I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
«Non ho mai pensato che ci avrebbe inseguite. Ci costringeranno davvero ad andare con lui?»
«Oh, no, Min. Condurrà un esercito alla vittoria. E renderà la mia esistenza come il Pozzo del Destino! Allora, mi salverà la vita, eh? Non so se ne vale la pena.» Inspirando profondamente si carezzò l’abito. «Quando saranno lavate e stirate, riportamele. Le consegnerò a lui. Puoi pulirgli gli stivali prima di andare a dormire. Abbiamo una stanza, un cantuccio, vicino a lui, per essere subito pronte se ci chiama per farsi sprimacciare il suo maledetto cuscino!» Andò via prima che Min potesse protestare.
Fissando le camicie ammucchiate capì chi si sarebbe occupata della biancheria di Gareth Bryne, e non si trattava di Siuan Sanche. Maledetto Rand al’Thor. Innamorati di un uomo e finisci a fare il bucato, anche se appartiene a un altro. Quando entrò in cucina per chiedere un catino e dell’acqua calda, stava ringhiando come Siuan.
29
Ricordi della Saldea
Sdraiato al buio con indosso solo la camicia, Kadere giocava pigramente con uno dei fazzoletti. La finestra aperta del carro lasciava entrare la luce della luna, ma non molta aria. Almeno Cairhien era più fresca del deserto. Un giorno sperava di tornare in Saldea, per camminare nel giardino dove la sorella Teodora gli aveva insegnato a leggere le prime lettere e i numeri. Le mancava quanto la Saldea, gli inverni rigidi quando gli alberi si spaccavano per la linfa gelata e il solo modo di spostarsi era con le racchette da neve o con gli sci. In quei territori del Sud la primavera era come l’estate e l’estate come il Pozzo del Destino. Il sudore gli colava in rivoli sul viso. Con un sospiro profondo introdusse le dita in una fessura fra il letto e il carro. Il pezzo di carta ripiegato frusciò e lo lasciò dov’era. Ne conosceva il testo a memoria.
Non sei solo fra estranei. Una via è stata scelta.
Solo quello, senza firma naturalmente. Lo aveva trovato infilato sotto alla porta quando si era ritirato per la notte. C’era una città poco lontano, Eianrod, ma anche se era disponibile un soffice letto laggiù dubitava che gli Aiel o le Aes Sedai gli avrebbero permesso di trascorrere una notte lontano dai carri. Per il momento i suoi piani coincidevano abbastanza con quelli di Moiraine. Forse avrebbe visto nuovamente Tar Valon. Un luogo pericoloso per quelli come lui, ma il lavoro lì era sempre importante e corroborante.
Si concentrò di nuovo sul messaggio anche se avrebbe desiderato ignorarlo. La parola ‘scelta’ gli dava la certezza che provenisse da un Amico delle Tenebre. La prima sorpresa era stata quella di riceverlo in quel momento, dopo aver attraversato la maggior parte di Cairhien. Quasi due mesi prima, proprio dopo che Jasin Natael si era accodato a Rand al’Thor — per motivi che l’uomo non si era mai degnato di spiegare — e la sua nuova compagna Keille Shaogi era scomparsa — probabilmente sepolta nel deserto, con il cuore trafitto da uno dei pugnali di Natael, una piccola liberazione — era stato visitato da uno dei Prescelti. Da Lanfear in persona. Gli aveva dato delle istruzioni.
Meccanicamente si portò la mano al petto toccando attraverso la camicia le cicatrici che lo marchiavano. Si asciugò il viso con il fazzoletto. Una parte della sua mente pensava con freddezza, come aveva fatto almeno una volta al giorno da quel momento, che la loro utilità stava nel provargli che non si era trattato di un sogno qualsiasi. Un comune incubo. Un’altra parte di lui quasi farfugliava dal sollievo che la donna non fosse tornata.
La seconda sorpresa del messaggio era stata la calligrafia. Quella di una donna, a meno che non si sbagliasse di grosso; e alcune lettere erano scritte alla maniera tipica degli Aiel. Natael gli aveva detto che dovevano esserci alcuni Amici delle Tenebre anche fra gli Aiel, ve ne erano in ogni terra, fra tutte le popolazioni, ma non aveva mai desiderato incontrare dei fratelli nel deserto. Gli Aiel ti avrebbero ucciso al primo sguardo e potevi commettere un passo falso con loro anche solo respirando.
