Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
All’interno, otto lampade su supporti provviste di specchi erano allineate contro le pareti fra basse cassapanche di legno. Una aveva un po’ di doratura scrostata e il resto di ferro dipinto, nessuno dei candelabri aveva lo stesso numero di bracci, ma fornivano una buona illuminazione, anche se non così vivida quanto fuori. Tavoli assortiti che sembravano provenire da sette cucine di fattorie diverse formavano una fila lungo il centro della tela che fungeva da pavimento, le panche dei tre più lontani occupate da una mezza dozzina di novizie con i loro mantelli piegati accanto, ogni donna circondata dal bagliore del Potere. Tiana, la Maestra delle Novizie, incombeva ansiosa sopra di loro, camminando fra i tavoli e, sorprendentemente, Sharina Melloy, una delle novizie acquisite nel Murandy, faceva lo stesso. Be’, non che Sharina proprio incombesse, ma si limitava a osservare con calma, e forse non sarebbe dovuta risultare una sorpresa vederla lì. Una dignitosa anziana dai capelli grigi raccolti in una crocchia sulla nuca, Sharina aveva gestito una famiglia molto numerosa con mano molto salda, e sembrava aver adottato tutte le altre novizie come sue nipoti. Era colei che le aveva organizzate in quelle minuscole famiglie, tutto da sola e apparentemente per via del semplice disgusto nel vederle in difficoltà. Quando glielo ricordavano, molte Aes Sedai storcevano la bocca un bel po’, anche se avevano accettato quella modalità abbastanza rapidamente, una volta accortesi che era molto più semplice tenere le novizie sotto controllo e organizzare le lezioni. Tiana stava ispezionando il lavoro delle novizie con tanta attenzione che era palese che stesse cercando di ignorare la presenza di Sharina. Bassa e magra, con grandi occhi marroni e una fossetta sulla guancia, in qualche modo Tiana appariva giovane malgrado il volto senza età, in particolar modo accanto alle gote rugose e alle ampie anche della novizia più alta. Anche le due Aes Sedai che stavano incanalando al tavolo vicino all’ingresso, Kairen e Ashmanaille, avevano altre due ad assistere, Janya Prende, un’Adunante per le Marroni, e Salita Toranes, un’Adunante per le Gialle. Le Aes Sedai e le novizie erano tutte impegnate nello stesso compito. Di fronte a ciascuna donna, una fitta rete intrecciata di Terra, Fuoco e Aria circondava una piccola ciotola, o tazza (o un oggetto del genere), tutti creati dai fabbri dell’accampamento, che erano molto perplessi sul perché le Sorelle volessero tali utensili fatti di ferro, per non parlare del fatto che li desideravano lavorati con una qualità degna dell’argento. Un secondo flusso, Terra e Fuoco intrecciati semplicemente, penetrava ogni rete fino a toccare l’oggetto, che stava lentamente diventando bianco. Molto, molto lentamente, in ogni caso. L’abilità con i flussi migliorava con la pratica, ma dei Cinque Poteri, la forza nella Terra era la chiave, e a eccezione della stessa Egwene, solo nove Sorelle nell’accampamento – assieme a due delle Ammesse e a quasi due dozzine di novizie – ne avevano a sufficienza anche solo per far funzionare i flussi. Poche fra le Sorelle volevano dedicarvi del tempo, però. Ashmanaille, tanto esile da sembrare più alta di quanto era in realtà, con le dita che tamburellavano sulla superficie del tavolo da entrambi i lati della semplice coppa di metallo di fronte a sé, fissava con aria accigliata e impaziente mentre il bordo del biancore strisciava verso l’alto oltre la metà. Gli occhi azzurri di Kairen erano tanto freddi che sembrava che il suo sguardo fisso, da solo, potesse mandare in frantumi l’alto calice su cui stava lavorando. Su di esso appariva solo un minimo bordo di bianco sul fondo. Doveva essere Kairen quella che Egwene aveva visto entrare.
