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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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L’uomo più vecchio si schiarì la gola. «Questa è una faccenda seria, Erith. Andiamo, ora. Se sei sicura, prendigli le mani.»

Senza esitazione, lei andò a mettersi di fronte a Loial, sorridendogli mentre prendeva le sue mani tra le proprie. Le piccole mani di Erith erano molto calde. Loial sentiva le proprie fredde e insensibili. Deglutì. Stava accadendo davvero.

«Erith, figlia di Iva figlia di Alar,» disse l’Anziano Haman, tenendo un palmo sopra ciascuna delle loro teste «vuoi tu prendere Loial, figlio di Arent figlio di Halan, come marito e giuri per la Luce e per l’Albero di averlo caro, onorarlo e amarlo finché vivrà, di prenderti cura di lui e accudirlo e di guidare i suoi piedi sul giusto sentiero?»

«Per la Luce e per l’Albero, io lo giuro.» La voce di Erith era ferma e chiara e il suo sorriso pareva essere diventato più largo della sua faccia.

«Loial, figlio di Arent figlio di Halan, vuoi tu accettare Erith, figlia di Iva figlia di Alar, come moglie e giuri per la Luce e per l’Albero di averla cara, onorarla e amarla finché vivrà, di prenderti cura di lei e seguire la sua guida?»

Loial trasse un profondo respiro. Le sue orecchie tremolarono. Lui voleva sposarla. Voleva davvero. Solo non ancora. «Per la Luce e per l’Albero, lo giuro» disse con voce roca.

«Allora perla Luce e per l’Albero, vi dichiaro marito e moglie. Possano le benedizioni della Luce e dell’Albero ricadere su di voi per sempre.»

Loial abbassò lo sguardo su sua moglie. Sua moglie. Lei sollevò una mano e gli accarezzò i baffi con dita esili. Gli accenni di baffi, perlomeno.

«Sei molto bello, e penso che i baffi ti staranno bene. Anche la barba.»

«Sciocchezze» disse sua madre. Sorprendentemente, sì stava asciugando gli occhi con un fazzolettino di merletto. Non era mai emotiva. «E troppo giovane per quel genere di cose.» Per un momento a lui parve che le orecchie di Erith avessero iniziato a piegarsi all’indietro. Doveva essere la sua immaginazione. Aveva parlato a lungo con lei varie volte — era un’interlocutrice meravigliosa; anche se, a pensarci bene, perlopiù ascoltava, ma quel poco che diceva era sempre molto valido — e lui era certo che non fosse affatto una persona collerica. In ogni caso non ebbe tempo di pensarci. Appoggiandogli le mani sulle braccia, lei si alzò in punta di piedi e Loial si chinò per sfregare il proprio naso contro il suo. In verità li sfregarono più a lungo di quanto avrebbero dovuto con l’Anziano Haman e sua madre lì presenti, ma gli altri scomparvero dai suoi pensieri mentre inspirava il profumo di sua moglie e lei il suo. E la sensazione di quel naso sul suo! Puro piacere! Le prese la nuca in una mano ed ebbe a stento la presenza di spirito di non tastarle l’orecchio. Lei strattonò il ciuffo su uno dei suoi! Dopo poco tempo, anche se sembrò lunghissimo, alcune voci si intromisero.

«Sta ancora piovendo, Covril. Non stai proponendo seriamente di partire di nuovo quando abbiamo un solido tetto sopra le nostre teste e letti appropriati in cui dormire, una volta tanto. No, dico. No! Non dormirò per terra stanotte, o in un granaio, o peggio ancora in una casa dove i miei piedi e le ginocchia pendono oltre l’orlo del letto più grande disponibile. Ci sono state volle in cui ho davvero pensato di rifiutare l’ospitalità, e al Pozzo la scortesia.»

«Se insisti,» disse sua madre di malanimo «ma voglio che partiamo presto domattina. Mi rifiuto di sprecare un’ora più del necessario. Il Libro della Traslazione dev’essere aperto il prima possibile.» Loial si rimise dritto, sconcertato. «È questo che sta discutendo il Grande Comizio? Non possono farlo, non ora!»

«Dobbiamo lasciare questo mondo prima o poi, in modo da poter tornare quando la Ruota girerà» disse sua madre, dirigendosi a grandi passi verso il caminetto più vicino per allargare di nuovo le sue gonne. «Così è scritto. Adesso è proprio il momento giusto e quanto prima tanto meglio.»

«I! questo ciò che pensi, Anziano Haman?» chiese Loial preoccupato.

