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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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«Nella Guerra dell’Ombra, non ci rintanammo nei nostri stedding, sperando che nessun Trolloc o Myrddraal sarebbe stato indotto a entrare. Non aprimmo il Libro della Traslazione per fuggire.

Marciammo accanto agli umani e combattemmo l’Ombra. Nelle Guerre Trolloc, non ci nascondemmo negli stedding né aprimmo il Libro della Traslazione.

Marciammo con gli umani e combattemmo l’Ombra. Negli anni più bui, quando la speranza pareva scomparsa, combattemmo l’Ombra.»

«E quando giunse la Guerra dei Cento Anni avevamo imparato a non immischiarci negli affari degli umani» si inserì sua madre. Quello era consentito. Parlare poteva trasformarsi in un dibattito a meno che gli ascoltatori non fossero rapiti dalla pura bellezza delle parole. Lei una volta aveva parlato dall’alba al tramonto a favore di una posizione molto impopolare senza una singola interruzione, e il giorno dopo nessuno si era levato a parlare contro di lei. Lui non riusciva a costruire belle frasi. Poteva solo dire quello in cui credeva. Non si voltò dalla finestra.

«La Guerra dei Cento Anni è stato un affare umano e non nostro. L’Ombra è affar nostro. Quando è l’Ombra che dev’essere combattuta, le nostre asce hanno sempre avuto manici lunghi. Forse fra un anno o cinque o dieci apriremo il Libro della Traslazione, ma se lo facciamo ora, non possiamo fuggire avendo una reale speranza di salvezza. Tarmon Gai’don sta arrivando e a questo è sospeso non solo il destino di questo mondo, ma quello di qualunque mondo in cui potremmo fuggire. Quando il fuoco minaccia gli alberi, noi non scappiamo via e speriamo che le fiamme non ci seguano. Combattiamo. Ora l’Ombra che sta giungendo è come un incendio e non dobbiamo fuggire da essa.» Qualcosa si stava muovendo tra gli alberi, lungo la linea che poteva vedere. Una mandria di bestiame? Un mandria davvero grossa, se era così.

«Non è male» disse sua madre. «Un po’ troppo diretto per avere un cerio peso al Comizio di uno stedding, tantomeno al Grande Comizio, naturalmente, ma niente male. Và avanti.»

«Trolloc» mormorò. Ecco cos’erano, migliaia di Trolloc in cotta di maglia nera e irta di punte che si riversavano fuori dagli alberi di corsa, con spade curve come falci alzate, scuotendo le loro lance puntute, alcuni portando torce. Trolloc fin dove poteva vedere a destra e a sinistra. Non migliaia. Decine di migliaia.

Erith si spinse accanto a lui davanti alla finestra e annaspò. «Così tanti. Moriremo, Loial?» Non sembrava spaventata. Sembrava... eccitata! «Non se riesco ad avvisare Rand e gli altri.» Si stava già avviando verso la porta. Solo le Aes Sedai e gli Asha’man potevano salvarli a quel punto.

«Ecco, ragazzo mio, penso che potrebbero servirci queste.»

Si voltò appena in tempo per afferrare l’ascia dal manico lungo che l’Anziano Haman gli lanciò. Le orecchie dell’altro Ogier erano completamente all’indietro, piatte contro il suo cranio. Loial si rese conto che lo erano anche le sue.

«Ecco, Erith» disse sua madre con calma, sollevando uno dei coltelli da potatura. «Se riescono a entrare, cercheremo di trattenerli sulle scale.»

«Sei il mio eroe, Marito,» disse Erith nel prendere in mano il manico del coltello «ma se ti fai ammazzare, sarò molto arrabbiata con te.» Sembrava che lo intendesse davvero.

E poi lui e l’Anziano Haman si ritrovarono a correre assieme lungo il corridoio e quindi giù per le scale a passi pesanti, urlando un avvertimento con quanto fiato avevano in corpo e un grido di battaglia che non veniva udito da oltre duemila anni. «Trolloc in arrivo! Su le asce e sgombrate il campo! Trolloc in arrivo!»

«...perciò mi occuperò di Tear, Logain, mentre tu...» Tutta un tratto Rand arricciò il naso. Non era come se avesse davvero fiutato all’improvviso una pila di rifiuti, ma la sensazione era la stessa e stava diventando più forte.

«Progenie dell’Ombra» disse Cadsuane con calma, posando il suo ricamo e alzandosi. I a pelle di Rand pizzicò mentre lei abbracciava la Fonte. O forse si trattava di Alivia, che si stava avviando in modo energico verso le finestre dietro la Sorella Verde. Min si alzò, estraendo un paio di coltelli da lancio dalle maniche della giacca.

