La prima indagine di Montalbano
- Автор: Камиллери Андреа
- Год: 2009
- Язык: итальянский
- Год: Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano
- ISBN: 978-88-04-55020-4
- Жанр: Полицейские детективы
Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:
Sullo schermo c’era un elefante morto, la telecamera fece una lenta panoramica lungo la testa della vestia, zumò su un enorme occhio sgarrato da un proiettile. Aumentò il volume.
«… assolutamente inspiegabile» fece fuori campo la voce di Nicolò Zito, giornalista amico so’. «Il Circo delle Meraviglie è arrivato a Fiacca sabato mattina e la sera stessa ha dato il suo primo spettacolo. Nella giornata di domenica, oltri alla matinée per i bambini, ha effettuato una rappresentazione pomeridiana e una serale. Tutto si è svolto regolarmente. Verso le ore tri di questa mattina, il signor Ademaro Ramirez, direttore del circo, è stato svegliato da un inconsueto barrire proveniente dalla gabbia degli elefanti che è vicina alla sua roulotte. Alzatosi e recatosi alla gabbia, immediatamente ha notato che uno dei tri elefanti stava disteso su un fianco e in una posizione anormale, mentri gli altri due animali apparivano assai agitati. In quel momento sopraggiungeva la domatrice, anche lei svegliata dai barriti, la quale faticava molto a calmare i due animali pericolosamente innervositi. Quando riusciva a entrare nella gabbia, la domatrice si rendeva conto che l’elefante rimasto a terra, di nome Alacek, era stato ucciso da un solo colpo di pistola sparatogli con estrema precisione e freddezza nell’occhio sinistro.»
Spuntò l’immagine della domatrice una bella fìmmina bionda che chiangiva dispirata. Ripigliò, sempre fuori campo, la voce del giornalista mentri venivano inquatrati altri armali del circo.
«Particolare inquietante: il Maresciallo dei Carabinieri Adragna, che conduce le indagini, ha rinvenuto, all’interno della gabbia, un pezzetto di carta quadrettata sul quale era stata scritta l’enigmatica frase: “Sto per terminare di contrarmi”. Le indagini sul misterioso episodio…»
Astutò il televisore. La prima cosa che fece fu di telefonare a Mimì Augello.
«Lo sai che macari dalle parti nostri ci stanno gli elefanti?»
«Ma cosa?…»
«Poi te lo spiego. Tra un’ora al massimo al commissariato.»
Quindi chiamò Fazio.
«È stato ammazzato un elefante.»
«Babbìa?»
«Non ho gana di babbiare. A Fiacca, apparteneva a un circo. è stato trovato il pizzino. Tu mi pare che sei amico del maresciallo Adragna.»
«Compare mio è.»
«Bene, fai un salto a Fiacca e se il tuo compare ha trovato il bossolo, fattelo prestare per una giornata. Ah, e dato che ci sei, vedi se ti dà macari il pizzino.»
Mentri in macchina si dirigeva al commissariato, pinsò che c’era qualichi cosa che non quatrava. Se la sua teoria era giusta, e lui sentiva che era giusta, all’ammazzatore d’armali abbisognava un nome che iniziava con la vocale i. Allora che ci trasiva il Circo delle Meraviglie? E macari il nome dell’elefante principiava con la a. E allora?
La risposta l’ebbe quasi subito. Sulla facciata laterale di una delle prime case di Vigàta c’era un granni manifesto colorato. Con la coda dell’occhio gli parse di vedere il disegno di un clown. Fermò, scinnì, andò a taliare. Era la pubblicità del Circo delle Meraviglie e doveva trovarsi lì da qualche giorno perché era tanticchia strapazzata dal malottempo. Annunziava che il circo sarebbe stato a Vigàta il 20 ottobre. Troppo tardi per l’ammazzatore.
Però c’era il calendario della tournée in provincia e da lì quello che si credeva Dio, o che pinsava di averci a che fare, era venuto a canuscenza della data della rappresentazione di Fiacca. Nel manifesto faciva naturalmente spicco l’elenco delle attrazioni: al secondo posto c’era, a littri dorate, il nome di Irina Ignatievic, star del Circo di Mosca, domatrice di elefanti.
La littra i da mettiri doppo la d. A questo punto non c’era dubbio che la parola completa sarebbe stata “Dio”.
