L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Loial scagliò la lanterna su una testa caprina cornuta, e questa si ruppe; zuppo di olio che bruciava il Trolloc fuggì ululando nell’oscurità. L’Ogier lo colpì ripetutamente con lo spesso palo della lanterna, un frustino nelle sue mani enormi, fin quando cadde con un rumore secco di ossa spaccate. Uno dei pugnali di Faile spuntò in un occhio fin troppo umano sopra a un muso zannuto. Gli Aiel mulinavano le lance e avevano trovato in qualche modo il tempo di velarsi i volti. Perrin colpiva, colpiva e colpiva. Un turbinio di morte che durò... Un minuto? Cinque? Era sembrato un’ora. Ma di colpo i Trolloc erano a terra, quelli non ancora morti scalciavano con gli spasmi della morte imminente.
Perrin respirò a pieni polmoni, aveva avuto l’impressione che il peso del martello potesse staccargli il braccio destro. Sul viso aveva una sensazione di bruciore, qualcosa di umido gocciolava da un fianco e su una gamba, dove l’acciaio dei Trolloc era riuscito a passare. Ognuno degli Aiel aveva almeno una macchia umida che oscurava gli indumenti marroni e grigi e sulla coscia di Loial era visibile un taglio sanguinante. Gli occhi di Perrin andarono direttamente oltre il gruppo, alla ricerca di Faile. Se le avevano fatto del male... ma stava seduta in groppa alla giumenta nera, con un pugnale in mano, pronta a scagliarlo. Era riuscita a togliersi i guanti e a infilarli ordinatamente dietro la cintura. Non scorgeva ferite sulla ragazza. Con tutto quell’odore di sangue — umano, Ogier e Trolloc — non sarebbe stato in grado di cogliere quello di Faile se fosse stata ferita, ma riconosceva l’odore di lei, quell’aroma di dolore delle ferite. La luce forte faceva male agli occhi dei Trolloc; non si adattavano velocemente. Probabilmente l’unico motivo per cui loro erano ancora vivi e i Trolloc morti era stato il passaggio improvviso dal buio alla luce.
Quello era stato tutto il tempo a loro disposizione, un momento di tregua, abbastanza lungo da guardarsi attorno, esalare un respiro. Con un boato simile a quello di cento chili di ossa che cadevano dentro un enorme tritacarne, un Fade balzò nella luce, lo sguardo senza occhi della morte, la spada nera che guizzava come il tuono. I cavalli nitrirono cercando di fuggire.
Gaul riuscì appena a schivare la lama con lo scudo, perdendone un pezzo come se i lati di cuoio conciato fossero stati carta. Affondò, eluse un colpo — appena — e affondò nuovamente. Le frecce fiorivano sul petto del Myrddraal. Bain e Chiad avevano conficcato le lance attraverso i finimenti che trattenevano la custodia degli archi di corno che stavano usando. Altre frecce trapassarono il petto del Mezzo Uomo. La lancia di Gaul sfrecciava e colpiva. Uno dei pugnali di Faile spuntò all’improvviso da quel volto pallido di larva. Il Fade non cadeva, non avrebbe smesso di tentare di uccidere. Solo delle schivate frenetiche evitavano che colpisse la carne di qualcuno.
Perrin snudò i denti in un ringhio inconsapevole. Odiava i Trolloc come nemici di sangue, ma i Mai Nati...? Valeva la pena morire per cercare di uccidere un Mai Nato. Affondargli i denti nella gola... Incurante delle frecce di Bain e Chiad, guidò Stepper vicino alla schiena del Fade, forzando il cavallo riluttante con redini e ginocchia. All’ultimo istante, la creatura si allontanò da Gaul, ignorando apparentemente una lancia che gli trapassava le spalle spuntando sotto la gola, e fissò Perrin con quello sguardo senza occhi che infondeva terrore nell’anima di ogni essere umano. Troppo tardi. Il martello di Perrin scese, fracassando testa e sguardo senza occhi allo stesso modo.
Anche a terra e virtualmente senza testa, il Myrddraal ancora si dimenava, sferrando colpi a caso con quella lama forgiata a Thakan’dar. Stepper arretrò, nitrendo nervosamente e di colpo Perrin si sentì come se fosse stato investito dall’acqua gelata. L’acciaio nero provocava ferite che anche le Aes Sedai trovavano difficile guarire e aveva cavalcato incurante. Affondare i denti nel suo... Luce, devo controllarmi. Devo! pensò.
Poteva ancora sentire dei rumori attutiti provenire dall’oscurità, all’estremità opposta dell’isola, l’acciottolio di zoccoli, il rumore di stivali, respiri pesanti e mormorii gutturali. Altri Trolloc; quanti, non sapeva dirlo. Un peccato che non fossero legati al Myrddraal, eppure potevano esitare ad attaccare senza la sua guida. I Trolloc di solito erano codardi, preferendo le forti disparità e le uccisioni facili. Ma, anche senza un Myrddraal, prima o poi si sarebbero organizzati per attaccare.
