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La prima indagine di Montalbano

Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:

Del commissario Salvo Montalbano credevamo ormai di sapere tutto: di conoscerne vita, morte e miracoli, i luoghi, i gusti, le compagnie… Ma il suo creatore, Camilleri, riserva ai suoi lettori ancora tante sorprese. Nei tre racconti di questo volume presenta un giovanissimo poliziotto, all’inizio della carriera, che intreccia una relazione non con la ben nota Livia, ma con una certa Mery; e il teatro delle sue indagini non è la solita Vigàta, ma uno sperduto paesino di montagna della Sicilia più segreta dal buffo nome di Mascalippa… Tra misteriose uccisioni di animali, ragazze troppo silenziose e troppo intriganti e il finto rapimento di una bambina, quello che risulta sempre familiare è l’incorruttibile carattere di Montalbano, con qualche intemperanza giovanile in più, ma già riconoscibile come uno dei più umani e amati protagonisti della narrativa italiana contemporanea.
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«Ma come diavolo ha fatto?»

«Dottore, bisogna premettere che questo tipo tira bene. Siccome non poteva andare a sparare con una carabina da caccia grossa che avrebbe fatto un botto tale da arrisbigliare l’intero paisi, si è arrampicato sulle sbarre della gabbia, arrivando praticamente all’altezza delle teste degli elefanti, e ha sparato alla vestia a mezzo metro di distanza.»

«Come hanno fatto a saperlo?»

«Adragna ha trovato il fango lasciato dalle suole. Quindi ha acceso la torcia, l’ha puntata sull’occhio dell’elefante più vicino e ha sparato.»

«Sparerà bene, ma ha macari molto culo» commentò Mimì.

E proseguì:

«A questo punto, gli manca solo la o di Dio.»

Montalbano li taliò preoccupato.

«La volete sapere una cosa? Credo che abbiamo di tempo fino a domenica sira per impedire un omicidio.»

Da tri ore l’omo leggeva senza mai staccare gli occhi dal libro, ne girava le pagine con delicatezza, con trimore.

Congiunto è Egli alla Potenza sua siccome la fiamma è congiunta ai colori suoi; le forze sue promanano dalla sua Unità siccome dalla pupilla scura fuoriesce la luce dello sguardo.

Emanate son l’una dall’altra come il profumo da un profumo e la luce da una luce.

Nell’emanato vi è tutta la Potenza dell’Emanatore, ma l’Emanatore da questo non subisce diminuzione alcuna.

A questo punto, l’omo non ce la fece più a leggere. Aviva l’occhi pieni di lagrime. Di cuntintizza. Anzi, di gioia. Una gioia sovrumana. Taliò il ralogio, erano le tri del matino. Si lasciò andare a un pianto convulso, sopraffatto dall’emozione. Trimava come per frevi. Si susì reggendosi malamente sulle gambe, andò alla finestra, la raprì. Tirava un vento gelido. L’omo si inchì d’aria i purmuna e quindi gridò. Un grido talmente lungo che sonò come un ululato. Subito doppo, si sentì le gambe troncate di netto. Non ce la fece a reggersi addritta, s’agginocchiò, il davanti della cammisa assuppato di lagrime.

Solo sette giorni mancavano all’Apparizione.

Montalbano taliò il ralogio, erano le tri del matino. Che senso aviva continuare a starsene corcato senza arriniscìri in alcun modo a pigliare sonno? Si susì, andò in cucina, si priparò il cafè.

Tri domande continuavano a trapaniarli il ciri- veddro:

Pirchì quello agiva sempre di lunedì, nelle primissime ore del matino, al principio del novo jorno?

Pirchì ci teneva tanto di fari sapìri all’urbi e all’orbo che in lui era in atto un movimento di contrazione? Che minchia si stava contraendo?

Che veniva a significare, per il pazzo, il verbo “contrarsi”? Aviva il senso di rattrappirsi, rimpiccolirsi, come diciva Mimì Augello, o aviva un senso convenzionale e spiegabile solo con quello che passava per la mente malata dello sconosciuto?

Montalbano sintiva che la giusta interpretazione di quel verbo sarebbe stata indispensabile per arrinèsciri a capire qual era l’intenzione ultima del pazzo, indovi voliva andare a parare.

C’era una risposta possibile? Non c’era.

L’indomani matina presto, ch’era martedì, s’appresentò in ufficio con gli occhi arrussicati per la mancanza di sonno e con un umore fituso già di suo, ma che viniva elevato al quatrato dalla jornata fridda e vintosa.

«Statemi a sentire» disse ad Augello e a Fazio. «Ci ho ragionato a lungo sopra questa storia. Praticamente tutta la notte. Il fanatico, perché ormai questo è certo, è inutile ammucciarcelo, è sicuramente uno che è nato e cresciuto a Vigàta.»

