L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Mierin aveva detto che oggi era il giorno. Aveva detto di aver trovato una nuova sorgente dell’Unico Potere. Le donne e gli uomini Aes Sedai sarebbero stati in grado di attingere dalla stessa fonte, non da metà separate. Ciò che uomini e donne potevano realizzare uniti sarebbe stato anche più grande adesso che non ci sarebbero state differenze. E oggi lei e Beidomon lo avrebbero fatto per la prima volta. L’ultima volta che uomini e donne avrebbero lavorato assieme adoperando un Potere differente. Oggi.
Ciò che sembrava una minuscola scheggia di filato bianco emergeva dallo Sharom in un fuoco nerissimo; discendeva, ingannevolmente lento, insignificante. Quindi un centinaio di filamenti sprizzò ovunque attorno all’enorme sfera bianca. Lo Sharom si spaccò come un uovo e iniziò una lenta discesa, cadendo, un inferno di ossidiana. L’oscurità si estese nel cielo, ingoiando il sole in una notte innaturale, come se la luce di quelle fiamme fosse oscurità. La gente gridava, si sentivano strilli ovunque.
Con il primo spruzzo di fuoco, Charn incominciò a correre verso il Collam Daan, ma sapeva che era troppo tardi. Aveva giurato di servire le Aes Sedai, ed era troppo tardi. Le lacrime gli scendevano sul viso mentre correva.
Battendo le palpebre per disperdere i puntini che gli fluttuavano davanti agli occhi, Rand si strinse la testa fra le mani. L’immagine ancora gli vagava nella mente, quella sfera enorme che bruciava nera, cadendo. Ho visto davvero scavare il buco nella prigione del Tenebroso? L’ho fatto? si chiedeva Rand. Stava in piedi al limitare delle colonne di vetro, fissando l’albero di Avendesora che si trovava fuori. Un albero chora. Una città è un territorio selvaggio senza un albero di chora. E adesso ce n’è solo uno. Le colonne risplendevano nel bagliore blu proveniente dalla cupola di nebbia sopra la sua testa, ma, ancora una volta, la luce sembrava solamente una serie di riflessi brillanti. Non c’era segno di Muradin; non credeva che l’Aiel fosse uscito dalla foresta di vetro. O che lo avrebbe mai fatto.
Di colpo qualcosa attirò la sua attenzione, in basso fra i rami dell’Albero della Vita. Una sagoma che penzolava lentamente. Un uomo impiccato a un palo incastrato fra due rami, con una corda attorno al collo.
Con un silente ruggito, corse verso l’albero, afferrando saidin, la spada fiammeggiante gli apparve nelle mani mentre balzava, tagliando la fune. Lui e Mat colpirono la pavimentazione di pietra bianca polverosa con tonfi gemelli. Il palo si liberò e cadde a terra al loro fianco; non un palo, ma una strana asta nera di una lancia con una piccola lama di spada invece che una punta, leggermente incurvata e con un solo filo. A Rand non sarebbe importato se fosse stata d’oro e cuendillar, incastonata con zaffiri e rubini.
Rilasciando Potere e spada, tolse la corda dal collo di Mat e pressò un orecchio sul petto dell’amico per auscultarlo. Nulla. Disperatamente strappò la camicia e la giubba di Mat, spezzando il laccio di cuoio attorno al collo al quale era appeso un medaglione d’argento. Lanciò l’oggetto di lato, ascoltando di nuovo. Nulla. Nessun battito cardiaco. Morto. No! Sarebbe stato meglio se non avessi lasciato che mi seguisse quaggiù. Non posso lasciarlo morto! pensò.
Con la massima forza colpì Mat sul petto a pugni chiusi, ascoltando. Nulla. Colpì nuovamente, ascoltò. Sì. C’era. Un battito debole. Così debole, così lento. E stava rallentando. Mat però era ancora vivo, malgrado il segno porpora che aveva attorno al collo. Poteva ancora essere mantenuto in vita.
Riempiendosi i polmoni, Rand si predispose a effettuare la respirazione artificiale con tutte le sue forze. Ancora. Ancora. Quindi si mise a cavalcioni, lo afferrò per la vita dei pantaloni e lo sollevò, facendo alzare i fianchi dal pavimento. Su e giù, tre volte, quindi nuovamente la respirazione artificiale. Avrebbe potuto incanalare; forse in quel modo poteva fare qualcosa. Il ricordo di quella ragazzina nella Pietra lo fermò. Voleva che Mat vivesse. Vivo, non che fosse un pupazzo mosso dal Potere. Una volta a Emond’s Field aveva visto mastro Luhan rianimare un ragazzo trovato a galleggiare nelle acque della Fonte del Vino. Per cui respirava e sollevava, respirava, sollevava e pregava.
