L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Una volta che lui ebbe indossato camicia e brache puliti presi dalle sacche, Faile rimase in piedi a esaminare il taglio nella giubba di Perrin. Cinque centimetri a destra e Perrin non avrebbe lasciato quell’isola. Infilando i piedi negli stivali si protese per prendere la giubba e... Faile gliela lanciò.
«Non credere che lo cucirò per te. Ho cucito tutto quello che volevo cucire! Mi hai sentita. Perrin Aybara?»
«Non ti ho chiesto...»
«Non pensarlo! Questo è tutto!» Si allontanò furiosa per aiutare gli Aiel a curarsi e per curare Loial. Era uno strano gruppo, l’Ogier con i pantaloni a sbuffo calati, Gaul e Chiad che si guardavano come se fossero degli strani gatti, Faile che spalmava quel suo unguento e bendava gli altri, tutto il tempo lanciandogli sguardi accusatori. Stavolta cosa aveva fatto?
Perrin scosse il capo. Decise che Gaul aveva ragione; era come cercare di capire il sole.
Anche sapendo cosa doveva fare adesso, era riluttante, specialmente dopo quanto era accaduto nelle Vie, con il Fade. Una volta aveva visto un uomo che aveva dimenticato di essere umano. Poteva accadergli la stessa cosa. Sciocco. Devi solamente resistere qualche altro giorno. Solo fino a quando trovi i Manti Bianchi, si disse. E doveva sapere. Quei corvi.
Rilasciò la mente per ispezionare la valle alla ricerca dei lupi. C’erano sempre dei lupi dove non c’erano gli uomini, e se erano vicini poteva parlare con loro. I lupi evitavano gli uomini, li ignoravano il più possibile, ma odiavano i Trolloc in quanto cose innaturali e disprezzavano i Myrddraal con un odio troppo profondo per essere trattenuto. Se la progenie dell’Ombra si trovava fra quelle montagne, i lupi potevano dirglielo.
Ma non trovò alcun lupo. Nessuno. Avrebbero dovuto esserci, in questa regione selvaggia. Vedeva i daini che brucavano nella valle. Forse semplicemente i lupi non erano abbastanza vicini. Potevano comunicare a una certa distanza, ma un chilometro era troppo lontano. Forse fra le montagne era più difficile. Poteva essere.
Lo sguardo di Perrin passò sui picchi incappucciati di nuvole e si fermò alla fine della valle, da dove erano provenuti i corvi. Forse avrebbe trovato i lupi domani. Non voleva pensare alle alternative.
28
Alla torre di Ghenjei
Con la notte così vicina non avevano altra scelta se non di accamparsi sulla montagna vicino alle Porte delle Vie. In due campi. Faile aveva insistito su quel punto.
«Falla finita con questa storia» la rimproverò Loial rombante. «Siamo fuori dalle Vie e ho mantenuto la mia promessa. Adesso è finita.» Faile assunse una delle sue espressioni ostinate, con il mento sollevato e le mani sui fianchi.
«Lascia perdere, Loial» gli disse Perrin. «Mi accamperò là per un po’.» Loial lanciò un’occhiata a Faile, che aveva raggiunto le due donne aiel non appena Perrin aveva acconsentito, quindi scosse la grossa testa e si avviò a unirsi a Perrin e Gaul. Perrin gli fece cenno di tornare indietro, un gesto impercettibile che sperava nessuna delle donne avesse notato.
Si era allontanato di poco, meno di venti passi. Forse le Porte delle Vie erano bloccate, ma c’erano ancora i corvi e qualunque cosa facessero presagire. Voleva essere vicino in caso di bisogno. Se Faile si lamentava, era tutto quello che avrebbe potuto fare. Era così determinato a ignorare le sue proteste che lo infastidì il fatto che invece Faile non protestò.
Ignorando i dolori alla gamba e al fianco, tolse la sella a Stepper e scaricò i cavalli da soma, li legò e li impastoiò, dando loro alcune manciate di orzo e avena. Qui di sicuro non c’era pascolo. Quanto a quello che c’era, invece... Attaccò la corda all’arco e lo sistemò sopra la faretra vicino al fuoco, liberò anche l’ascia dal gancio della cintura.
Gaul si unì a lui nel preparare il fuoco e pasteggiarono con pane, formaggio e manzo essiccato, in silenzio, bevendo acqua. Il sole scivolò dietro le montagne, contornando i picchi e dipingendo la parte inferiore delle nuvole di rosso. Le ombre coprirono la valle e l’aria incominciò a diventare pungente.
