La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
«Molto probabilmente Taim dovrà aspettare l’Ultima Battaglia, qualunque cosa abbia in mente» disse Verin all’improvviso. Il suo lavoro a maglia, un ammasso informe che poteva essere qualunque cosa, era poggiato in grembo. «Arriverà presto. Stando a tutto quello che ho letto in materia, i segnali sono piuttosto chiari. Metà dei servitori hanno riconosciuto gente morta nei corridoi, gente che conoscevano da viva. È successo così spesso che non ne sono più spaventati. E una dozzina di uomini che stavano trasferendo il bestiame al pascolo primaverile hanno osservato una cittadina di notevoli dimensioni svanire nella nebbia a solo poche miglia a nord.»
Cadsuane aveva alzato la testa e stava fissando la robusta Sorella Marrone. «Grazie per aver ripetuto quanto ci ha raccontato ieri, Verin» disse in tono asciutto. Verin sbatte le palpebre, poi riprese a sferruzzare, accigliandosi verso il suo lavoro come se anche lei fosse incerta di cosa sarebbe stato.
Min incontrò gli occhi di Rand, scuotendo la testa lentamente, e lui sospirò. Nel legame c’erano irritazione e cautela, quest’ultima un intenzionale avvertimento per lui, sospettava Rand. A volte Min pareva capace di leggergli nella mente. Be’, se aveva bisogno di Cadsuane, e Min diceva che era così, allora ne aveva bisogno. Desiderava solo sapere cosa avrebbe dovuto insegnargli a parte come digrignare i denti.
«Consigliami, Cadsuane. Cosa ne pensi del mio piano?»
«Finalmente il ragazzo domanda» mormorò lei, appoggiando il suo ricamo accanto al cestino del cucito. «Tutti questi piani in moto, tra cui alcuni dei quali non sono stata messa a parte, e adesso lui domanda. Molto bene. La tua pace con i Seanchan sarà impopolare.»
«Una tregua» la interruppe lui. «E una tregua con il Drago Rinato durerà solo quanto il Drago Rinato. Quando morirò, tutti saranno liberi di andare in guerra contro i Seanchan di nuovo, se desiderano.»
Min chiuse il libro di schianto e incrociò le braccia. «Non parlare a quel modo!» disse, il volto rosso di rabbia. Il legame trasmetteva anche paura.
«Le Profezie, Min» disse lui tristemente. Non triste perse, ma per lei. Voleva proteggerla, così come Elayne e Aviendha, ma alla fine le avrebbe ferite.
«Ho detto di non parlare a quel modo! Le Profezie non dicono che devi morire! lo non ho intenzione di lasciarti morire! Elayne, Aviendha e io non le lo permetteremo!» Lanciò un’occhiata torva ad Alivia, che stando alle sue visioni avrebbe aiutato Rand a morire, e le sue mani scivolarono lungo le braccia fino ai polsini.
«Sta’ buona, Min» le disse. Le sue mani schizzarono via dai polsini, ma lei serrò la mascella e tutt’a un tratto il legame fu inondato di ostinazione. Per la Luce, avrebbe dovuto preoccuparsi che Min tentasse di uccidere Alivia? Non che fosse probabile che ci riuscisse — scagliare un coltello contro la donna seanchan sarebbe stato come lanciarlo contro una Aes Sedai —, ma poteva farsi male. Rand non era certo che Alivia conoscesse altri flussi tranne quelli come armi.
«Impopolare, come ho detto» riprese Cadsuane con fermezza alzando la voce. Rivolse a Min un breve sguardo accigliato prima di tornare a spostare la sua attenzione su Rand. La sua faccia era liscia, composta, un volto da Aes Sedai. I suoi occhi scuri erano duri come pietre nere levigate. «In particolare a Tarabon, Amadicia e Altara, ma anche altrove. Se acconsenti a permettere che i Seanchan mantengano quello che hanno già preso, quali saranno le prossime terre che cederai? Questo è il modo in cui molti dei governanti vedranno la faccenda.»
Rand si lasciò ricadere nella sua sedia, allungando le gambe di fronte a sé e incrociando le caviglie.
«Non importa quanto è impopolare. Sono passato attraverso quel ter’angreal a forma di portale a Tear, Cadsuane. Ne sei al corrente?» Gli ornamenti dorati si mossero di scatto mentre lei annuiva con impazienza. «Una delle mie domande per gli Aelfinn è stata: ‘Come posso vincere l’Ultima Battaglia?’»