L’uomo che si credeva Dio, o che pinsava di averci a che fare, aviva liggiuto il manifesto e aviva provveduto d’urgenza. Quale meglio occasione poteva capitargli?
Ma cogliere quell’occasione non doviva essere stata imprisa facile, i rischi che comportava erano enormi e tali da compromettere il progetto che aviva in testa. Bastava un guardiano notturno o un attacco di nirbuso degli armali all’avvicinarsi di uno straneo. Eppure era andato lo stisso in un circo di notte, o almeno alle primissime ore del matino, ed era arrinisciuto ad ammazzare un elefante. Era un pazzo che agiva alla sprovveduta, alla comevieneviene, alla sanfasò o era uno altrittanto pazzo ma della categoria dei puntigliosi, dei metodici? Tutto faceva supporre che l’omo non lasciava mai spazio al caso.
E appresso c’era da considerare bene il progressivo aumento di stazza delle cosiddette vittime. Sicuramente veniva a significare qualichi cosa, c’era ammucciato un messaggio da decifrare. Doppo l’ammazzatina della capra, con una certa inquietudine lui aviva pinsato che ora doviva toccare a un omo. Inveci al posto dell’omo il pazzo aviva ammazzato uno scecco. E quindi era passato a un elefante. Ora, tra una capra e un elefante c’era posto bastevole per il corpo di un omo. Non l’aviva fatto. Pirchì? Per scarsa considerazione degli omini? No, agli òmini lasciava ogni volta un pizzino che dava lo stato della contrazione, qualisisiasi cosa essa significasse, e questo viniva a dire che gli òmini li considerava e come. Li avvertiva di un evento imminente. Poteva darsi che il pazzo avrebbe sparato a un omo il lunedì che veniva e questo pirchì metteva l’omo in cima alla piramide del regno animale. Doviva certamente essiri accussì: la prossima volta sarebbe toccato a un essere umano. L’omo infatti è, diversamente dagli altri armali, dotato di ragione. E questo lo rende superiore. O almeno accussì si continua a cridiri, a malgrado di tutte le prove contrarie che gli òmini stessi non hanno mai mancato di esibire nel corso della loro secolare storia.
cinque
La riunione principiò più tardo del previsto pirchì Fazio, sulla strata di ritorno da Fiacca, aviva incontrato trafico assà. Appena trasuto nella cammara, pruì al commissario due bossoli.
«Questi li rimetta nel cascione con gli altri.»
Montalbano parse strammato.
«Due bossoli? Sparò due colpi?»
«Nonsi, dottore, uno solo.»
«E allora perché Adragna te ne ha dati due?»
«Dottore, questi due bossoli sono di quelli che avevamo noi. Vede, ho pensato che se io domandavo in prestito a mio compare il bossolo e il pizzino, quello appizzava le orecchie e si cominciava giustamente a spiare perché noi ci interessiamo tanto all’ammazzatina di un elefante. Gli ho invece contato che ero a Fiacca a trovare un amico e avevo approfittato per fargli un saluto. L’ho fatto parlare come per caso della facenna del circo e lui mi ha fatto vedere il bossolo e il pizzino. Siccome ha dovuto nesciri per tanticchia dalla sua cammara, l’ho confrontato con quelli che mi ero portato appresso. Identici. Il pizzino stavolta dice: “Sto per terminare di contrarmi”.»
«Sì, lo sapevo, l’ho sentito alla televisione.»
«Io mi domando che minchia capiterà quando avrà finito di contrarsi» fece pinsoso Mimì.
Adragna ti ha detto se qualcuno ha visto o sentito qualcosa di strammo nella nottata?» spiò Montalbano.
«Niente. Le gabbie degli armali sono assistemate lontano dalle rulotte dove dormono gli inservienti e gli artisti. La domatrice ha detto che ha sentito dei cosi, quelli che fanno gli elefanti…»
«Barriti?»
«Sissi, ma siccome lo fanno spesso quando diventano nirbusi perché macari qualcuno sta passando nelle vicinanze, non ci ha dato molta importanza.»
«Nessuno ha sentito il colpo?»
«Nessuno, deve avere usato il silenziatore. E si deve essere portato appresso puro una torcia potente, perché Adragna mi ha detto che dalle parti delle gabbie c’era molto scuro.»