I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Asmodean non sarebbe stato di aiuto, sembrava non capire bene come gestire i fenomeni atmosferici. Per ogni cosa che l’uomo gli insegnava ce ne erano altre due che gli facevano sollevare le mani al cielo o concedere una promessa. Una volta Rand pensava che i Reietti sapessero tutto, che fossero onnipotenti. Ma se erano tutti come Asmodean, avevano lacune e debolezze. Forse lui aveva già imparato più di loro in diversi campi. Almeno di alcuni di loro. Il problema era scoprire di chi. Semirhage era quasi altrettanto incapace di Asmodean, nel controllare il tempo.
Tremò come durante una notte nella terra delle Tre Piegature. Asmodean non glielo aveva mai detto. Era meglio ascoltare l’acqua e non pensare, se voleva riuscire a dormire.
Sulin gli si avvicinò con lo shoufa attorno alle spalle per tenere scoperti i corti capelli bianchi e si appoggiò al parapetto. L’asciutta Fanciulla era armata per la battaglia, arco e frecce, lance, pugnale e scudo. Quella sera era lei al comando della guardia personale di Rand. Altre due dozzine di Far Dareis Mai erano comodamente accucciate sul ponte a dieci passi di distanza. «Una strana notte» osservò la donna. «Stavamo giocando a dadi, ma di colpo tutti hanno incominciato a lanciare solo sei.»
«Mi dispiace» le rispose Rand senza pensare e la donna lo guardò incuriosita. Lei naturalmente lo ignorava, Rand non aveva diffuso la notizia. Le onde che emanava in quanto ta’veren provocavano strani eventi. Nemmeno gli Aiel avrebbero voluto trovarsi a quindici chilometri da lui se ne fossero stati consapevoli.
Il terreno aveva ceduto sotto ai piedi di tre Cani di Pietra facendoli precipitare in un nido di vipere, ma le dozzine di morsi non avevano addentato altro che abiti. Rand sapeva che era stato lui a modificare il corso degli eventi. Tal Nethin, il fabbricante di selle, era sopravvissuto a Taien per inciampare in un sasso quel pomeriggio e spezzarsi il collo cadendo di piatto sull’erba. Rand temeva che anche questo fosse stato colpa sua. D’altro canto Bael e Jheran avevano appianato l’antagonismo di sangue fra gli Shaara e i Goshien mentre Rand era con loro, mangiando carne essiccata nel frattempo. Ancora non si piacevano e non riuscivano bene a capire cosa era successo, ma era successo, con pegni e giuramenti d’acqua, durante i quali ogni uomo aveva preso la tazza dell’altro per bere. Per gli Aiel i giuramenti d’acqua erano più forti di qualsiasi cosa. Sarebbero passate generazioni prima che gli Shaara o i Goshien avessero fatto delle incursioni per rubarsi a vicenda pecore, capre o altro bestiame.
Rand si era chiesto se quegli effetti casuali valevano anche per lui, forse era quanto di meglio poteva fare. Se quel giorno era accaduto altro che fosse imputabile alla sua presenza, non lo sapeva. Non faceva mai domande perché non voleva risposte. Bael e Jheran riuscivano a malapena a pareggiare il danno di Tal Nethin.
«Non vedo Enaila o Adelin da giorni» osservò Rand. Era un modo come un altro per cambiare argomento. Le due Aiel gli erano sembrate particolarmente gelose del loro ruolo di guardie del corpo. «Sono malate?» Lo sguardo che gli rivolse Sulin fu anche più incuriosito. «Ritorneranno quando avranno imparato a smettere di giocare con le bambole, Rand al’Thor.»
Rand aprì la bocca, quindi la chiuse nuovamente. Gli Aiel erano strani — le lezioni di Aviendha accentuavano questa impressione, non il contrario — ma era una cosa ridicola. «Be’, di’ loro che sono delle donne adulte e come tali devono comportarsi.»
Anche alla luce della luna poteva vedere che il sorriso di Sulin era compiaciuto. «Sarà fatto come il Car’a’carn desidera.» Cosa significava? La donna lo guardò per un po’, inumidendosi pensierosa le labbra. «Non hai ancora, mangiato stasera. C’è abbastanza cibo per tutti, e non riempirai lo stomaco di un altro digiunando. Se non lo fai la gente si preoccuperà pensando che sia malato. E lo diventerai.»
