L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Nessuno aveva discusso il suo ingresso nella Sala dei Servitori; non c’era nessuno nel grande colonnato all’entrata a porre domande o porgere il benvenuto. Era pieno di gente che correva all’interno, con le braccia piene di carte e scatole e occhi ansiosi, ma nessuno lo guardava. Da tutti emanava una sensazione di panico e aumentava ogni volta che il suolo tremava. Afflitto, attraversò l’anticamera e salì le ampie scale. Il fango macchiava la pietra bianca argentata. Nessuno poteva risparmiare tempo. Forse non importava a nessuno.
Non vi fu bisogno di bussare sulla porta che aveva trovato. Non era una delle grandi porte dorate all’entrata ma più semplice e discreta. Entrò piano e ne fu felice. Una mezza dozzina di Aes Sedai si trovava in piedi attorno a un tavolo lungo e discuteva, senza apparentemente notare quando il palazzo tremava. Erano tutte donne.
Jonai esitò, chiedendosi se gli uomini avrebbero mai più partecipato a una tale riunione. Quando vide cosa c’era sul tavolo, il brivido divenne tremore. Una spada di cristallo — forse un oggetto del Potere, forse solo un ornamento; non avrebbe saputo dirlo — appoggiata sulla bandiera del Drago di Lews Therin Kinslayer, aperta come una tovaglia che scendeva sul pavimento. Gli si strinse il cuore. Cosa ci faceva quell’oggetto lì? Perché non era stata distrutta, come anche il ricordo del maledetto uomo?
«A cosa serve la tua Preveggenza» gridava quasi Oselle «se non puoi dirci quando?» I lunghi capelli neri ondeggiarono quando scosse il capo adirata. «Il mondo si fonda su questo! Il futuro! La Ruota stessa!»
Deindre dagli occhi scuri la affrontò con la solita calma. «Non sono il Creatore. Posso solamente dirti quel che prevedo.»
«Pace Sorelle» Solinda era la più calma di tutte, la gonna dritta all’antica, di un semplice color azzurro nebbia. I capelli rosso oro che le scendevano fino alla vita erano quasi del colore di quelli di Jonai. Suo nonno l’aveva servita quando era giovane, ma la donna sembrava più giovane di lui; era un’Aes Sedai. «Il tempo del conflitto fra noi è passato. Jaric e Haindar saranno entrambi qui entro domani.»
«Il che significa che non possiamo permetterci di commettere errori, Solinda.»
«Dobbiamo sapere...»
«Se c’è una qualsiasi possibilità di...»
Jonai smise di ascoltare. Lo avrebbero visto quando sarebbero state pronte. Non era il solo nella stanza oltre le Aes Sedai. Someshta era seduto contro la parete vicino alla porta, una grande figura che sembrava tessuta di viticci e foglie, la testa più alta di quella di Jonai anche in quella posizione. Una fessura di marrone e nero carbone correva lungo il viso del Nym e solcava il verde erba dei capelli e, quando guardò Jonai, gli occhi nocciola sembravano preoccupati.
Quando Jonai gli fece un cenno con il capo, toccò la fenditura e aggrottò le sopracciglia.
«Ti conosco?» mormorò.
«Sono tuo amico» rispose tristemente Jonai. Non aveva visto Someshta per anni, ma ne aveva sentito parlare. La maggior parte dei Nym era morta, così aveva sentito dire. «Mi portavi sulle tue spalle quando ero bambino. Non ti ricordi nulla di quei tempi?»
«Canzoni» rispose Someshta. «C’erano canzoni? Così tante cose sono scomparse. Le Aes Sedai sostengono che alcune torneranno. Tu sei un Figlio del Drago, vero?»
Jonai sussultò. Quel nome aveva provocato problemi, non meno per non essere vero. Quante persone adesso credevano che gli Aiel Da’shain una volta avevano servito il Drago e non le Aes Sedai?
«Jonai?»
Si voltò nel sentire la voce di Solinda e si appoggiò su un ginocchio mentre la donna si avvicinava. Le altre ancora discutevano, ma con maggiore calma.
«È tutto pronto, Jonai?» chiese.
«Tutto, Aes Sedai. Solinda Sedai...» esitò e fece un respiro profondo. «Solinda Sedai, alcuni di noi desiderano rimanere. Possiamo ancora servire.»