Nello stesso momento, attraverso le spesse mura, Rand udì debolmente degli Ogier che urlavano. Non ci si poteva sbagliare su quelle voci profonde simili a tamburi. «Trolloc in arrivo! Su le asce e sgombrate il campo!»

Con un’imprecazione, Rand balzò in piedi e corse a una finestra. Migliaia di Trolloc giungevano correndo attraverso la pioggerella per i campi appena seminali, Trolloc alti quanto Ogier e ancora di più, Trolloc con corna d’ariete e di capra, musi di lupi e cinghiali, Trolloc con becchi d’aquila e creste di piume, con terra fangosa che schizzava sotto stivali, zoccoli e zampe. Correvano silenziosi come la morte. Myrddraal ammantati di nero galoppavano dietro di loro, con i mantelli che pendevano come se fossero immobili. Ne poteva vedere trenta o quaranta. Quanti sugli altri lati della casa?

Altri avevano sentito le grida degli Ogier o forse guardavano soltanto fuori da una finestra. Alcuni fulmini cominciarono a cadere fra i Trolloc in carica, lampi argentei che colpivano con un boato e scagliavano corpi enormi in ogni direzione. In altri posti la terra eruttava in fiamme, zampillando terriccio e parti di Trolloc, teste, braccia e gambe che roteavano per aria. Palle di fuoco li colpivano ed esplodevano, ognuna che ne uccideva a dozzine. Ma continuavano a correre, veloci come cavalli se non di più. Rand non riusciva a vedere i flussi che attiravano quei fulmini. Ora che erano stati scoperti, i Trolloc iniziarono a urlare, un ruggito di rabbia privo di parole. Nelle strutture esterne col tetto di paglia, stalle e granai grandi e robusti, alcuni dei Saldeani di Bashere ficcarono fuori la testa e la rimisero dentro in tutta fretta, chiudendo le porte dietro di loro.

«Hai detto alle tue Aes Sedai che potevano incanalare per difendersi?» disse con calma.

«Ti sembro tanto sciocco da non averlo fatto?» ringhiò Logain. A un’altra finestra, lui stava già trattenendo saidin, quasi quanto Rand poteva attingerne. Stava intessendo più veloce che poteva.

«Intendi aiutare o startene solo a guardare, lord Drago?» C’era fin troppo sarcasmo in quel commento, ma non era il momento di farlo notare.

Traendo un profondo respiro, Rand afferrò i battenti da entrambi i lati della finestra contro le vertigini che gli sarebbero venute — le teste dei draghi dalla criniera dorata sui dorsi delle sue mani parvero contorcersi — e si protese ad afferrare il Potere. Gli girò la testa quando saidin si riversò dentro di lui, fiamme ghiacciate e montagne che si sbriciolavano, un caos che cercava di trascinarlo giù. Ma benedettamente pulito. Ne provava ancora la meraviglia. Gli girò la testa e il suo stomaco volle svuotarsi, la strana malattia che sarebbe dovuta scomparire assieme alla corruzione, tuttavia non tu quello il motivo per cui si aggrappò ancora più forte ai battenti. L’Unico Potere lo riempì... ma in quel momento di vertigini Lews Therin gliel’aveva strappato via. Intontito dall’orrore, fissò i Trolloc e i Myrddraal che correvano verso gli edifici esterni. Con il Potere dentro di lui, poteva distinguere le spille assicurate a massicce spalle coperte da cotta di maglia. Il turbine argenteo della banda degli Ahf’frait e il tridente rosso sangue dei Ko’bal. Il fulmine biforcuto dei Ghraem’lan e l’ascia uncinata del manipolo degli Kno’mon. E c’erano teschi. I teschi cornuti dei Dha’vol e i teschi umani impilati dei Ghar’ghael, e il teschio spaccato da una spada ricurva come una falce dei Dhjin’nen e il teschio infilzato da un pugnale dei Bhan’sheen. Ai Trolloc piacevano i teschi, se si poteva dire che gli piaceva qualcosa. Pareva che le dodici bande principali fossero tutte coinvolte, assieme ad alcune di quelle minori. Vide delle spille che non riconobbe. Quello che sembrava un occhio fisso, una mano trafitta da un pugnale, una forma umana avvolta dalle fiamme. Si avvicinarono agli edifici esterni, dove le spade stavano iniziando a spuntare attraverso la paglia mentre i Saldeani cercavano di farsi strada sui tetti. La paglia era dura. Avrebbero dovuto faticare con forza disperata. Strani i pensieri che venivano in mente quando un pazzo che voleva morire poteva ucciderti nell’istante successivo.

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