Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
Il mondo vedeva le Aes Sedai come un monolito, torreggiante e compatto, o perlomeno era stato così prima che l’attuale divisione nella Torre diventasse di pubblico dominio; tuttavia il fatto era che le Ajah erano diverse su tutto tranne che nel nome – con il Consiglio come loro unico punto d’incontro – e le Sorelle stesse erano poco più di una conventicola di eremiti, che dicevano solo a poche amiche qualche parola in più dello stretto necessario. O a qualche altra Sorella con cui si dedicavano a un progetto comune. Anche se qualunque cosa della Torre fosse cambiata, Egwene era certa che quello sarebbe rimasto immutato. Non c’era motivo di far finta che le Aes Sedai fossero o sarebbero state nulla di diverso da Aes Sedai, un ampio fiume che scorreva con tutte le sue forti correnti nascoste in profondità, alterando il suo corso con impercettibile lentezza. Lei aveva costruito dighe frettolose in quel fiume, deviando un torrente qua e là per i propri scopi, tuttavia sapeva che si trattava di strutture temporanee. Presto o tardi quelle correnti profonde avrebbero intaccato le sue dighe. Poteva solo pregare che durassero abbastanza a lungo. Pregare, e puntellarle meglio che poteva. Molto saltuariamente una delle Ammesse appariva nella folla, con le sette strisce di colore sul cappuccio del suo mantello bianco; c’erano molte più novizie nelle loro vesti di lana bianche e disadorne. Solo una manciata delle ventuno Ammesse nell’accampamento possedeva effettivamente mantelli a strisce, e risparmiavano i loro pochi abiti colorati per impartire lezioni o occuparsi delle Sorelle. Tuttavia erano stati compiuti grandi sforzi per fare in modo che ogni novizia fosse vestita di bianco in ogni momento, anche se possedeva solo un cambio. Le Ammesse tentavano inevitabilmente di muoversi con il passo da cigno delle Aes Sedai, e una o due quasi ci riuscivano malgrado le assi sotto di loro si inclinassero; ma le novizie sfrecciavano in giro veloci quanto i pochi uomini, sbrigandosi per le proprie faccende o affrettandosi a recarsi alle lezioni in gruppi di sei o sette. Era molto tempo che le Aes Sedai non avevano così tante novizie da istruire, non da prima delle Guerre Trolloc, quando c’erano state anche molte più Aes Sedai, e il risultato di ritrovarsi con quasi un migliaio di studentesse era stata la confusione totale finché non erano state organizzate in ‘famiglie’. Il nome non era strettamente ufficiale, tuttavia veniva usato perfino da quelle Aes Sedai che ancora non gradivano accettare qualunque donna lo chiedesse. Ora ogni novizia sapeva in che posto essere e quando, e ogni Sorella poteva perlomeno scoprirlo. Senza contare il fatto che il numero di fuggitive era diminuito. Quello era sempre stato motivo di preoccupazione per le Aes Sedai, e svariate centinaia di queste donne avrebbero potuto ottenere lo scialle. Nessuna Sorella voleva perdere una di quelle, o proprio nessuna, se era per quello, non prima che venisse presa la decisione di mandarla via. Ogni tanto comunque alcune donne si defilavano, dopo essersi rese conto che l’addestramento era più duro di quanto si fossero aspettate e la strada per lo scialle da Aes Sedai era più lunga; ma a parte il fatto che l’organizzazione in famiglie rendeva più semplice tenere il conto, fuggire sembrava una soluzione meno allettante a donne che potevano appoggiarsi a cinque o sei cugine, come venivano chiamate. A poca distanza dal grande padiglione quadrato che fungeva da sede del Consiglio della Torre, fece voltare Daishar per le assi di una via laterale. La strada di fronte al padiglione di tela marrone pallido era vuota – il Consiglio non era un posto a cui nessuno si avvicinasse senza una ragione – ma le tende laterali piene di rattoppi erano abbassate, anche se non era necessario, per rendere noto che il Consiglio era in riunione, perciò non si poteva dire chi sarebbe potuto uscirne. A qualunque Adunante sarebbe bastata un’occhiata per riconoscere Daishar, e c’erano alcune che Egwene avrebbe preferito evitare più di altre. Lelaine e Romanda, per esempio, che si opponevano alla sua autorità con lo stesso istinto che le portava a contrapporsi a vicenda. O una di quelle che avevano cominciato a parlare di negoziati. Era troppo credere che loro stessero soltanto sperando di sollevare gli animi, altrimenti non l’avrebbero detto sussurrando. Bisognava sempre agire con cortesia, però, nonostante potesse desiderare di dare una ripassata ad alcune di loro; in ogni caso nessuna poteva pensare che Egwene la snobbasse se non l’aveva vista.
Una fioca luce argentea balenò dietro un’ampia parete di tela proprio davanti a lei, circondando uno dei due terreni di Viaggio del campo, e un momento più tardi due Sorelle emersero da dietro uno dei lembi. Né Phaedrine né Shemari erano forti abbastanza da tessere un passaggio da sole, ma collegate pensavano di poter riuscire a crearne uno abbastanza grande da passarci attraverso. Con le teste vicine in profonda concentrazione, stranamente si stavano appena allacciando i propri mantelli. Egwene distolse lo sguardo mentre le superava. Entrambe le Marroni erano state sue istruttrici quando era una novizia, e Phaedrine sembrava ancora sorpresa che Egwene fosse l’Amyrlin. Magra come un airone, sarebbe stata capace di arrancare nel fango per chiedere a Egwene se avesse bisogno d’aiuto. Shemari, una donna vigorosa dal viso squadrato che assomigliava più a una Verde che non a una bibliotecaria, nei suoi atteggiamenti andava sempre oltre quanto era decoroso. Molto oltre. Le sue profonde riverenze, adatte per una novizia, lasciavano trasparire un accenno di scherno, per quanto la sua espressione potesse essere impassibile, e nonostante fosse risaputo che si inchinava quando vedeva Egwene a cento passi di distanza. Si domandò dove fossero state. In qualche luogo all’interno, forse, o perlomeno più caldo dell’accampamento. Nessuno controllava l’andirivieni delle Sorelle, ovviamente, nemmeno le Ajah. Tutti erano governati dalle usanze, e le usanze scoraggiavano con forza domande dirette su cosa una Sorella stesse facendo o dove stesse andando. Era molto probabile che Phaedrine e Shemari fossero andate ad ascoltare i rapporti di alcune spie faccia a faccia. O forse a cercare un libro in qualche biblioteca. Dopotutto erano Marroni. Ma Egwene non riusciva a non pensare al commento di Nisao su Sorelle che sgattaiolavano da Elaida. Certo, era possibile ingaggiare un barcaiolo per attraversare il fiume fino in città, dove dozzine di piccole chiuse consentivano di accedere a chiunque volesse, ma con un passaggio non era necessario rischiare di essere visti cavalcare verso il fiume e domandare in cerca di una barca. Bastava che una sola Sorella tornasse alla Torre con la conoscenza di quel flusso e avrebbero perso il loro vantaggio maggiore. E non c’era modo di fermarlo. Tranne tenere duro nella contrapposizione a Elaida. Tranne fare in modo che le Sorelle credessero che si potesse arrivare presto a una conclusione. Se solo ci fosse stato il modo per una conclusione veloce.