I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
«No.» Si contorse a disagio.
«Allora devi provarci con più decisione, giusto? Comincio a stancarmi dei tuoi insuccessi, Isendre, e i nostri padroni non sono pazienti come me. È solo un uomo, quali che siano i suoi titoli.» La donna si era spesso vantata con Kadere di poter avere qualsiasi uomo desiderasse e fargli fare qualsiasi cosa desiderasse. Gli aveva anche dimostrato quanto fossero vere quelle vanterie. Non aveva bisogno di rubare dei gioielli, le avrebbe regalato tutto quello che voleva. Le aveva già comperato più di quanto fosse in grado di permettersi. «Quelle maledette Fanciulle non possono controllarlo ogni secondo e, una volta che sarai nel suo letto, certo non dirà loro di farti del male.» Un assaggio della donna sarebbe stato abbastanza. «Ho piena fiducia nelle tue capacità.»
«No.» Stavolta la risposta sembrò anche più breve.
Kadere continuava a srotolare e arrotolare il fazzoletto. «‘No’ non è una parola che i nostri padroni amano sentire, Isendre.» Si trattava dei signori fra gli Amici delle Tenebre, non tutti lord e dame. Uno stalliere poteva dare ordini a una lady e un mendicante a un magistrato, ma i loro comandanti erano rigorosi almeno quanto qualsiasi nobile e forse anche di più. «Non una parola che la padrona vorrebbe sentire.»
Isendre rabbrividì. Non aveva creduto alla storia di Kadere fino a quando non le aveva mostrato le bruciature sul petto, ma da allora anche il solo menzionare Lanfear era bastato a sedare qualsiasi ribellione da parte sua. Stavolta incominciò a singhiozzare. «Non posso, Hadnan. Quando ci siamo fermati oggi ho pensato che ci sarebbe stata maggiore possibilità in città invece che nelle tende, ma mi hanno presa prima che riuscissi ad avvicinarmi di dieci passi a lui.» Tirò indietro il cappuccio e Kadere rimase a bocca aperta mentre la luce della luna giocava sul cranio rasato. Anche le sopracciglia erano sparite. «Mi hanno rasata, Hadnan. Adelin, Enaila e Johen, mi hanno bloccata a terra e mi hanno tagliato tutti i capelli. Mi hanno picchiata con l’ortica, Hadnan.» Tremava come un alberello con il vento forte, singhiozzando e sussurrando le parole. «Ho un terribile prurito da capo a piedi e mi brucia tutto per il continuo grattarmi. Hanno detto che mi rivestiranno di ortica la prossima volta che mi azzardo a guardare nella sua direzione. Dicevano sul serio, Hadnan. Su serio! Hanno aggiunto che mi avrebbero consegnata ad Aviendha, raccontandomi anche cosa mi avrebbe fatto. Non posso, Hadnan. Un’altra volta no. Non posso.»
L’uomo la fissava stupito. Isendre aveva avuto dei magnifici capelli neri. Eppure la sua bellezza era tale che, con la testa liscia come un uovo, sembrava solo più esotica. Le lacrime e l’espressione abbattuta le toglievano poco. Se riusciva a infilarsi nel letto di al’Thor anche solo per una notte... ma non sarebbe accaduto. Le fanciulle l’avevano spezzata. Anche lui aveva fatto altrettanto, a numerose persone, e ne riconosceva i segni. Il desiderio di evitare altre punizioni si trasformava in obbedienza. La mente non voleva mai ammettere che stava fuggendo da qualcosa, per cui presto si sarebbe convinta che voleva davvero obbedire.
«Che cosa c’entra Aviendha in tutto questo?» mormorò Kadere. Quanto sarebbe passato prima che Isendre decidesse di confessare i suoi peccati?
«Al’Thor è andato a letto con lei fin dal Rhuidean, sciocco! Trascorre ogni notte con lui. Le Fanciulle pensano che lo sposerà.» Anche attraverso le lacrime Kadere riusciva a percepire l’offesa e la furia. Non le piaceva che un’altra avesse avuto successo dove lei aveva fallito. Senza dubbio per quello non glielo aveva detto prima.
Aviendha era una donna bellissima malgrado gli occhi selvaggi, con i seni rigogliosi in confronto alle altre Fanciulle, eppure avrebbe scommesso su Isendre contro di lei se solo... Isendre crollò davanti alla luce della luna che entrava dalla finestra, tremando tutta, singhiozzando a bocca aperta con le lacrime che le scivolavano sulle guance e senza nemmeno preoccuparsi di asciugarle. Avrebbe strisciato, se solo Aviendha l’avesse guardata.