Pulendosi le mani dalle briciole, Perrin estrasse il mantello buono di lana verde dalla sacca. Forse si era abituato più di quel che credeva al caldo di Tear. Le donne certamente non stavano mangiando in silenzio attorno al loro fuoco avvolto dall’ombra; le sentiva ridere e quanto era riuscito a capire gli faceva bruciare le orecchie. Le donne parlavano di tutto; non avevano alcun freno. Loial si era allontanato da loro il più possibile mantenendosi sempre alla luce, e stava cercando di immergersi nella lettura. Le ragazze probabilmente non si erano nemmeno accorte che stavano imbarazzando l’Ogier; sicuramente credevano di parlare abbastanza piano da non farsi sentire.
Imprecando, Perrin si sedette fra il fuoco e Gaul. L’Aiel non sembrava notare il freddo. «Conosci qualche storia divertente?»
«Storia divertente? Non me ne viene in mente nessuna, al momento.» Gli occhi di Gaul si girarono parzialmente verso il fuoco, quindi rise. «Lo farei se potessi. Il sole, ricordi?»
Perrin rise forte, in modo da farsi sentire. «Sì. Donne!» L’ilarità nell’altro campo svanì per un momento, prima di risollevarsi. Questo doveva andare bene. Tutti potevano ridere. Le ferite gli facevano male.
Dopo un momento, Gaul osservò: «Questo posto assomiglia di più alla terra delle Tre Piegature rispetto ad altri delle terre bagnate. C’è ancora troppa acqua e gli alberi sono ancora troppi e troppo grossi, ma non è così strano come quel posto chiamato ‘foresta’.»
Il terreno si era impoverito da queste parti quando Manetheren era scomparsa fra le fiamme, gli alberi ampiamente sparpagliati erano tutti nani e con i tronchi spessi, vecchie sagome piegate dal vento, alti nemmeno dieci metri.’ Perrin aveva pensato che fosse il posto più desolato che avesse visto.
«Vorrei poter vedere questa tua terra delle Tre Piegature, un giorno, Gaul.»
«Forse lo farai, quando avremo finito qui.»
«Forse.» Naturalmente non c’erano molte possibilità che accadesse. Praticamente nessuna. Avrebbe potuto dirlo all’Aiel, ma adesso non voleva parlarne, o pensarci.
«Questo è il posto dove sorgeva Manetheren? Sei del sangue di Manetheren?»
«Questo era Manetheren» rispose Perrin. «E suppongo di essere di quel sangue.» Era difficile credere che quel piccolo villaggio e le tranquille fattorie dei Fiumi Gemelli avevano ancora l’ultimo sangue di Manetheren, ma era anche ciò che aveva detto Moiraine. ‘Il vecchio sangue scorre forte qui nei Fiumi Gemelli’, ecco cosa aveva detto. «Ma era molto tempo fa, Gaul. Siamo contadini, pastori; non una grande nazione, non dei grandi guerrieri.»
Gaul sorrise vagamente. «Se lo dici tu. Ti ho visto danzare le lance, come anche Rand al’Thor e quello che si chiama Mat. Ma se lo dici tu...»
Perrin cambiò posizione a disagio. Quanto era cambiato da quando era andato via? Lui, Rand e Mat? Non i suoi occhi e i lupi, o Rand che incanalava; non si riferiva a tutto ciò. Quanto di ciò che avevano dentro era rimasto invariato? Mat era il solo che sembrasse ancora se stesso, anche di più. «Conosci la storia di Manetheren?»
«Sappiamo più di quanto credi del tuo mondo. E meno di quanto credevamo. Molto tempo prima che oltrepassassi il Muro del Drago avevo letto i libri degli ambulanti. Sapevo delle ‘navi’, dei ‘fiumi’ e delle ‘foreste’, o almeno così credevo.» Pronunciate da Gaul sembravano parole di qualche lingua strana. «Così mi ero immaginato una foresta.» Indicò gli alberi radi, molto più bassi di come avrebbero dovuto essere. «Credere in una cosa non significa che sia vera. Cosa mi dici dei Predatori della Notte e del Bruciaerba? Credi si trattasse solamente di una coincidenza che fossero così vicini alle Porte delle Vie?»
«No» sospirò Perrin. «Ho visto dei corvi nella valle. Forse è tutto ciò che erano, ma non voglio correre rischi, non dopo i Trolloc.»
Gaul annuì. «Avrebbero potuto essere Occhi dell’Ombra. Se ti prepari al peggio, tutte le sorprese saranno piacevoli.»