L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«Hai deciso di parlarmi, invece che sopra la tes...?»
Lo schiaffo che la donna gli diede con tutta la forza del braccio disteso gli fece ballare dei punti bianchi davanti agli occhi. «Cosa intendevi fare» gridò Faile «piombando qui come un cinghiale selvatico? Non hai alcun riguardo! Nulla!»
Perrin respirò a fondo e lentamente. «Ti ho già chiesto una volta di non farlo.» Gli occhi scuri a mandorla della ragazza si sgranarono, come se Perrin avesse detto qualcosa che l’aveva fatta infuriare. Perrin stava strofinandosi la guancia quando il secondo schiaffo lo colse dall’altra parte, spostandogli quasi la mascella. Gli Aiel guardavano con interesse, e Loial con le orecchie abbassate. «Ti ho detto di non farlo!» gridò Perrin. Il pugno della ragazza non era grosso, ma il colpo improvviso alle costole gli tolse l’aria dai polmoni, facendolo incurvare su se stesso, e Faile ne preparò un altro. Con un ringhio, la prese per la collottola e...
Be’, era stata colpa sua. Glielo aveva chiesto di non colpirlo, lo aveva detto. Era colpa sua. Era sorpreso che non avesse provato a estrarre uno dei suoi pugnali; sembrava portarne tanti quanti ne aveva Mat.
Era furiosa, naturalmente. Furiosa con Loial per aver cercato di intervenire; poteva occuparsene da sola, grazie tante. Furiosa con Bain e Chiad perché non intervenivano; era stata presa alla sprovvista quando le risposero che non pensavano che volesse il loro intervento in una discussione che aveva iniziato lei. Quando scegli la battaglia, le aveva spiegato Bain, devi accettare le conseguenze, vincere o perdere. Ma non sembrava affatto arrabbiata con lui. Questo lo rendeva nervoso. Lo aveva solamente guardato, gli occhi scuri che lo fissavano brillanti di lacrime non versate che lo facevano sentire colpevole e arrabbiato. Perché dovrebbe sentirsi in colpa? Avrebbe dovuto starsene lì e lasciarsi colpire per farla contenta? Era risalita in groppa a Rondine ed era rimasta seduta lì, con la schiena rigida, rifiutandosi di sedersi con cautela, fissandolo con un’espressione illeggibile. Lo rendeva molto nervoso. Desiderava quasi che avesse estratto i coltelli. Quasi.
«Si stanno muovendo di nuovo» osservò Gaul.
Perrin tornò di scatto al presente. L’altra luce si stava muovendo. Ora si fermava. Uno di loro aveva notato che la luce di Perrin non li seguiva più. Probabilmente Loial. A Faile forse non importava se si perdeva e le donne aiel avevano provato due volte a convincerlo ad allontanarsi un po’ con loro. Non aveva avuto bisogno del cenno di capo di Gaul per rifiutare l’invito. Spronò Stepper in avanti, tirando i cavalli da soma.
La guida qui era più consumata della maggior parte di quelle che aveva visto, ma cavalcò oltre lanciandole solamente un’occhiata. La luce delle altre lanterne aveva già iniziato a discendere le rampe che declinavano dolcemente e le seguì con un sospiro. Odiava le rampe. Affiancate solamente dall’oscurità, iniziavano a curvare verso il basso con nulla di distinguibile se non la luce compressa delle lanterne che ondeggiavano sopra le teste. Qualcosa gli diceva che una caduta oltre la ringhiera non avrebbe avuto fine. Stepper e i cavalli da soma si mantenevano al centro senza fretta e anche Gaul evitava il bordo. Peggio, quando la rampa terminava su un’altra isola, non c’era modo di evitare la conclusione che si trovava direttamente sotto quella che avevano appena lasciato. Era contento di vedere Gaul che guardava in su, felice di non essere il solo a chiedersi cosa mantenesse in alto le isole e se tutto fosse ancora solido.
Le lanterne di Loial e Faile si fermarono ancora una volta davanti alle guide, per cui tirò di nuovo le redini, subito dopo la rampa. Stavolta però non proseguirono. Dopo alcuni momenti, la voce di Faile chiamò. «Perrin.»
Si scambiò delle occhiate con Gaul e l’Aiel si strinse nelle spalle. Non aveva parlato con Perrin da quando...
«Perrin, vieni qui.» Non perentoria, non del tutto, ma non era nemmeno una richiesta.