«Sai cosa è accaduto agli Aiel a Tzora?» Jonai annuì e la donna sospirò, allungando una mano per carezzargli i capelli corti, come se fosse un bambino. «Certo che potete. Voi Da’shain avete più coraggio di... diecimila Aiel uniti per le braccia che cantano, cercando di ricordare a un pazzo chi erano e chi fossero stati, cercando di convertirlo con i loro corpi e con le canzoni. Jaric Mondoran li ha uccisi. Stava lì in piedi, come se stesse guardando un rompicapo e questi continuavano a stringere le linee e cantare. Mi è stato raccontato che ha ascoltato l’ultimo Aes Sedai per almeno un’ora, prima di distruggerlo. Poi Tzora è bruciata, una sola fiamma enorme che ha consumato pietra, metallo e carne. Adesso c’è una lamina di vetro dove una volta era sorta la seconda città più grande del mondo.»
«Molte persone hanno avuto il tempo di fuggire, Aes Sedai. I Da’shain hanno guadagnato il tempo per farli fuggire. Non abbiamo paura.»
La mano della donna si strinse dolorosamente fra i suoi capelli. «I cittadini hanno già abbandonato Paaren Disen, Jonai. E poi per i Da’shain c’è ancora qualcosa da fare, se Deindre può solamente dirci cosa accadrà e non quando. In ogni caso ho intenzione di salvare qualcosa qui, e quel qualcosa sei tu.»
«Come tu dici» rispose con riluttanza. «Ci prenderemo cura di quanto ci hai affidato fino a quando non ci richiederai indietro quegli oggetti.»
«Naturalmente. Le cose che vi ho affidato.» Gli sorrise e allentò la presa, carezzandogli i capelli ancora una volta prima di ripiegare le mani. «Porterai le... cose... in salvo, Jonai. Continua a muoverti, sempre in movimento, fino a quando non troverai un posto sicuro, dove nessuno potrà farti del male.»
«Come tu dici, Aes Sedai.»
«Hai novità su Coumin, Jonai? Si è calmato?»
Non sapeva davvero come dirglielo; piuttosto si sarebbe morso la lingua. «Mio padre si nasconde da qualche parte in città. Ha cercato di convincerci a... resistere. Non vuole ascoltare, Aes Sedai. Non vuole ascoltare. Ha trovato un vecchio fucile elettro-fulminante da qualche parte e...» Non poteva proseguire. Si aspettava che la donna si sarebbe arrabbiata, invece gli occhi le brillavano di lacrime.
«Mantieni il Patto, Jonai. Se i Da’shain perderanno tutto il resto, fa’ che continuino a seguire la Via della Foglia. Promettimelo.»
«Certo, Aes Sedai» rispose scosso. Il Patto erano gli Aiel, e gli Aiel erano il Patto; abbandonare la Via sarebbe significato abbandonare ciò che erano. Coumin era un’aberrazione. Era stato strano fin da bambino, si raccontava, niente affatto un Aiel, anche se nessuno sapeva perché.
«Vai adesso, Jonai. Voglio che tu sia lontano da Paaren Disen per domani. E ricorda, continua a muoverti. Salva gli Aiel.»
Jonai si inchinò, ma la donna era già ritornata alla discussione.
«Possiamo fidarci di Kodam e dei suoi amici, Solinda?»
«Dobbiamo, Oselle. Sono giovani e inesperti, ma appena sfiorati dalla contaminazione, e... non abbiamo altra scelta.»
«Allora faremo quel che dovremo. La spada deve aspettare. Someshta, abbiamo un incarico per l’ultimo dei Nym, se vorrai. Ti abbiamo già chiesto molto; ora dobbiamo chiedere di più.»
Jonai si inchinò formalmente retrocedendo mentre il Nym si alzava, con la testa che sfiorava il soffitto. Di già immerse nei loro piani, le donne non lo stavano guardando, ma rivolse loro quest’ultimo onore in ogni caso. Non credeva che le avrebbe mai più riviste.
Corse via dalla Sala dei Servitori fino ad abbandonare la città dove la grande riunione lo attendeva. Migliaia di carri su dieci file che si estendevano per almeno due leghe, carri pieni di cibo e barili d’acqua, con gli oggetti imballati che le Aes Sedai avevano dato in custodia agli Aiel, angreal, sa’angreal e ter’angreal, tutti oggetti che dovevano essere tenuti lontano dalle mani degli uomini che impazzivano maneggiando l’Unico Potere. Una volta ci sarebbero stati altri sistemi per trasportarli, navicelle-jo e saltatori, libranti e grossi sho-alati. Adesso cavalli e carri riuniti a fatica dovevano bastare. Fra i carri c’erano le persone, abbastanza da popolare una città, ma forse gli unici Aiel sopravvissuti al mondo.