Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
Non lontano dal terreno di Viaggio, Egwene fece arrestare il cavallo e fissò accigliata una lunga tenda quadrangolare, ancora più rattoppata di quella del Consiglio. Una Aes Sedai giunse come vagando senza meta lungo le assi della stradina – indossava un semplice mantello blu scuro e il cappuccio le nascondeva la faccia, ma novizie e altri si toglievano dalla sua strada come non avrebbero mai fatto, per esempio, per un mercante – e si soffermò di fronte alla tenda, osservandola per un lungo momento prima di scostare il lembo d’ingresso ed entrare, la sua riluttanza palese come se l’avesse urlata. Egwene non era mai entrata lì dentro. Poteva percepire saidar che veniva incanalato all’interno, anche se debolmente. L’ammontare necessario era straordinariamente piccolo. Una rapida visita dell’Amyrlin non avrebbe dovuto attrarre molta attenzione, comunque. Desiderava proprio vedere a cosa aveva dato il via.
Smontando di fronte alla tenda, però, notò una difficoltà, seppur di poca importanza. Non c’era alcun posto dove legare Daishar. L’Amyrlin aveva sempre qualcuno che si precipitava a tenerle la staffa e a condurre via il suo cavallo, ma lei rimase lì con in mano le redini del castrone, e capannelli di novizie la sorpassarono senza più di una rapida occhiata, ritenendola una delle visitatrici. Ormai ogni novizia conosceva di vista tutte le Ammesse, ma poche avevano visto l’Amyrlin da vicino. Non aveva nemmeno il volto senza età a rivelare loro che era una Aes Sedai. Con una mesta risata, infilò una mano guantata nel borsello che aveva alla cintura. La stola avrebbe fatto capire loro chi era, e poi avrebbe potuto ordinare a una di loro di tenerle il cavallo per qualche minuto. Sempre che non avessero pensato che si trattava di uno scherzo di cattivo gusto, perlomeno. Alcune delle novizie provenienti da Emond’s Field avevano cercato di toglierle la stola dal collo, per impedire che si cacciasse nei guai. No, questo ormai apparteneva al passato ed era superato.
Tutt’a un tratto, il lembo d’ingresso si aprì con una spinta e ne emerse Leane, che si stava allacciando il mantello verde scuro con una spilla d’argento a forma di pesce. Il mantello era di seta e riccamente ricamato in argento e oro, proprio come il corpetto del suo abito per cavalcare. Anche i guanti rossi avevano ricami sul dorso. Leane prestava molta attenzione ai propri vestiti da quando si era unita all’Ajah Verde. Al vedere Egwene sgranò un po’ gli occhi, ma il suo volto color rame si appianò immediatamente. Comprendendo la situazione con una sola occhiata, protese una mano per fermare una novizia che pareva essere per conto suo. «Come ti chiami, bambina?» Leane era cambiata molto, ma non nei suoi toni sbrigativi. Tranne quando voleva, perlomeno. Molti uomini rimanevano di stucco quando la voce di Leane si faceva languida, ma non la sprecava mai per le donne. «Stai svolgendo una commissione per qualche Sorella?»
La novizia, una donna dagli occhi pallidi vicina alla mezza età, con una pelle immacolata che non aveva mai visto un giorno di lavoro nei campi, rimase palesemente a bocca aperta prima di riprendersi quanto bastava per fare la sua riverenza, allargando le bianche gonne con mani avvolte in manopole, in un gesto che indicava lunga pratica. Alta come molti uomini ma flessuosa, aggraziata e stupenda, anche Leane non aveva un aspetto senza età, tuttavia il suo viso era uno di quelli più conosciuti nell’accampamento. Le novizie la indicavano con meraviglia, una Sorella che una volta era stata Custode degli Annali, che era stata quietata e poi Guarita e ora era di nuovo in grado di incanalare, anche se non con la stessa forza di prima. E poi aveva cambiato Ajah! Le donne che avevano preso il bianco di recente avevano imparato che ciò non accadeva mai, anche se, sfortunatamente, il contrario stava diventando parte del sapere. Era più difficile far procedere piano una novizia quando non potevi rimarcare che rischiava di porre fine al suo tentativo di ottenere lo scialle bruciandosi completamente e perdendo l’Unico Potere per sempre.