«Perché?» spiò Augello.

«Mimì, rifletti. Intanto, conosce benissimo chi sono i proprietari di certi armali e come fanno di cognome. Queste notizie o stanno scritte nei registri municipali o si sanno per conoscenza diretta.»

«Rifletti tu» ribatté piccato Mimì Augello. «Che ci vuole a sapere che nel ristorante c’era la vasca dei pesci? O che in un allevamento di polli ci sono polli?»

«Ah, sì? E tu lo sapevi che il signor Ottone aveva una capra e De Dominici uno scecco?»

Augello non arrispunnì.

«Posso continuare?» fece Montalbano. «Ripeto: è uno di Vigàta e non deve essere tanto picciotto d’età.»

«Perché?» spiò Mimì.

«Perche conosce pensionati, gente anziana…»

«Boh» fece ancora Mimì.

Montalbano non volle attaccare turilla, proseguì:

«Ed è pirsona istruita. Ha la grafia di chi è abituato a scrivere.»

«Un momento» intervenne Fazio, «tanto anziano non può essere. Uno che ha gli anni suoi difficile che si mette a scassinare catenacci, a girare campagne campagne di notte, ad acchianare sulle gabbie…»

«Intanto è un fanatico, su questo non abbiamo dubbio.»

«Sì, Salvo, ma la domanda di Fazio era…» intervenne Augello.

«L’ho capita benissimo, la domanda. E sto infatti rispondendo. Il fanatismo porta a fare cose impensabili, ti dà una forza che non sospettavi d’avere, un coraggio che manco te lo sognavi. E poi non è detto che agisca lui personalmente. Può mandare qualche altro fornito di pistola e biglietto. Un adepto.»

«Eh?!» fece Fazio.

«Adepto viene a dire seguace, non è una parola vastasa. Adesso facciamo così. Tu, Mimì, vai all’ufficio anagrafe e ti fai dare l’elenco di tutti quelli il cui cognome principia con la vocale o. Non saranno centomila.»

«Centomila no, ma tanti sì. Io, per esempio, conosco a Mario Oneto e a Stefano Orlando» ribatté Mimì.

«Io ne conosco tri» disse Fazio, «Onesti, Onofri, Orrico.»

«Senza contare» rilanciò Mimì «che Stefano Orlando ha dieci figli, cinque màscoli e cinque fìmmine. E che tri dei cinque màscoli sono maritati e hanno a loro volta dei figli.»

«Non me ne fotte niente di nonni, figli e nipoti, avete capito?» sbottò il commissario. «Voglio l’elenco completo per domani a matina, neonati compresi.»

«E dopo che te ne fai?»

Se entro domenica matina non abbiamo risolto la cosa, li raduniamo tutti in un posto e montiamo la guardia.»

«Raduniamoli al campo sportivo come faceva il generale Pinochet» disse ironico Augello.

«Mimì, sono veramente ammirato. Che sei uno stronzo non avevo dubbi, ma non avevo mai supposto che potevi raggiungere livelli tanto elevati. Complimenti vivissimi. Ad maiora. E ora levati dalle palle.»

Augello si susì e niscì.

«E io che faccio?» spiò Fazio.

«Ti metti a tambasiare paisi paisi. Vedi se la facenna dell’ammazzatina di questi armali è trapelata e, in caso, che ne pensa la gente. Ah, un’altra cosa: metti uno dei nostri appresso a Ottone, quello della capra. Ha la disgrazia del cognome che principia con la o. Non vorrei che il fanatico torna da lui e l’ammazza, macari prima di lunedì, così risparmia tempo e fatica di cercare.»

Tornò a Marinella che erano quasi le deci di sira. Non aviva nisciuna gana di mangiare, si sentiva la bocca dello stomaco inserrata. Prioccupato era, ma soprattutto scontento di sé. Certo, era arrinisciuto a scoprire il collegamento tra i fatti, era stato capace di prevedere (forse) la prossima mossa del fanatico, ma tutto questo non serviva a nenti se non ce la faceva a scoprire qual era l’idea maniacale, l’intendimento che aveva fatto nido nel ciriveddro bacato dello sconosciuto e che lo spingeva ad agire.

Non che lui fosse convinto che alla base di ogni delitto dovesse per forza esserci un movente preciso e razionale. Una volta, a questo proposito, aviva liggiuto un libretto di Max Aub, Delitti esemplari, che, passato il divertimento, gli era servito meglio di un trattato di psicologia. Però era altrittanto vero che più ne sai della pirsona che cerchi e più probabilità hai di trovarla.

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