Non tutte comunque erano prive di entusiasmo. Janya, magra nelle sue sete color bronzo pallido e con indosso il suo scialle a frange marrone drappeggiato sopra le braccia, studiava quello che Kairen e Ashmanaille stavano facendo con la bramosia di una persona che desiderava poter fare lo stesso. Janya voleva sapere tutto, conoscere come ogni cosa funzionava e perché. Era stata estremamente delusa quando non era riuscita a imparare come creare dei ter’angreal – solo tre Sorelle a parte Elayne ce l’avevano fatta, finora, e con successi molto altalenanti – e aveva compiuto uno sforzo notevole per apprendere questa capacità perfino dopo che le prove avevano dimostrato che le mancava la forza necessaria nell’uso della Terra.
Salita fu la prima a notare Egwene. Dal volto tondeggiante e scuro quasi quanto il carbone, scrutò Egwene con aria pacata; la frangia gialla del suo scialle ondeggiò lievemente quando si profuse in una riverenza molto accurata, esatta in ogni dettaglio. Cresciuta a Salidar, Salita era parte di uno schema inquietante: troppe Adunanti oltremodo giovani per l’incarico. Salita era Aes Sedai solo da trentacinque anni, e di rado il seggio veniva assegnato a una donna che non avesse indossato lo scialle da un secolo o più. Perlomeno Siuan vi vedeva uno schema e lo riteneva inquietante, anche se non sapeva dire il perché. Gli schemi che non riusciva a comprendere disturbavano sempre Siuan. Nondimeno, Salita aveva appoggiato la guerra contro Elaida e di frequente sosteneva Egwene nel Consiglio. Ma non sempre, e non in questo. «Madre» disse in tono gelido.
La testa di Janya scattò all’insù e lei proruppe in un sorriso raggiante. Anche lei aveva appoggiato la guerra – l’unica donna che era stata un’Adunante prima che la Torre si dividesse a farlo, a eccezione di Lelaine e Lyrelle, due delle Azzurre – e se anche il suo sostegno a Egwene non era sempre incrollabile, qui lo era. Come al solito, le parole si riversarono da lei. «Non riuscirò mai a capacitarmene, Madre. È semplicemente fantastico. So che non dovremmo più stupirci quando ti vengono in mente idee a cui nessun’altra ha pensato – a volte penso che ci siamo adagiate troppo nelle nostre usanze, troppo certe di ciò che può e che non può essere fatto – ma capire come creare cuendillar...» Fece una pausa per riprendere fiato, e Salita si inserì in quell’interruzione agevolmente. E in tono freddo.
«Io continuo a sostenere che è sbagliato» disse con fermezza.
«Ammetto che la scoperta è stata un’idea brillante da parte tua, Madre, ma le Aes Sedai non dovrebbero creare cose per... venderle.» Salita infuse in quella parola tutto lo sdegno di una donna che accettava il ricavato dai propri possedimenti a Tear senza neanche pensare a come veniva ottenuto. Quell’atteggiamento non era insolito, anche se molte delle Sorelle vivevano della generosa indennità annuale della Torre. O vi avevano vissuto, prima che la Torre si dividesse. «Va anche aggiunto,» proseguì «che quasi la metà delle Sorelle obbligate a questo sono Gialle. Ricevo lamentele ogni giorno. Noi, almeno, abbiamo impieghi più importanti di creare gingilli.» Quello le valse un’occhiata dura da Ashmanaille, una Grigia, e una glaciale da Kairen, che era Azzurra, ma Salita le ignorò. Era una di quelle Gialle che parevano pensare che le altre Ajah fossero solo accessorie alla loro, che ovviamente aveva l’unico scopo davvero utile fra tutte.
«E le novizie non dovrebbero affatto cimentarsi con flussi di questa complessità» aggiunse Tiana, unendosi a loro. La Maestra delle Novizie non era mai timida nel parlare alle Adunanti o all’Amyrlin, e mostrava un’espressione di malcontento. Non sembrava rendersi conto che scavava la sua fossetta e questo la faceva apparire imbronciata. «È davvero una scoperta eccezionale, e io non ho certo obiezioni al commercio, ma alcune di queste ragazze riescono a malapena a far cambiare colore a una sfera di fuoco con qualche certezza. Lasciare che maneggino flussi del genere renderà solo più difficile impedire loro di tentare avventatamente cose che non possono gestire, e solo la Luce sa se non è già abbastanza difficile. Potrebbero perfino farsi del male.»