«No, ragazzo mio, niente affatto. Prima della nostra partenza, ho tenuto un discorso di tre ore che penso abbia convinto alcune teste nella giusta direzione.» L’Anziano Haman prese un’alta caraffa gialla e riempì una tazza azzurra, ma invece di bere, guardò accigliato nel té. «Tua madre ne ha convinte di più, temo. Potrebbe perfino raggiungere la sua decisione entro qualche mese, come dice lei.»

Erith riempì una tazza per sua madre, poi altre due, portandogliene una. Le orecchie di Loial fremettero di imbarazzo ancora una volta. Avrebbe dovuto occuparsene lui. Aveva molto da imparare sull’essere un marito, ma quello lo sapeva.

«Vorrei potermi rivolgere al Comizio» disse in tono amaro.

«Sembri impaziente, Marito.» Marito. Questo voleva dire che Erith era molto seria. Era quasi terribile quanto essere chiamato Figlio Loial. «Cosa diresti al Comizio?»

«Non permetterò che si metta in imbarazzo, Erith» disse sua madre prima che lui potesse aprir bocca. «Loial scrive bene e l’Anziano Haman dice che ha tutte le qualità per diventare un ottimo studioso, ma gli si intreccia la lingua perfino davanti a cento persone. Inoltre è solo un ragazzo.» L’Anziano Haman aveva detto quello? Loial si domandò quando le sue orecchie avrebbero smesso di fremere.

«Ogni uomo sposato può rivolgersi al Comizio» disse Erith con fermezza. Stavolta non c’era dubbio. Le sue orecchie erano decisamente inclinate all’indietro. «Mi permetterai di accudire il mio stesso marito, Madre Covril?» La bocca di sua madre si mosse, ma non uscì alcun suono e le sue sopracciglia erano arrivate a metà della fronte. Loial non pensava di averla mai vista così colta alla sprovvista, anche se doveva esserselo aspettato. Una moglie aveva sempre la precedenza con suo marito rispetto a sua madre. «Bene, Marito, cosa diresti?»

Lui non era impaziente, era disperato. Prese una lunga sorsata del té aromatizzato, ma dopo la sua bocca pareva secca come prima. Sua madre aveva ragione: più persone avessero ascoltato, maggiore era la possibilità che dimenticasse cosa intendeva dire e farfugliasse qualcos’altro. Per la verità doveva ammettere che a volte divagava un po’ anche con pochi ascoltatori. Solo un poco. Ogni tanto. Conosceva le forme — un bambino di cinquantanni conosceva le forme — eppure non riusciva a far uscire le parole. I pochi che lo ascoltavano ora non erano persone qualunque. Sua madre era una famosa Oratrice e l’Anziano Haman era un individuo rispettato, per non parlare del fatto che era un Anziano. E poi c’era Erith. Un uomo voleva fare una bella figura agli occhi di sua moglie.

Dando loro le spalle, si diresse verso la finestra più vicina e rimase a rigirare la tazza da té fra i suoi palmi. La finestra era di dimensioni decenti, anche se i pannelli posti nell’intelaiatura intagliata non erano più grandi di quelli delle camere sottostanti. Gli scrosci erano scemati fino a una pioggerella che cadeva da un cielo grigio, e malgrado le bolle nel vetro poteva distinguere gli alberi oltre i campi, pini, piante della gomma e l’occasionale quercia, tutti ricchi di nuove gemme. La gente di Algarin si prendeva buona cura della foresta, sgombrandola del legname morto per privare gli incendi del loro combustibile. Il fuoco doveva essere usato con cautela.

Le parole gli uscirono più facilmente ora che non poteva vedere gli altri che lo guardavano. Avrebbe dovuto cominciare con la Brama? Potevano osare andarsene se avessero cominciato a morire nel giro di pochi anni? No, quella doveva essere stata affrontata per prima e potevano essere state trovate risposte adeguate, altrimenti il Comizio sarebbe terminato entro un anno. Per la Luce, se davvero si fosse rivolto al Comizio... Per un momento vide le folle in piedi tutt’attorno a lui, forse diverse migliaia. La lingua cercò di aderirgli al palato. Sbatte le palpebre e davanti a lui ci fu solo il vetro pieno di bolle e gli alberi. Doveva farlo. Non era particolarmente coraggioso, qualunque cosa pensasse Erith, ma aveva imparato molto sul coraggio osservando gli umani, guardandoli rimanere appesi nonostante i venti diventassero sempre più forti, lottare quando non avevano speranza, combattere e vincere perché si battevano con coraggio disperato. All’improvviso seppe cosa dire.

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