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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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«D’accordo» disse Joline. «Verremo. Ma porteremo con noi le due ragazzine. Blaeric e Fen possono trasportarle.»

Mat sospirò — avrebbe preferito che le lame dei Custodi fossero libere di aiutare nel caso si fossero imbattuti in problemi —, ma non disse altro. Annuì a Talmanes e a Thom, poi attese con impazienza mentre i Custodi raccoglievano le due giovani servitrici legate e se le gettavano in spalla. Dopodiche l’intero gruppo si affrettò giù per le scale di servizio, con Talmanes in testa e Mat in retroguardia. Poteva sentire urla che suonavano in parte di rabbia e in parte di gioia mentre i paesani in fondo alle scale si rendevano conto che non sarebbe giunto altro fuoco. Ci furono tonfi e grida, seguiti dal rumore di porte che si aprivano, e Mat rabbrividì nell’immaginare gli altri servitori — che avevano lasciato legati nella stanza da bagno — massacrati dalla folla.

Mat e gli altri sbucarono di corsa nel cortile posteriore della locanda, solo per trovare Delarn per terra accanto a Pips. Harnan era inginocchiato accanto a lui e il soldato barbuto alzò lo sguardo colmo di apprensione. «Mat!» esclamò. «È caduto di sella. Io…»

Edesina lo interruppe, precipitandosi accanto a Delarn e inginocchiandosi. Chiuse gli occhi e Mat percepì un brivido dal suo medaglione. Lo fece fremere mentre immaginava l’Unico Potere che si riversava da lei dentro l’uomo. Era quasi terribile quanto morire, dannate ceneri! Strinse il medaglione sotto la sua camicia.

Delarn si irrigidì, poi però annaspò e aprì gli occhi con palpebre tremolanti.

«È fatta» disse Edesina alzandosi in piedi. «Sarà debole per la Guarigione, ma l’ho raggiunto in tempo.»

Harnan aveva radunato e sellato tutti i cavalli, che la Luce lo benedicesse. Brav’uomo. Le donne montarono e riservarono diverse occhiate alla locanda mentre si allontanavano.

«È come se l’oscurità stessa li avesse intossicati» disse Thom mentre Mat aiutava Delarn a salire in sella. «Come se la Luce li avesse abbandonati, lasciandoli solo all’Ombra…»

«Nulla che possiamo risolvere» disse Mat, tirandosi in sella dietro Delarn. a’ a’ soldato era troppo debole per cavalcare per conto suo, dopo quella Guarigione. Mat squadrò le giovani servitrici che i Custodi avevano caricato sul davanti dei loro cavalli. Si dibattevano contro i loro legacci, con l’odio negli occhi. Mat si voltò e annuì a Talmanes, che aveva fissato la lanterna a un’asta da sella. Il Cairhienese aprì lo schermo, irradiando di luce il cortile delle stalle della locanda. Un sentiero conduceva a nord, nell’oscurità. Lontano dall’esercito, ma anche direttamente fuori dal villaggio, verso le colline. Questo per Mat era sufficiente.

«Cavalcate» disse, spronando Pips. Il gruppo si radunò attorno a lui.

«Ti avevo detto che ce ne saremmo dovuti andare» fece notare Talmanes, guardando sopra la spalla mentre cavalcava alla sinistra di Mat. «Ma tu dovevi rimanere per un ultimo tiro.» Mat non si guardò indietro. «Non è colpa mia, Talmanes. Come facevo a sapere che se fossimo rimasti quelli avrebbero cominciato a squarciarsi la gola a vicenda?»

«Cosa?» domandò Talmanes scoccandogli un’occhiata. «Di solito non è questa la reazione della gente quando gli dici che hai intenzione di trascorrere lì la notte?» Mat roteò gli occhi, ma non si sentiva dell’umore adatto per ridere mentre guidava il gruppo fuori dal villaggio. Ore più tardi, Mat sedeva su un affioramento roccioso sullo scuro versante di una collina, guardando in basso verso Hinderstap. Il villaggio era buio. Non ardeva nemmeno una luce, lira impossibile dire cosa stava accadendo, tuttavia lui continuava a osservare. Come poteva riuscire a dormire un uomo dopo tutto quello che avevano passato?

