L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Vide Maigran e Lewin che si attaccavano alle gonne della madre. Era contento che Saralin fosse sopravvissuta per crescerli; il suo ultimo figlio, suo marito, il padre dei bambini, era morto colpito dalla prima freccia volata quel mattino. Alcuni oggetti potevano essere salvati. Avrebbe salvato anche gli Aiel, a qualsiasi costo.
Inginocchiandosi prese Siedre fra le braccia. «Siamo ancora fedeli, Aes Sedai» bisbigliò. «Per quanto tempo dovremo esserlo?»
Appoggiando la testa sul petto della moglie, singhiozzò.
Le lacrime bruciavano gli occhi di Rand; silenziosamente con la bocca mimò «Siedre.» La Via della Foglia? Non era una credenza aiel. Non riusciva a ragionare con chiarezza; poteva appena pensare. Le luci vorticavano sempre più veloci. Accanto a lui, Muradin aveva la bocca aperta in un grido silente; gli occhi dell’Aiel erano sporgenti come se stesse assistendo alla morte di tutto. Andarono oltre insieme.
Jonai stava in piedi al margine del precipizio guardando verso ovest sull’acqua che risplendeva sotto al sole. Cento leghe in quella direzione c’era Comelle. C’era stata Comelle. Sulle montagne che si affacciavano sul mare. A cento leghe a est, dove adesso c’era il mare. Se Alnora fosse stata ancora viva, forse sarebbe stato più facile da prendere. Senza i suoi sogni, sapeva a malapena cosa fare o dove andare. Senza di lei gli importava a malapena di vivere. Sentì ogni capello grigio che aveva sulla testa mentre si voltava per arrancare di nuovo verso i carri che attendevano a circa un chilometro. Ormai erano pochi e mostravano segni di usura. Anche la gente era poca, ne rimaneva una manciata del migliaio di quando c’erano state le tende. Ma pur sempre troppi per i carri restanti. Nessuno adesso cavalcava, se non i bambini troppo piccoli per camminare.
Adan lo incontrò al primo carro, un giovane uomo alto, gli occhi azzurri troppo sospettosi. Jonai si aspettava sempre di vedere Willim, se si fosse voltato abbastanza velocemente. Ma Willim era stato mandato via, anni fa, quando aveva iniziato a incanalare, non importa con quanta veemenza avesse provato a smettere. Nel mondo c’erano ancora troppi uomini che incanalavano; dovevano mandare via i ragazzi che ne mostravano i segni. Dovevano. Ma desiderava riavere indietro i suoi bambini. Quando era morto Esole? Così piccolo per essere sepolto in una fossa scavata velocemente, consumato dalla malattia perché non c’era un’Aes Sedai a guarirlo.
«Sono Ogier, padre» esclamò Adan eccitato. Jonai sospettava che suo figlio avesse sempre pensato che le sue storie erano solamente quello, storie. «Sono giunti dal nord.»
Adan gli fece strada verso un gruppo di persone infangate, non più di cinquanta, con le guance infossate, gli occhi tristi e le orecchie pelose abbassate. Si era abituato ai volti tesi e consunti della sua gente, gli abiti rattoppati, ma vedere lo stesso sugli Ogier lo colpì. Malgrado ciò doveva pensare alla sua gente e al dovere nei confronti delle Aes Sedai. Quanto tempo era passato da quando aveva visto un’Aes Sedai? Proprio dopo la morte di Alnora. Troppo tardi per lei. La donna aveva guarito i malati, preso qualche sa’angreal e poi era andata per la sua strada, ridendo amaramente quando le aveva chiesto dove fosse un luogo sicuro. Il suo vestito era rattoppato e consumato in fondo all’orlo. Non era certo che fosse sana di mente. Sosteneva che uno dei Reietti fosse solo parzialmente intrappolato, o forse libero; che Ishamael ancora toccasse il mondo. Doveva essere pazza come le rimanenti Aes Sedai.
Riportò la mente agli Ogier che stavano in piedi su gambe instabili. I suoi pensieri vagavano troppo dalla morte di Alnora. Avevano pane e ciotole fra le mani. Sentì una punta di rabbia all’idea che qualcuno aveva condiviso le loro magre riserve di cibo. Quante di quelle persone avrebbero potuto nutrirsi con ciò che potevano consumare cinquanta Ogier? No, condividere era la cosa giusta. Dare liberamente. Cento persone? Duecento?
«Avete degli arbusti di chora» osservò uno degli Ogier. Le sue dita grosse sfiorarono la foglia a tre punte delle due piante in vaso legate sul fianco di un carro.
