva sconvolto Merise? Incontrò lo sguardo di Rand nel suo modo affabile, ma lui lo sostenne finche non fu Corele a distoglierlo e a voltarsi. Rand riusciva a ricordarsi un tempo quando ciò non aveva mai funzionato con le Aes Sedai.

Si voltò verso Dobraine. «Hai agito bene qui» disse al nobile. «Perfino se non hai riportato l’ordine così ampiamente come volevo. Raduna i tuoi armigeri. Narishma ha ricevuto istruzioni di aprirti un passaggio per Tear.»

«Tear, mio signore?» chiese Dobraine sorpreso.

«Sì» rispose Rand. «Riferisci a Darlin di smettere di importunarmi con messaggeri. Deve continuare a radunare le sue forze: lo porterò nell’Arad Doman quando deciderò che è il momento giusto.» Quello sarebbe avvenuto dopo il suo incontro con la Figlia delle Nove Lune, che sarebbe stato determinante.

Dobraine pareva leggermente mortificato. O era solo l’interpretazione di Rand? L’espressione di Dobraine cambiava di rado. Stava immaginando che le sue speranze di ottenere questo regno si stessero indebolendo? Stava complottando contro Rand? «Sì, mio signore. Suppongo di dover partire immediatamente?»

Dobraine non ci ha mai dato motivo di dubitare di lui Ha perfino raccolto del sostegno affinche Elayne prendesse il Trono del Sole!

Rand era stato lontano da lui per così tanto tempo. Troppo per potersi fidare di quell’uomo. Ma era meglio allontanarlo per adesso: aveva avuto troppo tempo per stabilire una posizione salda qui, e Rand non aveva fiducia nel fatto che un Cairhienese potesse tenersi lontano dai giochi politici.

«Sì, partirai entro un’ora» disse Rand, voltandosi per salire le aggraziate scale bianche. Dobraine gli rivolse il saluto, stoico come sempre, e uscì dalla porta principale. Obbediva immediatamente. Neanche una lamentela. Era davvero un brav’uomo. Rand sapeva che lo era.

Luce, cosa mi sta succedendo?, pensò. Ho bisogno di fidarmi di qualcuno. Non è così? Fiducia?, sussurrò Lews Therin. Sì, forse possiamo avere fiducia in lui. Non è in grado di incanalare. Luce, l’unico di cui non ci possiamo fidare affatto è noi stessi…

Rand serrò la mascella. Avrebbe ricompensato Dobraine con il regno se non fossero riusciti a trovare Alsalam. Ituralde non lo voleva.

Le scale salivano dritte e ampie fino a un pianerottolo, poi si dividevano, proseguendo curve fino al secondo piano, toccando il nuovo pianerottolo da due lati separati. «Mi serve una stanza delle udienze» disse Rand ai servi lì sotto «e un trono. In fretta.»

Meno di dieci minuti più tardi, Rand sedeva in un salotto sontuosamente decorato al secondo piano, aspettando che la mercante Milisair Chad mar venisse portata al suo cospetto. Il suo seggio di legno bianco intagliato in maniera elaborata non era proprio un trono, ma sarebbe bastato. Forse Milisair stessa lo aveva usato per le udienze. La stanza pareva essere disposta come una sala del trono, con una predella poco rialzata per ospitarlo. Sia la predella che il pavimento sottostante erano ricoperti da un tappeto intessuto in verde e rosso con un disegno fantasioso che si intonava alle porcellane del Popolo del Mare su dei piedistalli nell’angolo. Quattro ampie finestre dietro di lui — ciascuna tanto larga da poterci camminare attraverso — lasciavano entrare una soffusa luce solare nella stanza, ed essa gli cadeva sulla schiena mentre si trovava sul suo seggio e si protendeva in avanti, con un braccio appoggiato sulle ginocchia. La statuetta era posata sul pavimento proprio di fronte a lui.

Poco dopo, Milisair Chadmar fece il suo ingresso superando la soglia sorvegliata da guardie Aiel. Indossava uno di quei famosi abiti domanesi. Le ricopriva il corpo dal collo ai piedi, ma era a malapena opaco e aderiva a tutte le sue curve, di cui lei era dotata in abbondanza. Il vestito era di un verde intenso, e lei portava al collo delle perle. I suoi capelli scuri, in ricci compatti, le pendevano oltre le spalle, con diversi boccoli che le incorniciavano il viso. Rand non si aspettava che fosse così giovane, di poco sopra la trentina.

Sarebbe stato un peccato doverla giustiziare.

Solo un giorno, meditò fra se, e già penso a giustiziare una donna che non acconsente a seguirmi. C’era un tempo in cui riuscivo a malapena a sopportare di mandare a morte criminali che se lo meritavano.

Ma avrebbe fatto quello che andava fatto.

La profonda riverenza di Milisair parve implicare che accettava la sua autorità. O forse era semplicemente un modo per consentirgli una visuale migliore di quello che l’abito accentuava. Una cosa molto domanese da fare. Purtroppo per lei, Rand aveva già più problemi con le donne di quanti potesse gestirne.

«Mio lord Drago» disse Milisair, sollevandosi dalla sua riverenza. «Come posso servirti?»

«Quand’è stata l’ultima comunicazione che hai ricevuto da Alsalam?» chiese Rand. Non le diede di proposito il permesso di accomodarsi in una delle sedie della stanza.

«Il re?» domandò lei sorpresa. «Sono ormai settimane.»

«Avrò bisogno di parlare col messaggero che ha portato l’ultima comunicazione» disse Rand.

«Non sono certa che possa essere trovato.» La donna suonava agitata. «Non controllo l’andirivieni di ogni messaggero in città , mio signore.»

Rand si sporse in avanti. «Mi stai mentendo?» chiese piano.

La bocca della donna si aprì, forse per lo sconcerto verso la sua franchezza. I Domanesi non erano come i Cairhienesi — la cui scaltrezza politica era apparentemente innata —, ma erano un popolo sottile. In particolare le donne.

Rand non era ne sottile ne scaltro. Era un pastore divenuto conquistatore, e il suo cuore era quello di un uomo dei Fiumi Gemelli, perfino se il suo sangue era aiel. A qualunque politica lei fosse abituata a giocare, non avrebbe funzionato su di lui. Rand non aveva pazienza per i giochetti.

«Io…» esordì Milisair fissandolo. «Mio lord Drago…»

Cosa stava nascondendo? «Cosa gli hai fatto?» chiese Rand, azzardando un’ipotesi. «Al messaggero?»

«Non sapeva nulla dell’ubicazione del re» si affrettò a dire Milisair, le cui parole sembravano riversarsi da lei. «I miei uomini sono stati piuttosto accurati nel loro interrogatorio.»

«È morto?»

«Io… No, mio lord Drago.»

«Allora lo farai portare da me.»

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