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Crocevia del crepuscolo

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Crocevia del crepuscolo
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«Qualche altra settimana e lord Gareth potrebbe essere in grado di trovare le navi che gli occorrono per bloccare i porti. Ciò cambierà tutto in nostro favore. Senza alcun modo per far entrare il cibo o per far uscire le bocche, la città sarà alla fame entro un mese.»

Egwene conservò un volto impassibile con uno sforzo. Non c’era una reale speranza che delle navi bloccassero i porri, anche se nessuna di loro lo sapeva. Gareth gliel’aveva detto a chiare lettere, comunque, molto prima di lasciare il Murandy. In origine lui aveva sperato di comprare delle imbarcazioni mentre erano in marcia verso nord lungo l’Erinin, usandole per traghettare le provviste finché non avessero raggiunto Tar Valon, per poi affondarle alle imboccature dei porti. Usare passaggi per raggiungere Tar Valon aveva messo fine a ciò in parecchi modi. La notizia dell’assedio aveva lasciato la città con le prime navi che si erano allontanate dopo l’arrivo dell’esercito, e ora per tutta l’area in cui lui aveva mandato esploratori, sia a nord che a sud, i capitani stavano conducendo i loro affari a terra con le scialuppe, lasciando i loro vascelli ancorati nel mezzo del fiume. Nessun capitano era disposto a rischiare che la propria nave venisse catturata. Gareth faceva i suoi rapporti solo a lei, e i suoi ufficiali solo a lui, tuttavia qualunque Sorella avrebbe potuto sapere se lei avesse parlato con qualche soldato.

Per fortuna, perfino le Sorelle in cerca di Custodi parlavano di rado coi soldati. In generale erano considerati una marmaglia ladresca e illetterata che si bagnava solo per caso quando bisognava guadare un torrente. Non il genere di uomo con cui qualunque Sorella avrebbe passato del tempo, tranne quando fosse stata obbligata a farlo. Rendeva più semplice mantenere dei segreti, e alcuni di essi erano fondamentali. Inclusi, a volte, segreti conservati da coloro apparentemente dalla tua parte. Egwene riusciva a ricordare un tempo in cui non la pensava a quel modo, ma questo faceva parte della figlia del locandiere che era stata obbligata a lasciarsi alle spalle. Questo era un altro mondo, con regole molto diverse da Emond’s Field. Lì un passo falso portava a essere convocati dal Circolo delle Donne. Qui significava morte o peggio, e per altri oltre a lei stessa.

«Le Adunanti rimaste nella Torre dovrebbero essere disposte a parlare» si inserì Carlinya con un sospiro. «Di sicuro sanno che più a lungo dura l’assedio, maggiori sono le probabilità che lord Gareth trovi le sue navi. Non riesco a pensare per quanto tempo continueranno a parlamentare, però, quando si renderanno conto noi non intendiamo arrenderci.»

«Elaida insisterà su questo» borbottò Myrelle, tuttavia non pareva che stesse discutendo, solo parlando fra sé e sé, e Sheriam rabbrividì, stringendosi il mantello attorno come se avesse permesso al freddo di toccarla.

Solo Beonin appariva felice, seduta entusiasta e dritta sulla sua sella, i capelli color miele scuro che incorniciavano un ampio sorriso all’interno del suo cappuccio. Non insistette per il suo caso, comunque. Era abile nei negoziati, così dicevano tutte, e sapeva quand’era meglio aspettare.

«Ho detto che potevi iniziare» rimarcò Egwene. Non che lo avesse inteso come qualcosa di più di un rimprovero, tuttavia se avevi intenzione di vivere secondo i Tre Giuramenti, dovevi mantenere fede alle tue parole. Non vedeva l’ora di avere in mano il Bastone dei Giuramenti. Tutto sarebbe stato più semplice, allora. «Assicurati soltanto di stare molto attenta a ciò che dici. A meno che non pensino che ci siano cresciute le ali per volare fin qui, devono sospettare che abbiamo riscoperto come Viaggiare, ma non possono esserne sicure a meno che qualcuno non glielo confermi. È meglio per noi che rimangano nell’incertezza. Dovrai serbare quel segreto tanto stretto quanto quello dei nostri furetti nella Torre.»