«Alcuni» rispose seccamente Adan. «Gli altri sono morti, ma i vecchi ne hanno tenuti alcuni prima che succedesse.» Non aveva tempo per gli alberi. Doveva vegliare sulla sua gente. «Quanto male va a nord?»
«Male» rispose una donna Ogier. «Le Terre Macchiate si sono estese verso sud e ci sono Myrddraal e Trolloc.»
«Credevo che fossero tutti morti.» Non a nord. Non potevano dirigersi a nord. Sud? Il mare di Jeren si trovava dieci giorni a sud. Se ancora esisteva. Era così stanco. Così stanco.
«Giungete da est?» chiese un altro Ogier. Puh la ciotola con un pezzo di pane e lo mangiò. «Com’è la situazione a est?»
«Brutta» rispose Jonai. «Forse non troppo brutta per voi. Dieci... no, dodici giorni fa, alcune persone si sono prese un terzo dei nostri cavalli prima che riuscissimo a scappare. Abbiamo dovuto abbandonare i carri.» Questo lo addolorava. I carri abbandonati con il loro contenuto. Le cose che le Aes Sedai avevano affidato agli Aiel, abbandonate. Che non fosse la prima volta rendeva solamente tutto peggiore. «Quasi ognuno che incontriamo si prende qualcosa, qualsiasi cosa vogliono. Forse non si comporteranno così con gli Ogier.»
«Forse» rispose una donna Ogier come se non lo credesse. Anche Jonai non ne era certo; non esisteva un posto sicuro. «Sapete dove si trovano gli stedding?»
Jonai la fissò. «No. No, non lo so. Ma di certo potrete trovarli.»
«Siamo andati così lontano, per così tanto» rispose un Ogier dal gruppo, e un altro aggiunse con un rombo dolente: «La terra è cambiata così tanto.»
«Penso che dobbiamo trovare gli stedding, o presto moriremo» riprese la prima donna Ogier. «Sento una... brama... nelle ossa. Dobbiamo trovare uno stedding. Dobbiamo.»
«Non posso aiutarvi» rispose tristemente Jonai. Si sentiva un peso nel petto. La terra era cambiata e irriconoscibile, ancora in una tale fase di metamorfosi che le pianure attraversate lo scorso anno potevano essere montagne adesso. Le Terre Macchiate che si estendevano. Myrddraal e Trolloc ancora vivi. Gente che rubava, persone con i volti di animali, gente che non riconosceva i Da’shain o ignara di loro. Riusciva appena a respirare. Gli Ogier persi. Gli Aiel persi. Tutto era perduto. Il peso divenne dolore e cadde in ginocchio, ripiegato su se stesso, stringendosi il petto.
Un pugno gli stringeva il cuore.
Adan si inchinò preoccupato accanto a lui. «Padre, cosa succede? Che cos’è? Cosa posso fare?»
Jonai riuscì ad afferrarlo per il colletto e a tirarlo desideroso a sé. «Porta... il popolo... a sud.» Doveva sforzarsi per parlare fra gli spasmi che sembravano spaccargli il cuore.
«Padre, tu sei colui che...»
«Ascolta. Ascolta! Portali... a sud. Porta... gli Aiel... alla salvezza. Mantieni... il Patto. Vigila... su quello che le Aes Sedai... ci hanno affidato... fino a quando loro... non verranno a riprenderseli. La Via... della Foglia. Devi...» Ci aveva provato. Solinda Sedai doveva capire. Ci aveva provato. Alnora.
Alnora. Il nome svanì, il dolore nel petto di Rand diminuì. Non aveva senso. Come faceva questa gente a essere Aiel?
Le colonne lampeggiarono in pulsazioni accecanti. L’aria si agitò turbinando.
Al suo fianco Muradin aveva la bocca spalancata nel tentativo di gridare. L’Aiel si era afferrato il velo e il viso, lasciandosi dei graffi sanguinanti.
Avanti.
Jonai correva lungo le strade vuote, cercando di non guardare gli edifici distrutti e gli alberi morti di chora. Tutti morti. Almeno l’ultima delle navicelle-jo abbandonate da molto tempo era stata trascinata via. Il trauma ancora creava problemi alla terra. Indossava gli abiti da lavoro, il cadin’sor naturalmente, anche se non era stato addestrato per il lavoro assegnatogli. Aveva sessantatré anni, all’inizio della vita, non ancora abbastanza vecchio da avere i capelli grigi, ma si sentiva un uomo stanco.