«Letice Murow, Aes Sedai» disse la donna in tono rispettoso, con un cadenzato accento murandiano. Pareva che volesse aggiungere altro, forse un onorifico, ma una delle prime lezioni nell’unirsi alla Torre era lasciarsi alle spalle la propria vita precedente. Era una lezione dura, per alcune, specialmente quelle che possedevano dei titoli. ‘Sto andando a far visita a mia sorella. Non l’ho vista per più di un minuto da prima che lasciassimo il Murandy’. Le parenti venivano sempre messe in differenti famiglie di novizie, proprio come donne che si erano conosciute prima di essere iscritte nel registro delle novizie. Incoraggiava stringere nuove amicizie e limitava le inevitabili tensioni quando una imparava più velocemente dell’altra oppure aveva un potenziale maggiore. ‘Anche lei non ha lezioni fino al pomeriggio, e...'
«Tua sorella dovrà aspettare ancora un po’, bambina» la interruppe Leane. «Tieni il cavallo dell’Amyrlin per lei.»
Letice ebbe un sussulto e fissò Egwene, che era finalmente riuscita a estrarre la sua stola. Porgendo le redini di Daishar alla donna, abbassò il cappuccio e sistemò la striscia di stoffa lunga e stretta sulle spalle. Leggera come una piuma nella sua borsa, la stola era davvero pesante quando le pendeva attorno al collo. Siuan affermava che a volte si sentiva come se ogni donna che avesse indossato la stola pendesse dai suoi capi, un monito costante di responsabilità e dovere, ed Egwene credeva a ogni parola. La Murandiana la fissò con espressione più stupita di quella che aveva riservato a Leane, e impiegò più tempo a ricordare di farle la riverenza. Senza dubbio aveva sentito che l’Amyrlin era giovane, ma era improbabile che avesse riflettuto su quanto giovane.
«Grazie, bambina» disse Egwene in tono affabile. C’era stato un periodo in cui si sentiva strana a chiamare bambina una donna di dieci anni più vecchia di lei. Tutto cambiava, col tempo. «Non sarà per molto. Leane, puoi chiedere a qualcuno di mandare uno stalliere per Daishar?
Ora che sono scesa di sella, preferirei rimanerci, e a Letice dovrebbe essere permesso vedere sua sorella.»
«Provvederò di persona, Madre.»
Leane le rivolse una fluida riverenza e si allontanò senza il minimo accenno al fatto che fra loro ci fosse qualcosa di più di quell’incontro casuale. Egwene si fidava di lei più di Anaiya o perfino di Sheriam. Di certo non celava alcun segreto a Leane, non più di quelli che non rivelava a Siuan. Ma la loro amicizia era un ulteriore segreto che andava serbato. Per esempio, Leane aveva occhi e orecchie all’interno di Tar Valon, se non nella Torre stessa, e i loro rapporti giungevano a Egwene e solo a lei. Un altro motivo era che Leane veniva molto coccolata per essersi adattata così bene al suo rango ridotto, ed era la benvenuta di ogni Sorella, anche se solo perché era la prova vivente che l’essere quietate – il terrore più profondo di ogni Aes Sedai – poteva essere annullato. L’accoglievano a braccia aperte, e dato che ora il suo rango era inferiore a quello di almeno la metà delle Sorelle nell’accampamento, spesso parlavano di fronte a lei di questioni di cui non avrebbero mai voluto che l’Amyrlin venisse a conoscenza. Perciò, quando si allontanò, Egwene non le rivolse nemmeno un’occhiata. Invece porse un sorriso a Letice – la donna arrossì e si profuse in un’altra ondeggiante riverenza – poi entrò nella tenda, togliendosi i guanti e infilandoli dietro la cintura.