Be’, i soldati sì che dormivano. Non ne faceva una colpa a Delarn. La Guarigione di una Aes Sedai poteva prosciugare un uomo. Mat stesso aveva sperimentato a volte quel freddo gelido e non intendeva ripetere l’esperienza. Talmanes e Harnan non avevano la scusa di una Guarigione, ma erano soldati. I soldati imparavano a dormire quando potevano, e gli eventi di quella notte non parevano averli turbati nemmeno lontanamente quanto Mat. Oh, erano stati preoccupati mentre vi si erano trovati in mezzo, ma adesso era solo un’altra battaglia alle loro spalle. Un’altra battaglia a cui erano sopravvissuti. Per questo il robusto Harnan si era messo a scherzare e a sorridere prima che si coricassero.

Non Mat. C’era uno strano senso di sbagliato in tutta quell’esperienza. Il coprifuoco aveva forse lo scopo di impedire che questo accadesse, in qualche modo? Per caso era stato Mat a causare tutte quelle morti, rimanendo? Sangue e maledette ceneri.

Non c’era più un posto nel mondo intero che avesse senso?

«Mat, ragazzo» disse Thom, unendosi a lui, camminando con la sua familiare andatura zoppicante. Si era fratturato un braccio, anche se non ne aveva fatto menzione fin quando Edesina non l’aveva notato e aveva insistito per Guarirlo. «Dovresti dormire.» Ora che la luna era sorta — nascosta dietro le nuvole — c’era abbastanza luce per consentire a Mat di vedere la preoccupazione di Thom.

Il gruppo si era fermato in un piccolo avvallamento a un lato della pista. Forniva una buona visuale verso il villaggio e, cosa più importante, dominava il sentiero che Mat e gli altri avevano usato per fuggire. L’avvallamento si trovava su delle pendici ripide e l’unico modo per avvicinarsi era dal basso. Una persona di guardia poteva tenere bene d’occhio che qualcuno non cercasse di arrivare al campo di soppiatto.

Le Aes Sedai si erano coricate vicino alla parte posteriore dell’avvallamento, anche se Mat non pensava che stessero davvero dormendo. I Custodi di Joline avevano pensato di portare giacigli arrotolabili, in caso di necessità. I Custodi agivano così. Gli uomini di Mat avevano solo i mantelli, ma ciò non aveva impedito loro di dormire. Talmanes stava perfino russando piano, malgrado il freddo primaverile. Mat aveva proibito un fuoco. Non faceva così freddo da averne bisogno e non avrebbe fatto altro che segnalare la loro posizione a chiunque li stesse cercando.

«Sto bene, Thom» disse Mat, facendo spazio sulla sua roccia per far accomodare il menestrello. «Sei tu quello che dovrebbe dormire un po’.»

Thom scosse il capo. «Una cosa buona che ho notato nel diventare vecchi è che pare che il tuo corpo non abbia più bisogno di tanto sonno quanto prima. Morire non richiede tanta energia quanto crescere, suppongo.»

«Non dirlo di nuovo» ribatte Mat. «Devo forse ricordarti di come hai tirato fuori il mio sedere ossuto dai guai laggiu’? Di cos’era che ti preoccupavi prima? Che non avessi più bisogno di te? Se non fossi stato con me oggi, se non fossi venuto a cercarmi, sarei morto in quel villaggio. E anche Delarn.»

Thom sogghignò. I suoi occhi splendevano alla luce della luna. «D’accordo, Mat» disse.

«Non lo dirò piu’. Lo prometto.»

Mat annuì. I due rimasero seduti per un po’ sulla roccia, osservando la cittadina. «Non mi lascerà mai in pace, Thom» disse infine Mat.

«Cosa?»

«Tutto questo» rispose Mat in tono stanco. «Il dannato Tenebroso e la sua progenie. Mi stanno dando la caccia fin da quella notte nei Fiumi Gemelli e nulla li ha fermati.»

«Pensi che qui si trattasse di lui?»

«E cos’altro sarebbe potuto essere?» domandò Mat. «Tranquille persone di paese che si trasformano in folli violenti? E opera del Tenebroso, e tu lo sai.»

Thom rimase in silenzio. «Sì» disse infine. «Suppongo che sia così.»

«Mi stanno ancora inseguendo» disse Mat arrabbiato. «Quel maledetto gholam è là fuori, so che lo è, ma non è tutto. Myrddraal e Amici delle Tenebre, mostri e fantasmi. Mi inseguono e mi danno la caccia. Sono passato da un disastro all’altro, riuscendo a malapena a tenermi a galla, fin da quando tutto questo è cominciato. Continuo a dire che mi serve soltanto trovare un buco da qualche parte dove bere e giocare a dadi, ma questo non li fermerà. Nulla li fermerà.»

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