Vista in quel modo la lettera parlava di disastro. Forse Natael aveva rivelato a qualche Amico delle Tenebre aiel chi fosse lui. Si mise a legare furiosamente il fazzoletto a un lungo spago sottile e lo strinse forte fra le mani. Se il menestrello e Keille non fossero stati in grado di dimostrare che occupavano una posizione elevata nel consiglio degli Amici delle Tenebre li avrebbe uccisi entrambi prima di avvicinarsi al deserto. La sola idea dell’altra possibilità gli dava il voltastomaco. ‘Una via è stata scelta’. Forse la frase era servita solo per potervi inserire la parola ‘scelta’, e forse intendevano che uno dei Prescelti aveva deciso di usarlo. La nota non era di Lanfear, glielo avrebbe semplicemente detto in sogno.
Malgrado il caldo fu scosso dai brividi, ma dovette di nuovo asciugarsi il viso. Aveva l’impressione che Lanfear fosse una padrona gelosa, ma se uno dei Prescelti lo voleva, non aveva altre possibilità. Nonostante tutte le promesse ricevute quando aveva prestato giuramento da ragazzo, era un uomo che si faceva poche illusioni. Costretto a barcamenarsi fra due Prescelti, poteva finire schiacciato come un gattino sotto la ruota di un carro, e nessuno vi avrebbe prestato particolare attenzione. Desiderava essere a casa, in Saldea. Avrebbe voluto rivedere Teodora.
Un colpo alla porta lo fece alzare di colpo: malgrado la corporatura, era più agile di quanto sembrasse. Asciugandosi il viso e il collo oltrepassò la stufa di mattoni che certamente lì non serviva e i mobiletti con i montanti incisi e dipinti. Quando aprì, una figura slanciata avvolta in indumenti scuri entrò velocemente. Kadere diede un’occhiata nell’oscurità illuminata solo dalla luce lunare per accertarsi che nessuno stesse guardando; i conducenti russavano tutti sotto l’altro carro e le sentinelle aiel non si recavano mai fra loro, quindi richiuse rapido la porta.
«Avrai caldo, Isendre» rise. «Levati quella roba di dosso e mettiti a tuo agio.»
«Grazie, no» rispose acida dalle scure profondità del cappuccio. Rimase rigidamente in piedi ma di tanto in tanto faceva dei movimenti improvvisi. Forse quella notte la lana pungeva più del solito.
L’uomo rise di nuovo. «Come desideri.» Sospettava che sotto quegli indumenti le Fanciulle della Lancia non le lasciassero indossare altro che i gioielli rubati, probabilmente. Era diventata orgogliosa da quando le Fanciulle l’avevano presa. Perché era stata così stupida da rubare davvero non riusciva a capirlo. Non si era opposta quando l’avevano trascinata per i capelli fuori dal carro mentre gridava, era solo contento che non avessero pensato a un suo coinvolgimento. L’avidità della donna certamente aveva reso il suo compito più difficile. «Hai niente da riferirmi su al’Thor o Natael?» Gran parte delle istruzioni di Lanfear prevedevano il controllo serrato su quei due e lui non conosceva un modo migliore di sorvegliare un uomo se non quello di infilargli una donna nel letto. Ognuno confidava all’amante cose che aveva giurato di mantenere segrete, rivelava tutti i suoi piani, le sue debolezze, anche se era il Drago Rinato o quel tizio dell’alba, come lo chiamavano gli Aiel.
Isendre tremava visibilmente. «Almeno posso avvicinarmi a Natael.» Avvicinarsi? Dopo che le Fanciulle l’avevano sorpresa a intrufolarsi nella sua tenda l’avevano costretta a farlo ogni sera. Lei cercava sempre di mostrare l’aspetto positivo delle cose. «Non che mi dica niente. ‘Aspetta’. ‘Sii paziente’. ‘Resta in silenzio’. ‘Fai accordi con il destino’, qualsiasi cosa significhi. Risponde così ogni volta che provo a porgli una domanda. Per la maggior parte del tempo gli interessa solo suonare musica che non ho mai sentito e poi fare l’amore.» Non aveva mai altro da riferire riguardo al menestrello. Per la centesima volta Kadere si chiese perché Lanfear voleva controllare Natael. L’uomo in teoria aveva la posizione più elevata che un Amico delle Tenebre potesse raggiungere, solo un passo al di sotto dei Prescelti.
«Devo dedurre che non sei ancora riuscita a infilarti nel letto di al’Thor?» le chiese, superandola per sedersi sul letto.