Rand rise sommessamente, un sibilo rauco. Un minuto il Car’a’carn, il seguente... se non fosse andato a cercare qualcosa da mangiare, probabilmente Sulin lo avrebbe fatto per lui e avrebbe tentato di imboccarlo. «Mangerò. Ormai Moiraine sarà sotto le coperte.» Stavolta lo sguardo della donna fu soddisfatto, per una volta aveva detto qualcosa che l’altra non capiva.
Mentre tirava giù i piedi sentì un rumore di zoccoli di cavalli che discendevano la strada lastricata di pietre verso il ponte. Ogni Fanciulla si alzò in un istante velandosi il volto e incoccando parzialmente le frecce. Con un gesto istintivo, Rand si portò una mano alla vita, ma la spada non c’era. Agli Aiel sembrava già abbastanza strano che cavalcasse e per di più con l’arma appesa alla sella. Non c’era motivo di offendere ulteriormente le loro usanze portandola alla cintola. E poi non c’erano molti cavalli, e questi andavano al passo.
Quando apparvero, circondati da una scorta di cinquanta Aiel, i cavalieri erano meno di venti, accasciati sulle selle e demoralizzati. La maggior parte indossava elmetti bordati e giubbe di Tairen con le maniche a sbuffo striate sotto ai pettorali di metallo. I due in testa alla fila portavano delle corazze decorate e dorate, sugli elmetti erano infilate delle grandi piume bianche, le strisce sulle maniche avevano il tipico splendore del raso che riluceva alla luce della luna. In fondo c’era una mezza dozzina di uomini più bassi e snelli dei Tarenesi, due portavano delle piccole bandiere chiamate ‘con’ su delle corte aste montate dietro alle spalle, giubbe scure ed elmetti a forma di campana, aperti per mostrare il viso. I Cairhienesi usavano le bandiere per riconoscere gli ufficiali in battaglia e anche per evidenziare il seguace di un ben preciso lord.
I Tarenesi con le piume sull’elmo lo fissarono quando lo videro, scambiandosi occhiate stupite, quindi smontarono da cavallo per inginocchiarsi al suo cospetto con gli elmetti sotto braccio. Erano giovani, poco più grandi di lui, entrambi con la barba scura tagliata a punta alla moda dei nobili di Tairen. Le corazze erano ammaccate e la doratura era scheggiata, da qualche parte avevano combattuto con le spade. Nessuno dei due guardava gli Aiel che lì circondavano, come se ignorarli li avrebbe fatti scomparire. Le Fanciulle abbassarono i veli, ma sembravano comunque pronte a trafiggere gli uomini in ginocchio con una lancia o una freccia.
Rhuarc seguì il gruppo di Tarenesi con un giovane Aiel dagli occhi grigi leggermente più alto di lui, rimanendo alle loro spalle. Mangin, che apparteneva ai Jindo Taardad, era uno di quelli che si erano recati alla Pietra di Tear. I Jindo avevano accompagnato i cavalieri.
«Mio signore Drago,» esordì il giovane dalle guance rosa «che la mia anima incenerisca, ti hanno fatto prigioniero?» Il suo compagno, con le orecchie a sventola e il naso a patata che lo facevano sembrare un contadino malgrado la barba, continuava a scostarsi nervosamente i sottili capelli dalla fronte.
«Hanno detto che ci avrebbero portato da un certo tizio dell’alba. Il Car’a’carn. Significa qualcosa fra i capi, se ricordo bene gli insegnamenti del mio tutore. Perdonami, mio lord Drago. Mi chiamo Edorion della Casata Selorna e questo è Estean, della Casata Andiama.»
«Sono io Colui che viene con l’Alba» rispose Rand con calma. «E anche il Car’a’carn.» Adesso doveva sistemarli. Giovani signori che passavano il tempo a bere, scommettere e a inseguire le donne quando si trovava alla Pietra. Gli occhi di Estean uscirono quasi fuori dalle orbite, Edorion sembrò sorpreso per un momento, quindi annuì lentamente come se avesse improvvisamente visto un senso in tutto ciò. «Alzatevi. Chi sono i vostri amici cairhienesi?» Sarebbe interessante incontrarne qualcuno non in fuga dagli Shaido per salvarsi la vita, o da qualsiasi altro Aiel. Se erano con Edorion ed Estean potevano essere i primi sostenitori che aveva in questa terra. Se i genitori di quei due Tarenesi avevano eseguito i suoi ordini. «Fateli avanzare.»