Di colpo Mat sobbalzò, tossendo. Rand si inginocchiò al suo fianco mentre Mat si portava le mani alla gola rotolando su un fianco, succhiando l’aria con un agonizzante rumore secco.
Mat toccò il pezzo di corda con una mano e rabbrividì. «Quei maledetti... figli... di capra» borbottò rauco. «Hanno provato... a uccidermi.»
«Chi è stato?» chiese Rand guardandosi attorno circospetto. I palazzi incompiuti attorno alla grande piazza piena di oggetti lo fissavano. Certamente nel Rhuidean non c’era nessuno, eccetto loro due. A meno che Muradin fosse ancora vivo, da qualche parte.
«La gente... dall’altro lato... di quella... soglia ritorta.» Deglutendo dolorosamente, Mat si sedette e fece un lungo e irregolare respiro. «Ce ne è una anche qui, Rand.» Sembrava ancora che la gola gli raschiasse.
«Hai potuto attraversarla? Hanno risposto a qualche domanda?» Questo poteva essere utile. Aveva disperatamente bisogno di altre risposte. Mille domande, e troppo poche risposte.
«Niente risposte» rispose Mat raucamente. «Mi hanno imbrogliato. E hanno provato a uccidermi.» Mat raccolse il medaglione, una testa d’argento di volpe che quasi gli riempiva il palmo, e, dopo un momento, se lo mise in tasca facendo una smorfia. «Almeno ho ottenuto qualcosa da loro.» Tirando a sé la strana lancia, vi fece scorrere le dita sopra. Una linea di una strana scrittura risaliva lungo di essa, racchiusa fra due uccelli intarsiati di metallo, anche più scuri del legno. Rand pensava fossero corvi. Un’altra coppia era incisa sulla lama. Con una risata asciutta e brusca Mat si alzò, appoggiandosi parzialmente alla lancia, la lama di spada all’altezza del capo. Non si scomodò ad allacciarsi la camicia o abbottonarsi la giubba. «Mi terrò anche questa. È un loro scherzo, ma la terrò.»
«Uno scherzo?»
Mat annuì. «Ecco cosa dice:
Così il trattato è stato scritto; così l’accordo raggiunto.
Il pensiero è la freccia del tempo; le memorie non scompaiono mai.
Ciò che è stato chiesto è stato concesso. Il prezzo è pagato.
«Uno scherzo divertente, come vedi. Li farò a fette con il loro stesso scherzo, se mai ne avrò la possibilità. Glieli davo io ‘pensiero e memorie’.» Mat sussultò, passandosi una mano fra i capelli. «Luce, quanto mi fa male la testa. Mi gira e vedo come un migliaio di brani di sogni, ognuno un ago. Credi che Moiraine farà qualcosa a riguardo se glielo chiedo?»
«Sono certo che lo farà» rispose lentamente Rand. Mat doveva stare molto male se cercava l’aiuto di un’Aes Sedai. Guardò nuovamente l’asta scura della lancia. La maggior parte della scritta era coperta dalla mano di Mat, ma non tutta. Qualunque cosa fosse, non aveva idea di cosa dicesse. Come aveva fatto Mat? Le finestre vuote del Rhuidean lo fissavano canzonandolo. Sembravano dire ‘nascondiamo molti, segreti’. Più di quanto pensi. Peggiori di quanto credi. «Torniamo indietro adesso, Mat. Non mi importa se dobbiamo attraversare la valle durante la notte. Come hai detto tu, sarà fresca. Non voglio restare ancora qui.»
«Mi sembra assolutamente perfetto» rispose Mat, tossendo. «Purché ci fermiamo di nuovo a bere a quella fontana.»
Rand manteneva il passo di Mat che all’inizio era lento e barcollante mentre usava la strana lancia come bastone da passeggio. Si fermò una volta per guardare le due figurine di un uomo e una donna che tenevano le sfere di cristallo, ma le lasciò dov’erano. Non ancora, non per molto tempo. Non ancora. Non per molto tempo ancora, se era fortunato.
Quando si lasciarono la piazza alle spalle, i palazzi incompleti che arretravano lungo le strade avevano un aspetto minaccioso, i tetti seghettati ricordavano le mura di grandi fortezze. Rand abbracciò saidin, anche se non vedeva una reale minaccia. Ma la percepiva, come se degli occhi omicidi gli perforassero la schiena. Il Rhuidean era pacifico e vuoto, privo di ombre nel bagliore blu della cupola di nebbia. La polvere nelle strade si increspava nel vento... Il vento. Non c’era vento.