«Molto bene» le disse gentilmente. «Se non puoi, non puoi. Forse riesci ancora a scoprire qualcosa da Natael. Sono certo che ci riuscirai.» Alzandosi la prese per le spalle, facendola voltare verso la porta.
La donna si ritrasse e si girò. «Natael non vorrà neanche guardarmi» disse fra i singhiozzi, con una voce petulante e tirando su con il naso. Il pianto minacciava di esplodere da un momento all’altro, ma il tono di Kadere sembrava averla calmata. «Sono tutta arrossata, Hadnan, come se mi fossi sdraiata nuda al sole per un giorno. E i capelli... ci vorrà un’eternità a farli ricrescere...»
Si stava dirigendo verso la porta, e gli occhi si erano già posati sulla maniglia, quando Kadere avvolse velocemente la corda attorno al fazzoletto e in un istante circondò il collo della donna. Cercò di ignorare i gorgoglii stridenti e il frenetico strusciare dei piedi in terra. Le dita di Isendre gli artigliavano la mano, ma Kadere fissava dritto avanti a sé. Anche ad occhi aperti vedeva Teodora. Gli succedeva ogni volta che uccideva una donna. Aveva amato la sorella, ma lei aveva scoperto cosa era diventato e non sarebbe rimasta in silenzio. Isendre scalciava selvaggiamente ma, dopo un tempo che parve un’eternità, i suoi movimenti si ridussero fino ad arrestarsi, e lei divenne un peso morto fra le sue mani. Mantenne stretta la corda per altri sei secondi prima di rilasciarla e farla cadere in terra. Prima o poi avrebbe confessato. Di essere un’Amica delle Tenebre. Avrebbe puntato il dito contro di lui.
Frugando negli armadietti ne estrasse un pugnale da macellaio. Eliminare il corpo non sarebbe stato facile, ma fortunatamente i cadaveri non sanguinavano molto. Gli abiti avrebbero assorbito quel poco che si fosse sparso. Forse poteva trovare la donna che aveva lasciato il messaggio sotto la porta. Se non era abbastanza carina, probabilmente conosceva delle Amiche delle Tenebre. A Natael non sarebbe importato di incontrarsi con una donna aiel, anche se Kadere avrebbe preferito andare a letto con una vipera. Le Aiel erano pericolose e magari una di loro avrebbe avuto più possibilità di Isendre contro Aviendha. Inginocchiandosi cominciò a canticchiare a bocca chiusa mentre si dava da fare; era una ninna nanna che gli aveva insegnato Teodora.
30
Una scommessa
Una delicata brezza serale si sollevò sulla piccola città di Eiarnod, quindi svanì. Seduto sul muretto di pietra del grande ponte piatto nel cuore della città, Rand suppose che quel soffio d’aria fosse caldo, anche se non sembrava così, dopo il deserto. Caldo per la sera forse, ma non abbastanza da fargli sbottonare la giubba rossa. Il fiume sotto di lui non era mai stato ampio e adesso era la metà, eppure gli piaceva lo scorrere dell’acqua verso nord, le ombre delle nuvole spinte dal vento che giocavano sulla superficie scura e brillante. Per questo si trovava fuori nella notte, per osservare quel lento fluire. Le difese erano sistemate, circondavano l’accampamento aiel intorno alla città. Gli Aiel montavano una guardia che un passero non avrebbe potuto oltrepassare senza essere avvistato. Poteva trascorrere un’ora rilassandosi allo spettacolo del fiume in movimento.
Meglio che passare un’altra notte ordinando a Moiraine di andarsene per poter studiare con Asmodean. L’Aes Sedai aveva anche iniziato a portargli i pasti e a parlargli mentre mangiava, come se intendesse inculcare tutto quello che sapeva nella sua testa prima di raggiungere Cairhien. Non avrebbe sopportato la donna che lo pregava di lasciarla rimanere — pregava! — come la notte precedente. Per una come Moiraine quel comportamento era tanto innaturale che aveva dovuto acconsentire solo per farla smettere. Probabilmente era per questo che era uscito.
Era molto meglio trascorrere un’ora ad ascoltare il dolce e liquido incresparsi del fiume. Se era fortunato, quella sera lei non lo avrebbe cercato.
Gli otto, dieci passi di terra argillosa che separavano l’acqua dalle erbacce su entrambe le sponde erano secchi e screpolati. Guardò le nuvole che correvano davanti alla luna. Poteva tentare di far piovere. Le due fontane della città erano asciutte e la polvere colmava un terzo dei serbatoi che non erano sporchi in maniera impossibile. Tentare era la parola giusta. Una volta ci era riuscito, ricordandosi il trucco. Se l’avesse potuto ripetere, allora avrebbe probabilmente evitato un’inondazione e l’abbattimento degli alberi in seguito a un uragano.