«Le Porte delle Vie» mormorò. «Dobbiamo uscire prima che decidano cosa fare.» Usò il martello insanguinato per indicare il Fade che veniva ancora colpito ripetutamente. Faile tirò subito le redini di Rondine e Perrin fu così sorpreso che esclamò: «Non ti metti a discutere?»
«Non quando dici cose sensate,» rispose vivacemente Faile «non quando dici cose sensate. Loial?»
L’Ogier andò alla guida sul suo alto cavallo dagli zoccoli pelosi. Perrin portò Stepper dietro Faile e Loial con il martello in mano, gli Aiel accanto, tutti con gli archi pronti. Rumori misti di zoccoli e stivali si susseguivano nell’oscurità a borbottii aspri in una lingua troppo dura per essere umana. Sempre più indietro, con i borbottii che si avvicinavano, cercando il coraggio.
Un altro rumore fluttuò fino alle orecchie di Perrin come la seta che scivolava sulla seta. Gli inviò una serie di brividi lungo la schiena. Dalla lontananza provenne un’enorme esalazione che saliva e scendeva, poi risaliva più alta. «Sbrigati!» gridò. «Sbrigati!»
«Lo sto facendo» rispose Loial. «Io... quel rumore! È...? Che la Luce illumini le nostre anime e la mano del Creatore ci protegga! Si sta aprendo. Si sta aprendo! Devo essere l’ultimo. Fuori! Ma non troppo... No, Faile!»
Perrin si azzardò a guardarsi alle spalle. Dei cancelli gemelli, apparentemente di foglie, si stavano aprendo, rivelando attraverso un vetro affumicato la visione di un paesaggio montagnoso. Loial era smontato per rimuovere la foglia di Avendesora e sbloccare le porte, e Faile aveva le redini degli animali da soma e quelle del cavallo di Loial. Con un grido veloce: «Seguitemi! Rapidi!» aveva spronato Rondine, e la giumenta tarenese era balzata verso le aperture. «Seguitela» ordinò Perrin agli Aiel. «Veloci! Contro questo non potete combattere!» Saggiamente esitarono solo un momento prima di procedere, con Gaul che guidava i cavalli da soma. Stepper affiancò Loial. «Puoi chiuderla in qualche modo? Bloccarla?» Fra gli aspri mormorii adesso era subentrato un margine di frenesia; ora anche i Trolloc avevano riconosciuto quel rumore. Machin Shin stava arrivando. Il solo modo di sopravvivere era lasciare le Vie.
«Sì.» rispose Loial. «Sì, ma vai. Vai!»
Perrin guidò velocemente Stepper verso le Porte, eppure prima di sapere cosa stesse facendo aveva reclinato il capo e ululato, con disprezzo e sfida. Stupido, stupido, stupido! Manteneva ancora gli occhi su quel buio profondo e fece avanzare Stepper fra le Porte delle Vie. Un’ondata ghiacciata lo trapassò da parte a parte e il tempo si dilatò. Il colpo per aver lasciato le Vie lo colse come se fosse passato dal galoppo sfrenato alla stasi in un solo passo.
Gli Aiel si stavano ancora voltando per guardare le Porte delle Vie, mentre cadevano sul declivio con le frecce incoccate, fra i cespugli bassi e gli alberi nani di montagna, pini deformati dal vento, abeti ed ericacee. Faile stava appena rialzandosi dal punto in cui era caduta dalla sella di Rondine con la giumenta nera che le dava dei colpetti con il muso. Uscire al galoppo dalle Vie era quasi altrettanto brutto che entrarci; era fortunata a non essersi spezzata l’osso del collo, suo e dei cavalli. L’animale enorme di Loial e quelli da soma tremavano come se fossero stati colpiti in mezzo agli occhi. Perrin aprì la bocca e la donna lo guardò furiosa, sfidandolo a fare un qualsiasi commento, men che mai una parola di comprensione. Perrin fece una smorfia e, saggiamente, tenne la bocca chiusa.
Di colpo apparve Loial che si precipitava fuori dalla Porta, saltando da un riflesso argenteo che cresceva alle sue spalle, e rotolò al suolo. Quasi ai suoi talloni apparvero due Trolloc, musi e corna di ariete, becchi aquilini e teste con creste di piume, ma prima che fossero fuori a metà, la superficie tremolante divenne di un nero profondo, ribollendo e incurvandosi, incollandosi alle creature. Delle voci bisbigliavano nella testa di Perrin, migliaia di folli voci balbettanti gli si avvinghiavano al cervello. ‘Sangue amaro. Sangue così amaro. Bevi il sangue e spezza le ossa. Spezza le ossa e succhia il midollo. Midollo amaro, dolci le grida. Grida che cantano. Canta le grida. Anime minuscole. Anime acri. Trangugiale. Così dolce è il dolore’. E andavano avanti all’infinito.