Bain e Chiad erano accovacciate vicino alla guida, Loial e Faile seduti sui cavalli con le lanterne sui pali nelle mani. L’Ogier aveva fatto allineare i cavalli da soma su una fila; agitava le orecchie pelose mentre guardava da Faile a Perrin. La ragazza, al contrario, sembrava completamente impegnata a sistemarsi i guanti per cavalcare, di soffice pelle verde con dei falchi dorati ricamati sul dorso. Si era anche cambiata d’abito. Il nuovo era dello stesso taglio, con il collo alto e le strette gonne separate, ma era un broccato di seta verde scuro e in qualche modo sembrava metterle in risalto il petto. Perrin non aveva mai visto quel vestito prima d’ora.
«Cosa vuoi?» le chiese circospetto.
Faile guardò in alto come se fosse sorpresa di vederlo, inclinò il capo pensierosa, quindi sorrise come se le fosse appena venuto in mente. «Oh, sì. Volevo vedere se ti poteva essere insegnato a venire quando ti chiamo.» Il sorriso divenne più profondo; doveva essere perché lo aveva sentito digrignare i denti. Perrin si grattò il naso; c’era un debole odore di stantio.
Gaul rise piano. «Come cercare di capire il sole, Perrin. È semplicemente così e non c’è nulla da capire. Non puoi vivere senza di loro, ma questo richiede un prezzo. Così è per le donne.»
Bain si inchinò per sussurrare qualcosa all’orecchio di Chiad e risero entrambe. A giudicare dal modo in cui guardavano Gaul e lui, Perrin non credeva che gli sarebbe piaciuto sentire cosa ci trovassero di tanto divertente. «Non è affatto così» rombò Loial, scuotendo le orecchie pelose. Rivolse un’occhiata accusatoria a Faile, che non la imbarazzò affatto; la ragazza gli sorrise vagamente e ritornò sui guanti, ripassando di nuovo ogni dito. «Mi dispiace, Perrin. Ha insistito per essere lei a chiamarti. Questo è il motivo. Siamo arrivati.» Indicò la base della guida dove una linea bianca interrotta da una fossa andava avanti, non al ponte o alla rampa, ma nell’oscurità. «Le Porte delle Vie nel Manetheren, Perrin.»
Perrin annuì senza dire nulla. Non stava per suggerire che seguissero la linea, per non sentire Faile che lo richiamava perché aveva preso il comando. Si grattò assente il naso, quell’odore quasi impercettibile di rancido era irritante. Non avrebbe offerto il minimo suggerimento. Se Faile voleva guidare, che guidasse. Ma stava seduta in sella, giocherellando con i guanti chiaramente in attesa che lui parlasse in modo da poter fare qualche battuta spiritosa. Le piaceva fare questo tipo di battute; lui invece preferiva dire cosa pensava. Adirato, fece voltare Stepper, con l’intenzione di proseguire senza di lei e Loial. La linea portava alle Porte delle Vie e poteva prendere da solo la foglia di Avendesora per aprirla.
Di colpo le sue orecchie colsero un rumore di zoccoli attutito che proveniva dall’oscurità, e quell’odore fetido improvvisamente ebbe un nome nella sua mente. «Trolloc!» gridò.
Gaul girò agevolmente su se stesso e fece scivolare una lancia nel petto coperto da una cotta di maglia nera di un Trolloc dal muso di lupo, che apparve di colpo nella luce con la spada simile a una falce sollevata; con lo stesso movimento rilassato l’Aiel liberò la lancia e si fece di lato per lasciar cadere la grossa creatura. Però ne arrivarono altri, tutti con musi caprini o zanne di cinghiale, becchi crudeli e corna ritorte, spade falciformi, asce chiodate e ganci su lance. I cavalli si agitavano e nitrivano.
Mantenendo in alto la lanterna appesa al palo — il pensiero di affrontare queste cose nell’oscurità lo faceva sudare freddo — Perrin cercò di afferrare un’arma e la fece roteare davanti a un muso distorto da zanne affilate. Fu sorpreso di accorgersi che aveva preso il martello dal laccio che lo teneva appeso alla sella, ma, anche se non aveva la lama affilata dell’ascia, i chili di acciaio scagliati dal braccio di un fabbro riuscirono comunque a far indietreggiare il Trolloc, che gridò toccandosi il muso deturpato.