A quelle parole, Myrelle e Anaiya ebbero un sussulto, e Carlinya si guardò attorno come timorosa, anche se né i Custodi né i soldati erano abbastanza vicini da udire, a meno che qualcuna di loro non avesse urlato. Morvrin si limitò ad assumere un’espressione ancora più arcigna. Perfino Nisao aveva un’aria malaticcia, anche se lei non aveva avuto nulla a che fare con la decisione di rimandare in segreto delle Sorelle alla Torre, apparentemente in risposta alle convocazioni di Elaida. Il Consiglio poteva essere contento nell’apprendere che dieci Sorelle si trovavano nella Torre tentando di ostacolare Elaida in qualunque modo potessero, perfino se quello sforzo finora non aveva apparentemente dato frutti; ma le Sorelle di sicuro sarebbero state scontente nel rendersi conto che ciò era stato mantenuto segreto perché queste donne temevano che alcune delle Adunanti fossero in realtà dell’Ajah Nera. Tanto valeva che Sheriam e le altre rivelassero il loro giuramento a Egwene, piuttosto che divulgare questo. I risultati per loro avrebbero potuto essere non molto diversi. Il Consiglio non aveva ancora ordinato alcuna fustigazione, ma dal modo in cui molte delle Adunanti fremevano per il controllo di Egwene sulla guerra, non sarebbe stata certo una sorpresa se avessero approfittato dell’occasione per mostrare la loro autorità esprimendo il proprio disappunto in modo energico. Apparentemente Beonin era l’unica che si era opposta a quella decisione – almeno finché non era diventato evidente che le altre sarebbero andate avanti comunque – ma anche lei trasse un respiro tremante e la tensione calò attorno ai suoi occhi. Nel suo caso, anche l’improvvisa consapevolezza di quello che aveva appena intrapreso aveva potuto giocare la sua parte. Soltanto trovare qualcuno nella Torre disposto a parlare poteva rivelarsi un compito scoraggiante. Le spie dentro Tar Valon potevano fornirle solo delle dicerie sugli eventi all’interno della Torre; notizie della Torre stessa giungevano solo alla spicciolata, dalle sorelle che si avventuravano nel Tel’aran’rhiod per dare un’occhiata a fugaci riflessi del mondo della veglia, ma anche l’ultimo di quei brandelli parlava di Elaida che governava per editti e capricci, e nemmeno il Consiglio osava ergersi contro di lei. La faccia di Beonin assunse un colorito terreo, finché cominciò a sembrare più malaticcia di Nisao. Anaiya e le altre parevano tetre quanto la morte. Un’ondata di depressione crebbe dentro Egwene. Queste donne erano fra le più risolute contro Elaida, perfino l’insicura Beonin, che preferiva sempre parlare piuttosto che agire. Le Grigie erano note per credere che ogni cosa potesse essere risolta con abbastanza chiacchiere. Avrebbero dovuto provarci con un Trolloc, qualche volta, o anche soltanto con un brigante, e vedere dove arrivavano! Senza Sheriam e le altre, la resistenza contro Elaida sarebbe andata in pezzi ancor prima di avere un’opportunità di aggregarsi. Era quasi successo comunque. Ma Elaida era stabilita nella Torre fermamente come non mai, e dopo tutto quello che avevano passato e ciò che avevano fatto, sembrava che perfino Anaiya prevedesse che tutto si sarebbe dissolto in un disastro. Inspirando profondamente, Egwene raddrizzò le spalle e sedette dritta sulla sua sella. Lei era la legittima Amyrlin, a qualunque cosa mirasse il Consiglio quando l’aveva innalzata, e doveva mantenere viva la ribellione contro Elaida per avere qualche speranza di sanare la Torre. Questo poteva richiedere fingere dei negoziati, ma non sarebbe stata la prima volta che le Aes Sedai avevano simulato di mirare a una cosa mentre il loro obiettivo era un altro. Qualunque cosa fosse stata necessaria per mantenere viva la ribellione e spodestare Elaida, lei l’avrebbe fatta. Qualunque cosa.

«Allunga i negoziati più che puoi» disse a Beonin. «Puoi parlare di qualsiasi cosa, tranne i segreti che devono essere mantenuti, ma non essere d’accordo su nulla e continua a farle parlare.» Ondeggiando sulla sua sella, la Grigia aveva decisamente un aspetto più malsano di Nisao. Pareva quasi sul punto di svuotare lo stomaco.

Quando il campo comparve alla vista, col sole quasi a metà verso lo zenit, la scorta di cavalieri in armatura leggera ruppe la formazione per tornare verso il fiume, lasciando Egwene e le Sorelle a cavalcare per l’ultimo miglio fra la neve seguite dai Custodi. Lord Gareth si fermò come se volesse parlare con lei ancora una volta, ma alla fine fece voltare il suo baio a est dietro la cavalleria, spingendolo al trotto per raggiungerli mentre svanivano dietro una lunga macchia di alberi. Lui non avrebbe menzionato i loro disaccordi o le loro discussioni dove qualcun altro poteva udire, e riteneva che Beonin e le altre fossero soltanto ciò che tutti gli altri le consideravano, i cani da guardia delle Ajah. Egwene si sentiva un po’ triste nel non rivelargli certe cose, ma meno persone conoscevano un segreto, più sarebbe stato probabile che rimanesse tale.

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