«Una domanda pericolosa da porre» disse lei con calma «sfiorando l’Ombra a quel modo. Presumibilmente i risultati possono essere piuttosto spiacevoli. Qual è stata la risposta?»
«Il Nord e l’Est devono essere come uno. L’Ovest e il Sud devono essere come uno. I due devono essere come uno.» Soffiò un anello di fumo e ne fece passare un altro in mezzo mentre si espandeva. Non era tutto. Aveva chiesto come vincere e sopravvivere. L’ultima parte della sua risposta era stata: ‘Per vivere, devi morire.’ Non era qualcosa che aveva intenzione di rievocare davanti a Min a breve. Davanti a nessuno tranne Alivia, se era per quello. Ora doveva solo capire come vivere morendo. «Sulle prime pensavo che significasse che dovevo conquistare ogni luogo, ma non era questo quello che hanno dello. E se volesse dire che i Seanchan devono tenere l’Ovest e il Sud, come si potrebbe dire che già fanno, e che dev’esserci un’alleanza per combattere l’Ultima Battaglia, i Seanchan assieme a tutti gli altri?»
«È possibile» concesse lei. «Ma se hai intenzione di stipulare questa... tregua... perché stai spostando quello che sembra un esercito numeroso nell’Arad Doman e stai rafforzando quello che c’è già a Illian?»
«Perché Tarmon Gai’don sta arrivando, Cadsuane, e non posso combattere l’Ombra e i Seanchan allo stesso tempo. Avrò una tregua oppure li schiaccerò a qualunque costo. Le Profezie dicono che devo legare le nove lune a me. Ho capito cosa significava solo pochi giorni fa. Non appena tornerà Bashere, saprò quando e dove devo incontrarmi con la Figlia delle Nove Lune. L’unica domanda ora è come faccio a vincolarla, e sarà lei a dover rispondere.»
Parlò in modo diretto, ogni tanto soffiando un anello di fumo per dare enfasi. Le reazioni furono disparate. Loial si limitò a scrivere molto veloce, cercando di catturare ogni parola, mentre Harilin ed Enaila proseguirono con la loro partita. Se bisognava far danzare le lance, loro erano pronte. Alivia annuì con fierezza, senza dubbio sperando che sarebbero arrivati a schiacciare quelli che l’avevano costretta a indossare un a’dam per cinquecento anni. Logain aveva trovato un’altra coppa e la riempì con quello che rimaneva nella caraffa, ma si limitò a tenerla in mano invece di bere, la sua espressione indecifrabile. Ora era Rand quello che Verin stava studiando attentamente. D’altra parte era sempre stata curiosa di lui. Ma perché, per la Luce, Min provava quell’enorme tristezza? E Cadsuane...
«La roccia si crepa con un colpo abbastanza forte» disse, il suo volto una maschera di calma da Aes Sedai. «L’acciaio si frantuma. La quercia si oppone al vento e si spezza. Il salice si piega quando deve e sopravvive.»
«Un salice non vincerà Tarmon Gai’don» le disse lui.
La porta si aprì di nuovo con un cigolio ed Ethin zoppicò dentro. «Mio Lord Drago, sono giunti tre Ogier. Sono stati molto lieti di apprendere che mastro Loial è qui. Una di loro è sua madre.»
«Mia madre?» squittì Loial, e perfino quello suonò come un vento cupo che spirava in una caverna. Balzò in piedi così rapido che la sua sedia si ribaltò, torcendosi le mani e con le orecchie che si afflosciavano. Voltò la testa da un lato all’altro come per cercare una via d’uscita oltre alla porta.
«Cosa devo fare, Rand? Gli altri due devono essere l’Anziano Hainan ed Erith. Cosa devo fare?»
«Comare Covril ha detto che era molto ansiosa di parlare con te, mastro Loial» disse Ethin con quella voce stridula. «Molto ansiosa. Sono tutti bagnati per la pioggia, ma lei ha detto che ti aspetteranno nel salotto per gli Ogier di sopra.»
«Cosa devo fare, Rand?»
«Hai detto di voler sposare Erith» disse Rand con quanta più gentilezza poteva. Gli era difficile, tranne che con Min.
«Ma il mio libro! I miei appunti non sono completi e non scoprirò mai cosa accadrà dopo. Erith mi riporterà con sé allo Stedding Tsofu.»